Rete unica Tim-Open Fiber, un esempio di fuga in avanti

29 Luglio 2020 272

La rete unica in fibra ottica sarebbe teoricamente l'infrastruttura ideale per un Paese come l'Italia, ma oggi appare sempre di più come una risposta semplicistica a un problema molto complesso. È molto affascinante l'idea di resettare tutto e ripartire con il campo sgombro per poi ricostruire. Ma il settore delle telecomunicazioni non è un Lego e neanche un mercato che si gestisce come una riunione condominiale – anche se la narrazione politica lo lascerebbe intendere.

LO SCENARIO

L'intera rete nazionale che eroga servizi di connettività residenziale afferisce a Telecom Italia, Open Fiber (solo wholesale, all'ingrosso), un manipolo di grandi provider, una miriade di piccoli operatori locali e diversi operatori fixed wireless. Secondo l'ultimo report di AGCOM le linee complessive sono 19,47 milioni, di cui il 44,3% rame, il 41,8% rame-fibra (FTTC, fiber-to-the-cabinet), il 6,9% fibra (FTTH, fiber-to-the-home) e il 7,1% fixed wireless.


A prescindere dalla tecnologia 12,2 milioni di linee fanno riferimento alla rete TIM, quindi 6-7 milioni si attestano su infrastrutture concorrenti. Queste ultime sono per lo più di Vodafone, Fastweb, Wind Tre, Linkem, Eolo e Tiscali. Oper Fiber è il principale fornitore all'ingrosso FTTH e ha stipulato accordi con tutti, ad eccezione di TIM che fa melina. In sintesi, nella maggior parte dei casi, a prescindere che si sigli un contratto con un provider o un altro, per le reti in rame e rame-fibra il principale network di riferimento è quello di TIM, per quelle su fibra è quello di Open Fiber.

Detto questo, la rete in fibra più estesa e capillare è quella di Telecom Italia, però raggiunge soprattutto i cabinet e non direttamente le abitazioni. Prova ne sia che Fastweb detiene il 34,5% del mercato FTTH, Vodafone il 25,7%, Wind Tre il 20,6% e TIM solo il 12,6%.


Un ulteriore dettaglio è che tutti gli operatori, tranne TIM, possono stabilire liberamente le proprie tariffe all'ingrosso. Discriminazione? No, semplicemente l'ex monopolista è soggetto alle valutazioni del Garante delle Comunicazioni. E questo avviene un po' in tutto il mondo, o comunque dove esistono regolamenti per favorire la concorrenza.

PERCHE' UNA RETE UNICA?

Una rete unica in fibra consentirebbe di concentrare gli investimenti e lasciare che la concorrenza si sfidasse sull'erogazione dei servizi al cliente finale. In pratica un unico operatore all'ingrosso a forte partecipazione statale che idealmente abbia come obiettivo lo sviluppo dell'infrastruttura e quindi raggiungere anche le zone più snobbate dagli operatori. Molti sostengono che sia stato un errore privatizzare Telecom Italia nel 1997, ma bisognerebbe valutare il contesto dell'epoca e soprattutto che ai tempi in molti settori gestiti dallo Stato il capitolo più debole era proprio quello dell'efficienza. Proprio l'attributo che oggi si vorrebbe ottenere con una rete di Stato.

Tutti gli addetti ai lavori concordano sul fatto che l'unicità infrastrutturale sarebbe perfetta per risolvere buona parte del digital divide, ma si dividono sulla reale fattibilità e gli eventuali effetti collaterali. L'unica certezza è che il centro nevralgico è Telecom Italia. Una grande e importante azienda che ha un capitale umano e tecnologico di riferimento europeo, ma che da anni ha una situazione finanziaria che non le consente di esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

Ecco spiegato il (parziale) motivo per cui ha privilegiato il potenziamento dell'FTTC, contribuendo nell'ultimo biennio all'incremento delle prestazioni di milioni di abbonati. AGCOM stima infatti una copertura VDSL2 (>100 Mbps) per circa il 55,8% delle famiglie. Puntare a testa bassa sull'FTTH sarebbe stato più oneroso e questo spiega il progetto di co-sviluppo con Fastweb (che detiene il 20%) chiamato Flash Fiber – 29 città cablate entro il 2020. Da ricordare che Open Fiber entro fine 2020 si appresta a raggiungere la soglia di 200 comuni, grazie al suo progetto privato.

PREGI E DIFETTI DELLA RETE RAME-FIBRA

Il problema della situazione italiana è che la rete rame-fibra non è "a prova di futuro". Puoi spremerla quanto vuoi con tecnologie sempre più avanzate per ottenere prestazioni migliori – con il G.Fast si parla di 500 Mbps – ma rimangono le incognite della distanza dal cabinet e quella del decadimento del rame.

Se in città un cabinet è mediamente posizionato a 250/300 metri dall'abitazione, nelle zone extraurbane o a minor densità abitativa la soglia supera abbondantemente i 500 metri e le velocità iniziano a ridursi. In sintesi, per quanto riguarda le soglie massime nominali - lasciando da parte il tema dell'interferenze tra tecnologie diverse - VDSL dovrebbe consentire 100 Mbps fino a 450 metri, VDSL2 circa 200 Mbps fino a 450 metri e G.Fast almeno 500 Mbps fino a 250 metri.


In linea di massima tra i 30 e i 100 Mbps reali un comune abbonato può sfruttare al meglio tutti i servizi digitali oggi disponibili sul mercato. Persino Netflix abilita alla fruizione video 4K Ultra HD con una soglia di 25 Mbps, quindi l'approccio pragmatico basato sulle attuali esigenze (ma non quelle future) confermerebbe che l'FTTC è una tecnologia valida. La principale criticità è che si domanda legittimamente al mondo delle telecomunicazioni di essere progettuale e guardare al futuro, semplicemente perché lo sviluppo delle infrastrutture richiede molto tempo e investimenti. E dato che i terminali e i servizi si rinnovano sempre più in fretta, non si può avere un mondo fisico troppo in ritardo.

La fibra (FTTH) in tal senso è la risposta più sensata perché una volta installata basta intervenire a monte e valle – a prescindere dalle distanze - con apparecchiature capaci di incrementare le prestazioni. Vi sarebbe anche l'ibrido fibra-coassiale della TV via cavo (DOCSIS), ma in Italia non c'è; all'estero questa soluzione consente a milioni di famiglie di avere servizi ultra broadband senza tirare in ballo l'FTTH.

E allora ecco che una rete unica in fibra appare come la soluzione definitiva a ogni problema. Mettendo a fattore comune la rete di TIM e quella di Open Fiber ipoteticamente si avrebbe capillarità e servizi all'ingrosso all'avanguardia, ma per trasformare i sogni in realtà bisogna fare i conti con alcuni dettagli non di poco conto

I NODI (MAI SCIOLTI) DEL PROGETTO RETE UNICA

TIM veste i panni sia di principale operatore all'ingrosso nazionale che di provider di servizi consumer. Detiene infatti il 46% del mercato degli accessi, contro ad esempio il 15,6% di Vodafone, il 13,7% di Fastweb, il 13,6% di Wind Tre e il 3,4% di Linkem. Non siamo in un regime di monopolio proprio perché i regolamenti e la supervisione del Garante delle Comunicazioni (AGCOM) e del Garante del Mercato (AGCM) consentono di preservare la concorrenza, ma senza paletti mobili sarebbe il far west.

Recentemente TIM ha deciso di spingere sullo sviluppo dando vita a una nuova società chiamata "FiberCop" che grazie alla partecipazione del Fondo americano Kkr dovrebbe gestire l'intera sua rete secondaria rame-fibra e convertirla progressivamente in FTTH , svilupparne ulteriore e abbinare in alcuni casi il fixed wireless. In pratica si parla di un'entità con in pancia tutta l'attuale rete che va dai cabinet agli appartamenti e quindi per lo più rame e poca fibra, senza neanche una centrale. Complessivamente l'obiettivo è di disporre di una rete secondaria nelle aree nere (competitive) e grigie (un solo operatore con servizi <30 Mbps) capace di servire 1.600 comuni. Raggiungere quindi entro il 2026 ben 13,5 milioni di edifici, circa il 55% di quelli presenti sull'intero territorio nazionale.

In un secondo momento la fusione tra FiberCop, l'80% di Flash Fiber, e Open Fiber dovrebbe consentire la creazione di una rete unica. Politica e manager da mesi dibattono sull'argomento, ma la maggior parte sorvolano su elementi sostanziali. Il primo è che TIM dovrebbe rinunciare al controllo della nuova mega-società wholesale perché l'Antitrust, sia quella italiana che europea, ha più volte ribadito che in uno scenario di questo tipo ci vuole un operatore specializzato nel solo ingrosso, quindi non verticalmente integrato. TIM ovviamente ha sempre fatto intendere di non voler cedere il comando. E questo secondo Aiip, l'Associazione Italiana Internet Provider, condurrebbe "nuovamente verso un'inopportuna situazione monopolistica, antistorica, con un danno enorme per tutti gli operatori concorrenti che con coraggio e capitali italiani hanno investito negli ultimi dieci anni in questo settore e ai danni dello stesso consumatore - sia privato che azienda".

Inoltre bisogna ricordare che Open Fiber ha vinto tre bandi finanziati dalla UE (progetto BUL) dedicati ad aree dove in molti casi è presente un operatore. Con un cambio di pelle rischierebbe di essere coinvolta in querelle di giustizia amministrativa e soprattutto stimolare Bruxelles a un'indagine antitrust e per "aiuti di Stato".


Alcuni sottolineano che sarebbe lo Stato, con Cassa Depositi e Prestiti, il garante di ogni equilibrio ma sono in pochi a crederlo perché i Governi cambiano e anche il peso delle influenze. Di fatto CDP dovrebbe passare dall'attuale 50% di Open Fiber al 100% rilevando la quota di Enel, e poi acquisire una importante pacchetto di FiberCop. E qui entra in ballo la valutazione economica di quest'ultima. A molti è sfuggito che l'intera operazione di fatto prevede che lo Stato si ricompri (via CDP) un pezzo di ex-rete nazionale, sostanzialmente composta da chilometri di cavidotti con fili di rame, e tutta quella FTTH di Open Fiber. Senza contare che le due aziende coinvolte impiegano architetture diverse e modalità di sviluppo concettualmente agli antipodi.

"Anche se fossero sotto la stessa proprietà le due infrastrutture sarebbero destinate a rimanere separate perché sono entrambe complete, dal backbone in avanti, ma realizzate con tipologia e architettura differenti. Non sono perciò integrabili: le linee che raggiungono le abitazioni partono da punti di accesso differenti", ha ribadito recentemente al Sole 24 Ore Franco Bernabè, ex Ad di Tim e oggi presidente di Cellnex. "C'è da tener presente che in tutti i paesi, tranne che in Italia, ci sono almeno due reti a copertura nazionale: la rete di TLC e la rete delle tv via cavo che eroga anche la banda larga".

Dello stesso avviso Aiip che, rappresentando i medi e piccoli operatori indipendenti, ha ribadito "la necessità di una pluralità di reti in concorrenza per l'accesso alla banda ultralarga e lo sviluppo digitale del Paese". Il presidente, Giuliano Claudio Peritore, ha dichiarato che "Reti diverse possono garantire maggiore innovazione, diversificazione di servizi, resilienza anche a fronte di crisi come quella che stiamo vivendo e infine libertà di scelta per gli utenti".

La soluzione ideale per Bernabè sarebbe che "Cassa Depositi e Prestiti vendesse la sua quota in Open Fiber e col ricavato promuovesse la ricapitalizzazione di Telecom, che ne ha urgente bisogno anche per sostenere gli investimenti. Altrimenti Telecom difficilmente sarà in grado di garantire il passaggio dal rame alla fibra nei tempi e nei modi idonei a soddisfare Kkr. Sia Telecom che Open Fiber si terrebbero la propria rete, ma potrebbero creare una società comune per coprire le aree grigie".

LA VIA DI USCITA

E quindi come se esce? Basterebbero accordi mirati nelle aree grigie e in quelle a fallimento di mercato. La proposta di Aiip è infatti di favorire "accordi di co-investimento e collaborazione tra operatori nazionali e locali, al fine di evitare duplicazioni e valorizzando la capacità di investimento degli uni con la presenza e la conoscenza del territorio da parte degli altri".

TIM si ostina a non portarli a compimento, anche se il suo confronto con Open Fiber prosegue da mesi. Il motivo è semplice: concedendo a Open Fiber di continuare a crescere vedrebbe costantemente erosa la sua base clienti e anche contrarsi la sua attività all'ingrosso. L'unica soluzione sembra proprio quella intrapresa nell'ultimo anno, ovvero puntare a una sorta di acquisizione/fusione o a una strategia volta a ridisegnare completamente il mercato all'ingrosso.

Non meno importante il fatto che l'FTHH è diventato uno strumento marketing potentissimo che può essere contrastato solo con il peso della 5G. Ma anche quest'ultima rivoluzione mobile ha bisogno di un'infrastruttura in fibra a monte.

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Commenti

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Rendiamociconto

sai che hai ragione, pardon

Michele

Veramente in Telecom la rete ed i servizi non sono mai stati scorporato nella Telecom/Tim, tantomeno al momento della privatizzazione, ne l'articolo dice che è stato fatto, lo scrivi solo tu.
Sarebbe stata ottima cosa a suo tempo scorporare rete e servizi, facendo confluire la rete in una società wholesale only, non ci sarebbe stato, così, l'enorme conflitto di interessi che Telecom si porta appresso tuttora.
L'unica divisione che ricordo della Telecom è quando fu divisa in Telecom e TIM (Telecom Italia Mobile) che si occupava della rete mobile, ma ora sono nuovamente riunite.

Rendiamociconto

sta scritto, la rete/infrastruttura dall'azienda tim

Michele

Ma di certo non si arriva al 75% del personale totale

Migliorate Apple music

A 1,5 km hai profili che ti fanno andare quanto una classica adsl senza contare la diafonia.

Michele

Poi gli alberi del giardino del vicino, che, casualmente, sono sulla traiettoria tra casa mia e il ripetitore, crescono e la connessione FWA va a farsi benedire.
Ma davvero pensi che la FWA sia una soluzione?

Michele

A 2,2km probabilmente no, ma ne hanno attivato a 1,5km

Michele

Scorporato cosa?

Michele

Tutte le Fttc hanno la fonia voip (sebbene, tecnicamente, potrebbero averla rtg), e si puoi usare un Fritz

Gabriele

Ai piani alti quasi tutti così come i progettisti

Michele

Mi sa che le tue stime sono un pochino errate, se vogliamo prenderle per buone, con la TIM vedremmo la fibra nel prossimo millennio

Michele

Anche io ho a che fare con loro per lavoro e confermo, per inciso, non sono rari i casi di guasti risolti in alcune ore nel caso riguardino più utenze, cose mai viste con la TIM (sebbene abbia anch'essa tecnici tutt'altro che scarsi).
Ma tra i due, tutta la vita Open Fiber.
Purtroppo taluni si bevono la propaganda pro TIM Vs Open Fiber

Michele

Una Fttc con l'armadio a oltre un Km, o su rete rigida che parte quindi direttamente dalla centrale ( e ce ne sono tante così) funziona peggio di una adsl

Michele

Ce ne sono di certo, ma dubito siano così tanti, ci sono molti giovani che hanno cominciato a lavorare in Open Fiber

Michele

Penso siano vere entrambe le affermazioni, c'è sia chi vorrebbe avere la connessione ftth e non può, sia chi abita in zone coperte e non l'acquisto.
Concordo invece pienamente sul fatto che siano solo i politici ad essere fissati sul fatto che sia necessaria la rete unica, non capiscono?
Vogliono fare un favore a Tim?
Entrambe le cose?

Martino Pavese

Non sono completamente d’accordo: secondo me il tele lavoro unito alla copertura con la banda larga dei territori remoti potrebbe dare buca linfa all’economia di tante zone che sono ormai abbandonate, ad esempio i territori montani.

efremis

Ottimo articolo che mi ero perso, così come Dario D'Elia, complimenti.

Lupus Italicus

Questo dibattito sulla rete unica è vecchio di 25 anni, non se ne parla più in nessuna parte del mondo, non ne parlano i tecnici di rete nelle loro riviste, non ne parlano gli esperti di modelli di business digitale. Ne parlano solo i politici italiani, in particolare i pentastellati, perché vogliono così realizzare una delle promesse fatte ai loro elettori.
In realtà, non è possibile tecnicamente realizzare una rete unica, anche limitandosi alla rete di accesso secondaria. Inoltre, quanto renderebbe una simile rete unica agli investitori? L'1, il 2, il 3, il 4 per cento l'anno? Chi sa rispondere? Quanto costerebbe il canone di quest'accesso ai clienti? 10, 20, 30, 40, 50 euro al mese cui aggiungere i servizi da pagare al provider che si servirà della fibra unificata? Questi prezzi sarebbero sufficiente a coprire i costi di esercizio e a remunerare gli investimenti? La risposta, temo, è no.

Lupus Italicus

Lei è male informato. Il gruppo Telecom Italia impiegava 110.000 persone in Italia nel 1997, anno della privatizzazione. Oggi ne impiega circa 40.000. C'è qualche azienda italiana che pur producendo un EBITDA dell'ordine dei 12 miliardi l'anno (fino al 2011) ha ridotto il personale del 65%?

Rendiamociconto

certo ora, io ho scritto del prima quando non lo era ed è stata privata del suo valore....è a controllo estero (per ora) ma sempre la meno estera è in un settore strategico come le tlc

Vae Victis

Claudio Durigon (Lega).

“Bisogna garantire la maggioranza a Tim nella societa’ della rete unica
attraverso il consolidamento senza il quale si metteranno a rischio
decine di migliaia di posti di lavoro"

Purtroppo ci sono pessimi politici sia nella maggioranza che nell'opposizione, che messi insieme potrebbero avere la meglio a scapito del bene collettivo.

Vae Victis

Solo un appunto. TIM è controllata da imprenditori francesi.

Vae Victis

TIM è a controllo francese, è estera anche lei.

Vae Victis

Sulla rete Open Fiber ci lavorano 70 operatori grandi e piccoli, tutti censiti sul loro sito.

Dwarven Defender

Eh si, chi ha la fttc va sempre a 2mbs....

TheAlabek

Magari i primi 2 mesi, dopo si satura uguale

Ni88aWarrior

Anche non fosse così, almeno fan qualcosa, non come Telecom che per 20 anni è rimasta in panciolle a spillare 54 euro mensili per una 7 mega senza manco mandare qualcuno alla quinta segnalazione di problemi..anche se ci metteran qualche anno a me va bene

Ni88aWarrior

Comune di 20.000 abitanti, fibra promessa nel 2015, arrivata nel 2018 dopo anni che si andava da 12 scendendo a 4mbps..per poi avere una fttc Tim mezza a 100mbps (reali 50 e son messo bene) e mezza a 200mbps a caso..il bando of è previsto per il 2022..speriamo bene

Marco

credo ti sbagli una rete mobile non potrà mai sostituire una linea fissa più stabile e con meno latenza senza contare che un ipotetica rete mobile sostitutiva delle fisse ad oggi è impensabile sia tecnologicamente (ci vorrebbero troppi ripetitori) sia economiche ( nessun operatore mobile svenderebbe abbonamenti senza attuare filtri limitanti o sotto opzioni per i vari tipi di collegamento come già accade ora con molte offerte mobile dove hai traffico illimitato ma solo per i social e per il resto dopo 100mb di traffico o calano drasticamente le velocità (praticamente inusabili) oppure ti fanno pagare €/MB di traffico e ti salassano tutto il credito in pochi minuti

Marco

ad esempio io abito a Campagnano di Roma e OF ha cablato tutto il paese ma poi l'info che mi manca è: io che abito in un condominio e vedo il cavo OF davanti il palazzo chi me lo collega a casa? ed essendo un condominio se sono l'unico interessato (appartamenti in affitto) chi si prende la briga di installare eventuali centraline nel condominio ? ai call center nessuno dei vari operatori sà rispondermi

eve stewart

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TLC 2.0

Siamo rovinati allora

Nino Entradalbar

Ho capito, anche te pensi alle Donne nude. Ahah

Ciccio

Quando tocchi un bel deretano femminile ed inizi a correre alla Pierino ahahha.

Nino Entradalbar

E' sempre una scheggia fidaty :)

Lino Torvaldi

s/u/i

Antonio Milito Di Marco

Resta una lotteria, nessuno può sapere lo stato del rame prima di attivarla, ho amici a 100 metri dal cabinet che a causa del rame marcio hanno disconnessioni continue, e a TIM non frega nulla della qualità.

La questione è semplice se vogliamo andare verso il declino continuare col rame è la strada giusta, se vogliamo risollevare la nostra società e portarla a un livello digitale superiore allora l'FTTH è l'unica via, qualunque altra tecnologia sarebbe deleteria per il futuro economico e sociale, c'è poco da fare.

Mauro B

Ti sei fatto accalappiare dalla propaganda TIM.

Cri85

Quello ed altro.

Gabriele

Bernabe è AD di Cellnex...era AD di Tim anni fa

Gabriele

Vai a vedere quanti ex Tim vanno in OF, più del 75% del personale.

uomoselvatico70 uomoselvatico7

E ringrazia, conosco gente che abita in centro a paesi da 10.000 abitanti che arranca ancora da anni con un'ADSL da 6-8 mega..

E tutto questo in piena area industriale del "magico nord est" italiano, mica sull'aspromonte.

Alex Ergasti

Però, capisco anche che l'ftth sia un po' un sogno per alcune circostanze.
Si vedrà come si evolve la situazione
A proposito di lotteria, c'è un sito che calcola la velocità stimata in base alla distanza dal cabinet e cablaggio, nel mio caso, ha sbagliato di 1mbps, quindi, può tamponare un po' il rischio in caso di scelta di casa dove la connessione è un fattore vincolante

Antonio Milito Di Marco

TIM in fibra ha 2,5 milioni di civici, un numero ridicolo, anche per me può portarla chiunque, il problema è che solo OF la porta veramente. L'FTTH poi va bene a tutti, non solo a chi vince la lotteria dell'armadio/cavo/palo/ecc.

Alex Ergasti

Io mi trovo benissimo, ma, come sempre, è questione di zona, fatto sta che per un motivo o per l'altro siamo indietro (non sono né a favore di Tim o altri, per me me la può portare pure paperino la fibra, basta che funzioni)

Antonio Milito Di Marco

Si è una schifezza, a me va a 20 mega e abito in pieno centro abitato, l'FTTC è una tecnologia scadente, buona per essere buttata.

Alex Ergasti

Sarà pure la "schifezza di FTTC" ma intanto la 200 mega la ha tutto il paese, ripeto, 138 persone (di cui almeno 100 over 70)

Antonio Milito Di Marco

Il serivizio di Report era pura propaganda TIM suvvia, la realtà dei fatti è che sono in ritardo solo sulle aree bianche, e non più di quanto lo sia TIM con l'intervento diretto che doveva essere attivo nel 2017 e lo stanno attivando solo ora, ed è quella schifezza di FTTC, altro che FTTH, però quest'ultima cosa non la dice nessuno.

I fatti, quelli veri, è che OF già oggi copre 9 milioni di civici (su 32 nazionali) il resto sono solo chiacchere ed esperienze personali.

Alex Ergasti

Mi sa che non hai visto il servizio allora, da me, Piacenza, han cablato solo Piacenza (Facile far numero), io che abito in un paesino di 138 abitanti censiti ho la 200 mega, TIM.
OF è MOLTO indietro rispetto al bando che han vinto e i tempi promessi

Antonio Milito Di Marco

Eppure hanno coperto 1/3 dei civici Italiani in 3 anni, saranno lenti apparantemente, ma nella realtà dei fatti se continuassero con questo ritmo nel 2026 coprirebbero il 100% del territorio nazionale (e non il 55% come vuole fare TIM)

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