Volume colore: cos'è e perché è importante nella scelta di un TV

26 Novembre 2019 151

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Il mercato video ha subito molte evoluzioni nel recente passato. I cambiamenti e le migliorie si sono susseguiti con ritmi sempre più rapidi e hanno avuto per oggetto sia aspetti più intuitivi sia ambiti che si ripercuotono in modo non così immediatamente evidente sulla qualità delle immagini. L'incremento della risoluzione rientra ovviamente nel novero degli argomenti più semplici da veicolare. Le differenze tra schermi/sorgenti in bassa definizione e quelli in alta definizione sono visibili ad occhio. La possibilità di rappresentare l'aumento con semplici numeri - con quelli più alti ad indicare teoricamente un successivo passo evolutivo - rende inoltre immediatamente riconoscibili i prodotti più tecnologicamente all'avanguardia.

Non tutte le soluzioni sono però così semplici da comunicare e comprendere. Concetti come ad esempio l'HDR, i metadati dinamici, il funzionamento dei pannelli - pensiamo agli OLED e ai più complessi LCD Direct Full Array - eccetera richiedono generalmente alcune nozioni di base senza le quali è difficile inquadrare perfettamente i benefici connessi e la qualità proposta dai vari modelli disponibili.

Tra questi argomenti più complicati c'è il volume colore, una dicitura che da qualche anno ha iniziato a fare capolino nelle specifiche dei televisori ed è strettamente legata all'elevata gamma dinamica pur non essendone un diretto derivato. La crescente disponibilità di monitor, TV, proiettori e contenuti in HDR ha reso il volume colore sempre più importante ma non per questo più chiaro per l'utente finale, che probabilmente ne ignora in gran parte il reale significato se non addirittura l'esistenza stessa.

In questa guida andremo a spiegare come è nato il volume colore, per quale motivo è divenuto rilevante e cosa cambia effettivamente in termini di esperienza di visione, portando anche esempi concreti che permettano di percepire ad occhio le differenze che illustreremo.

Per facilitare la fruizione dell'articolo abbiamo suddiviso la guida in capitoli. Cliccate sui link qui sotto per saltare direttamente al capitolo corrispondente:

Come nasce il volume colore

Il volume colore nasce come standard nel corso del 2013 per opera di ICDM, acronimo di International Committee for Display Metrology. Si parla nello specifico della metodologia necessaria per misurare la Volume-Color Reproduction Capability, VCRC. Chi vuole approfondire ulteriormente questo argomento può fare riferimento all'ICDM display measurement standard version 1, e più precisamente all'aggiornamento rilasciato in data 26 marzo 2013.

Il passaggio dalle specifiche alla pratica ha richiesto diversi anni. La prima a puntare con forza sul volume colore - e ne vedremo le motivazioni - è stata Samsung, che ha iniziato ad indicarlo tra le caratteristiche dei propri prodotti nel corso del 2017, in concomitanza con la prima generazione di QLED TV - LCD con Quantum Dot. Perché si è cominciato a parlare di volume colore solo dopo 4 anni dalla creazione di uno standard per le misure? Per capirlo dobbiamo prima fare un passo indietro e spiegare come vengono identificati i colori sui televisori.

Come vengono rappresentati i colori nella gamma dinamica standard (SDR)

In gamma dinamica standard i colori che uno schermo è in grado di mostrare sono sostanzialmente identificati con due sole coordinate, quelle che possiamo associare alle "dimensioni". La saturazione definisce quanto è carico un colore e fissa l'ampiezza della tavolozza mentre la tinta stabilisce se il colore tende o meno verso uno dei primari - rosso, verde e blu.

I grafici che misurano i colori sono dei triangoli bidimensionali che prendono il nome di gamut. La saturazione corrisponde ai vertici del triangolo. Se le misure relative alla saturazione risultano inferiori rispetto alle coordinate standard, allora i colori mostrati sono poco saturi, se invece eccedono si ha una saturazione sovrabbondante. Per la tinta si deve invece osservare l'eventuale spostamento lungo i lati del triangolo. Se primari e secondari rispettano le coordinate prefissate - indicate da quadratini bianchi - allora non ci sono dominanti, diversamente si noteranno tinte che tendono a virare verso uno dei primari.

Gli spazi colore a confronto: da sinistra Rec.709, DCI-P3 e Rec.2020

Per rappresentare i colori si ricorre a due spazi colore definiti dalla Commissione internazionale sull'illuminazione (CIE) per comprendere tutte le tinte visibili dall'occhio umano. La versione più lungamente utilizzata è il CIE 1931 XYZ - il numero si riferisce all'anno in cui è stato creato - e viene rappresentata nella sua forma bidimensionale dal diagramma CIE 1931 xy. Questa rappresentazione mancava però di uniformità percettiva. Si può dire, in parole più semplici, che CIE 1931 è privo di uniformità nel rappresentare le differenze percepite tra i colori e le distanze misurate tra gli stessi all'interno del grafico.

Per venire incontro a questo limite è stato sviluppato una sorta di aggiornamento del CIE 1931. Nel 1976 nasce così lo spazio colore CIE 1976 LUV, la cui rappresentazione bidimensionale è data dal diagramma CIE 1976 uv. I due grafici - CIE 1931 e CIE 1976 - sono tuttora utilizzati per misurare la correttezza cromatica di qualunque schermo e li potete trovare anche a corredo di tutte le nostre recensioni di TV e proiettori. A questi standard si aggiunge poi la raccomandazione ITU-R BT.709, conosciuta con l'abbreviazione BT.709 o Rec.709. I parametri fissati dall'International Telecommunication Union fungono come riferimento per la televisione in alta definizione - ovviamente anche per quanto riguarda i colori.

I diagrammi CIE 1931 xy (sinistra) e CIE 1976 uv (destra)

Questo piccolo excursus ci ha quindi chiarito che la rappresentazione dei colori è sempre stata di tipo bidimensionale. In realtà una terza dimensione è però non solo presente ma prevista proprio da tutti gli standard che abbiamo citato. Si tratta della luminosità, un dato che modifica la percezione dei colori. Se prendiamo ad esempio un rosso molto carico in pieno sole, il classico rosso Ferrari, la resa è ben diversa di quella che si avrebbe guardando lo stesso colore in penombra. Non è un caso che tra gli strumenti presenti nelle impostazioni dei TV più evoluti vi sia il cosiddetto CMS 3D, un sistema che permette di regolare i colori agendo su tinta, saturazione e luminosità.

Perché la luminosità non compare dunque nei grafici? Il motivo è presto detto e lo possiamo ritrovare anche nella documentazione ufficiale che Dolby ha redatto per spiegare le potenzialità del Dolby Vision in ambito domestico. Gli standard per le trasmissioni televisive e i Blu-ray - parliamo sempre di SDR - prevedono un tetto massimo per la luminosità. Questo valore è fissato a circa 100 cd/m2 - nits. La luminosità è quindi fissa e non risulta problematica da gestire per qualsiasi televisore moderno. Ecco spiegato perché non ha quindi importanza rappresentarla e tenerla in considerazione quale parametro capace di fare la differenza in termini di qualità dell'immagine.

L'avvento dell'HDR cambia tutto: l'SDR è come un MP3

Gli anni di esperienza maturati dai produttori sui TV piatti hanno portato ad ottenere eccellenti prestazioni in gamma dinamica standard. La fedeltà cromatica è ormai mediamente buona anche su prodotti più economici. Sono ormai moltissimi i prodotti sul mercato capaci di coprire lo spazio colore Rec.709 praticamente al 100% (la capacità di gestire gli spazi colore si misura in percentuale). Il rapido progresso a cui abbiamo assistito negli ultimi anni ha però messo in mostra tutti i limiti legati alla gamma dinamica standard. L'SDR si può di fatto considerare come una sorta di omologo dell'MP3, la famosissima tecnologia utilizzata per comprimere la musica in formato liquido. Quando si converte un brano da CD a MP3 si perdono alcune informazioni sotto forma di frequenze che non risultano più udibili.

Per l'SDR si può applicare lo stesso principio. Ovviamente non è l'audio ad essere compresso ma la gamma dinamica, ovvero il rapporto tra alte e basse luci - tra chiari e scuri - all'interno della stessa immagine. La prima grande differenza tra SDR e HDR è costituita dal tetto massimo di luminosità. Il limite per l'elevata gamma dinamica non è più un tetto prefissato a 100 cd/m2 - nits ma varia in relazione a come vengono realizzati i contenuti. Si parla in gergo di Mastering Display Luminance (MDL) o Mastering Peak (come ad esempio viene riportato in CalMAN). I picchi di luminosità si attestano tipicamente a 1.000 cd/m2 - nits, salgono in alcuni casi a 4.000 cd/m2 - nits e in rare occasioni arrivano a 10.000 cd/m2 - nits


Questo cambiamento è assolutamente necessario per avvicinare la resa su schermo a ciò che si può vedere con i propri occhi in natura. La luminosità è infatti ben più elevata rispetto alle sole 100 cd/m2 - nits che vediamo su tutti gli schermi non HDR. Lo possiamo verificare facilmente con un esempio riportato da Dolby. Un fiore giallo e rosso alla luce del Sole evidenzia una luminosità che spazia da 188 a 14.700 cd/m2 - nits. Persino il verde più scuro che costituisce lo sfondo si attesta a valori superiori (145 cd/m2 - nits). É quindi evidente che la quantità di informazioni necessaria a garantire una fedele ricostruzione delle immagini è decisamente superiore alle possibilità offerte dalla gamma dinamica standard. Tutto ciò che viene compresso si va a perdere e determina una differenza palpabile tra ciò che vediamo nel mondo reale e ciò che viene restituito sullo schermo.

La luminosità dei colori acquista quindi importanza: il rosso Ferrari visto in un'assolata giornata estiva è totalmente fuori dalla portata di un televisore incapace di gestire l'HDR in maniera convincente. Quello che lo spettatore può osservare è una sua versione compressa e riadattata per rientrare nell'intervallo che gli schermi e i contenuti in SDR possono effettivamente mostrare. Per assicurare una corretta rappresentazione dei colori nel passaggio dalla gamma dinamica standard all'HDR è stato necessario oltrepassare i limiti imposti dalle tecnologie convenzionali. Il primo passo è stato compiuto per ampliare la tavolozza e per ottenere quindi colori più saturi. I produttori hanno impiegato varie soluzioni. Per gli OLED sono state migliorate le componenti organiche mentre sugli LCD vi sono molteplici approcci differenti che si possono essenzialmente riassumere in tre macro-gruppi:


Grazie alle summenzionate evoluzioni si possono visualizzare spazi colore più ampi, quelli che vengono comunemente utilizzati per i contenuti in HDR, in accordo con le specifiche fissate dalla raccomandazione ITU-R BT.2100. Gli spazi colore di riferimento prendono il nome di BT.2020 o Rec.2020 e di DCI-P3. BT.2020 è quello più ampio in assoluto e non viene coperto interamente dai prodotti attualmente sul mercato. Lo si può considerare come lo standard da raggiungere nel prossimo futuro. Al momento viene quindi utilizzato come contenitore al cui interno si utilizzano le coordinate del DCI-P3, uno standard nato per il cinema digitale (DCI è l'acronimo di Digital Cinema Initiatives).

Ecco dunque che i limiti imposti dai segnali in SDR vengono meno. Non c'è più necessità di comprimere la gamma dinamica delle immagini. La luminosità del colore, prima fissa e di fatto trascurabile, diviene invece un elemento che può diversificare grandemente i TV più prestanti rispetto a quelli caratterizzati da caratteristiche più modeste. É così che il volume colore acquista finalmente la sua ragione d'essere.

Cos'è il volume colore

Quanto descritto fino ad ora ci è servito per chiarire che gli stessi colori, visti in differenti condizioni di luce - ad esempio di sera - non restituiscono la stessa resa. Il fiore a cui fa riferimento Dolby o il rosso di una Ferrari al sole di mezzogiorno in una giornata estiva risulterebbero molto diversi in ore serali. Per definire correttamente i colori - nel mondo reale e in HDR - servono quindi non due ma tre dimensioni. A saturazione e tinta si aggiunge quindi la luminosità. Il grafico che rappresenta la reale capacità dei televisori, quando si tratta di visualizzare tutte le componenti cromatiche in HDR, è quindi tridimensionale poiché acquista un volume. É proprio questo ciò che chiamiamo volume colore.

Il volume può essere più o meno ampio. La saturazione ne fissa l'estensione per quanto riguarda la copertura degli spazi colore mentre la luminosità ne rappresenta l'altezza. La misura, effettuata generalmente tramite il metodo CIE L*a*b Color Volume (che valuta 140 punti), si esprime sempre in percentuale e va calcolata in base allo spazio colore di riferimento. Come abbiamo visto è poco utile esprimerla quando si parla di Rec.709 poiché anche i televisori economici offrono ormai una copertura piena o comunque quasi completa. Sono invece significativi i dati relativi al DCI-P3 e al BT.2020, poiché nessuno di questi spazi colore viene coperto ancora al 100%, anche se per il DCI-P3 vi sono ormai diversi modelli che si avvicinano a questo risultato. Alternativamente si può ricorrere al metodo ICtCp Color Volume (che effettua 393 misurazioni) che, anziché esprimere una percentuale, calcola quanti milioni di colori si possono visualizzare su un determinato schermo.

Il passaggio dalla rappresentazione bidimensionale dei colori al volume colore

Come si lega l'ampiezza del volume colore a ciò che vediamo su schermo con i nostri occhi? Si può affermare che la luce emessa dagli schermi ci dice fino a che punto il TV si può spingere quando deve mostrare i colori nei due estremi rappresentati da scene molto scure e scene molto brillanti. Più l'estensione avviene in entrambe le direzioni, più il volume colore è ampio e permette di rappresentare i colori come li vediamo nel mondo reale in differenti condizioni di luminosità.

Le prestazioni offerte sono fortemente caratterizzate dalle tecnologie utilizzate. Gli OLED sono capaci di rappresentare un nero assoluto e quindi di mostrare schermate completamente spente. Gli LCD incontrano però molte meno difficoltà nel gestire picchi di luminosità molto elevati. É intuitivo comprendere che la grande capacità degli OLED di scendere in basso permette di modulare con notevole finezza la riproduzione dei colori anche in scene scurissime.

La situazione si ribalta sui picchi di luminosità, che sugli LCD evoluti risultano decisamente superiori. TV come il Samsung Q90R - che abbiamo utilizzato nel video allegato all'articolo - arrivano agevolmente a circa 1.600 cd/m2 - nits una volta calibrati, ben oltre il limite imposto sulla maggior parte dei contenuti. Per questo motivo gli LCD non incontrano molti limiti quando si tratta di mostrare colori brillanti e saturi, capaci di risultare convincenti anche in ambienti luminosi - la luce in ambiente contrasta quella emessa dagli schermi e può portare a percepirli come più spenti e de-saturati di quanto non siano in realtà.

Rappresentazione grafica della differenza tra un LCD convenzionale e un QLED Samsung

Da quanto sopra riportato possiamo capire che le due tecnologie esibiscono un comportamento differente nei due estremi del volume colore. Gli OLED si fermano generalmente intorno alle 650 - 800 cd/m2 - nits di picco e non possono quindi garantire le stesse prestazioni degli LCD. Gli schermi a cristalli liquidi non riescono però a replicare la raffinatezza con cui gli OLED disegnano le basse luci perché, di base, la tecnologia a cristalli liquidi non può bloccare completamente la luce proveniente dai LED e spegnere i singoli pixel. Qualche colore finisce quindi per perdersi nel nero indistinto. Anche i prodotti più evoluti, a livello di pannelli e retroilluminazione, devono quindi scendere a qualche compromesso quando si tratta di visualizzare porzioni molto scure insieme a colori molto accesi. Se si privilegia il nero i colori appaiono più spenti e de-saturati, mentre se si percorre la via opposta si preservano i colori a discapito di nero e contrasto.

Per gli OLED esiste poi un altro elemento da prendere in considerazione: l'ABL (Average Brightness Limiter). Questo sistema, presente su tutti gli OLED, limita la massima luminosità quando la percentuale di elementi luminosi, rapportata alle parti buie, supera una determinata soglia. In gergo si parla di elevato APL (Average Picture Level). Quando l'ABL entra in azione abbassa la luminosità su tutto il pannello. Il limite è generalmente compreso tra le 130 e le 150 cd/m2 - nits su schermata con il bianco che copre tutto il quadro e ovviamente incide anche sulla resa in HDR. Basta infatti controllare le misure sulla luminosità di picco per verificare che questa scende rapidamente quando l'area coperta su schermo eccede il 10%.

Quanto appena descritto si può sintetizzare in questo modo:

  • TV OLED: riescono a mantenere un'eccellente saturazione anche sui colori molto scuri; incontrano invece limiti oggettivi quando devono mantenere una corretta saturazione su colori molto brillanti.
  • TV LCD: possono spingersi a livelli di luminosità molto elevati senza sacrificare la giusta saturazione dei colori; risultano invece meno abili nel mantenere una corretta saturazione sui colori più scuri.

Se consideriamo i migliori esemplari per ciascuna tecnologia, l'estensione del volume colore è maggiore sugli LCD poiché quello che si perde in basso - gli scuri - viene ampiamente compensato da ciò che si recupera in alto - i chiari. Si può quindi capire perché Samsung ha da tempo deciso di sottolineare l'ottima copertura del volume colore che caratterizza la gamma di QLED TV: in scene molto brillanti un ampio volume colore riesce facilmente a colpire l'occhio dello spettatore. Come vedremo nel capitolo seguente, non parliamo di particolari che risultano esclusivo appannaggio di esperti appassionati o di complesse tematiche che non hanno poi riscontro nell'utilizzo reale. Per lo stesso motivo Panasonic ha realizzato la serie OLED GZ2000, capace di gestire l'ABL con più libertà e di ottenere uno spunto in più - a parità di tecnologia - sui picchi di luminosità e sul volume colore.

Quali vantaggi offre concretamente un volume colore più ampio

Tutti i passaggi affrontati ci hanno permesso di definire con precisione cos'è il volume colore e perché lo si ritiene importante. Quando si parla di HDR, il volume colore permette di rappresentare con molta più accuratezza le prestazioni di un TV in termini di fedeltà cromatica. Un grafico bidimensionale, che per convenzione fissa un valore prefissato e immutabile per la luminosità, non fornisce informazioni utili per valutare come cambiano i colori che vediamo sui televisori al variare della luminosità.

Le spiegazioni riguardanti le misure e la teoria sono dunque complete. Resta però da definire un altro punto molto importante: quali sono i vantaggi che gli utenti possono concretamente notare osservando uno schermo capace di esprimere un maggiore volume colore. Tronchiamo immediatamente gli indugi: se la differenza non è marginale, è possibile percepirla ad occhio senza alcuna fatica e senza la necessità di utilizzare schermate di test.

Avengers: Age of Ultron - Picco di luminosità nell'esplosione a destra

É però bene chiarire che per far emergere i benefici non è sufficiente selezionare una scena a caso di un qualunque film o serie TV. Nei contenuti realizzati in elevata gamma dinamica la maggior parte delle informazioni visive si concentra comunque a livelli di luminosità non eccessivamente alti. Per mettere in risalto i vantaggi offerti da schermi con volume colore più ampio servono quindi immagini caratterizzate da alti picchi di luminosità - si può notare anche una maggiore estensione negli scuri, soprattutto sugli OLED, ma lo stacco è sicuramente inferiore e richiede un ambiente oscurato.

Le situazioni in cui è facile distinguere i picchi di luminosità sono, ad esempio, quelle in cui si vedono fiamme o esplosioni. La battaglia iniziale di "Avengers: Age of Ultron" è particolarmente adatta a questo scopo in quanto ricca di tali elementi, alcuni dei quali finiscono anche in primo piano. Un TV con un volume colore elevato riesce a mostrare correttamente tutte le variazioni di giallo, rosso e arancio anche nelle porzioni più luminose dell'immagine, dove i picchi sono più alti. Anche le sfumature sono ben rappresentate e graduali, tali da restituire un maggior senso di profondità e tridimensionalità nelle immagini.

Prodotti con volume colore modesto, non potendo invece raggiungere tali picchi, finiscono per de-saturare progressivamente i colori fino a farli sfumare in un bianco indistinto. Per ovviare a questo limite si può agire abbassando la luminosità di tutta l'immagine, in modo da comprimere la gamma dinamica all'interno di un intervallo più compatibile con le capacità del pannello. É però una strada che si può percorrere fino ad un certo punto poiché il quadro rischia concretamente di risultare eccessivamente spento.

Shark - Il primo squalo - La luce del sole crea un picco che si riflette sull'oceano

Pertanto l'occhio dello spettatore percepisce un ampio volume colore sotto forma di immagini più ricche di dettagli, sfumature di colore più graduali e morbide e dotate di maggiore profondità. Al contrario un volume colore ridotto appiattisce il quadro: molti dettagli, anche cromatici, tenendo a perdersi nel bianco - in gergo questo fenomeno si definisce "clipping - che diviene una massa luminosa tendenzialmente indistinta e priva dei particolari necessari per donare profondità a ciò che si guarda. Esempi di questo tipo si possono facilmente trovare anche nelle battaglie spaziali di "Star Wars: Gli Ultimi Jedi" o negli scontri con le spade laser.

Altre situazioni favorevoli per notare la differenza tra un volume colore convincente e uno ridotto sono costituite dagli scorci che ritraggono un cielo assolato. In "Shark - Il primo squalo" c'è una sequenza che mostra l'oceano ben illuminato dal Sole che riflette la sua luce anche sull'acqua. Gli schermi più prestanti riescono a mantenere la saturazione e i dettagli cromatici anche sui picchi più elevati. La ricostruzione della scena è più realistica e convincente e non risulta invece "bruciata" in gran parte, come sui modelli che non sono in grado di rappresentare un adeguato volume colore. Qui i limiti, se presenti, emergono prepotentemente, con ampie zone caratterizzate da evidenti perdite di informazioni causate dalla compressione della gamma dinamica.

Conclusioni

Il volume colore è ciò che ci permette di valutare nel modo più preciso l'insieme dei colori che un TV riesce a rappresentare. Si parla di "volume" perché le coordinate cromatiche sono definite da tre dimensioni: saturazione, tinta e luminosità. Il grafico che rappresenta il volume colore è per questo un solido che acquista un'altezza proporzionale all'estensione sia verso il nero assoluto - il limite minimo - sia verso il picco di luminosità - il limite massimo.

Il passaggio all'HDR è ciò che ha conferito importanza al volume colore. In gamma dinamica standard la terza dimensione, la luminosità, veniva tralasciata poiché fissa e sostanzialmente trascurabile. Aver eliminato la compressione della gamma dinamica ha ridato importanza alla luminosità, che non è più fissa e può raggiungere valori piuttosto alti. I TV caratterizzati dal volume colore più ampio sono quelli che rappresentano con più fedeltà quello che vediamo nel mondo reale.

​Come si può riconoscere più facilmente un prodotto più valido da uno meno valido? Il primo dato da ricercare, in fase di acquisto, è il picco di luminosità. I televisori economici sono generalmente caratterizzati da valori che spaziano tra le 300-400 cd/m2 - nits. In questi casi il volume colore non può essere elevato anche perché si abbina facilmente ad una copertura non ampissima di DCI-P3 e BT.2020. Si devono quindi accettare compromessi. Come abbiamo riportato nell'articolo si può cercare di nascondere i limiti scurendo tutta l'immagine, in questo modo si preserva un maggior numero di particolari nelle porzioni più brillanti.

Schema che rappresenta le differenze tra SDR e HDR

Per i modelli di fascia più alta si può trovare in alcuni casi anche la misura del volume colore. Qui occorre però una certa prudenza nel valutare i dati dichiarati. Le specifiche tendono a volte a risultare ottimistiche, con coperture complete, riferite allo spazio colore DCI-P3, che alla prova dei fatti risultano invece un po' più ridotte. Il consiglio è di informarsi consultando le recensioni su siti specializzati. Nelle nostre prove riportiamo sempre l'effettivo volume colore che abbiamo rilevato durante i test.

L'ultimo suggerimento che ci sentiamo di fornire ai lettori è di evitare le visioni troppo frettolose nei centri commerciali. Per poter valutare realmente la differenza tra il volume colore di vari modelli si devono soddisfare diverse condizioni. Per questo vi invitiamo a parlare con gli addetti dei punti vendita per poter visionare molteplici scene, senza fermarsi alla prima sorgente utilizzata in negozio. Come abbiamo visto non basta avviare un film o una serie TV e guardare la prima scena che si palesa sullo schermo. Occorrono immagini dove siano presenti picchi che mettono ben in luce gli eventuali limiti dei pannelli. In secondo luogo servono impostazioni corrette. Non è necessaria una calibrazione strumentale, ma è bene selezionare le impostazioni migliori per una visione corretta. Con regolazioni non ottimali si possono riscontrare varie criticità. Il picco di luminosità tende a risultare più elevato ma spesso meno stabile - la luminosità regge per pochi istanti poi crolla. Il punto più critico riguarda i colori, che in alcune modalità risultano enfatizzati per colpire l'occhio ma totalmente scorretti ed innaturali. Con l'aiuto di un addetto non sarà difficile selezionare altre modalità utili per valutare con più cognizione di causa le reali capacità dei televisori. Tipicamente consigliamo Cinema, Film oppure qualcosa che contenga le parole "giorno", "day" o accenni alla luminosità in generale per ambienti con molta luce.

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Commenti

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peyotefree

ottimo articolo , il mio AF9 Sony si congratula..

Pino Lino

Ciao grazie, ti ho scritto in privato.

1) Ho un Minolta CS-1000 può andar bene?
Se sei così gentile da potermi dare qualche dritta dovrei riuscirci.
PS. se serve ricompro la i1 pro nuova, visto che questa ha 7 anni. Oppure uso direttamente il CS-1000, anche se preferirei lasciarlo in laboratorio.

2) Non ho problemi in genere è che sono fermo su questa cosa della profilazione sonda, non mi è chiaro se vanno scritti dei dati nel firmware della sonda (com'è per la C6) o va creato un file che Calman e altri software digeriscono (esiste un formato standard?).

3) Direi che per vedere la D'Urso in bt.709 non dovrebbe essere complicato, per il bt.2020 basta anche solo notte. Non mi è chiaro chi asserisce di calibrare anche il Dolby Vision come pensa di riuscirci.

Ah, non ho un generatore di pattern, ce la facciamo con quello integrato per fare tutto?

Nicola Buriani

L'articolo evidenzia le impossibilità tecniche legate agli standard esistenti fino al recente passato.
Non è un caso se sono partito dall'SDR con riferimenti precisi e anche documentazione allegata, ove disponibile.
Serve proprio per far capire da dove siamo partiti, quali erano le limitazioni, come si è pensato di superarle e a quale punto siamo giunti oggi.
Il resto, come scrivevo sopra, è poco interessante perché è già di per sé una forzatura dato che un TV è uno strumento che in genere si usa per vedere film, serie TV, documentari eccetera, tutti contenuti realizzati secondo quegli standard.
Il problema direttamente correlato è che tutto ciò che non rientra in quegli standard non viene digerito poi così bene in molti casi.
Prova a prendere una serie di foto e a visualizzarle tramite i media-player integrati.
Ti accorgerai che più di qualche profilo colore viene riprodotto male.
Perché? Semplicemente sono cose che non si utilizzano per film, serie TV eccetera, quindi chi realizza i prodotti non se ne cura più di tanto.
E questo è un esempio ma pensa anche solo alla gestione delle modalità gioco o PC, spesso mancano una marea di impostazioni e/o ti ritrovi con calibrazioni bruttine (o peggio).
Sempre lo stesso discorso: non sono contenuti home cinema, si mettono in secondo piano.

Per gli spazi colore, BT.2020 e DCI sono arrivati insieme (i Blu-ray sono sempre Rec.709 del resto), parliamo sempre di standard home cinema, e c'è anche un motivo. Dato che il BT.2020 non si copre tutto, si utilizza quello come contenitore per mapparci dentro il DCI (che di fatto veniva comodo perché si usava già nel cinema).

Nicola Buriani

Appunto, quindi perché hai fatto diventare "tonalità" quello che io ho sempre chiamato "luminosità"?
Mi citi un punto dove parlo di non riuscire a raggiungere una determinata "tonalità"?
PS: perdonami se faccio il pignolo, ma la distinzione è presente nell'articolo, sono specificati tutti i riferimento con tanto di fonti dirette, ove reperibili (purtroppo alcuni documenti ITU hanno evidentemente cambiato quanto meno indirizzo).

Nicola Buriani

Vedo se riesco a recuperarlo, dovrei avere qualcosa (devo solo ricordarmi dove...).

Nicola Buriani

Eh no, il dato gli interessa eccome: i nits dicono qual è il picco di luminosità in HDR.

N0k1

Se è coperto il DCI/P3 al 99% dei nits non ti deve interessare.
Significa che la luminosità è "ALMENO" sufficiente per coprire lo spazio colore, conoscere i nits diventerebbe un numero senza senso.
Ti basta sapere che lo copre.

Enrico

Articolo interessante e ben fatto; pertanto, prediligendo la qualità alla potenza, e guardano la TV nel 95% dei casi di sera in un contesto abbastanza buio, la scelta dovrebbe cadere su un OLED.

Sto pensando ad esempio ad un Philips 934 del quale però non riesco a scovare i Nit reali, ma solo lo il DCI/P3 dichiarato al 99%.
Idee di dove scovare una misura attendibile e/o una prova di questo pannello?
Grazie

N0k1

Nicola, è tutto giusto, ed è vero, parliamo di cose diverse, ma nell'articolo tante citazioni, te ne ho elencata qualcuno, si riferisce all'impossibilità tecnica di fare delle cose, che invece sono possibili fare, solo che non rispecchiano lo standard cinematografico a cui siamo abituati assistere.
Se ti dico che in bici si può andare anche senza manubrio, è vero?
Si. Ci sono tantissime discipline che prevedono l'uso delle gambe come sport per muoversi a destra e sinistra. Se tu fai un articolo scrivendo "in bicicletta ci si muove solo con il volante, altrimenti non sarebbe possibile curvare" è sbagliato. O meglio, è apparentemente giusto, ma chi pratica la disciplina senza manubrio ti dirà che è sbagliato. Certo, specificare certe cose diventerebbe più complicato, è vero. Ma già un articolo sul colore è immensamente difficile per chi non è del settore, è inevitabile.

Riguardo i nuovi spazi colore e l'arrivo dell'HDR non sono d'accordo sulle tempistiche.
Da quando c'è l'HDR che io ricordi è uscito solo il bt.2020, gli altri c'erano già prima che si potesse sfruttare la tecnologia HDR (che ripeto, detesto). Un nuovo spazio colore ogni 5/10 anni è la norma del settore. Se mi chiedi se con l'HDR è più facile sfruttarle questi spazi colore, ti rispondo si, certamente, a discapito della fotografia, di come siamo abituati ad intenderla da 200 anni a questa parte.

Ti dirò di più, parlando di Serie TV e Film, una cosa importantissimo che non hai scritto (e che delinea il futuro della fotografia nel cinema) è che Netflix ha scritto qualche settimana fa che nel 2020 tutti i contenuti da loro realizzati (praticamente una valanga) saranno tutti in HDR, e che per collaborare con loro si potrà fare solo sfruttando questa tecnologia.
Quando l'ho letto, mi è preso un colpo, perchè sono sfavorevolissimo, ma visto che l'articolo si incentrava su informazioni di questo genere (ora l'ho capito) tanto valeva scrivere questa bomba di notizia, che farà sicuramente da apripista nei prossimi anni, e di come siamo abituati a percepire la fotografia di un film.

Ecco, forse sbagliando, ma preferivo un articolo più incentrato sull'HDR visto come uno strumento "non necessario" come fa intuire l'articolo, ma come opzionale, che non toglie nulla all'SDR e che permette a chi fa contenuti di scegliere come muoversi.

N0k1

Nicola la luminosità non diventa tonalità.
Il colore spesso per abbreviare lo si chiama "HSL" (Hue/Saturation/Luminosity), è chiaro a tutti come funziona e come si sviluppa una saturazione.
Quello che ho replicato fino ad ora è che la luminosità di un TV è hardware, e se un tv sviluppa uno spazio colore al 100% (come il mio Sony), anche senza HDR svilupperà quella condizione.

Tu parli di contenuti che vengono venduti come "standard" di mercato, io parlo di limiti strettamente legati al colore ed all'hardware che non esistono in questo caso.
Ti ho riportato fin dal principio "il colore ferrari non è riproducibile senza HDR" ed è sbagliata questa affermazione.
Perchè il mio monitor nel 2015 veniva venduto come un DCI-P3, e pensa, non aveva neanche l'HDR. Solo nel 2017 è stato integrato via firmware. Ma il colore che sviluppava nel 2015 era lo stesso, medesimo di quello che sviluppava nel 2017 con l'integrazione via software del supporto HDR. Significa che quella punta di luminosità la raggiunge sempre e comunque. L'HDR di fatto serve solo per rendere la luminosità dinamica, ma nulla ha a che vedere con il picco di luce.
Era questa la distinzione importante che mi aspettavo di leggere, non "con hdr puoi, senza no".

Gipielle1

Ciao, qualcuno mi consiglia un tv 40 pollici o meno di marca affidabile, tutto il resto non mi interessa
Grazie

Raffael

Complimenti Nicola, mi ero perso questo articolo scritto benissimo, che mi ha chiarificato molti dubbi!

Nicola Buriani

Il punto che tu hai sollevato adesso l'ho capito - qui ci torno dopo ;) .
Tu non limiti il discorso all'ecosistema home cinema ma al mero hardware.
Rispetto il tuo punto di vista ma per me non ha troppo senso in questo contesto, un TV non è un elemento che ha una vita sua indipendente, è parte di un ecosistema e di una catena che parte dalla creazione dei contenuti e finisce quando si guardano i film, le serie TV, i documentari eccetera.
É tra l'altro l'uso che fanno il 99,99% delle persone.
Mi attengo quindi agli standard definiti per questo ecosistema, anche perché, molto banalmente, il discorso è già complicato così, se lo ampliamo ancora e ci infiliamo dentro altro diventa un vero incubo da spiegare e difficilissimo da seguire, e già così non è esattamente facile.
Detto questo: io l'avevo capito che stavamo parlando di cose diverse, te lo avevo anche scritto, se mi avessi detto "ma io intendevo che se realizzo contenuti miei posso usare altri parametri", ti avrei scritto quello che ti scrivo adesso, e sarebbe finito lì il discorso :) .
Però tu devi tenere presente che nell'articolo e nel video è ben contestualizzato tutto, parlo proprio degli standard per la produzione di contenuti, quindi su quelli non puoi dire che le cose stanno diversamente da come le ho descritte, infatti le ritrovi nella documentazione di qualunque soggetto che operi nell'ambiente, come CalMAN, Dolby eccetera.
Sono proprio le stesse cose.
Cito:
"Gli standard per le trasmissioni televisive e i Blu-ray - parliamo sempre di SDR - prevedono un tetto massimo per la luminosità. Questo valore è fissato a circa 100 cd/m2 - nits.".
Ed è un fatto, non una mia convinzione o un errore.
Idem per i riferimenti all'HDR, compresi gli spazi colore che hanno creato gran parte di questa discussione.
Sono parte degli standard.
Solo un'ultima precisazione su un punto però: senza supporto all'HDR ti confermo tranquillamente che quello che ho scritto non lo fai, perché se arrivi a certi picchi di luminosità, lo fai perché c'è il supporto all'HDR, diversamente no.
Prima che arrivassero i TV con HDR a quei livelli non ci arrivavi.
Se hai "i muscoli" è proprio perché i TV devono gestire l'HDR.

Nicola Buriani

Per punti:

1) Hai scritto che sul mio televisore senza HDR il rosso ferrari non posso vederlo.

Ma non è assolutamente vero, è scritto in italiano. Io capisco che si possa intendere male una volta, ma se continui a tagliare pezzi e a voler travisare non è incomprensione, lo fai volutamente. Tutte le volte che ci torni sopra sganci completamente la luminosità dal discorso e tagli la frase. Perché? La luminosità rileva o no quando devo rappresentare un colore su un TV? Risposta diretta per favore, non ci giriamo intorno con diecimila parole.

2) Se vogliamo parlare di TV, e quindi Hardware.

Ci dobbiamo attende agli standard, perché vengono utilizzati in tutta la catena video. Non possiamo fare finta che non esistano. Cosa che tu non fai perché hai persino negato il tetto fissato in SDR. La stessa cosa la fai per l'HDR, sembra che il fatto che da Rec.709 si sia arrivati a DCI-Pe 3 Rec.2020 sia qualcosa che non ha alcun legame con l'arrivo dell'HDR sui TV, quando sono citati in tutte le specifiche, persino nelle certificazioni per i TV. Perché?

3) Sei tu che da "osservatore" sei abituato a guardare la TV come spettatore, e quindi pensi che i nits siano 100 di default.

Ma lo sono, non lo penso io, ti ho riportato una marea di fonti. Solo che ignori tutto quello che non ti piace, a quanto pare.

4) Ma questo non significa la TV abbia capacità limitate.

Ma infatti quello è un pastrocchio che hai scritto tu, non io, sei tu che non sai contestualizzare la fase di produzione dei contenuti con le capacità di un TV. Io non ho scritto che i TV sono limitati a 100 nits, sei tu che travisi per non so quali motivi persino dopo spiegazioni e fonti ben precise.

5) Proprio per questo motivo additirare "questa cosa una tv senza HDR non può farla" è ERRATO. Si scrive diversamente. Può farlo ma solitamente i produttori optano per comprimere il gamut.

Eh no, è proprio errato quello che stai dicendo tu e ti dirò di più, questo è un errore enorme. Non ci arriva il TV, il contenuto non c'entra proprio niente, anzi, la sorgente quell'informazione ce l'ha. Quando misuri il volume colore, tra l'altro, non hai nessuna limitazione, che senso avrebbe? E lo vedi bene che solo prodotti di fascia alta coprono un volume colore davvero ampio.

6) Io ad esempio DETESTO l'HDR, e producendo anche video mi rifiuto categoricamente di sfruttare una tecnologia che non mi piace.

Si vede infatti, non hai proprio capito come funziona, lo testimonia il fatto che per te se un TV oltre ad un certo punto non riesce più a saturare, allora la colpa è della sorgente, quando invece è il contrario.

7) Il problema è che tu pensi che io non conosca il modo di generare le immagini sulle TV, ma di fatto sei tu che non conosci come vengono generati contenuti, e questo è un limite che non ti fa capire cosa può e non può fare uno strumento.

Non me ne volere, ma non sono io ad aver iniziato a voler dare lezioni agli altri con una certa sicumera, salvo poi scivolare più volte su vari argomenti. Ti ho anche riportato le fonti ma niente, anche quelle non vanno bene, tutto quello che non ti da ragione non va bene. Ne saprai più tu di chi gli standard contribuisce a definirli, evidentemente.

alessandro

L' unica e fare la calibrazione si advanced calibration (sdr), se vai al Mediaworld della tua città, puoi fartela fare con 69€, se vuoi a casa costa 109€, senza apparecchiatura non ti avvicineresti minimamente....

Nicola Buriani

Quindi adesso abbiamo anche la luminosità che è diventata la tonalità.
Visto che è tutto così chiaro, mi puoi spiegare quindi come funziona questo?
"As the luminance of any color decreases toward black or increases toward white, the saturation of the color decreases. Thus, at lower and higher luminance levels, the range (gamut) of colors produced by a display decreases; the gamut triangle gets smaller.
Adding luminance levels to the 2D color gamut diagram results in a 3- dimensional color volume that represents the combined ranges of hue, saturation, and luminance that a display can produce.".
Perché questa parte e la relativa parte di Dolby, che secondo te non hanno niente a che fare col volume colore - ricordo che quello sopra è un estratto da un documento sul volume colore - le hai saltate del tutto, come mai?

Nicola Buriani

L'ho capito che il problema è quello, ma non è proprio possibile fare finta che lo spazio colore sia sempre lo stesso dell'SDR, specialmente quando la spiegazione deve per forza partire mostrando i grafici in 2D per l'SDR che rappresentano il Rec.709.
Se si omette il cambiamento degli standard - tra l'altro non ho capito perché si dovrebbe farlo - si trasmette un'idea sbagliata, cioè che il riferimento sia sempre quello dei grafici 2D per l'SDR.
Del resto chi non è esperto vede quelli, gli si dice che si aggiunge la luminosità e diventa un volume, per forza di cose penserà che il riferimento sia sempre quello.
Altro problema: quando si parla di misura del volume colore va sempre indicato lo spazio colore di riferimento, quindi se non se ne parla quando si introduce il discorso dell'HDR - è da lì che arrivano - poi come lo si spiega?
Io infatti non ho capito tutta questa insistenza sugli spazi colore, come se fossero quelli al centro del discorso: non lo sono assolutamente.
Vanno citati come è stato citato il Rec.709 perché sono gli standard, quindi sono io che mi chiedo come si facciano a non "mescolarli".
Quello che sembra sfuggire è che gli standard per l'HDR prevedono proprio un preciso spazio colore con all'interno le coordinate del DCI perché al BT.2020 non ci si arriva ancora.
Quello è il legame, però finisce lì, costruirci infiniti discorsi sopra non ha senso, è forzare anzitutto quello che non c'è scritto - se dico che con HDR sono stati adottati come standard quegli spazi, sto dicendo solo quello, non che l'HDR amplia i colori eccetera, quello è un voler leggere cose che nessuno ha scritto.
Per il resto: sono proprio affermazioni come "il gamut 2d rappresenta interamente il rec 2020 (la luminosità è un fattore secondario, nel formato i colori sono rappresentati anche se varia la luminosità" che denotano confusione.
NON PUOI TOGLIERE LA LUMINOSITÀ - scusa il maiuscolo - se parli di volume colore!
Se la togli il volume colore non esiste nemmeno e il gamut 2D in HDR ha un'importanza relativa, non mi dice nulla su cosa succede quando cambia la luminosità, ed è quello il fulcro del discorso.
Non stiamo affatto parlando della copertura di uno spazio colore 2D, per quello non serviva scomodare una rappresentazione 3D.
E la spiegazione è stata riportata non so più quante volte :D :
"As the luminance of any color decreases toward black or increases toward white, the saturation of the color decreases. Thus, at lower and higher luminance levels, the range (gamut) of colors produced by a display decreases; the gamut triangle gets smaller.
Adding luminance levels to the 2D color gamut diagram results in a 3- dimensional color volume that represents the combined ranges of hue, saturation, and luminance that a display can produce.".
Solo che quando arriviamo qui il discorso si arena e si ricomincia ad andare fuori tema con spazi colore e altre cose che non c'entrano niente.
Perché?

N0k1

Ringrazio il cielo che ci sia una persona che scrive un italiano migliore del mio, perchè è esattamente quello di cui stiamo parlando, ed è la stessa lingua la nostra. Nicola Buriani

Ho scritto le stesse identiche cose cercando di spiegarle , ma Nicola non ascolta, per lui l'HDR significa poter arrivare ad una tonalità colore che altrimenti è impossibile raggiungere.
Ancora non ha capito che se un pannello è fatto per gestire un Rec2020, ci arriva sia con che senza HDR ad un determinato colore.

N0k1

Nicola, ho la situazione ben chiara, e conosco il colore forse meglio di te dato che ci lavoro, ed il color grading è una grande parte di quello di cui mi occupo. Veniamo a noi.
Si faccio contenuti, e li faccio per lavoro, quindi sono abituato a parlare di cose tecniche per quelle che sono. Hai scritto che sul mio televisore senza HDR il rosso ferrari non posso vederlo, ti ho scritto che posso farlo senza problemi, perchè se la ripresa la faccio io, o mi accordo per avere un contenuto con 500 nits, posso fare liberamente quello che voglio.
Il titolo è "TV", non "Serie TV".
Se vogliamo parlare di TV, e quindi Hardware, il televisore è in grado di riprodurre lo stesso identico colore, Ferrari appunto, sia con HDR, sia senza. E stai continuando a negare un'evidenza, ma ti lascio fare.
So benissimo come funziona Netflix e la compressione che fanno al colore, al formato, i codec che utilizzano e tutto il resto, ma il titolo è "TV", non "Netflix", sei tu che stai facendo un minestrone unendo concetti televisivi fatti di Bluray con quello che invece è in grado di fare un device.
Sono stato chiaro fin dal principio, e sostengo ogni singolo rigo che ci siamo scritti fin dal primo messaggio, sei tu che da "osservatore" sei abituato a guardare la TV come spettatore, e quindi pensi che i nits siano 100 di default. Non è così, ci sta chi la TV la usa per vedere i propri contenuti e farci editing video. E' ERESIA dire che i contenuti visto che Netflix li passa a 100 nits allora è uno standard.
Se è per questo Netflix manda anche il formato 16:9 in distribuzione, ma CHI PRODUCE contenuti fa almeno 5 formati video, compreso il 21:9/IMAX/1:1 e chi più ne ha più ne metta.
Poi ogni distributore trasmette il cavolo che vuole, ma questo non significa la TV abbia capacità limitate, è solo una scelta, fine.

Proprio per questo motivo additirare "questa cosa una tv senza HDR non può farla" è ERRATO. Si scrive diversamente.
Può farlo ma solitamente i produttori optano per comprimere il gamut.
Così è corretto. Ed è quello su cui verte tutto il discorso.

Io ad esempio DETESTO l'HDR, e producendo anche video mi rifiuto categoricamente di sfruttare una tecnologia che non mi piace.
E se tu mi scrivi che è fondamentale per ottenere il rosso Ferrari, ti rido dietro, perchè il rosso lo decido io in fase di profilazione come farlo.
Esatto, profilazione. Il color grading è un'altra cosa, così come lo sono le lut e tutto il resto . So bene quello che scrivo, non c'è bisogno che correggi la parola profilazione, era messa li correttamente, sei tu che hai inteso altro.

Il problema è che tu pensi che io non conosca il modo di generare le immagini sulle TV, ma di fatto sei tu che non conosci come vengono generati contenuti, e questo è un limite che non ti fa capire cosa può e non può fare uno strumento.

Se dovessi comprare un TV, probabilmente mi rivolgerei a te perchè conosci bene il mercato e tutti i modelli, sicuramente ne avrai provati tantissimi e mi fiderei ad occhi chiusi. Ma quando si parla di colore ascolta anche chi conosce l'argomento, potrebbe farti riflettere su punti di vista che non hai preso in considerazione.

Nicola Buriani

1) Ti serve uno spettro fotometro, come l'X-Rite i1Basic Pro 3.
Purtroppo costicchiano.
2) In auto potresti provare anche da solo, posso darti qualche dritta e danni non ne fai, se viene male resetti solo quel banco di memoria (tipo HDMI 1, modalità Professionale 2).
3) Giorno e notte in SDR assolutamente, HDR10 potresti anche fare solo notte, in automatico non so se giorno venga così bene, temo che ci siano cose da fare in manuale per ottenere il massimo. Dolby Vision invece è fuori purtroppo, a meno che non ricordi male. Non mi pare sia presente la calibrazione automatica per questo formato sui Panasonic, c'è HLG e HDR10.

Francesco Baldassarri

ma quanto tempo fa scusami? non lo trovo da nessuna parte indicato

Nicola Buriani

Uguale, devi solo tenere in mente che un proiettore non riesce a ricreare picchi molto elevati, come hai giustamente sottolineato, quindi sono molto utili funzioni come il Frame Adapt HDR di JVC o le omologhe funzione di tone mapping dinamico di madVR.
Per quanto riguarda le guide ne arriveranno parecchie, sto ultimando quella sui Full LED Array con local dimming, ci sarà poi un contenuto più leggero sulla Smart TV, in cantiere quello su HDR (da capire se sarà uno solamente: probabilmente spezzerò la parte dei metadati dinamici, diventerebbe un articolo veramente impegnativo altrimenti).

kesy85

Mi son riletto l'articolo e riguardato il video, penso che l'incomprensione continui a derivare dal mescolare hdr e rec2020, di fatto quello che sia io che l'altro utente contestavamo è che:

- il gamut 2d rappresenta interamente il rec 2020 (la luminosità è un fattore secondario, nel formato i colori sono rappresentati anche se varia la luminosità)
- il rec 2020 non c'entra molto con l'HDR
- il grafico volume colore non è una buona rappresentazione
- i 10 bit non sono una precisione colore ma una risoluzione colore

quello che invece sfugge è che il grafico volume colore ha un suo senso se applicato soltanto alle misurazioni, cioè una tv non rappresenta interamente in toto il rec2020 e in particolare ha difficoltà a rappresentare i colori più luminosi (di fatto quello che dicevo anche prima, se non supporta a pieno uno standard non lo può visualizzare)

quindi parlando delle tv attuali che non raggiungono uno standard rec2020 a tutte le luminosità ma che per qualche strano motivo vi ci vengono comunque ascritte, nasce la necessità di una nuova rappresentazione, resta che questa rappresentazione è una delle peggiori possibili visto che non da dati chiari all'utente (anche la percentuale è poco significativa a mio avviso, lo spazio colore potrebbe essere tutto spostato in una qualsiasi direzione) e dagli esempi proposti viene storpiata da ogni produttore.

Considerato che il gamut 2d è affidabile con poche variazioni per un largo margine di luminosità avrei preferito di gran lunga un valore minimo e uno massimo di affidabilità per il gamut 2d ed eventualmente un ulteriore grafico per un tot di nits prefissati vicino al nero e uno vicino alla luminosità massima.

Ti chiedo quindi scusa perché parzialmente è un'incomprensione

Shane Falco

unieuro

Nicola Buriani

Rispetto la tua opione e capisco anche il discorso dei grafici replicati: sarebbe sicuramente una rappresentazione più accurata, il problema è che verrebbe fuori una sequenza di misure infinita, prova ad immaginare quanti gamut puoi riprodurre misurando gli intervalli tra 0 e 1.000 nits, ad esempio.
Per questo penso che il grafico 3D sia un buon compromesso, alla fine si può ruotare e con i riferimenti si vede dove c'è la giusta copertura.
Il grafico 2D dice poco in HDR perché so solo se posso coprire tutto uno spazio colore in estensione e con maggiore o minore precisione per tinta e saturazione.
Però da lì non so cosa succede quando avvio un contenuto e il rosso, dalla sua bella situazione ideale con luminosità fissata ad un intervallo prestabilito per comodità, comincia a spaziare tra un qualsiasi intervallo attribuito dalla sorgente in HDR.
So che ad un certo punto finirà fuori dall'intervallo che il TV può gestire, ma fino a quando guardo il grafico 2D non so quando succederà e non posso neanche speculare guardando le specifiche, perché come funziona il tone mapping non è riportato tra quei dati.
Esempio concreto dell'utilità del volume colore: prendiamo un Samsung QLED di ottimo livello con un volume colore che supera il 90% in DCI, poi prendiamo un modello più economico che arriva a fatica al 70-75%.
Cosa mi dicono questi dati?
Che sul modello economico avrò una resa in HDR decente ma non molto esaltante, non mi dovrò aspettare né una grande capacità di saturare i colori sui picchi né una grande capacità di gestire le parti più scure.
Se avessi guardato solo la copertura del gamut avrei magari letto un 86-90% abbonante del DCI e avrei potuto pensare ad un risultato abbastanza buono, in definitiva.
PS: gli errori consistono nel fatto che nel chiederti cosa succede ad un rosso a 700 nits, la prima cosa che ti dovrebbe venire in mente è se il TV ci arriva a quel livello, la seconda è come. Se non te lo chiedi dai per scontato che ci arrivi e che, in ogni caso, raggiunga quel livello o compensi in qualche modo comportandosi come se ci fosse una linea comune a tutti i prodotti.

kesy85

non vedo dove ho commesso questo errore, ti ricordo che sono quello che si lamentava dei pannelli oled con abl a 200 o simili.

Quello che sostengo è che sto spazio colore 3d sia una pessima approssimazione, peggiore del gamut 2d, il gamut 2d rappresenta lo spazio colore => parliamo di spazi colore

Il gamut 2d è importante, la luminostià di picco è importante, la luminosità minima è importante. Detto questo il grafico 3d si propone di rappresentare correttamente i colori vicino alla luminosità massima e vicino alla minima ma a mio avviso non da nessuna informazione utile all'utente diventando di fatto un grafico 2d meno leggibile.

Una lettura più utile potrebbe essere un grafico simile a quello del gamut replicato per ogni luminostià fissa (100 nits, 200nits, 300 nits, ecc) ma ovviamente sarebbe troppo distruttivo per molti pannelli blasonati

Nicola Buriani

Non è supportato nemmeno dagli Ultra HD Blu-ray.
Scordati di avere sorgenti in 4:4:4 nel prossimo futuro.

Nicola Buriani

Niente di quello che stiamo dicendo ha che vedere con lo spazio colore se non incidentalmente, è quello il punto :) .
E Dolby funziona esattamente come HDR10 e HDR10+ da questo punto di vista.
Ha i metadati dinamici che possono aiutare, ma di base il come la luminosità si lega ai colori non cambia.
Tra l'altro tu stai anche commettendo una serie di errori: 1) dai per scontato che un TV arrivi a qualsiasi livello di luminosità - a 700 nits potrebbe non arrivarci affatto, 2) stai dando per scontato che se ci arriva lo faccia allo stesso modo di qualsiasi altro TV, e non è assolutamente un automatismo, anzi.

kesy85

Dolby lo escludo per un semplice motivo, perchè non è uno standard aperto prima di tutto e secondo perchè non c'entra un bel niente con lo spazio colore, è più come giocare con la barra "luminosità" mentre guardi la tv

Nicola Buriani

E questo non è assolutamente vero invece.
La correzione di luminanza può essere tanto "piccola" da finire per tagliare tutto nel bianco, cioè per clippare qualsiasi cosa da quel determinato livello in poi o magari anche da prima.
Io però non ho capito perché anche tu stai ignorando quello che scrivono CalMAN e Dolby, la spiegazione è tutta lì ed è chiarissima, se non ti piacciono le mie.

kesy85

il pannello è sempre rosso verde e blu, al massimo può effettuare una ulteriore piccola correzione di luminanza (tramite retroilluminazione o subpixel aggiuntivi su particolari colori, deboli), che poi su alcune tv il menu le converta in quel modo è solo una scelta del produttore, in molti c'è rgb

Nicola Buriani

Sbagliato: tinta, saturazione e luminosità, il 4D non esiste e rosso, verde e blu non sono "dimensioni".
Si chiama 3D perché conta tre dimensioni, segno evidente che due non bastano per misurare la precisione nel riprodurre i colori.
In SDR ce lo si faceva andare bene presumendo che la luminosità fosse tipicamente fissata al 75% del picco del TV, ma andava bene perché era tutto compresso entro i 100 nits.
Se vai oltre come fai a sapere cosa succede al rosso a 700 nits, ad esempio?
Prova a definire il comportamento del display in un caso del genere utilizzando solo tinta e saturazione.

kesy85

a rosso verde e blu, se conti la luminanza è 4d

Nicola Buriani

SI chiama 3D su qualunque TV, che non vuol dire che nelle impostazioni ci sia scritto "CMS 3D", ma che tutte le regolazioni dei colori si chiamino CMS e che esistano quelle 3D.
A cosa fa riferimento la parola "3D"?

kesy85

sulla mia sony non si chiama 3D, sarà perchè faceva figo

Nicola Buriani

E si chiama 3D perché?

kesy85

il CMS 3d serve per compensare i difetti di calibrazione del pannello a vari livelli di luminosità, difetti dovuti all'uso di subpixel differenti da pannello a pannello e dal diverso invecchiamento dei singoli subpixel, non c'entra nulla con lo spazio colore e la sua risoluzione, c'entra invece con la sua precisione

Nicola Buriani

Ma non è una questione di convinzione, sono standard, si misurano, non sono opinioni.
E non c'entrano niente i profili colore che continuo a non capire perché sono tirati in ballo in continuazione.
In HDR lo spazio colore di riferimento è uno solo, quali riferimento vuoi considerare se non quello?
Lo riscrivo anche a te:
"A color gamut triangle on a 2D chromaticity diagram represents a display’s range of colors at only one luminance level, typically 75% of the display’s peak luminance. As the luminance of any color decreases toward black or increases toward white, the saturation of the color decreases. Thus, at lower and higher luminance levels, the range (gamut) of colors produced by a display decreases; the gamut triangle gets smaller. Adding luminance levels to the 2D color gamut diagram results in a 3- dimensional color volume that represents the combined ranges of hue, saturation, and luminance that a display can produce."
É questo il motivo per cui esiste il volume colore.
Domanda: come li regoli i colori su un TV e perché esiste una cosa che si chiama CMS 3D?

kesy85

mi dici che il 4:4:4 è inutile, ti dico che non è detto che lo sia per sempre visto che nei blueray e simili non è supportato per questioni tendenzialmente di spazio, o sbaglio?

kesy85

ok, capisco cosa intendi, l'incomprensione nasce dal fatto che confondi e confronti l'hdr con i profili colore che sono due mondi completamente separati, resto dell'idea che il grafico tridimensionale sia abbastanza inutile e sia un'approssimazione, piuttosto avrei capito un gamut riproposto per più livelli di luminosità anche se ovviamente sarebbe stato abbastanza disarmante per i produttori, nella fascia centrale e più vasta della luminosità non sarebbe mai variato se non di pochissimo, mentre nella fascia alta avrebbe distrutto gli oled e nella fascia bassa avrebbe distrutto gli lcd, inoltre se parliamo di luminosità in percentuali e non in dati assoluti (come mi pare che sia questo tridimensionale) sarebbe stato quasi totalmente identico tra tv differenti e le differenze sarebbero difficili da cogliere anche ad un occhio attento (da qui dico che mi pare troppo approssimativo e meno utile)

Nicola Buriani

Mi sfugge il nesso tra tutto il resto del discorso e i codec, non sono legati in alcun modo.

Nicola Buriani

Non c'entrano nulla i metadati: la massima luminosità di uno schermo RGB è il bianco.
Il grafico tridimensionale ti dice dove passi da avere informazioni al bianco e no, con quello bidimensionale non lo puoi sapere, ti sfido a dimostrarmi il contrario.
La tua impostazione era adatta all'SDR, con HDR è cambiata.
Quello che tu stai facendo è forzarla in un mondo che ha una dimensione in più.
Fino a quando lascerai fuori la luminosità il discorso non ti tornerà mai.

kesy85

se uno schermo non può rappresentare tutti i colori di un profilo contemporaneamente non supporta quel profilo. Non c'è altro da discutere, i trick dei metadati invece sono un'altra cosa

kesy85

ad ora, visto che parliamo di problemi di codec se l'hw lo supporta si tratta di un fattore che può cambiare in futuro e quindi non totalmente trascurabile, secondo questa logica allora anche l'hdr visto che è limitato come sorgenti e contenuti sarebbe trascurabile, la possibilità di usufruirne c'è allo stesso modo sta all'uso personale e a cosa ci porterà il futuro

Nicola Buriani

Non ha nessuna importanza stabilire "di che HDR stiamo parlando".
Funziona così con 1.000 nits, 4.000 nits, 10.000 nits.
Con il grafico bidimensionale non puoi mai in nessun caso rappresentare tutti i colori perché ti manca una dimensione: la luminosità.
Non puoi fingere che sia un valore fisso come in SDR - non lo sarebbe nemmeno in quel caso ma abbiamo già capito perché importa poco - perché così non è.
Il colore non è tinta e saturazione, è tinta, saturazione e luminosità.
Se toglie una delle dimensioni stai rappresentando solo una parte del tutto.

kesy85

per prima cosa andrebbe definito di che HDR stiamo parlando, io parlo di rec2020 con al massimo metadati statici.

Dato questo assunto, è possibile rappresentare contemporaneamente tutti i colori di uno profilo colore (ammesso che la quantità di pixel sia sufficiente e che il monitor supporti quell'esatto profilo in toto)? la mia risposta è SI, se la tua è NO vorrei capire perchè

Dato il precedente assunto è possibile realizzare un grafico bidimensionale che rappresenti tutti i colori riproducibili da quel profilo e da quel monitor? anche qui la mia risposta è SI e da qui dico che il grafico bidimensionale è sufficiente a rappresentare il profilo colore

é possibile invece rappresentare tutti i vari trick tipo dolby vision? la mia risposta è NO perchè i metadati variano appunto la luminosità AL DI LÀ del profilo colore e del gamut

sbaglio?

Nicola Buriani

Nell'home cinema non esiste, te lo confermo, niente viene prodotto in 4:4:4.
Il PC non è una serie TV o un film e sui TV la stragrande maggioranza delle persone non tiene collegato un PC, specialmente se parliamo di un utilizzo che non preveda contenuti video (i già citati film, serie TV eccetera).

Nicola Buriani

Non è così.
In due dimensioni sai solo se la saturazione e la tinta sono corrette, punto.
Se non aggiungi la luminosità non sai cosa succede quando questa varia perché non esiste il profilo colore legato a un valore fisso in HDR, dato che il valore fisso di luminosità in HDR non c'è.
Ancora di più: non puoi assolutamente nemmeno speculare su cosa può succedere basandoti sulle specifiche del display, perché di mezzo c'è il tone mapping che 1) non è uno standard, quindi con la stessa base di partenza e pari specifiche puoi avere comportamenti molto diversi, 2) non lo puoi generalmente controllare a parte rare eccezioni, come su alcuni TV LG tramite CalMAN.

kesy85

ovviamente tutta la chain deve supportarlo altrimenti mal'interpreterà uno dei valori che verrebbe interpretato come subsample a 2, ma di fatto esiste ed è utile, mi correggo sullo spazio colore, in effetti è una "risoluzione colore"

kesy85

il grafico è relativo al profilo colore, se visualizzato su hw con lo stesso profilo colore rappresenta per forza di cose i dati esatti, altrimenti quell'hw non supporta quel profilo colore.
Per altro il profilo tridimensionale è un'approssimazione del profilo bidimensionale, un po' come guardare una prospettiva di una casa contro il vederne le singole piante su più layer, il secondo caso è bidimensionale ma se sei in grado di interpretarlo è più preciso (questo esempio non calza a pennello perchè le piante omettono lo spazio verticale che invece nel gamut non è omesso se lo schermo lo supporta, dopottuto sullo schermo vediamo sempre immagini bidimensionali, l'unico caso in cui potrebbero esserci problemi di totale visualizzazione sono i metadati dinamici appunto)

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