
26 Maggio 2022
Quello della Web Tax è un tema decisamente caldo, da tempo ormai si è alla ricerca di un accordo tra i Paesi dell'OCSE per adottare una linea comune sul sistema di tassazione da imporre ai Big della Rete - Google, Apple, Facebook, Amazon e non solo. In questi ultimi mesi sono stati fatti importanti passi avanti a livello internazionale, con la proposta di una strategia comune formulata nel corso del G7 svoltosi lo scorso giugno in Cornovaglia: l'accordo politico è stato siglato nel corso di una riunione OCSE/G20 tenutasi a inizio mese. "Passi avanti", sì, e non un traguardo condiviso, considerando le forti perplessità di diversi Paesi, Irlanda (guarda caso) in primis.
Ma dopo l'accordo (transitorio) stipulato tra Italia, Austria, Francia, Spagna, Regno Unito da una parte, e Stati Uniti dall'altra, possiamo dire che la Web Tax sia ancora più vicina e concreta. Questi Paesi hanno infatti annunciato l'intenzione di passare "dalle attuali imposte sui servizi digitali alla nuova soluzione multilaterale", impegnandosi "a proseguire le discussioni su questo argomento attraverso un dialogo costruttivo".
Facciamo un piccolo passo indietro per spiegare brevemente in cosa consiste la riforma fiscale approvata tramite cui "le grandi aziende internazionali inizieranno a pagare la loro giusta quota". In sostanza, sono stati definiti due pilastri fondamentali:
Queste riforme stabiliranno un sistema fiscale più equo, più stabile e maggiormente in grado di soddisfare le esigenze dell'economia globale del 21° secolo.
Visto che in apertura si parlava di passi, si può dire che l'accordo transitorio rappresenti l'incarnazione del detto "non fare il passo più lungo della gamba". Si tratta cioè di un compromesso, una "soluzione pragmatica" come la definisce il nostro Governo affinché il risultato finale - l'accordo definitivo tra tutti i Paesi e l'entrata in vigore del regime fiscale multilaterale - venga effettivamente raggiunto.
Commenti
Non ho detto che sia giusto quello che fa Amazon, ma lo fa da ben prima della pandemia.
Puoi sempre mettertici tu a far vedere come si fa, eh
Forse perchè a roma le tasse totali sono molto più alte?
Un passo avanti è meglio di nulla
Sento dalla commercialista.. praticamente una enclave irlandese in Italia.
Io sono talmente pigro che ho trasferito l'Irlanda a casa mia.
Forse non conosci la forza di persuasione delle grandi società. Oramai è palese a tutti che bisogna agire in questo modo perchè è quello giusto.
Sia chiaro, sono contento.
Ma è evidente che sia un argomento per distrarre i cittadini da questioni sociali ben più gravi, come le disuguaglianze in forte aumento dal 1983 e soprattutto dal 1995 in tutto l’occidente, etc.
Non fatevi ingannare, perché le aziende si sono spostate in Irlanda, per esempio, sin dal gennaio 1994, appena iniziata la nuova Unione doganale europea (lo potete vedere dal tasso di disoccupazione dell’Irlanda stessa che crolla da livelli stratosferici le gen. 1994 ad appena il 4% a inizio anno 2000).
Se avessero voluto agire, lo avrebbero già fatto in passato.
Chissà da cosa vogliono distrarre l’opinione pubblica…
1) Le aziende si sono trasferite in massa in Irlanda tra il gennaio 1994 e il 1998.
Buongiorno, eh…
2) Le imprese dei (im)prenditori italiani devono solo tacere, ché essi non sanno fare il loro mestiere, punto.
Pure in Svezia c’è Amazon… e anzi lì tutti i cittadini sono anche più “digitali”… eppure tutti i negozi al dettaglio e le industrie vanno a gonfie vele… chissà come mai.
Dopotutto, quando una mozzarella Galbani da 125g costa meno a un ICA di Stoccolma che a un CONAD di Roma, cosa si vuole pretendere dai (im)prenditori italiani…
Ah ma pensa un po'.
Quindi avere un concorrente che può lavorare h24 mentre il governo ti obbliga a star chiuso non è uno svantaggio?
Pagare il 50/60% di tasse rispetto all'1% che paga amazon non è uno svantaggio?
Sfruttare orde di dipendenti assunti mediante agenzie per non pagare il lavoro il giusto non è un vantaggio?
Ma vergognati e taci
c'è da vedere fino a dovere arriva l'aliquota
quandi al momento non è cambiato nulla?
non si capisce
intanto queste tasse pagate le voglio vedere, poi troverò un'altra scusa \s
Finalmente, anche se ora ci sarà un nuovo problema: come facciamo ad incolpare Amazon e Google del fallimento dell'Italia se adesso pagheranno le tasse?
Tocca 'nventasse quarche cosa
Proprio ora che ero quasi riuscito a spostare la sede legale in Irlanda,
Io ho detto una cosa, sei te che ne hai capita un'altra. Il fatto che Amazon oltre a portare via clienti e lavoro dalle botteghe di paese piuttosto che a imprese più grandi che pagano tra altro le tasse da sempre, non paghi nemmeno le tasse è ridicola. Così come Google e compagnia cantante estera
Le big tech devono pagare ogni centesimo di tassa dovuta, ma non è colpa loro se in Europa (ed Italia in particolare) grandi aziende nel settore non ce ne sono. Il tema della tassazione è sicuramente importante, ma su tanti altri mercati ce la giochiamo, su quello tecnologico e dei servizi digitali siamo spettatori paganti degli americani. Abbiamo un tessuto di imprese di ogni dimensione che ha tardato, soprattutto per poca visione, l'ingresso nel mondo del web e ora piangono se Amazon o Google (vedi Mediaset che si lamenta per le perdite dovute all'adv online) gli fregano il mercato
sei tu che hai detto che in pandemia i commercianti son falliti e amazon si è arricchita...è una roba che va avanti da anni, altro che pandemia
Infatti non c'entra una monchia
i commercianti in pandemia non son di certo fallite perché amazon paga meno tasse
Che tempestività, con solo una decina d'anni di ritardo!
Mentre c'erano commercianti di ogni tipo che fallivano in pandemia Amazon ha lavorato più che mai e aumentato a dismisura le loro vendite.
Se vogliono far qualcosa di serio dovrebbero farle retroattive queste tasse