Missione Hayabusa2, l'asteroide Ryugu svela anzitempo un passato burrascoso

08 Maggio 2020 7

Sappiamo che la navicella giapponese Hayabusa2 sta rientrando sulla Terra, un percorso che dovrebbe riportarla a casa entro dicembre di quest'anno con un prezioso carico di materiale prelevato dall'asteroide Ryugu. La missione nipponica è stata un capolavoro totale di automazione e pianificazione, se pensiamo che il tutto è cominciato nel dicembre del 2014, con un inseguimento dell'asteroide durato fino al 2018. Da allora è stato operato un grande lavoro d'analisi a distanza, seguito dall'atterraggio sulla superficie di due piccoli rover e successivamente del modulo Mascot, dotato di un microscopio elettronico in grado di esaminare con accuratezza i minerali presenti a livello superficiale.

Ma l'obiettivo finale era non solo analizzare ma portare a casa dei campioni di materiale roccioso, per rendere possibile tutto ciò sono stati due i touchdown avvenuti con successo ed ora il prezioso carico è sulla via del ritorno. Ecco perché la missione giapponese Hayabusa2 può essere definita un capolavoro senza precedenti, che a quanto pare ha già permesso agli scienziati di scoprire aspetti molto interessanti del passato di Ryugu, ancor prima di avere a disposizione del materiale da esaminare concretamente.

Tante le immagini raccolte, tra queste si sono rivelate di particolare interesse quelle scattate dalla telecamera di navigazione ottica telescopica Hayabusa2 (ONC-T) che hanno consentito al team di ricerca di analizzare la firma spettrale della superficie dell'asteroide.

Si è così scoperto che, similmente ad una cipolla (paragone infelice se vogliamo ma che rende bene l'idea), Ryugu presenta una superficie stratiforme che evidenzia la presenza di minerali la cui firma spettrale si traduce principalmente nelle colorazioni rosso e blu. L'asteroide è prevalentemente rosso attorno alle regioni a media latitudine e blu attorno all'equatore e ai poli, oltre che all'interno dei crateri da impatto. Se inizialmente le differenti firme spettrali si sono rivelate un mistero, recenti analisi e studi concretizzati in una pubblicazione sulla rivista Science (in FONTE) fanno parzialmente luce sulla questione.

Firme spettrali della superficie di Ryugu

Secondo quanto affermato dal team di scienziati, il materiale superficiale rosso potrebbe derivare da un passato di forte escursione termica, legato quasi certamente ad un passaggio ravvicinato al Sole.

Con il touchdown avvenuto a febbraio 2019, i detriti sono stati sollevati e spinti su tutta la superficie. La posizione di atterraggio di Ryugu evidenziava la forte presenza di materiale superficiale di colore blu, tuttavia dopo il decollo è stata rilevata la presenza di uno strato di grani rossi scuri e sottili sul luogo di prelievo.

Questi indizi hanno permesso di ipotizzare che Ryugu potrebbe aver subito una deviazione verso il Sole circa 300.000 anni fa, tale vicinanza sarebbe la causa dell'arrossamento dei materiali sulla superficie in funzione del calore subito. Si tratta chiaramente di ipotesi, che potranno trovare conferma definitiva solamente quando avremo i campioni tra le mani a fine anno.

Il ritorno sulla Terra rappresenterà la fine per Hayabusa2? Forse no, già si vocifera un suo possibile impiego per il sorvolo di un altro asteroide, o forse per una nuova missione di studio del pianeta Venere.

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Commenti

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Frederik

Portiamo sulla Terra materiale alieno!!!1!1!

Babi
Davide

Questa è la fantascienza che ci piace.

MatitaNera

Missione perfetta.

loscalpello

Si :Che sono rossi e blu, ma tu non mi piaci più
(battuta in rima piuttosto fiacca , ma a quest'ora del pomeriggio ci può stare :-) )

camillo777

Insomma è un asteroide abbronzato!

ddavv

Caro.. non dici niente della mia nuova firma spettrale di capelli!?

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