Microsoft Edu Day: una fotografia della scuola italiana durante l'emergenza

13 Maggio 2020 60

Anche quest'anno si è tenuto l'Edu Day di Microsoft, questa volta tutto in versione digitale. L'evento si è tenuto a pochi giorni dal lancio del piano di investimenti da 1,5 miliardi di dollari Ambizione Italia #DigitalRestart, che vede nel mondo education e delle competenze digitali un primo pilastro di rilancio e crescita del Paese. Argomento principe del grande appuntamento dedicato al mondo dell'istruzione è stata, inevitabilmente, la didattica a distanza (DaD).

Il digitale infatti è divenuto uno strumento fondamentale per cercare di tenere le fila dell'istruzione, sia scolastica che universitaria, nel corso dell'emergenza sanitaria che negli ultimi mesi ha investito il mondo intero, Italia compresa.

Dal canto suo, Microsoft ha tentato di scattare un'istantanea della situazione attuale, e l'ha fatto attraverso i dati relativi all'uso dei propri strumenti digitali, ma anche commissionando un'indagine su come sia stato percepito da docenti, studenti e genitori il passaggio alla didattica a distanza.


GLI ASPETTI POSITIVI

L'indagine qualitativa, realizzata da Microsoft in collaborazione con PerLAB e Wattajob, si intitola "Emotion Revolution", ed è dedicata agli effetti emotivi dell'emergenza coronavirus nel mondo della scuola. Per ora hanno risposto 392 insegnanti, ma l'idea è di monitorarne l'evoluzione fino alla fine dell'anno scolastico, e infatti sarà possibile parteciparvi fino al 31 maggio.

Partiamo dagli aspetti positivi: il brusco e inevitabile passaggio alla didattica a distanza ha portato con sé un necessario sviluppo delle competenze tecnologiche. Per il 71% degli insegnanti intervistati, il rapporto con la tecnologia è migliorato, tanto che l'autoefficacia nell'utilizzo delle nuove metodologie raggiunge un punteggio di 3 su una scala da 1 a 5. Il 10% degli intervistati inoltre ha segnalato un miglioramento nella progettazione delle unità didattiche.

Nel corso delle settimane la situazione emotiva degli insegnanti è migliorata: se durante la fase acuta dell'emergenza Covid-19 si erano sentiti in ansia, stanchi e insicuri, tra le emozioni positive registrate nelle ultime due settimane sono emerse interesse, determinazione e speranza, affiancate, seppur in percentuali minori, da stress, sensazione di sentirsi sotto pressione e nervosismo.

Dal canto loro, gli studenti stanno sviluppando di pari passo le competenze informatiche necessarie a seguire le lezioni e a ideare, produrre e caricare i compiti sulle piattaforme online (16%). In generale, il 51% degli alunni intervistati si è detto abbastanza soddisfatto delle tecnologie usate per la DaD, a fronte di un 28% che invece è poco convinto.

Il clima a scuola è percepito come mediamente positivo, con un punteggio di 2,9 su una scala da 1 a 5, e la soddisfazione lavorativa ha raggiunto un punteggio di 3,9 su 5.

GLI ASPETTI NEGATIVI

A fronte di qualche aspetto positivo riconducibile, nell'insieme, al miglioramento delle competenze informatiche e a una maggiore autonomia nell'apprendimento (9%), rimangono molte criticità.

Per quanto riguarda gli studenti, il problema principale della didattica a distanza risiede nelle difficoltà tecniche, dalla connessione inadeguata ai dispositivi obsoleti o assenti (23% degli intervistati); seguono le maggiori distrazioni (14%), la minor coesione nelle relazioni con gli insegnanti e i compagni di classe (12%), il peggioramento nel rendimento scolastico (9%), così come nella disciplina e nel senso di responsabilità (6%).

Dal lato degli insegnanti, i fattori di stress più evidenti sono l'incertezza rispetto all'organizzazione scolastica futura (17%), la difficoltà nella gestione dell'equilibrio tra lavoro e vita privata (15%) poiché la didattica online richiede generalmente molto più tempo di quella tradizionale, e le preoccupazioni relative all'assegnazione del carico di compiti (13%), che sia troppo eccessivo o troppo ridotto.

Come due facce della stessa medaglia infatti, tra i rischi individuati dagli insegnanti figurano il minor coinvolgimento degli alunni (14%), le difficoltà tecniche (10%) e la difficoltà nell'uso di programmi e piattaforme (8%).

LA DIDATTICA IN PRESENZA NON PUÒ ESSERE SOSTITUITA

La situazione, insomma, può essere sintetizzata con le parole del Ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina, intervenuta all'evento Microsoft:

"La didattica in presenza non potrà mai essere sostituita dalla didattica a distanza. Ma quest'ultima è stata uno strumento importante per non lasciare soli gli studenti. È stata una didattica della vicinanza: le scuole non erano del tutto pronte, ma con una rincorsa incredibile e grazie anche ai finanziamenti erogati dallo Stato per acquistare tablet, pc e connessioni, è arrivata dove non era riuscita prima".

Un patrimonio, quello erogato dallo Stato nel momento in cui la scuola si è trovata in difficoltà - a fronte dei sostanziosi tagli operati negli anni passati - che il Ministro auspica non vada perduto, per trasformare una situazione critica in un'opportunità per il futuro.


La sfida soprattutto è colmare il digital divide, come ha ricordato il Ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi. Nonostante il mondo universitario, a differenza di quello della scuola, stesse già compiendo il processo di transizione digitale, il collo di bottiglia rimane la carenza di infrastrutture adeguate:

"Non possiamo permetterci di avere un Paese senza una connessione ad alta banda che arrivi in tutte le famiglie e che sia garantita a tutti, se vogliamo essere un Paese democratico che guarda al futuro e all’innovazione come grande leva del cambiamento. Dobbiamo immaginare una università che continui ad essere comunità in presenza ma che utilizzi le potenzialità offerte dalle tecnologie e dal digitale per diventare più inclusiva, senza tralasciare l’innovazione didattica, dalla realtà aumentata all'intelligenza artificiale, e il tema della formazione continua".

FORMAZIONE E TRASFORMAZIONE DIGITALE CON MICROSOFT

Come anticipato, Microsoft punta molto sulla scuola e sulla formazione: il piano di investimento #DigitalRestart prevede che 1,5 milioni di studenti, professionisti e disoccupati vengano formati sulle competenze digitali nel corso dei prossimi tre anni, per sviluppare le competenze digitali richieste dal mercato del lavoro.

Così, fin dall'inizio dell'emergenza, Microsoft Italia ha avviato una serie di misure volte ad aiutare gli istituti scolastici a dotarsi in tempi rapidi degli strumenti digitali e delle competenze adeguate per erogare lezioni a distanza: nel corso degli ultimi due mesi 90.000 docenti in tutta Italia si sono avvicinati alle nuove tecnologie grazie ai webinar sugli strumenti di Office 365 Education, organizzati in collaborazione con gli Uffici Scolastici di 14 Regioni italiane.


È stato istituito anche un servizio di assistenza dedicato (indirizzo mail scuole@microsoft.com e due numeri verdi 800 917919 / 800 694269) per aiutare il corpo docente nel passaggio verso il digitale, insieme a una sezione online all'interno del proprio sito web con una guida dedicata a tutto il personale della scuola.

Infine, le Università: grazie alla collaborazione tra Microsoft Italia e CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), oltre il 70% delle Università italiane sta erogando i propri corsi in modalità digitale attraverso Microsoft Teams. EDU Day 2020 rientra nel Protocollo d’Intesa siglato con il MIUR per la digitalizzazione della scuola, e ha visto la partecipazione anche dei partner Acer, HP, Intel, Lenovo e Vodafone Business.


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Commenti

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Non sono nato insegnante e ho un'azienda mia, non lavoro nella scuola. E non ho fatto solo questo.
Un liceale scientifico il calcolo probabilistico lo studia.
Ti sto dicendo che è vero che un liceale deve saperlo, non è affatto un problema. La formazione dello scientifico è fantastica e non la cambierei con nessuno, previa successiva università, ovvio.
Non ho fatto lo scientifico e a scuola io non ho studiato latino.

Non conosco nessuno che pensa delle discipline scientifiche ciò che dici tu.
Hai un'idea della scuola sinceramente vecchia, e per vecchia intendo di 30 anni fa.
Descrivi problemi che non esistono più.
Io conosco sia l'enorme validità delle dimostrazioni matematiche che ho studiato alla nausea sia la validità dello studio del latino, che non consiste affatto nell'imparare le declinazioni, che ho fatto ugualmente.
Gli esami di analisi, geometria, fisica, economia, informatica, chimica li ho fatti.
E ho fatto anche gli esami di letteratura, storia, latino, linguistica.
Conosco entrambi i mondi e li vedo sui ragazzi.
Entrambi sono molto importanti per la crescita di ciascuno, come individuo, cittadino, lavoratore, politico, padre e madre.
Mai denigrerò alcuna disciplina, al contrario conosco la validità di ciascuna.

GianTT

Che strano, io venivo da un tecnico, e non avevo tutti sti problemi. Oh sarà perché praticamente tutti i professori del mio istituto erano ingegneri, e magari certe cose te le insegnano per come le hanno imparate loro per prime. Mia supposizione eh...

Comunque prima di parlare per me, prenditi anche tu due libri e vedi cosa si studia veramente nei corsi di informatica, elettronica, sistemi, calcolo e statistica. Perché il mio discorso girava su di un punto, la scuola italiana è talmente vecchia da riproporre programmi che sono stati stampati nel dopo guerra, e popolata da persone che pensano palesemente che le materie scientifiche, soprattutto quelle applicate, sono qualcosa di degradante e poco "culturale". Persone che pensano che conoscere le declinazioni latine ti apra la mente, mentre saper dimostrare il teorema del limite centrale o come lo studio di una caratteristica su di una popolazione casuale tenda a seguire la distribuzione normale (cosa che ti spalanca un mondo). O che studiare informatica sia saper usare Word ed Excel e non sviluppare un algoritmo per la risoluzione di un problema...

GianTT

Io non voglio parlare di scuola, voglio parlare della mia scuola e non solo. Non ho visto solo un istituto tecnico e ingegneria, ho visto anche il mondo dopo, lavorando da ormai 4 anni in una multinazionale insieme ai vari liceali laureati alla Bocconi, Cattolica o al Politecnico.
Il fatto che sei un insegnante per me è proprio il problema, continuate a vedere il mondo accademico e non capire che senza collegamenti con l'esterno e con il pratico il nozionismo vale zero. Guardati intorno, il mondo nel 2020 è dominato dai data scientist, dagli analytics, dagli informatici... stanno (stiamo) nelle banche, nelle grandi aziende, nelle istituzioni pubbliche e soprattutto ai vertici delle compagnie che guidano le classifiche forbes.

Questo non per dire che le materie umanistiche o lo stesso latino siano inutili, ma non si può ignorare che il mondo nel 2020 non è quello del 1950, che certe scelte dei programmi accademici sono un misto fra conservatorismo e ideologia, che ad un liceale "scientifico" sarebbe più utile nella vita fargli comprendere il mondo dietro il calcolo statistico e probabilistico, che gli sarebbe fondamentale anche se volesse studiare Economia o Medicina (ebbene sì, tutti i medicinali sono sottoposti a trial clinici che seguono precise regole statistiche)

PS: La distinzione tra tecnici e licei resta da quando la Moratti li voleva rendere "Licei Tecnologici" riformandone i programmi e infilandoci dentro stocaxxo di latino perché "in italia un liceale deve saperlo", perché non se ne esce da sto loop che ci tiene intrappolati al 900

Ma infatti, è risaputo che le 10 ore a settimana tra fisica e matematica con i professori scelti dalle classi di concorso più selettive e tutto lo studio fatto a casa notoriamente superiore ad ogni altra scuola siano robetta inutile. Immagino che siano tutti studenti inabili alla matematica, certo. 10h a settimana a contare le capre, però si fa il programma ridotto!
Chi lo sa, evidentemente in primo luogo insegno su un altro pianeta, poi certamente anche da studente non avevo amici con cui mi confrontavo, certo :)
Senti, tutto è importante e che i tecnici siano considerati ancora di serie B, cosa ovvia dato che esiste questa distinzione idiota, io lo vedo come un dramma.
E no, non hai fatto latino, ma mica solo latino. Non lo sai, hai solo una visione, tecnico e poi ingegneria, praticamente hai visto un micromondo e basta.
Non è abbastanza per parlare di scuola.
Buona giornata!

Non ho fatto il classico, e non ho fatto la gara a chi ce l'ha più lungo.
Sarà un caso mio, ma su 200 studenti a ingegneria meccanica oltre la metà venivano dallo scientifico. Vuol dire una netta maggioranza.
E quelli che venivano dai tecnici tra l'altro avevano enormi problemi a seguire le lezioni, figuriamoci gli esami che pure poi hanno sostenuto, per carità.
Io ho visto tutte le scuole e tante università e tantissimi alunni, almeno qui in Puglia è come dico, ed è una disgrazia.
Ad ogni modo, ripeto, non conosci minimamente la formazione di uno studente che certe materie le ha fatte, non c'entra niente con ciò che hai scritto.
Hai seguito un solo mondo, che ha tanti pregi ma ovviamente anche mancanze, e non comprendi gli altri.
Come tutti.
Ma è un discorso sterile, tanto i licei stanno morendo e si vedono i risultati.
Mai tanta ignoranza in Italia come negli ultimi anni.
Baci.

GianTT

Da studente di Ingegneria ti sconvolgerò, ma moltissimi sono ex studenti di istituti tecnici, e che la preparazione in matematica che ti da un industriale è profondamente superiore a quella di uno scientifico, il cui programma è ridotto. Al mio ultimo anno di superiori dovevo lavorare con le trasformate di Laplace, integrali doppi e funzioni a più variabili per poter capire qualcosa di elettronica. La scienza non è solo biologia o scienze naturali, per quelle cose lì sicuro un Tecnico non ti da una preparazione adeguata.

E infatti vedo che hai il classico atteggiamento di chi uscito da un liceo pensa che gli altri svitino bulloni mentre a lui aprivano la mente con il latino. Se ti informassi sui contenuti (parlo sempre per le mie esperienze dirette) scopriresti che i programmi di informatica non servono a farti imparare a montare una RAM o un HDD, ma a migliorare i tuoi fondamenti di logica, di problem-solving, a sviluppare un algoritmo, a trovare un percorso che ti porti ad una soluzione avendo determinati limiti. In pratica è l'esaltazione del pensiero matematico.

Scopriresti che chi ha dovuto far un tecnico nei percorsi informatici, elettrici o elettronici, ha dovuto studiare Fisica facendosi un maxxo quadro, in quanto materie come Elettronica, Elettrotecnica o Telecomunicazioni partono da fondamenti di fisica e matematica particolarmente avanzati.

Oppure che mentre tu stavi a studiare la chimica su di un libro, c'è chi aveva 3 ore a settimana di laboratorio dove ripeteva gli stessi "esercizi" sulla pratica. O che studiava le reti elettriche su di una basetta vedendo l'effettivo funzionamento di una resistenza o condensatore in un circuito. O che solo in un ITI ci sono corsi dedicati al Calcolo delle Probabilità e Statistica Applicata (4 ore a settimana per 3 anni, tanto per dire quanto l'argomento fosse minoritario).

La mia tesina del quinto superiore includeva argomenti come la conversione delle correnti continue in alternate per ridurre gli effetti della dispersione elettrica nei sistemi di distribuzione dell'energia, il monitoraggio della qualità in un sistema di produzione applicando i fondamenti della statistica inferenziale e lo sviluppo di un sito web per la creazione di comunity scolastiche.

Ma non ho fatto latino. Ho avuto infatti qualche problema dopo a laurearmi con il massimo dei voti in Ingengeria :)

Parli perché non conosci e non hai la formazione che ti dà lo studio di una lingua come il latino.
Vedi per favore le risposte che ho già dato anche ad altri utenti in questa pagina, non le voglio riscrivere.
Al di là della specializzazione, si parla di liceo. Il liceo, per essere tale, ha altri requisiti e dà una formazione diversa rispetto a una scuola normale, forse unica al mondo (e ottima).
Ad ogni modo le scienze vengono trattate benissimo allo scientifico.
I tecnici sono disgraziatamente considerati di serie B, ma nei tecnici le scienze si studiano molto peggio che allo scientifico.
I tecnici sono di serie B rispetto ai licei, perché non sono licei e anche perché appunto non si fa latino :)
Tutto si fa peggio rispetto allo scientifico, classico escluso che ha un indirizzo diverso.
Per quanto riguarda gli ingegneri, vengono quasi tutti dallo scientifico e i risultati migliori li ottengono quelli che hanno studiato al liceo scientifico.
Se vuoi cambiare la scuola non lo fai con i programmi.
Si può fare, ma sarebbe un investimento enorme che va ben oltre il mero programma didattico, e non ne sta la testa né la voglia.
Se vuoi migliorare e non peggiorare devi cambiare tutto, ma proprio tutto, a partire dalla divisione operata a 13 anni "liceo-tecnico-professionale" e non lo fai.
Con la crisi economica del 2009, al contrario, si è tornati molto indietro con i figli di ai licei e i figli dei poveri alle altre parti.
Fase intermediaria finché non aumenteranno le private e questi discorsi sembreranno presto roba giurassica.
La scuola, in Italia, è finita e andrà sempre peggio, anche e soprattutto perché pontifica chi, come te, non ne conosce il mondo e, per seguire il voto, si fanno scelte sciocche.
Già la scuola è sempre stato solo uno stipendio e io dico grazie a Gentile se non siamo morti.
Presto sarà distrutta.

GianTT

Se io mi iscrivo ad un corso scientifico perché dovrei farmi 5 anni di Latino? Ma possibile che non si riesca ad accettare che sostituirne le ore con matematica sarebbe altrettanto utile per le capacità di logica e formative che si apprenderebbero, e ancor più utile in termini pratici oltre che attinente al tuo percorso? Se mi iscrivo ad uno Scientifico non lo faccio perché voglio imparare dopo bene Francesce, Greco, Tedesco ecc ma perché vorrei una formazione scientifica.
E sì, la scienza è ancora trattata male nelle nostre scuole. Gli istituti vengono visti come le discariche sociali, come posti dove piazzare gli studenti di Serie B, quando poi sono tra l'altro i principali serbatoi di studenti di facoltà come quelle ingegneristiche, e che dovrebbero quindi essere poi chiamati a seguire la ricerca, lo sviluppo, la progettazione e la produzione in moltissime delle nostre aziende.

Tornando al discorso degli istituti, l'informatica che fai al biennio è vergognosa. Perché mentre i licei ti consentono di accedere fin dal primo anno alla specializzazione scelta, negli istituti è rimandata al terzo anno questa. E quindi io che volevo far Informatica ho avuto due anni persi in cui ho fatto molto più in materie come Diritto ed Economia o Disegno e Tecnologie Meccaniche, piuttosto che di Informatica, dove il programma era incluso dentro il corso di matematica in un'ora settimanale di laboratorio. Poteva andarmi peggio, considerando che chi ha scelto poi gli indirizzi Elettrico, Elettronica o Telecomunicazioni, non aveva neanche mezz'ora dedicata nei programmi del biennio. Banalmente perché le nostre scuole basano i loro programmi su quelli definiti nelle varie riforme tra gli anni 50 e 80 al max, quando queste materie guarda caso neanche esistevano ancora negli insegnamenti superiori.

Non mi spiazzi minimamente, se è per questo io gradirei una riforma infinitamente più profonda, che però so benissimo essere impossibile perché troppo costosa, non riusciamo a tenere in piedi ciò che c'è, figuriamoci.
Per quanto riguarda il latino, per come è strutturato il sistema scolastico italiano, non esiste liceo vero senza latino che, anzi, farei fare fino al 5 anno (versioni).
Il 99% degli studenti... beh, è studente. Non ha la più pallida idea di quello che lasciano alcune discipline, perché non se ne accorge.
Il latino (e il greco forse ancora di più), non è che ti apre la mente che non vuol dire un tubo, ma ti costringe a compiere un'analisi del testo e un'analisi della lingua che è molto vicina ad un'analisi linguistica.
Certo, fare le versioni solo per 2 anni non basta, vanno fatte per 5 anni, il triennio bisogna tradurre gli autori.
Un'analisi linguistica del genere migliora indiscutibilmente e infallibilmente il parlato italiano, l'approccio a un testo e la sua comprensione, per carità anche la consapevolezza della bellezza poetica.
Non solo, ma in generale permette di muoversi all'interno delle lingue, di qualsiasi lingua, in modo molto agevole (anzi, in questo il greco aiuta ancora di più).
Hai una lingua che non ha il vincolo del parlato, della pronuncia, della comprensione. Pura analisi linguistica di un'utilità pazzesca ed è la madre di tutte le lingue neolatine, ciò significa un più semplice approccio a spagnolo, portoghese, francese. E utilizza le declinazioni, il genere neutro, che sommata alla struttura morfologica italiana rende meno ostico l'approccio iniziale a tedesco, russo, turco ecc.
Insomma, chi ha studiato BENE latino (e greco) si porta dietro un lascito che lo contraddistinguerà per tutta la vita, anche se non ne sarà consapevole.
Lo studio del latino ovviamente non è per tutti, ma un liceale che si rispetti non deve prescindere dal latino ben fatto.
Farei studiare più latino a scuola che inglese, ripeto, per come è strutturata la scuola italiana.
Una vera riforma sarebbe possibile eliminando le distinzioni tra "liceo", "tecnico" e "professionale", e creando qualcosa di completamente diverso, ma COSTA, quindi lasciamo il mondo come sta e lasciamo che il liceo resti una scuola di livello superiore, livello superiore dato proprio dalle materie più vituperate.

Andrea Ciccarello

Adesso ti spiazzo: per me l'intero modello d'insegnamento italiano dovrebbe essere stravolto, in primo luogo mettendo determinate materie come scelta "opzionale" al pomeriggio. Esempio pratico è .......... Latino, nel senso che non trovo una singola ragione fare fare Latino alle alle superiori, se non in contesto in cui lo studente sia effettivamente interessato a percorrere una determinata strada nella sua vira.
Ormai la storiella del "latino ti apre la mente" te la raccontano soltanto quelli che l'hanno fatto (non sia mai che ammettano che hanno perso ore della propria vita) oppure gli insegnante che te lo insegnano.
Con questo ragionamento il 99% degli studenti al mondo. che probabilmente non hanno mai visto nulla della materia, dovrebbero essere degli ignoranti, ma questo non mi sembra il caso

Poi se uno vuole approfondire una qualsiasi branca umanistica all'università diventa in automatico un requisito indispensabile, ma parliamo di una percentuale relativamente bassa rispetto al totale.

Come il Latino ci dovrebbero essere altre x materie opzionali da poter fare al pomeriggio.

Perché la qualità dell'insegnamento è peggiorata con il tempo.
Ogni riforma scolastica degli ultimi 20 anni non ha fatto che peggiorare, con l'apoteosi della Gelmini.
Ecco perché nel primo messaggio ho scritto che io ho dubbi sul futuro e sono sempre più convinto che i nati degli anni 2010 saranno mediamente più ignoranti dei nati anni 00 e '90.
Non per colpa loro, perché la scuola ha tagliato, tagliato, tagliato.
Io, come ti ho detto, seguo tanti ragazzi e di ogni disciplina, mediamente sono in regresso.
Fanno tutto peggio di quello che facevo io, e io non andavo mica nella scuola migliore.
La riforma Gelmini è stata orripilante, la conseguenza è stato un boom delle private come mai prima.
Sarà sempre peggio.
Magari si tornasse a Gentile, magari (è una provocazione).
Ad ogni modo ti ho dato qualche spunto per approfondire :)
P.S. non tutti i professori sono bravi, perché per dire certe cose devi fare letteralmente teatro. Recitare, gesticolare, modulare il tono di voce, coinvolgere l'uditorio, usare le pause. Io sto imparando a farlo e mi dicono che sono bravo, altrimenti non guadagnerei una lira :)
Ma non lo sanno fare tutti, soprattutto, molti si stufano, dopo tanti anni.
Molto professori , parole loro, dicono che bisogna ballare sui banchi per attirare l'attenzione dei ragazzi. Abbassarsi a un livello ancora inferiore al loro per farli sentire bene.
Io non sono per niente d'accordo. Io sono per il rispetto nei confronti di chi ti insegna, il rispetto verso chi sa, il rispetto dell'insegnante nei confronti dell'alunno e il dialogo.
Io ascolto, sempre, se hai un dubbio o anche una confutazione di ciò che dico vado in sollucchero, ma dopo averti ascoltato attentamente, aver soppesato e vagliato le tue parole, l'ultima parola spetta a me. Posso accogliere o rifiutare, spiegando sempre i motivi per cui attuo una delle due scelte, a quel punto se le capisci o no a me interessa poco, si fa come dice l'insegnante.
Nei limiti tratto sempre gli studenti come persone intelligenti e meritevoli sempre ti attenzione, ma non sono miei pari.
Molto professori rinnegano il principio di autorità e di autorevolezza (legati), vogliono essere amici... ma quando mai.
Certo, un legame può instaurarsi, anche di affetto, ma è un'amicizia diversa rispetto a un coetaneo.

Andrea Ciccarello

Sulla storia dopo la seconda guerra mondiale non pretendo di arrivare all'elezione di conte del 2018, ma almeno alla crisi del 2001 o qualcosa del genere.
Il problema di quello che stai dicendo, per quanto riguarda lo studio più approfondito della storia è che in primo luogo i programmi non sono pensati minimamente per quello e sopratutto quello che si fa alle superiori è la copia carbone di quello che si è fatto alle medie, avendo 2 anni in più per approfondire.
Non conosco un mio compagno nel mio istituto che abbia approfondito un singolo argomenti elencato precedentemente.

Almeno da quello che ho sperimentato io non c'è stata alcun approfondimento la seconda volta che ho studiato i greci o i romani e anzi al massimo è arrivata "la noia del quindicenne che non sa che fare mentre la prof spiega "
Gli approfondimenti sicuramente verranno fatti all'università, ma alle superiori è fisicamente impossibile per tempi e programmi.

Senti, è una discussione infinita.
Mio fratello aveva una professoressa che faceva come dici tu, un anno praticamente ad argomento, spesso neanche finito.

Autori in letteratura? Ne sceglieva alcuni, tipo tre all'anno, e si lavorava su di quelli per tutto l'anno.
Libro? Quando mai. Lei spiegava. Parlava, parlava, parlava. Bravissima eh, secondo me TROPPO oltre il livello liceale, ma indiscutibilmente brava.
Però le critiche erano infinite anche relativamente a questo metodo.
Ad ogni modo, tornando sul fare le cose più volte, il punto è proprio questo: cioè non si devono fare le stesse cose più volte.
Cambia l'età, quindi la maturità, quindi l'approccio alla disciplina.
La prima volta ti serve per inquadrare "il mondo" nel suo spazio, capire a grandi linee la successione di eventi nel tempo e saperne i fondamentali.
Io feci tutto questo, fino al secondo dopoguerra, alla elementari.
Una GRANDIOSA maestra.
Le volte successive approfondisci, non ti fossilizzi sul fatterello in sé.
Dovrei essere con te e mostrartelo per farti capire bene cosa intendo.
Ad ogni modo non si ha la maturità né il tempo né la capacità di fare tutto a scuola.
Si danno delle indicazioni, un'infarinatura, e gli strumenti per poi muoverti da solo.
Chiudo dicendo che la storia dopo la seconda guerra mondiale è stata fatta da gente ancora in vita, quindi è complessa da gestire.
E sulla seconda guerra mondiale ancora i dibattiti sono infiniti, figurati.
Non lo vedo come un dramma, sta alla curisoità di tutti noi approfondire.

Andrea Ciccarello

Io sono conscio che tra i greci e i romani ci siano una miriade di argomenti, che possano anche attrarre il mio interesse, ma proprio per colpa del programma ripetuto 2 volte tutto quello che può vernine fuori è soltanto un'insieme di nozioni fine a se stesse, che per lo studente sono anche abbastanza noiose.
Tutto quello che hai elencato i professori devono sorvolarci sopra per ben 2 volte nell'arco di 8 anni, proprio perché i programmi sono fatti con i piedi.

Ti sembra normale che per apprendere quello che hai sottolineato tu debba studiare l'argomento a livello universitario dopo che lo si è visto per ben 2 volte nella tua vita? Non sarebbe meglio fare BENE la storia fino all'alto medioevo (a livello globale e non solo mediterraneo) e arrivare fino ai giorni nostri in quinta superiore, invece che fermarsi a malapena alla caduta del terzo Reich?

I problemi dati dalla distanza si superano, cambi gli orari degli autobus, li fai mangiare a scuola, insomma, si può fare tutto se si hanno i soldi.
Io ho parlato di doposcuola come attività pomeridiana principe, proprio perché so che mica tutti sono indipendenti.
Nessuno vede più le scienze come serie B da decenni, la riforma Gentile non esiste più da una vita.
Io farei fare versioni di latino, allo scientifico, per tutti e cinque gli anni.
Chi ha studiato BENE latino (e greco) ed è intelligente ha una formazione linguistica da paura.
Riesce a barcamenarsi nelle lingue con grande disinvoltura e impara in fretta.
Spagnolo, francese, inglese, tedesco, persino coreano e cinese. Da paura.
Io ho studiato latino bel oltre la scuola e mi sono accorto del lascito enorme che ha sulla mente di chi lo affronta. Paragonabile alla matematica fatta allo scientifico, che se fatta come si deve è di livello ALTISSIMO, da sola più che sufficiente per il 90% delle università, con giusto qualche integrazione.
Oggi informatica al biennio esiste in praticamente tutti i tecnici.
Che poi sia semplice è un altro discorso, ma del resto il livello medio degli studenti è così infimo che non si può pretendere troppo.

Ma certo, il materiale interattivo può essere un supporto, per carità.
Il discorso è semplice: non si deve puntare su quello.
Insegnanti, insegnanti, insegnanti.
Studenti, studenti, studenti.
Non computer.
Il computer viene DOPO, molto dopo. Se c'è ok, va bene, può essere utile, comodo, tutto quello che vuoi.
È un di più.
La scuola non è fatta di computer, è fatta di persone. Sono le persone che cambiano le cose, non la piattaforma informatica.
Il motivo per cui si punta molto alla digitalizzazione è togliere le persone, come avviene nelle aziende. Costa di meno e mi fa orrore.
Per quanto riguarda storia, le ore medievale è incredibilmente formativa. Scherzi?
La nascita del pensiero occidentale, l'ellenismo, la grande capacità di Roma di espandersi tramite alleanze, la forza e l'organizzazione militare, le leggi e il diritto, cioè il più grande lascito romano, le riforme dei Gracchi, la necessità delle frumentationis e i problemi conseguenti, le discussioni enormi sulla cittadinanza, e poi ancora la diarchia, la forza del singolo e del senato, le discussioni su Scipione e Cesare e Ottaviano, la politica, e ancora l'integrazione dei barbari nel tessuto sociale, i problemi da esso derivati, la peste e lo spopolamento, il crollo di Roma e la romanizzazione dei barbari.
Queste sono alcune cose solo di Roma, potrei continuare sullo sviluppo delle infrastrutture, sulla riforma monetaria di Nerone, sulla tolleranza religiosa ma i vincoli a cui un cittadino romano era sottoposto e la necessità di quei vincoli, e l'utilizzo successivo della Chiesa e dei vescovi, la nascita della Chiesa e il Concilio di Nicea, la decadenza e la corruzione della corte, e direi che basta.
Un periodo molto bello, e ti ho parlato praticamente solo di Roma.
Gli altri sono i Greci, ma sono figlio di Roma e mi piace più Roma :)
Geografia? Beh, geografia non è mica una brutta materia, nonostante a me piaccia molto meno.
I paesaggi, l'utilizzo del territorio, geografia antropica ed economica.
Anche quella è interessante.
La riforma Gentile non esiste più, è stata massacrata per decenni, se hai professori che ancora dicono questa cavolata è solo perché sono vecchi o vecchi dentro, cioè ripetono a pappagallo quello che sentirono da studenti.
La scuola ha un problema fondamentale, che prescinde le riforme di stoca... I soldi.
Se ne spendono pochi.
In Italia si spendono tutti i soldi per l'assistenza agli anziani, tra sanità, pensioni, sussidi, invalidità e compagnia che non per i giovani.
Perché alla gente, delle scuola, non interessa un cavolo.
Serve avere il pezzo di carta, imparare due cose e via.
Della formazione vera e dell'educazione non interessa niente a nessuno.
Bene che vada istruisce su qualche nozione, punto.
È una scuola fallita, e andrà sempre peggio.
Quelli che erano studenti sotto la riforma Gentile hanno portato l'Italia ad essere uno dei paesi più potenti del mondo, con una produzione e capacità che superavano praticamente tutti gli altri paesi europei, tanto che l'Italia aveva un peso politico in Europa enorme, moltissimo dell'attuale UE viene da spinte italiane. Siamo tra i principali artefici dell'Europa.
Quelli che l'hanno massacrata hanno combinato solo disastri.
Nessuno considera le scienze come serie B da decenni, semmai è il contrario, BASTA con Gentile.
La verità, molto semplice, è che è molto più difficile far appassionare i ragazzi alla matematica che non alla letteratura.
Mi sembra solo normale, non è un problema.

Io utilizzo la tecnologia e la sfrutto, non sono contrario ad essa.
Se lo fossi, non sarei qui.
Non condivido però, per niente, l'idea che possa sostituire l'insegnante.
Logicamente il meglio possibile consista nell'avere sia la giusta quantità di insegnanti che la tecnologia di supporto, ma dovessi fare una scelta, per me, è l'insegnante quello che conta.
L'insegnante motiva, dà gli strumenti, aiuta, dialoga, istruisce ed educa.
La tecnologia, da sola, non fa nulla e la si usa quanto più e tanto meglio si è formato e "ricchi dentro".
Se hai una certa formazione su YouTube andrai a cercare gli approfondimenti di chimica, se non ce l'hai ti sparerai di Pantellas e basta.
L'utilizzo del PC... Non è troppo complesso far utilizzare il PC ai ragazzi.
Ogni tanto basta dare loro come consegna una presentazione, una relazione, una tesi.
Poi ovvio che non si può fare un discorso generico al 100%, non puoi mica pensare di fare il geometra senza usare AutoCad, ma mi sembra palese.
Il mio discorso è semplice: da quando sono nato sento SOLO parlare di riforme, di tecnologia, di programmi.
Quando ero studente di scuola le condividevo anche, figuriamoci. A qualsiasi studente dai la possibilità di giocare con il computer nuovo ed è felice.
Ad oggi, e non sono mica passati tanti anni, ritengo tutta quella roba un assoluto "di più", che se c'è va bene, se non c'è poco male.
Le mie lezioni di analisi, fisica e chimica a ingegneria sono state fatte praticamente al 99% con lavagna e gesso, più qualche presentazione che di fatto non era che un riassunto del manuale.
A scuola, coi ragazzini che cercano delle figure di riferimento e degli esempi, degli uomini e donne forti e autorevoli, ci si vuole nascondere dietro la tecnica.
È un ragionamento che non condivido.
Per me vengono prima di tutto le necessità formative ed educative di insegnanti e studenti, umane, solo dopo tutto il resto.
Da studente la voglia di imparare ce la trasmettevano quei professori capaci di tenere quelle lezioni meravigliose, con la loro oratoria e capacità di coinvolgimento.
Non i click.
Molto semplice.
Ripeto, è ovvio che alcune scuole, soprattutto nelle fasi conclusive, necessitano anche di altro. È scontato, ne va della loro essenza.

Marck132

Hai ragione e al contempo torto. Non puoi dare "solo" persone fino all'università e poi pretendere che sappiano usare un computer. Già oggi ci sono studenti estremamente ignoranti a livello informatico. La rovina probabilmente è causata dall'abbandono dei pc che richiedono conoscenza, per telefoni, app e tablet che gridano: non pensare ci pensiamo noi.

È fondamentale integrare la dad nella scuola moderna, dare modo ai ragazzi di essere, se vorranno, pronti per lavori moderni che richiedono capacità informatiche che non puoi vedere per la prima volta in classe universitaria.

Come insegnante ho avuto il piacere di scoprire che meno della meta degli studenti delle mie classi, hanno subito effetti negativi dalla sola dad; la maggioranza è piu attenta e motivata di prima e ha saputo dare piu valore alla scuola scoprendo anche che ne sentono la mancanza (di quella in presenza).
Ovvio deve essere una fase temporanea che si concluderà, la sola dad ha tutti i limiti possibili, ma integrare le tecnologie usate e le abilità richieste da parte di studenti ed emeriti colleghi rimasti al calamaio è fondamentale per completare i profili degli studenti.

A mio avviso non basta un foglio e una penna. Bastava, ci si può accontentare, io voglio di più per me e i mei studenti.
Se vedi solo come un contorno la potenza e le possibilità che oggi abbiamo a disposizione, forse sei uno di quelli rimasti al calamaio.
Può andar bene visto che immagino tu insegni una materia umanistica ma sarà sempre piu un limite, perche un insegnante competente, volenteroso che sa usare ogni strumento possibile per raggiungere tutti i propri studenti è meglio di un bravo insegnante motivato che conosce solo carta e penna.

I ragazzi non sanno ricercare le fonti, ne usare applicativi complessi o imparare da soli ad usarli... Sono inermi di fronte al mare della tecnologia. È nostro dovere prepararli e non isolarli in una bolla prossemica.

Ovviamente è il mio parere.

Andrea Ciccarello

Posso assicurarti che alla seconda volta che ripeti lo stesso concetto lo studente medio non trova differenze, al massimo la noia.
Esempio pratico è lo studio dell’era pre medievale, studiata 2 volte e mai digerita in alcun modo.
Il professore può essere il più bravo del mondo, ma se mi devi fare 2000 + anni in un quinquennio, in cui al massimo hai 2 ore alla settimana, o tagli brutalmente i concetti oppure semplicemente non finisci i programmi, come avviene in quinta in cui per certa gente oltre la seconda guerra mondiale esiste soltanto un vuoto cosmico, incolmabile in alcun modo.
Una volta abbiamo fatto dei sondaggi per determinate date importantissime della nostra storia e non ti dico cosa sia venuto fuori.
Meglio fare 1 sola volta l’argomento, ma spaziare il più possibile nel mondo. Non è possibile che nessuno sappia come sia andata la guerra di Corea o lo sviluppo post anni 80 della Cina. Sono nozioni fondamentali nella società globalizzata di oggi, ma totalmente intonate da qualsiasi programma.
Ormai l’istruzione italiana non si riesce a schiodare dalla riforma gentile degli anni 20. Siamo rimasti lì da troppo tempo.

Anzi peggio ancora al biennio del liceo hanno ancora la malsana idea di far finta di spiegare la geografia, come se il professore di storia abbia la minima intenzione di perdere 1 ora alla settimana per una materia, che dopo alle medie non dovrebbe esistere, almeno come materia singola e indipendente.

Per la questione di internet la cosa è in realtà la prendo da un altro punto di vista. Per non so che logiche di mercato quando incominci ad utilizzare un libro il primo anno devi portarti appresso l’intera edizione di quell’autore per i 5 anni a seguire. Perfetto, il nostro libro di fisica era totalmente inutile con gli esercizi e l’unico modo in cui la nostra prof riuscì ad aiutarci fo l’utilizzo di materiale online in cui ci fossero degli esercizi (guida e pratici).

Poi praticamente in ogni materia abbiamo utilizzato nel tempo il materiale interattivo delle varie piattaforme. Vuoi per esercitarci per una particolare prova o per le slide di Chimica abbiamo usato tutte le varie piattaforme.

Perdonami, avevo anche io la spocchia dello studente secchione.
Non dico questo per sminuirti, semplicemente mi fa sorridere e mi accorgo che certe cose non cambiano mai e ... niente, ormai faccio parte dell'altra parte, anche se non ufficialmente :)
Internet è un mezzo meraviglioso e potente, ma a uno studente serve poco e niente.
Non sostituisce un manuale né tantomeno un bravo insegnante, è zero rispetto a un manuale e sotto zero rispetto a un bravo insegnante.
Sarebbe come immaginare che la televisione possa educare al posto dei genitori, non è così.
La TV è la stessa, ma le persone rispondono ad essa in base all'educazione ricevuta.
Così avviene con tutto.
I programmi di storia io li ho ripetuti non 2 volte, bensì 4.
E ogni volta la stessa cosa diventa diversa. Magnifico.
Un po' come quando lessi il signore degli anelli. L'ho letto a 12 anni, a 14, a 17, a 21, a 24 (numeri indicativi).
E cavolo, ogni volta è diverso, è incredibile. Così la storia, poi dipende sempre da come la si fa, ma questo dipende appunto da come il teatrante che si chiama professore sa insegnarla.
Filosofia? In filosofia si impara il grosso, il succo. Molto base, giusto gli strumenti.
Vuoi conoscere davvero un filosofo? Niente di più semplice, leggilo.
Ti dirò di più: rileggilo. E, dopo un po' di anni, ancora.
Dai, non può farlo la scuola questo.
Ah sì, però si potrebbe approfondire un autore accanto a tutti gli altri.
Sono d'accordo, ma non c'è tempo. E, diciamocelo, sarebbe un INCUBO per molti studenti non predisposti.
Si fa il possibile.
La tecnologia inizia a servire all'università. A scuola è un orpello, il più delle volte dannoso... Guarda, aiuta moltissimo per le lingue, te lo concedo.
Fine.
Il resto è un di più.

db1997

Io son stufo di vedere le lezioni a pezzi ma tant'è

Overwiew_marcia

Con i risultati scolastici dei minorenni ospitati su server privati, pronti per esser venduti al miglior offerente nella darknet... "Soldi facili...!" (cit.)

Andrea Ciccarello

:)

Andrea Ciccarello

Oltre agli insegnanti e gli studenti c'è molto di più, basta considerare come siano pensati male i programmi di determinate materie e il gioco è fatto, sei riuscito a rovinare un'intera generazione di studenti.
"un bravo insegnante e studenti volenterosi con un foglio di carta e una matita" faranno sempre troppi pochi argomenti se per esempio in storia ripeti per 2 volte gli stessi programmi nel giro di 8 anni o se in Filosofia devi fare x mila autori senza approfondirne 1.

Gli studenti e gli insegnanti non sono tutto e le tecnologie aiutano molto nell'apprendimento. Se non utilizzassimo internet saremmo ancora nell'epoca del ""c'è scritto questo sul libro e questo dobbiamo fare

Che sia retrograda a me importa ZERO.
Del registro cartaceo o elettronico importa ZERO.
La scuola è fatta da due enti: insegnanti e studenti.
Punto, il resto è orpello.
L'insegnante deve essere bravo e motivato e lo studente deve essere rispettoso e partecipe.
La scuola è questa.
Più insegnanti hai e meglio è, più gli studenti rispettano il ruolo e meglio è.
La macchina è un supporto, ma un bravo insegnante e studenti volenterosi con un foglio di carta e una matita saranno sempre 100 volte meglio di un pessimo insegnante con pessimi alunni ma con la migliore tecnologia esistente.
La tecnologia serve alle università e alle aziende, alle scuole servono le persone.

Colleghi studenti in un liceo :)
Ripeto, sei solo un esempio e non so neanche quanto positivo (non parlo di te, quanto dei prof), poi conta molto la classe in cui stai, se sei del quinto mi sembra il minimo, per dire.
Io ho uno spettro di una trentina di ragazzi dagli 11 ai 18 anni e che coprono varie categorie scolastiche, dal liceo scientifico e classico all'alberghiero e all'itis, più altre discussioni con altre persone che ne hanno altrettanti.
Insomma, la media è questa qui, ovviamente più sei grande e meglio va, ma il periodo più delicato consiste nei primi anni, non negli ultimi due.
Altro periodo molto delicato sarà poi il cambio e l'ingresso all'università, mi raccomando a fare un buon orientamento in base alla passione e a ciò che vorresti fare in ambito lavorativo, nonostante la vita sia imprevedibile e i piani così a lungo termine hanno una valenza relativa. Però avere un saldo obiettivo è molto importante, è un'ancora che spinge a superare ogni difficoltà, perché l'università è tosta e sarai molto solo, nessun aiuto vero e dovrai autogestirti.
P.S. però si rimorchia da morire all'uni, quindi non tutto il male vien per nuocere :)

Andrea Ciccarello

Conosco un Liceo Classico che fine a qualche mese fa non aveva mai utilizzato il registro elettronico (che pagavano) e sfruttavano ancora i registri cartacei. Poi ci lamentiamo che la scuola italiana è retrograda ecc.

Andrea Ciccarello

Nella mia scuola sono tutti così, infatti il preside ha dovuto fa uscire il comunicato in cui consigliava di rallentare con le lezioni.
Se vuoi te lo allego, non è nulla id che.
Sarà il fatto che mi trovo in un liceo e probabilmente i miei colleghi studenti hanno una mentalità più vicina a quella universitaria, più che un itis per dire, proprio per questo probabilmente ci siamo adeguati alla cosa molto più velocemente rispetto ad altri istituti.
Per dire noi abbiamo iniziato con le lezioni, sulla piattaforma di Microsoft praticamente il D1 delle restrizioni in Emilia Romagna.

Non abbiamo mai fatto così poche ore, ma siamo lo stesso al "pari" con il programma.
Metto le virgolette perché già da Settembre determinati professori avevano specificato dove saremmo arrivati entro Giugno.

Non sia mai!
Non mi spingo fino a quel punto!

Sei un'eccezione e comunque i tuoi professori non stanno rispettando le circolari del ministero.
In realtà le elementari non le conosco, ma le medie e le superiori sì e parlo della maggioranza di quelle.
Poi ci sta sempre l'eccezione, una docente di italiano che conosco fa video lezioni di 4 ore che anche io ascolterei per il puro piacere di sentire una persona così brava e talentuosa, ma una rondine non fa primavera e anche lei sa perfettamente di non rispettare ciò che dovrebbe, ma se ne f0tt€ :)

Andrea Ciccarello
Frankbel

La didattica a distanza è un surrogato scadente di quella in presenza. I colossi del digitale cercano di spingere a cambiamenti radicali, ma spero che a emergenza conclusa si ritorni integralmente alla docenza in presenza. Le forme blended rischiano di creare ulteriori divaricazioni tra classi sociali a evidente svantaggio di quelle meno abbienti.

Andrej Peribar

non ci resta che ridere per non piangere :P

Andrea Ciccarello
Andrea Ciccarello
- lentezza nei programmi. La didattica a distanza costringe a programmi molto diluiti e semplificati. Questo mortifica i migliori e rilassa i peggiori.


Sarà che non sono alle elementari, ma da quando abbiamo incominciato le videolezioni abbiamo fatto molto più programma del solito e infatti il preside ha consigliato di fare ore da 45 minuti e di non fare lezione dalle 8 alle 9

Andrej Peribar
Andrea Ciccarello

Non so che registro elettronico tu possa sfruttare, ma per esempio il mio è totalmente inutile e sopratutto inadatto a qualsiasi videolezione.
Fai conto che mi vidi il loro “tutorial” e praticamente dicevano di fare una live su YouTube (sempre Google) e di linkare la live sul registro. Matti da legare.
Noi siamo andati su teams più che altro perché già utilizzavamo la piattaforma già da 2/3 anni e quindi siamo andati con loro in modo naturale.

Il problema del registro elettronico è che non va bene.
Molte scuole che conosco hanno iniziato usandolo, ma era un totale delirio.
Classroom e Teams sono nettamente migliori.
Certo, questo comporta i problemi che hai denunciato, ma il punto è semplice: la didattica a distanza deve finire.

Elena_T

È andata proprio così. Comunque ho sistemato il link in "Fonte", adesso ci trovi il comunicato stampa di Microsoft :)

Non insisto, però almeno denuncio ciò che so perché è ciò che vedo.
Questi articoli, queste proposte e queste idee a me fanno orrore, perché non saranno mai viste come un'integrazione ma una sostituzione, una ricerca verso l'economia quando non è così.
Appunto, la Scuola non è un'azienda che deve cercare di massimizzare i profitti con i minimi costi.
Come non lo è la sanità e come non lo è la sicurezza.
Sono le tre S dello stato moderno, Scuola, Sanità, Sicurezza, a fondo perduto.
Certo non puoi sforare il bilancio complessivo dello stato, ma non si ragiona lì pensando al "investo 1, guadagno 5".
Non funziona così.
Alle scuole non servono macchine.
Una scuola con i migliori macchinari ma pochi insegnanti e poco stimolati vale molto meno di una con ZERO macchinari ma tanti insegnanti e molto stimolati.
Quasi l'opposto di un'azienda, dove al contrario più macchine e meno persone ci sono e meglio è.
Non sono ragionamenti complessi.
Siamo il paese che spende in istruzione meno di chiunque anno rispetto al PIL.
Noi spendiamo un botto di soldi per i vecchi, punto.

Elena_T

Sistemato, grazie :)

Hai parlato di scuola d'estate :)
Non ho scritto di continuare con i programmi durante l'estate, ma di usare insegnanti ed edifici per attività utili.
Il resto più o meno già lo si faceva, con risultati bene che vada divertenti.
Serve fisicità. Serve tempo.
Ad esempio se l'insegnante dà un esercizio e lo studente non riesce a farlo deve sbatterci la testa, ancora e ancora, finché qualcosa viene.
Se dovesse avere la possibilità di chiedere agli insegnanti sarebbe la fine. Attività di doposcuola e recupero pomeridiano, oltre che infinite altre attività legate alle arti e allo sport si possono ugualmente fare negli edifici scolastici, e questo rientra ugualmente nella "scuola a tempo pieno".
So che costa, ma sarebbero molto, molto utili e comunque un contributo alle famiglie per attività aggiuntive non mi sembra un dramma, ma è un altro discorso.
Le videoconferenze possono essere semi utili per i aiutare i colloqui tra genitori ed insegnanti, ma niente che una normale chiamata al telefono già non faceva da 100 anni a sta parte.
Le scuole non sono aziende, non si vuole capire.
Gli studenti non sono lavoratori.
Ripeto 100 volte: basta con la scuola Confindustria.
Se proprio si vuole l'ultimo anno, con studenti già maggiorenni, si può iniziare a fare qualcosa dal punto di vista "lavorativo".
Poi le strutture sociali dovrebbero terminare e integrare la formazione al lavoro dopo la scuola. Si muore a 80 anni, non si smette di formarsi a 19.
Ma il problema vero non sono mica i collegamenti scuola lavoro, queste sono ugualmente chiacchiere per gli stolti.
Il problema è che il lavoro non c'è, e questa mancanza non dipende dalla formazione degli studenti ma ha origini molto più profonde e molto più difficili da risolvere.
Poi certo, nella stagnazione sta chi se la può cavare meglio, ma è un discorso da falliti.

GianTT

Non concordo sulla scuola d'estate, semmai potrei sul fatto che si potrebbe ripensarla estendendola anche per qualche giorno a settimana nei periodi estivi per offrire corsi di recupero, volontari di potenziamento o corsi su materie affini al proprio indirizzo ma non nel programma.
Poi ho scritto un commento simile, condivido che la scuola sia fondamentale e che sia fondamentale per i ragazzi starci e star insieme, però si possono utilizzare questi strumenti di videoconferenza per altro, pensavo alla possibilità di far ricevimenti pomeridiani senza dover restare fisicamente a scuola (non tutti abitano vicini all'istituto), per corsi opzionali pomeridiani, di offrire anche sessioni da remoto per il supporto nello svolgimento dei compiti a casa e cose del genere

Andrej Peribar

Certo che fanno i tagli per la scuola pubblica.

Il popolo deve essere privato dei mezzi di analisi e critica per produrre un pensiero indipendente che mette in discussione le logiche dei ragionamenti che gli vengono posti e solo sufficiente a scegliere dove schierarsi fra dicotomie.
Come ve lo devo spiegare?

E nulla ancora insisti.

L'elite manderanno i figli alle private.

uncletoma

Il link fonte è sbagliato :)

GianTT

La didattica a distanza è insostenibile in questo modo, nel lungo periodo. E' accettabile in un contesto universitario magari, ma soprattutto per i bambini e i ragazzini è fondamentale che l'insegnante stia vicino e che gli stessi alunni possano interagire insieme per formarsi anche come individui.
Non sarebbe male se questo esperimento venisse però affiancato alla didattica tradizionale per altri contesti, come i corsi pomeridiani, quelli di approfondimento, i ricevimenti con i professori oltre che per permettere a chi è impossibilitato ad andare a lezione per qualche giorno di non perdere ore importanti seguendo da casa...

Samuele Capacci

tanto sul proprio computer se usi edge chromium dovrebbe funzionare allo stesso modo, comunque allucinante quella circolare, come se uno non potesse sceglere che browser usare, purtroppo non credo che l'antitrust farà qualcosa per una sola segnalazione...

oeppo

Guarda sfondi una porta aperta, sei uno del pochi che lo fa notare. Si sta creando una specie di guerra tra google e microsoft per imporre le loro piattaforme, e grazie alla compiacenza di alcuni dirigenti scolastici e professori si sta cercando di indottrinare gli studenti verso questo sistema (avranno degli interessi economici insegnanti e presidi?). Ho dovuto leggere una circolare che era uno spudorato spot verso google con tanto di imposizione nello scaricare Chrome come browser e di evitare l'uso degli altri (ho provveduto a segnalare la cosa all'antitrust). Ho scritto e fatto presente la cosa alla dirigente scolastica, facendogli notare che pagano una licenza per una piattaforma che i ragazzi già usano come registro elettronico e che permette tra le altre cose anche le videochiamate di gruppo e, la scuola non ha mai preso in considerazione di usare. La risposta a questa e altre mie perplessità é stata di non impicciarmi. Allo stato attuale siamo sul piede di guerra e abbiamo adottato la tecnica del boicottaggio, vi giuro che sono pronto a ricorrere alle vie legali. Peccato che non posso postare la circolare in questione perché ci sarebbe da farsi 4 risate, e riuscita a metterci in mezzo pure Diego Armando Maradona in un contesto dove si parla di didattica a distanza.

TheFluxter

Ho idea che quelle slide siano state fatte vedere durante il "Microsoft Edu Day" e poi siano state condivise ai partecipanti, mentre l'articolo mi sa che è stato proprio scritto di sana pianta da Elena Toni. Senza fare traduzioni "straduzionate"

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