Gli Xenobot, i primi robot organici, hanno imparato a riprodursi

30 Novembre 2021 60

Gli Xenobot ora si riproducono, e in un modo che non si era mai osservato finora nel regno vegetale o animale. Gli scienziati hanno presentato l'incredibile scoperta scientifica all'inizio dell'anno scorso: gli xenobot sono sostanzialmente delle macchine biologiche, create a partire dalle cellule staminali di una rana (per la precisione Xenopus Laevis), larghe meno di 1 millimetro, e già nelle fasi iniziali mostravano capacità impressionanti - erano in grado di muoversi autonomamente, collaborare in gruppi verso un obiettivo comune e ripararsi (curarsi?) da soli.

Gli scienziati che li hanno creati, un team di ricercatori divisi tra l'università del Vermont, la Tufts e l'Istituto Wyss di Harvard, dicono che gli Xenobot si sono inventati, in tutta autonomia, un sistema riproduttivo completamente nuovo. In estrema sintesi: le macchine organiche raccolgono le cellule staminali e le organizzano in una palla. Questo gruppo di cellule in un certo senso "matura" e a un certo punto diventa uno Xenobot a sua volta. Il principio di base, la replicazione cinetica, è un fenomeno che è effettivamente noto, ma solo a livello molecolare. Non si era mai osservato a livello di un organismo intero, ma nemmeno a quello di una semplice cellula.

Fondamentale è stato ideare una forma consona. I primi Xenobot erano più o meno sferici, quindi raccogliere e raggruppare le cellule libere era molto difficile. Aiutati dall'intelligenza artificiale, i ricercatori sono giunti a una forma a C che ricorda un po' quella di Pac-Man. È importante osservare tuttavia che sì, i ricercatori hanno dato una mano per la forma, ma "l'idea" di riprodursi in quel modo è nata dagli Xenobot. Per dirla con le parole degli scienziati, la forma dell'organismo è il suo "codice" - l'insieme di istruzioni che ne determina lo scopo.

Il successo di questo metodo riproduttivo dipende dal tipo di cellule di partenza: le staminali infatti sono "generiche", non specializzate, che hanno la capacità di trasformarsi in diversi tipi di cellula a seconda delle necessità. Il processo di "gestazione" richiede appena qualche giorno.

Per il momento gli Xenobot, per quanto affascinanti, rimangono una scoperta che non ha un'implementazione pratica. Ma secondo i ricercatori le ramificazioni di questa tecnologia potrebbero essere molteplici - dalla raccolta di microplastiche nell'oceano alla medicina rigenerativa. È tuttavia interessante osservare che la ricerca è stata co-finanziata anche dalla DARPA (Defense Advanced Research Project Agency), agenzia federale che si occupa dello sviluppo di tecnologia con impieghi militari.

Intanto, per quanto riguarda le (comprensibili) preoccupazioni circa un organismo biotecnologico in grado di replicarsi autonomamente, i ricercatori assicurano che l'esperimento è stato condotto in un ambiente di laboratorio controllato al massimo, ed è facilmente eliminabile, trattandosi di tessuto organico biodegradabile.

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Commenti

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Abel

La struttura base del T1000

Corewars

oh no! ora non ho più certezze...!

Corewars

Mi pare che le cellule staminali utilizzate in questi campi siano le stesse usate 50 anni fa replicate e clonate.
Non vorrei dire cavolate ma mi pare anche per i vaccini vengono usate le stesse cellule degli anni '70 (clonate ovviamente).
Chi è più esperto sarà sicuramente rispondere meglio =D

Francesco Renato

Vero, una soluzione veramente banale, da sarti più che da scienziati.

HeySiri

Invece no, guardati il video allegato all'articolo

Francesco Renato

Sarebbero più utili i batteri che si nutrono di plastiche.

Francesco Renato

Ma no, anche il feto ha forma a C.

R4nd0mH3r0

vuatt?
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BerlusconiFica

*scrocchiazzetti

momentarybliss

Ah, non sono castagnole che friggono?

JustATiredMan

interessante... però non si capisce da dove saltino fuori le cellule staminali che poi questi xenobot raccolgono per la riproduzione. Le producono loro in qualche modo, o vengono introdotte dall'esterno ? perchè se fosse quest'ultima, non si potrebbe parlare di "riproduzione" nel senso stesso del termine.

Originale!

Babi

Mah, a me sembrano semplici dixi

xpy

Di fatto non è una cosa che può essere considerata pericolosa, banalmente perché per formare nuovi "individui" hanno bisogno di un ambiente fatto di cellule staminali libere

xpy

Cioè?

MeTeMpS

Xenobot xenofobi

pollopopo

basterebbe non abusarne e che i gli addetti al settore usassero in modo più consapevole NAC e d-mannose in dosaggi consoni oltre a curare una delle maggiori cause del problema, la permeabilità intestinale, che con alcune diete e buon senso da parte di chi le propone e le fa, si risolve....

Ocram

Esatto

R4nd0mH3r0

Me li ricordo pure buoni da mangiare

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Sheldon Cooper

Si infatti

La prima paziente curata con virus batteriofagi geneticamente modificati
Un'adolescente inglese è guarita da un'infezione terminale a base di batteri resistenti agli antibiotici grazie a infusioni di un cocktail di virus ingegnerizzati per uccidere i patogeni nemici. Un caso singolo, ma che apre grandi speranze terapeutiche.
I virus batteriofagi (o fagi) funzionano come siringhe in miniatura: una volta atterrati su un batterio, vi iniettano il proprio materiale genetico per iniziare la replicazione. Shutterstock
Isabelle Holdaway, una teenager britannica oggi 17enne, è guarita da un'infezione non curabile con antibiotici e ormai all'ultimo stadio grazie a un trattamento sperimentale a base di virus batteriofagi geneticamente modificati: è il primo caso al mondo di utilizzo terapeutico di virus che utilizzano i batteri per il proprio ciclo riproduttivo, potenziati dall'uomo con l'editing genetico.
COMPLICANZE POST-OPERATORIE. La ragazza affetta da fibrosi cistica ha rischiato di morire dopo che un doppio trapianto di polmoni necessario per la quasi totale compromissione dei suoi organi respiratori aveva favorito la diffusione, nel suo organismo, di un'infezione resistente agli antibiotici, a base di batteri Mycobacterium abscessus.
Una settimana dopo il trapianto, nel settembre 2017, il superbatterio dello stesso genere dei batteri della tubercolosi cominciò a infettare le ferite, diffondendosi al fegato e formando noduli rigonfi sulla pelle della ragazza. Dopo nove mesi di tentativi di cure al Great Ormond Street Hospital di Londra, Isabelle fu rimandata a casa per le cure palliative.
L'ULTIMA CARTA (VINCENTE). L'idea di tentare la strada dei fagi contro i superbatteri si deve alla madre di Isabelle, Jo, imbattutasi in un articolo che parlava di "virus contro batteri" mentre era alla disperata ricerca di strade alternative. Su suo suggerimento Helen Spencer, la pediatra della ragazza, ha contattato i più esperti conoscitori di questi virus, che hanno messo a punto un cocktail di fagi pensato apposta per curare questo tipo di infezione, in parte ingegnerizzati per agire più rapidamente e in modo più efficace.
Dopo alcuni mesi di infusioni, le ferite di Isabelle sono guarite quasi completamente e la ragazza conduce una vita normale: oltretutto le cure non hanno avuto effetti collaterali, come racconta la ricerca pubblicata su Nature Medicine.
A VOLTE RITORNANO. Il M. abscessus e altri batteri colonizzano gli spessi strati di muco che si accumulano nelle vie respiratorie dei pazienti con fibrosi cistica come Isabelle. I virus batteriofagi o fagi operano attaccando e distruggendo le singole cellule batteriche, e le loro potenzialità terapeutiche sono note da un secolo. Ma sono a lungo rimasti in secondo piano grazie all'avvento degli antibiotici. Ora che il mondo è alle prese con l'antibiotico-resistenza, sono sbucati dal cassetto, in forme potenziate grazie all'editing genetico.
SELEZIONE E RITOCCO. I fagi agiscono infatti in modo molto mirato, e trovare quelli in grado di neutralizzare uno specifico ceppo di superbatterio è un'impresa ardua. Per mettere a punto il cocktail che ha salvato Isabelle, ci sono voluti tre mesi e l'esperienza di Graham Hatfull, uno scienziato dell'Università di Pittsburgh in Pennsylvania, tra i massimi esperti di virus batteriofagi. Hatfull ha cercato quelli adatti consultando una collezione di oltre 15 mila fagi, tra le più vaste al mondo, impiegata da centinaia di studenti a scopo didattico e di ricerca.
Ne ha trovati tre, che ha scelto di mischiare in un cocktail per ridurre le probabilità che l'infezione sviluppasse resistenza. Due di essi erano però fagi temperati, dotati di geni che limitano la loro azione letale. Per trasformarli in veri "killer batterici", Hatfull ha rimosso i geni repressivi con una tecnica di gene editing.
LA CURA. Nel giugno 2018, Isabelle ha ricevuto la prima infusione. Dopo 72 ore, le ferite hanno iniziato a guarire. Dopo sei settimane di trattamento intravenoso ogni 12 ore, i segni di infezione al fegato erano svaniti. Da allora è stata una graduale ma continua ripresa: la ragazza è ancora in cura per un ultimo nodulo batterico, ma ha ripreso ad andare a scuola, ha riacquistato peso, iniziato un lavoro part-time e gli studi per la patente. Gli scienziati pensano che riuscirà a debellare completamente l'infezione.

HeySiri

Era esattamente ciò affermavano quando studiavano il covid nei pippistrelli, poi... :)

HeySiri

Era esattamente ciò affermavano quando studiavano il covid nei pippistrelli, poi...

HeySiri

Ma poveri, per farli a "C" li hanno tagliati :(

Morpheus75

Non sono i batteriofagi? La loro forma è pura fantascienza! :-)

Slade

L'articolo non parla nemmeno una volta di xenobot

Laevus

Ma sono buonissimi

Sheldon Cooper

Già diventa più difficile, nel primo caso invece potresti inserirli in vescica attraverso l'uretra per eliminare i batteri che causano la cistite e che sono sempre più resistenti agli antibiotici.

piero

Sì infatti, ho pensato solo una cosa dopo aver letto la frase: credici!

Maxatar

Midichlorian?

piero

Agghiacciande

Kinto

Improvvisa voglia di frittelle!

Redvex

Ancora meglio che attaccano solo le cellule tumorali.

Jaws 19
BerlusconiFica

*scrocchiazzetti

Ongo Gablogian

Esatto intendevo deliziomi

rsMkII

Eh grazie allora! XD

Sheldon Cooper

Selezionando solo le specie patogene

rsMkII

Così saremmo morti dopo pochi giorni

rsMkII

Perfetto direi

Sheldon Cooper

Sarebbero utili degli Xenobot che si cibano di batteri nell'organismo.

Fabrizio Spinelli

Va bene un fermo posta?

rsMkII

Intendevi delizioti?

rsMkII

Te la spediamo se ci dai l'indirizzo

rsMkII

Ecco scoperto come si moltiplicano gli account di Santossssa

frank700

Non credo sia pertinente, dato che sono esseri che ci dominano. C'è un'altra puntata sui robot che si riproducono e progrediscono verso forme più complesse.

spino1970

Voglio una boccia di vetro piena di questi pacman, ma solo se posso dargli da mangiare i fantasmini :)

Giorgio

Ma quindi anche l'uomo è un robot organico, perchè robot?

Dark!tetto

https://uploads.disquscdn.c...

Venghino, signori venghino !!! Oggi cibo per troll, complotari e benaltristi TUTTI E AGGRATISSS

Andreoid

Ahaha è vero, ci sono i nanobot nel sangue degli imperatori

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