e-Sport, ecco come si diventa un gamer professionista | Video

24 Giugno 2021 115

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Ci sono fenomeni che nell'ultimo anno, sotto l'impulso della pandemia, sono fuoriusciti dai confini della nicchia per avvicinarsi sempre di più all'immaginario mainstream e il gaming competitivo è uno di questi: secondo Newzoo il giro d'affari del mercato globale degli sport elettronici arriverà a 1 miliardo di dollari nel 2021, con una crescita di quasi il 15% sull'anno precedente, comunque interessato da cifre non dissimili in termini di portata (si parla di 947,1 milioni di euro di ricavi nel 2020).

L'industria del gaming, che ha battuto televisione, cinema e musica per prominenza industriale sul mercato dell'intrattenimento, è al centro di un dibattito vivissimo: quello del riconoscimento dell'e-Sport come (vera) attività sportiva e la sua conseguente elevazione a disciplina olimpica, che da qualche anno infiamma addetti ai lavori e opinione pubblica.

Dopo la prima apertura del Comitato Olimpico Internazionale nel 2017, l'ipotesi di accorpare i videogiochi all'alveo dei giochi olimpici è rimasta sospesa. Una mossa risolutiva, paventata dallo stesso CIO di recente, potrebbe essere quella di fare una netta distinzione tra giochi competitivi e sport virtuali, escludendo i primi (per la violenza di molti videogiochi) e considerando i secondi, in quanto simulazioni di uno sport reale.


È proprio al chiacchieratissimo settore dell'e-Sport che è dedicato il nuovo appuntamento di Professione Hi-Tech, il nostro format che racconta il ruolo della tecnologia nella vita dei professionisti di disparati settori, questa volta in un formato inedito con doppio interlocutore: Marco Maestranzi, direttore generale e co-fondatore del team Notorius Legion Esports (NLE), una delle principali realtà italiane di gaming competitivo, e Manuel Malfer, in arte "Sloppy", pro player di Rainbow 6 Siege, videogame sparatutto di casa Ubisoft in commercio dal 2015.

Cornice del nostro incontro è Spazio Lenovo, il primo concept store in Europa del colosso cinese, che ha preso casa a pochi passi dal Duomo di Milano a settembre 2020. E proprio lo scorso autunno Lenovo Italia ha firmato la sua prima partnership con un team di eSports, Notorius Legion Esports. La divisione gaming di Lenovo, Legion (da cui la squadra prende il nome), procura infatti ai player PC e monitor nelle sessioni di training e durante le competizioni.

IN PRINCIPIO ERANO I VIDEOGIOCHI

Nonostante negli ultimi anni si stia affermando con veemenza crescente, quello degli sport elettronici è un segmento ancora giovane, ma non per questo acerbo. L'età degli intervistati lo conferma: Marco ha 26 anni, Sloppy 21 (insieme non arrivano a 50 anni) e non sono certo casi isolati.

Con un passato nelle competizioni automobilistiche e un'esperienza negli Stati Uniti che gli ha dischiuso l'allora semi sconosciuto, almeno in Italia, mondo dell'e-Sport, Marco Maestranzi regge le redini del team di cui è, oltre che fondatore e direttore generale, anche il principale motivatore (tanto da definirsi una sorta di "cheerleader"). Manuel Malfer, conosciuto come "Sloppy" (che in inglese significa "trasandato"), come la maggior parte dei ragazzi della sua generazione ha iniziato a giocare ai videogiochi in tenera età. Prima la simulazione di volo e di guida per PC, poi gli sparatutto, categoria di gioco fondata su sparatorie con armi di qualsiasi genere contro nemici che infestano diversi livelli di gioco. Tra tutti, Manuel ha sempre prediletto Rainbox Six Siege: tattico, realistico, "unico nel suo genere", come lui stesso lo definisce.

Se trasformare il proprio passatempo in una professione è di per sé difficile, farlo con un'attività di questo genere fino a qualche tempo fa suonava addirittura impossibile. Ma come si costruisce una carriera sui videogiochi? L'inizio è lo stesso per tutti i bambini:

"Giochi nel tempo libero e capisci subito se hai talento, sia per i risultati che ottieni, sia per il confronto con altri ragazzini, ma anche per il grado di confidenza che sviluppi nei confronti del gioco", racconta Sloppy.

Poi, però, bisogna uscire dalla cameretta. Nel caso di Manuel, la prima consacrazione è avvenuta inconsapevolmente durante una partita pubblica, quando un player professionista gli ha proposto di aprirsi alle competizioni. Da lì l'ascesa è stata rapida: prima il debutto con il team Outplayed, poi il passaggio agli End Gaming, con due campionati nazionali vinti di fila (con la casacca dei Mkers, il nuovo nome della squadra) e altri due podi con gli Outplayed, per poi volare oltreoceano con la squadra a stelle e strisce Tempo Storm. Il ritorno in Italia è stato segnato prima dal riavvicinamento ai Mkers, poi dall'approdo in Notorius Legion lo scorso anno.

COME UNA SQUADRA SPORTIVA

Il sistema organizzativo su cui si fondano i team di eSport più affermati non ha nulla da invidiare alle società sportive tradizionali. Dietro alla carriera di ogni pro player si nasconde uno staff di professionisti che, con tenacia e capacità, plasma ogni giorno la squadra per portarla a un alto livello competitivo e per formare i giovani talenti al pari di atleti agonisti. Una lato inedito di un mondo spesso associato a fenomeni negativi che attanagliano molti giovanissimi, come l'isolamento sociale, la depressione e l'aggressività.

La stessa Notorius Legion poggia su un'organizzazione ben strutturata, composta da una divisione che, oltre alla gestione dei player, si occupa dello scouting di nuovi talenti. Ma come avviene il processo di ricerca e selezione dei giocatori?

"È una fase lunga e complessa costituita per metà da dati e per la restante parte dalla componente umana, che resta ancora fondamentale in ogni processo".

Come spiegano Marco e Manuel, la carriera di un player si fonda sul binomio allenamento pratico (i videogiochi) e attività fisica, oltre a una corretta alimentazione e un programma di studio mirato.

"Sono moltissime le attività correlate al mondo del gaming competitivo che fanno parte della vita di un pro player ma che in pochi conoscono perché non vengono raccontate abbastanza. Questo avviene anche per colpa nostra", ammette Marco.

A scandire la quotidianità di un e-sportivo è infatti una rigida tabella di marcia fatta di metodo e costanza, ma anche uno stile di vita sano.

"La mia giornata lavorativa dura circa 8-10 ore e comprende attività fisica, come lo stretching e la corsa, che mi serve ad attivare il corpo e la mente", racconta Sloppy. "Oltre al gioco in sé, mi dedico anche ai live streaming per rimanere in contatto con la community o alla rilettura delle strategie che scrivo insieme ai ragazzi del team. E poi ci sono i bootcamp, i tornei, le competizioni...Tutto questo non sarebbe possibile senza il supporto di un'organizzazione come Notorius Legion".

Quartier generale della squadra è il NLE gaming apartment di Brescia, un edificio di 300 mq con cinque posti letto e stanze da gioco, da streaming e da relax, sede fisica delle attività del team.

L'ALTRA FACCIA DEL TALENTO: L'HARDWARE

Nella carriera di un gamer professionista il talento ha un enorme peso specifico, ma anche lo strumento di lavoro utilizzato, l'hardware, fa la sua parte. Potenza al massimo e tanta memoria sono solo due delle caratteristiche fondamentali che un buon dispositivo da gaming deve possedere per permettere ai giocatori di raggiungere (o superare) i risultati sperati.

L'eterna disputa Console versus PC trova sfogo anche in questo mondo, sebbene il personal computer sia uno strumento più "adatto alla competizione". Anche per Sloppy il punto di partenza è stata la PlayStation, ben presto abbandonata in favore del PC, con cui è entrato sin da subito in confidenza e che, a fronte di una spesa leggermente più elevata, è in grado di offrire un tasso di personalizzazione più alto e prestazioni di un livello superiore.

E qui entra in gioco Lenovo, che con la divisione gaming Legion equipaggia la squadra con l'attrezzatura necessaria.

"Il nostro partner tecnico provvede alla fornitura del materiale del team", racconta Maestranzi. "Sto parlando non solo dei dispositivi utilizzati all'interno dei nostri spazi, ma soprattutto di quelli che usano i nostri pro player. Manuel, ad esempio, aveva esigenze tecniche ben precise per la sua carriera e con Lenovo abbiamo intercettato device che gli permettono di migliorare le sue performance".

Qualche mese fa, Legion ha lanciato la punta di diamante della gamma portatili, il nuovo notebook gaming Legion 5 Pro (QUI trovate la nostra recensione) che racchiude tutto quello che un gamer - professionista e non - necessita per giocare in mobilità.

"Il Legion 5 Pro ha caratteristiche addirittura superiori al PC tower che utilizzo al momento. Quando sono in trasferta o quando ho problemi di rete a casa, Legion 5 Pro è il mio backup. Le prestazioni sono altissime e fa un lavoro molto simile al full tower". Del resto si tratta di uno dei pochi portatili, attualmente disponibili, in grado di sfruttare davvero al massimo la GPU NVIDIA RTX 3070 Mobile di cui è dotato".

Sull'attrezzatura, la parola d'ordine è una sola: vietato lesinare.

"Bisogna sempre puntare al massimo", commenta Sloppy. "Se non si hanno le possibilità economiche per acquistare da subito un PC performante bisogna avere fiducia e aspettare, perché prima o poi il momento giusto arriverà".

Il consiglio è quindi quello di non accontentarsi di una macchina farcita di compromessi ma se mai attendere qualche tempo in più, risparmiare, cercando di acquistare un prodotto completo e di qualità, che sia un prezioso alleato e non un ostacolo nel raggiungimento della migliore prestazione.

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Commenti

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Luigi

Superati i 50 anni, ho dovuto abbandonarli anch’io, ormai i riflessi erano troppo lenti per i multiplayer.

NaXter24R

Alcuni si, altri è solo questione di sapere cosa fare. Poi è vero, ci son dei limiti, ma comunque la bravuta supera molti di questi limiti.
Il mio discorso riguardava l'arrabbiarsi. Io mi arrabbio, e tanto, perchè son ultra competitivo. Ma solo li. Se giochiamo a calcetto per esempio non me ne può fregare di meno perchè ho i miei limiti e so che più di quello che faccio non posso fare. Nei giochi son sempre stato bravo e quindi mi arrabbio. Poi sicuramente mi arrabbio di più quando qualcosa nond ipende da me (lag e connessione per esempio), ma per il resto si può comunque ovviare. Ai tempi del caro BF4 facevo pietà con gli elicotteri e mi dava fastidio. Ci ho perso delle ore ma ho imparato e son migliorato.

Andredory

Onestamente morire in un FPS perché c'è dietro ad un angolino uno appollaiato che mira fisso alla porta o per un carrarmato fermo a sparare in cima alla collina che ti ammazza con un colpo che esplode anche ad un chilometro di distanza e che non puoi distruggere perché se ti avvicini muori appena ti vede (o ti spara o ci sono gli amici che ci girano vicino) e se riesci a colpirlo con tutte le bombe che hai gli togli a mala pena metà vita anche no onestamente. Sono giochi fatti male, figuriamoci se poi ci mettiamo di mezzo il fatto delle varie latenze dovute alle connessioni, con morti anche se sei dietro ad un muro.

NaXter24R

Discorso complesso. A me i multi piacciono, ma al contrario dello sport "fisico" dove non me ne può fregar di meno e mi faccio delle risate e basta, nei giochi online sono molto competitivo. Ma tanto. Io mi diverto se vinco, altrimenti è una perdita di tempo. Chiaramente con questo atteggiamento, se non vinci ti stressi. Poi mi conosco e mi limito, ma so che essendo bravo, mi da noia perdere.
Al contrario se faccio un calcetto, so che ho due ferri da stiro e mi frega poco.
Ho degli amici che son l'opposto, credono di essere CR7 e se gli sbagli un passaggio ti maledicono l'albero genealogico, poi giochi online e si fanno due risate.

NaXter24R

È un problema di concezione. Dipende da cosa definisci come "sport". La caccia era uno sport per esempio...

olè

sempre un abuso rimane e non è affatto detto che i cartoni animati siano più "morali", ma poi come ho già detto non è compito del ragazzino stare attento alle cose ma dei genitori, i videogiochi non fanno male l'ignoranza sì

Andrea

Non fa una bella impressione l’atteggiamento a braccia conserte del direttore Maestranzi durante l’intervista del pro-player: considerando che viene da un mondo dove questi segni sono così importanti (lo ha detto lui stesso nel video): cos’è atteggiamento di menefreghismo o di superiorità?

MaximCastelli

Un conto è abusare di cartoni animati, un altro conto è abusare di videogiochi amorali.

olè

lì ho letti e ti rispondo, tra l'altro la risposta sul motivo perchè sono così giovani è quella, già dopo i 23 anni nei videogiochi sei un "vecchio"

olè

e questo vale per qualunque ragazzino in qualunque ambito a chi spetta il compito di guidarli?? oppure fai parte di quella schiera di benpensanti che pensa che scuola\attività extrascolastiche debbano sostituirsi ai genitori?

MaximCastelli

E leggi i commenti sopra dai

olè

perchè la formula1 o il motogp sono motorsport? perchè lo è il tiro con l'arco? per lo stesso motivo lo sono anche i videogiochi fatti in maniera competitiva tutto qui

MaximCastelli
olè

ma quale friggere il cervello, è dimostrato l'esatto contrario, poi come al solito se si parla di abusi è un altro discorso, perchè gli abusi fanno male in qualsiasi caso

Kamehame

D'accordo, non capisco l'accostamento con la parola sport, chiamateli campionati di videogiochi perché mettere di mezzo lo sport?

olè

perchè da giovani i riflessi sono più alti, come in tutti gli sport tra l'altro, solo che in un videogioco i riflessi sono importanti al 90% in questo senso la carriera dei videogiocatori è anche più breve di un qualsiasi sportivo

olè

corretto il tuo ragionamento, per lo stesso motivo io ho abbandanato i singleplayer mi annoiano troppo, il gameplay è sempre lo stesso cambiano le storie, ma allora tanto vale vedere film o serie...

olè

ma perchè? se può essere sport olimpico il tiro con l'arco o con le varie "pistole" perchè non possono i videogiochi? mi sembrano solo pregiudizi dettati dall'ignoranza, proprio riferita al fatto che non si conoscono le cose

FabriFi

Anche loro fanno sessioni di allenamento. Non si diventa bravi da un giorno all'altro

comatrix

Urca, a questi livelli siamo ^^

Andrej Peribar

Potrebbero essere sovrappeso di 30kg o soffrire una rampa di scale ed essere dei mostri di bravura nel loro settore.

Tutta questa discussione nasce perché li hanno definiti e-sport.

Se li avessero definiti pro-game, visto che li chiamano pro-gamer.

Nemmeno la faremmo questa discussione che ripeto, è puramente filosofia.
Per me non è uno sport e loro non sono atleti.
Poi non sarò io a impedire loro di chiamarsi come vogliono, non credo che però debba accettare un scelta errata di un termine fatta in qualche ufficio marketing e rivedere tutta la concezione storica dei termini per farla rientrare

Yui Hirasawa

No assolutamente, non era mia intenzione fare una comparazione. Pratico palestra da parecchi anni e so quanto è duro il lavoro dietro una preparazione sportiva, Dieta e allenamenti costanti. Per me rientrano nella definizione di atleti, poi ovviamente libero di pensarla come vuoi

mmhoppure

ah giusto

MaximCastelli

Hai letto i messaggi sopra?

Lorenzo Incannella

Fonti? Tu. Fine.

Andrej Peribar

Se vuoi paragonare il loro impegno fisico a quello di qualunque atleta credo che dovremo prendere atto che non siamo d'accordo ed onestamente dubito tu abbia fatto che tu abbia mai praticato un allenamento sportivo.

Poi che per raggiungere quei livelli ci siano sacrifici, posso concordare.
Che sia stressante idem.
Impegnativo intellettualmente, ok.

Ma PER ME non ne fa uno sport.
Credo che vivranno bene lo stesso senza la mia opinione.

Yui Hirasawa

Però dietro ci stanno preparazioni fisiche e mentali, con team di specialisti che segue le varie squadre. Assolutamente sono previligiati possono allenarsi quando vogliono, ma comunque dietro c'è un impegno come ho scritto sopra sia mentale che fisico, allenarsi per 8/9 ore al giorno non fa benissimo.

Yui Hirasawa

Sono atleti in versione digitale, si allenano parecchie ore al giorno e sono seguiti da team di esperti

MaximCastelli

Esattamente. Ragazzini intendo certo ragazzini anche di 25 anni, oggigiorno hanno il carattere di un dondolo, in fondo.
Prouna intavolare una ragionamento con uno di essi e vedi se non hanno gravi lacune relazionali sociali.

Come è umano lei. Rinuncia ai soldi e alla gloria per….. commentare qui

MaCheNeSapeteVoi

Finchè pagano le tasse per pagare le milioni di pensioni di gente andata in pensione dopo solo 30 anni di servizio, e fanno in più quello che gli piace, tanto di cappello per loro.
E questo vale per tutti i nuovi LAVORI che si sono creati negli ultimi anni come youtubers, streamers, videogiocatori ecc... Finche hanno entrate e pagano le tasse (che da libero professionista è ben diverso che da impiegato) sono considerati lavori

TheBoss

Non fare il “simpatico”…
Informati… se non lo sai in qualsiasi shooter multiplayer i led:
aumentano gli fps
Migliorano l’input lag
Aumentano la frequenza degli headshots
Migliorano la velocità della connessione internet
Riducono la latenza della rete
Riducono i tempi di caricamento
Riducono i danni subiti
Aumentano i danni inflitti
Aumentano i colpi nel caricatore

La sedia invece aumenta il carisma del giocatore infliggendo una penalità agli avversari e motivando i compagni di squadra…

Se non le sai queste cose, informati prima di parlare

Andrej Peribar

Concordo.

comatrix

Invece guarda caso li faccio, ma non mi interessano i soldi a dire il vero, ciò che mi interessa è il divertimento e POI casomai i soldi come conseguenza.
Forse un giorno ci arriverai..., forse...

Andredory

Ma io mi chiedo, perché giocare se ci si stressa? Vuol dire che non ci si sta divertendo e ti viene il cattivo umore.
Tant'è che io ho abbandonato i giochi multiplayer.

MatitaNera

Sessista

MaCheNeSapeteVoi

Ma infatti nessuno li definisce sportivi e non si definiscono sportivi nemmono loro, perchè appunto sono e-sport, e la E davanti sta per "electronic" che serve appunto per dividerli in modo assoluto e netto dallo sport che è ben altro.
Sinceramente se proprio devo fare un appunto non definirei sport nemmeno MotoGP o F1, ma non perchè la gente non si alleni o non si sforza fisicamente, ma semplicemente perchè c'è di mezzo un veicolo meccanico che non è uguale per tutti, e quindi chi ha la moto/macchina peggiore parte già svantaggiato.
Basti vedere la motogp dal 2000 ad oggi che ha vinto solo Honda per un buon 80% ed il resto Yamaha ed un pizzico di Ducati, o F1 che negli ultimi 10 anni esiste solo Mercedes e redbull.

MaCheNeSapeteVoi

Si ma quello dell'OMS è altra cosa, si parla di disturbi nel comportamento causati dalla dipendenza dai videogiochi, è esattamente quello che ho escluso nel mio commento scrivendo "Come tutto bisogna dosarlo correttamente e non chiudersi 14 ore al giorno senza pausa", in quanto poi si parla di dipendenza.
Le squadre sono composte da ragazzi under 30 (non sempre si superano i 25/26 anni ma succedde, dipende dal gioco) quindi non si parla di "ragazzini", anche perchè per entrare in una società e poter viaggiare per partecipare alle competizioni devi avere almeno 18anni. La risposta alla tua domanda è semplice, sono loro il target di interesse dei videogiochi (principarlmente) è normale che si appassionino loro e non un uomo di 35/40 anni (anche perchè dopo una certa età non puoi più competere con le nuove leve, ma questo in tutte le competizioni ad esclusione dei giochi di ragionamento, come carte, scacchi ecc...). Quindi non ci vedo nulla di strano

Giardiniere Willy

Come si diventa un gamer professionista?

LED! Tanti LED. Ma proprio tanti. E anche la sedia tamarra, con cuffie microfonate.

Poi se vi avanzano soldi vi comprate anche un PC decente.
Ah, dimenticavo, comprate i LED

MaximCastelli

Non è appurato proprio nulla. Vedi lo studio del OMS al riguardo.
Le squadre di questi ragazzini sono composte, appunto da ragazzini.
Ti sei mai chiesto il perché?

Francesco Dell'Ombra

io sono povero, ecco perché non posso permettermi le robe da GAMING e quindi essere un VERO GAMER :D

MaCheNeSapeteVoi

Ormai è anni che è appurato che i videogiochi non fanno male e non "Friggono" il cervello, ma anzi lo aiuta. Come tutto bisogna dosarlo correttamente e non chiudersi 14 ore al giorno senza pausa, ma come fanno le squadre degli esports sono 8/10 ore di gioco con pause, attività fisica nel mezzo ecc...

Kamehame

Ci avviciniamo inesorabilmente all'ebetismo mondiale

olè

a parte che nell'esport usano volanti motorizzati ecc, ma comunque ne esci distrutto anche dai vari esport, fai fatica mentale e inoltre devi essere super reattivo, certo in altri sport si fa più fatica, ma questo vale anche tra sport e sport, tipo le freccette anche sono sport o il golf eppure non li declassi perchè nella maratona si fa più fatica....

Masterblack91

SE ne sono attratti,aiuterà loro con lo sport reale invece.
SE una persona scopre che è interessata al tennis,prova un gioco di tennis,impara le regole e le tecniche base e poi può giocarlo realmente con un piccolo bagaglio culturale al riguardo.
Poi magari lo prova veramente e trova che l'allenamento sia troppo faticoso,oppure si annoia ad allenarsi,oppure giocando gli ha dato la spinta per provare realmente,spendendo soldi per imparare e attrezzatura per qualcosa il quale non era convinto e non voleva sprecare soldi.

Tomas

Quello più strano é il curling.. Troppo forte l" episodio dei Simpson al riguardo...

LAM

C4Zz0 a 40 anni distruggo ancora le tastiere in rage, figuriamoci farlo per lavoro. Brr....

MaximCastelli

Più precisamente rovina chi dallo sport non è attratto; morti preannunciate per ipertensione, stress mentale, depressioni, incapacità di affrontare problemi reali, ecc ecc.....

MaximCastelli

Sì ma questi ragazzini iniziano in tenerissima età a friggersi il cervello, quindi i solchi neurali creati non gli fanno avvertire lo stress che in realtà si crea ugualmente.

idem, soprattuto perchè per arrivare a un certo livello devi giocare allo stesso gioco per mesi o anni.
mi rompo troppo in fretta :D

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