Vulcani attivi su Venere, riscontri fotografici e analisi lo confermano | Studio

20 Marzo 2023 14

Gli astronomi hanno scoperto la prima evidenza diretta di attività vulcanica su Venere, fino ad oggi ipotizzata ma mai osservata direttamente. Le immagini radar del "gemello infernale" della Terra prese a pochi mesi di distanza rivelano una recente eruzione.

Come vi abbiamo più volte raccontato in passato, il pianeta Venere è quello che ricorda in modo più convincente il concetto classico di inferno. La superficie è spaccata da immense fenditure che si intervallano a grandi catene montuose, nonché un numero di vulcani senza eguali su qualsiasi altro pianeta del sistema solare. Se ciò non bastasse, le temperature sono così alte da poter sciogliere il piombo in pochi secondi e qualunque mezzo costruito dall'uomo difficilmente resisterebbe integro più di qualche minuto. Eppure Venere è considerato un pianeta gemello della Terra, poiché un tempo anche qui si sarebbero potute creare le condizioni per la nascita della vita. Ma poi qualcosa è andato storto e qualche evento tuttora oggetto di studio ha portato Venere a una diversa evoluzione, tanto da essere ciò che oggi è, ossia uno dei luoghi più impervi e difficili su cui pianificare una missione di esplorazione.

Come si diceva in apertura, in un nuovo studio pubblicato su Science e condiviso anche dalla NASA, gli astronomi hanno trovato prove dirette che i vulcani sono ancora in eruzione su Venere. Il team ha iniziato esaminando i dati radar archiviati dalla missione Magellan della NASA nei primi anni '90, cercando luoghi che sembravano aver subito modifiche geologiche evidenti rispetto alle immagini più recenti. In effetti è stata individuata una regione che in pochi mesi ha subito cambiamenti drastici, tali da sembrare sospettosamente di origine vulcanica.


La regione in questione si chiama Atla Regio ed è sede di due dei più grandi vulcani di Venere - Ozza Mons e Maat Mons. Una bocca vicino alla seconda montagna è sembrata cambiare significativamente da come appariva in una foto scattata nel febbraio 1991 a quella successiva, risalente a ottobre dello stesso anno. La prima volta che Magellan sorvolò la zona, la bocca era quasi perfettamente circolare e copriva un'area di circa 2,2 km quadrati. Circa 8 mesi dopo la stessa bocca aveva raddoppiato le dimensioni, cambiato forma e, cosa più significativa, sembrava essersi riempita di un lago di lava.

Lo studio non è stato così semplice come potrebbe sembrare e il confronto delle due immagini ha richiesto analisi approfondite. Le due immagini immortalavano l’area da angoli diversi, inoltre erano scattate a bassa risoluzione e ciò non ha fatto altro che complicare il tutto. Per esaminare le differenze, il team ha dovuto sviluppare simulazioni al computer di vari scenari per vedere quali si adattavano meglio alla situazione. Ecco le parole di Scott Hensley, coautore dello studio.

“Solo un paio delle simulazioni corrispondevano alle immagini e lo scenario più probabile è che si sia verificata un’attività vulcanica sulla superficie di Venere durante la missione Magellan. Sebbene questo sia solo un punto dati per un intero pianeta, conferma che c’è un’attività geologica moderna”.

Modello 3D generato al computer della sommità del Maat Mons, il vulcano che mostra segni di attività

La buona notizia è che potremmo non dover aspettare troppo a lungo affinché arrivino ulteriori prove. Nonostante tutte le difficoltà che un pianeta di questo genere presenti per la sua esplorazione, la NASA è molto interessata a Venere e sta pianificando il lancio di una nuova missione di studio e analisi, chiamata VERITAS, che potrebbe prendere vita già entro la fine di questo decennio. L'obiettivo principale della missione è quello di realizzare una mappa radar 3D globale del pianeta con una risoluzione molto più alta di quella attuale. Grazie alla suite di strumenti, VERITAS scannerizzerà la superficie nel vicino infrarosso per determinarne la composizione, inoltre misurerà anche il campo gravitazionale. Insieme questi strumenti aiuteranno a costruire un quadro dettagliato della geologia venusiana. Sebbene Il progetto sarà gestito direttamente dal JPL della NASA, ci sarà anche il contributo dell'Agenzia spaziale italiana, che assieme al Centre National d'Etudes Spatiales francese contribuirà alla realizzazione del radar e di altri componenti primari.

Ma non sarà l'unica missione verso Venere a quel che sappiamo, poiché ne prenderà vita una seconda congiunta tra ESA e NASA, chiamata EnVision, i cui dati andranno a completare quelli raccolti da VERITAS. Lo strumento principe in questo caso sarà un radar ad apertura sintetica di nuova generazione e chiamato VenSar, che effettuerà rilevazioni dettagliate della superficie di Venere. Ma non è tutto, poiché la ricca strumentazione comprenderà anche un ecoscandaglio per analizzare le stratificazioni del terreno e una serie di spettrometri pensati per analizzare le caratteristiche atmosferiche venusiane.


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Commenti

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Alessandro

non è detto neppure questo, più che altro avresti attività geologiche probabilmente molto, ma molto più "rallentate"

opt3ron

Quindi non è una scoperta così scontata come sembra, non sappiamo quasi niente di come sono fatti i pianeti dentro.

giovanni cordioli

Potrebbe essere sia vivo che morto, come il gatto di Schrödinger

Maurizio

Quindi hanno dedotto che il nucleo fosse freddo dal fatto che non c'era campo magnetico. Ma magari un nucleo non a base ferrosa?

MatitaNera

Vogliamo andare su marte e non siamo mai sicuri di nulla.

opt3ron

Nucleo freddo che non gira e quindi non crea il campo magnetico.

Maurizio

Nel senso che il nucleo non gira e quindi non crea calore?

opt3ron

Se non hai un campo magnetico è più probabile che tu sia morto piuttosto che vivo.

opt3ron

Venere è senza campo magnetico quindi era più probabile che fosse senza eruzioni come la luna .

Alessandro

infatti!!!

Maurizio

No, chi l'avrebbe mai detto ...

Santo

pensavo fosse una foto fatta con s23 ultra!

frank700

Neanche tutti i satelliti sono morti.

Alessandro

e mica sono tutti "morti" i pianeti...

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