Nella fabbrica europea di TCL per vedere X10, il nuovo Mini LED

07 Febbraio 2020 10

32 milioni di TV spediti nel 2019 e un incremento del volume di vendite del 17% rispetto al 2018. Così TCL ha chiuso il suo 2019; un anno particolarmente prolifico per il brand cinese che ha in questo modo raggiunto obiettivi davvero ambiziosi nella maggior parte dei mercati nei quali è distribuito. Vi basti pensare che, nonostante in Italia sia ancora un marchio poco conosciuto, nel 2019 è stato registrato un incremento del volume di vendite del 203% su base annua. A livello europeo questo dato si attesta al 35% per tutto il 2019 con gli ultimi tre mesi che hanno toccato un picco di crescita del 54%.

La scalata di TCL, che produce pannelli e TV completi per diversi altri marchi, procede a grandissima velocità e non ci dovremo stupire se da qui a qualche anno ne sentiremo parlare in maniera sempre più frequente. In mercati non certo di poco conto, come quello statunitense, l'azienda è già costantemente nelle prime posizioni delle classifiche di vendita e per alcuni mesi del 2019 si è trovata a guidare questa graduatoria.


DALLA CINA ALLA POLONIA

Dal 2007 la distribuzione europea è affidata alla fabbrica di Zyrardow, una cittadina di circa 40.000 abitanti a pochi chilometri da Varsavia. Lo stabilimento, inaugurato nel 1997, è stato per dieci anni proprietà di Thomson, prima di passare sotto il controllo di TCL a seguito dell'acquisizione del marchio francese da parte dell'azienda. All'interno di questa grande struttura la produzione è organizzata su due turni da 8 ore, ma questo numero, così come quello degli operai, può variare a seconda del volume di lavoro. Nei momenti di picco si può arrivare anche a una produzione no-stop con tre turni che coprono in toto le 24 ore.

Di recente, per limitare l'impatto dei dazi imposti dal governo americano sui prodotti importati dalla Cina, TCL ha deciso di spostare parte della produzione per il mercato statunitense proprio all'interno della fabbrica polacca. Una decisione che ha portato ad un deciso aumento del volume produttivo che, in alcuni mesi ha sfiorato le 350.000 unità. In questo modo i prodotti destinati al mercato USA risultano importati dall'Europa e non subiscono la maggiore tassazione prevista per il mercato cinese.


Ma come funziona realmente la produzione? Anzitutto occorre precisare che all'interno di questa fabbrica vengono prodotti, o meglio assemblati, tutti i modelli della gamma TCL, oltre ai TV che l'azienda produce per conto di altri marchi. Le catene di assemblaggio sono quindi studiate per potersi adattare al processo a seconda delle necessità. Queste linee di montaggio, che sono 6 e funzionano in contemporanea o alternate a seconda del volume di produzione, si sono evolute nel tempo insieme a tutta la struttura.

Agli albori, infatti, in questa fabbrica il TV veniva prodotto in ogni sua parte, dall'elettronica agli stampi in plastica per accogliere il tubo catodico dei vecchi televisori, finanche al cartone dell'imballaggio. Nel 2020 tutto questo sarebbe insostenibile; produrre i componenti in Cina è troppo conveniente e anche la fabbrica di Zyrardow ha dovuto adattarsi all'andamento del mercato.

I lotti di TV arrivano nei container via nave già all'interno di quello che sarà l'imballaggio con i quali verranno successivamente distribuiti. All'interno di questo imballaggio si trova già il pannello e le plastiche del TV, mentre tutte le componenti elettroniche, schede e connettori viaggiano separatamente e vengono selezionate e smistate da addetti specializzati a seconda del modello che è in quel momento in produzione.


APPENA NATI E GIÀ STRESSATI

Al termine della catena di montaggio, che conta un numero variabile di stazioni a seconda del prodotto, gli operai effettuano già una serie di test qualitativi che servono per verificare il corretto posizionamento dei componenti e la resistenza dei connettori. Oltre a questo su ogni TV viene caricata una calibrazione preimpostata che può poi ovviamente essere raffinata dall'utente che lo acquista.

A questo punto il prodotto completo viene re-imballato insieme ai vari accessori, cavi, telecomandi e libretti di istruzione e successivamente pesato per verificare che tutto sia stato posizionato all'interno della scatola correttamente. Quando il peso del prodotto completo si discosta da quello predefinito probabilmente all'interno della confezione o del TV stesso si procede ad un controllo perchè verosimilmente mancherà qualche componente. Se in fondo alla catena il semaforo si illumina di verde il TV può procedere verso la sua destinazione finale.


La fabbrica di Zyrardow non si limita ad assemblare i TV ma è anche dotata di una sorta di laboratorio dove vengono effettuati dei veri e propri stress test a campione sui diversi modelli che escono dalle catene di montaggio. Una piccola percentuale di prodotti per ogni serie viene qui tolto dalla confezione, acceso e controllato sotto ogni aspetto. Oltre alla componente audio e video, che ha certamente la sua importanza, qui viene controllato ogni parametro che permette ai TV di ricevere le varie certificazioni di sicurezza a livello europeo e la resistenza alle sollecitazioni alle quali potrebbero essere esposti durante il viaggio e non solo.

Troviamo quindi camere climatizzate con temperature che vanno dai +45 ai -20 gradi centigradi e che permettono di verificare l'eventuale surriscaldamento o la comparsa di condensa, ma anche pedane vibranti che testano la resistenza a quelle che potrebbero essere le sollecitazioni di un trasporto su ruota. Non manca poi un test di caduta, attraverso il quale si verifica la bontà dell'imballaggio. Capita spesso di assistere a test di questo tipo ma vedere un TV scaraventato appositamente a terra da un'altezza di oltre un metro è comunque sempre un colpo al cuore.

Se durante tutti questi test non vengono riscontrate criticità si procede alla distribuzione. In caso contrario viene momentaneamente fermato il lotto di appartenenza del TV fallato e si procede alla verifica su una percentuale più alta di prodotti, fino al 30%.

TCL X10: IL NUOVO FIORE ALL'OCCHIELLO

La nostra visita alla fabbrica TCL di Zyrardow è stata però anche l'occasione per fare due chiacchiere con alcuni ingegneri riguardo la visione dell'azienda e il loro pensiero riguardo la direzione che prenderà il mercato delle TV nei prossimi anni. Ma non solo, all'interno di una sala appositamente allestita all'interno dello stabilimento abbiamo anche potuto passare qualche minuto in compagnia del nuovo TCL X10, il primo Mini LED annunciato a metà dello scorso anno, che ci ha lasciato delle ottime impressioni. Ma andiamo con ordine.



Secondo il pensiero di TCL, che personalmente condivido, l'OLED è certamente un'ottima tecnologia e in questo momento è per certi versi migliore delle alternative, anche in relazione al prezzo. Tuttavia, in un futuro nemmeno troppo lontano, l'evoluzione delle tecnologie porterà a un abbassamento dei costi dei pannelli Micro LED che porterà i TV dotati di questa tecnologia ad affermarsi come le migliori soluzioni sotto ogni punto di vista. Ciò avverrà per limiti fisici della tecnologia OLED che, come ben sappiamo, in termini di volume colore e luminosità massima non potrà mai raggiungere i livelli della concorrenza [per saperne di più]. Il grosso vantaggio lo si ha in relazione alla profondità dei neri e al contrasto ma con l'avvento della tecnologia Mini LED prima e Micro LED poi, questo gap verrà inizialmente accorciato e poi colmato.

Un discorso che riassume il motivo per cui TCL ha deciso di proseguire sulla strada degli LCD cercando di sfruttare al massimo le caratteristiche di questa tecnologia sfruttando la retroilluminazione Mini LED. Il primo frutto di questa decisione è il nuovo TCL X10, un TV disponibile nel taglio da 65 pollici e dotato di un pannello LCD retroilluminato da 15.360 LED blu che sollecitano il filtro Quantum Dots. Questi 15.360 LED non possono essere ancora controllati singolarmente ma vengono gestiti in 768 zone che sono comunque molte di più rispetto alla media di un TV QLED di fascia alta attuale (il Samsung Q950 da 65" ne ha 480).


HDR10+ E DOLBY VISION PIENAMENTE SUPPORTATI

Secondo TCL questa tecnologia dovrebbe essere in grado di garantire un picco di luminosità e un volume colore perfetti per ogni tipo di contenuto HDR senza scendere a compromessi in relazione alla profondità del nero e al contrasto. Missione compiuta? Il tempo passato in compagnia del nuovo X10 è stato poco per dare un giudizio definitivo, motivo per cui speriamo di poterlo provare presto in maniera più approfondita.

Quello che posso dirvi è però che le prestazioni appaiono già molto buone. Messo accanto ai recenti Samsung Q90 e LG C9, l'X10 ha dimostrato di saper reggere il confronto, sia con contenuti HDR, che con Dolby Vision e HDR10+. Nella maggior parte delle scene le prestazioni sono sovrapponibili e non si notano particolari differenze rispetto alla concorrenza; le sequenze con esplosioni e spari permettono di sfoggiare i 1500 nits di picco, grazie ai quali si ottengono immagini in HDR da vero top di gamma, ma diciamo che tutto questo era abbastanza prevedibile.


Sono invece decisamente più interessanti le impressioni che abbiamo avuto con scene in cui si ha una prevalenza di zone nere o molto scure sulle quali si stagliano delle figure chiare e luminose. Un esempio possono essere delle scene notturne con il panorama di una città o i titoli di coda di un film. Ecco, di fronte a queste immagini possiamo affermare di essere rimasti piacevolmente stupiti dal lavoro del local dimming [qui tutto quello che c'è da sapere sulla tecnologia per il controllo della retroilluminazione]. In buona parte delle situazioni si fatica a notare differenze importanti rispetto all'OLED e, anche quando queste si palesano con del blooming intorno alle figure, l'eventuale difetto risulta comunque contenuto.

Si tratta ovviamente di un giudizio parziale ma abbiamo da subito notato grandi potenzialità per questo TCL X10 che è certamente una delle soluzioni più interessanti in questi primi scampoli di 2020. Si tratta del primo esemplare di una categoria di prodotti le cui prestazioni non potranno che migliorare con l'evolversi della tecnologia di retroilluminazione che porterà ad un ulteriore aumento delle zone di controllo, fino ad una ogni centimetro quadrato.


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Commenti

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Francesco Renato

Il motivo è detto chiaramente nell'articolo, l'assemblaggio in europa seve per esportare i televisori finti europei in america eludendo i dazi sui prodotti cinesi

Tx888

questa fabbrica produrra anche tv xiaomi

Frug

Ci tocca stare zitti, con tutte le etichette che le case di moda attaccano in Italia.

Roundup

In effetti sarebbe da chiarire il perchè in pratica completano solo dei TV già semi-assemblati dalla Cina

BLERY

Non è lontana la Polonia

Francesco Renato

Errore, i dazi non sono sufficienti a compensare i maggiori costi di assemblaggio, tant'è che la maggior parte dei TV prodotti in Cina arrivano già assemblati e pronti per la distribuzione.

Francesco Renato

Domanda retorica, nell'era di intenet pretendi di muovere le chiappe per avere 2 foto?

Serendipity

ma ci siete andati realmente o sono foto che vi ha fornito tlc????

Emanuele Succurro

Avete omesso il vero motivo per cui non si produce ma si assembla soltanto in Polonia. I dazi. Per materiale elettronico finito dalla cina, si pagano i dazi. In tutta l'ue. Questi però non vengono applicati ai "pezzi". Quindi arriva il tv (gia dentro il cartone) incartato e imbancalato. In altri bancali arrivano la scheda madre, l'alimentatore , le casse ed il telecomando...
Aprono il tv, ci montano tutto e richiudono. I margini sono irrisori, ed i ritrmi incessanti. In media per "fare" un tv ci DEVONO mettere meno di 8 minuti. Dipende dal polliciaggio... Ah...altra cosa... In questa fabbrica non si "montano" solo tlc... Ma una miriade di marche, marchette e sottomarche

Francesco Renato

E' incredibile che i francesi di Thomson pensassero nel 1997 di poter ancora produrre tv in un unico stabilimento europeo, senza divisione e decentramento del lavoro a livello internazionale, il fallimento era inevitabile.

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