Google abbassa le commissioni del Play Store per le app musicali

22 Ottobre 2021 4

Google ha abbassato le commissioni del Play Store per le app di streaming musicale: al posto del tradizionale 30%, la società di Mountain View ha annunciato che per tutti i servizi in abbonamento (per esempio Spotify) si scenderà al 15% fin da subito, non dal secondo anno in poi, mentre per le app on-demand si potrà arrivare fino al 10%. Quest'ultima tariffa sarà riservata anche alle app per la lettura degli ebook.

Usando un giro di parole piuttosto arzigogolato la società dice che la scelta è stata dettata dai bassi margini del settore; ma è facile immaginare che un ruolo tutt'altro che marginale lo stiano ricoprendo anche le varie proteste e azioni legali di aziende come Spotify ed Epic Games - che sì, opera in un campo completamente diverso, che è quello dei videogiochi, ma il nodo gordiano della questione è sempre quello, e cioè che i proprietari degli store digitali mobile applicano delle tariffe troppo alte (a detta delle accuse, naturalmente).

L'applicazione di queste commissioni agevolate è a discrezione di Google: i portavoce della società l'hanno confermato ai colleghi di The Verge. Gli sviluppatori che ritengono di essere idonei possono contattare l'assistenza del Play Store e Google deciderà - non è chiaro in base a quali parametri - se ridurre le commissioni e di quanto.

La faccenda del 15% in abbonamento fin da subito sembra particolarmente significativa. Per ricapitolare come funziona di solito: quando un utente si abbona a un servizio tramite gli acquisti in-app del Play Store, per i primi 12 mesi Google trattiene il 30%. Dopodiché si scende al 15%. Tuttavia, se un utente interrompe l'abbonamento il contatore si azzera; e in questo settore il livello di customer churn, appunto il tasso di utenti che interrompono l'abbonamento (per esempio per cambio servizio) è tendenzialmente piuttosto elevato, più che per esempio nel settore del video streaming.

Nel settore di Netflix, Disney Plus e Prime Video, i contenuti esclusivi possono indurre l'abbonato a tenere attivi anche più abbonamenti, mentre nella musica la questione esclusive è praticamente inesistente, quindi ci sono pochissime ragioni per tenere attivi due abbonamenti a servizi che offrono praticamente lo stesso catalogo (le cose stanno effettivamente cambiando, soprattutto grazie ai podcast, ma per ora il fenomeno non ha ancora raggiunto la massa critica).

Pur di evitare le commissioni elevate, molti servizi preferiscono offrire all'utente un'esperienza di rinnovo degli abbonamenti un pochino più scomoda, per esempio indirizzandoli al loro sito ufficiale. Come Apple, Google impone delle condizioni piuttosto severe a come questi sistemi di pagamento alternativi vengono offerti nelle app - per esempio non si può includere un link diretto al pagamento, solo indirizzare in modo generico alla pagina Web rilevante. Questa limitazione è quella che ha scatenato il Fortnite Ban: Epic Games ha deciso di ignorare questa regola ed è stata espulsa dal Play Store. Importante: questo articolo è incentrato su Google, ma fondamentalmente la situazione è analoga anche in casa di Apple.

In effetti per Google la questione è anche più delicata, per certi versi. In una recente intervista, l'amministratore delegato Sundar Pichai ha osservato che la società non riceve alcuna commissione né dalla vendita dei dispositivi Android né dai ricavi degli operatori di rete. In qualche modo l'ecosistema si deve finanziare, osserva Pichai, e al momento proprio le commissioni sugli acquisti del Play Store sono la principale fonte di introiti. Apple, invece, guadagna anche vendendo i suoi iPhone e iPad.


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Commenti

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CAIO MARIOZ

Dubito allenti la presa…
Anche perché il 30% delle commissioni lo paga meno del 2% degli sviluppatori su AppStore.
Saranno 400’000 sviluppatori.
Tutti gli altri 20 milioni pagano il 15% perché fatturano meno di 1 milione di dollari/anno

Developer
momentarybliss

Ho letto anche che dal primo gennaio 2022 la riduzione al 15% della sua quota sarà esteso a tutte le app, a patto che supportino l'ultima versione di Android. Vediamo adesso cosa farà Apple

Walter

Secondo me è sono usciti gli accordi con alcune società che prevedevano commissioni più basse da qui l' estensione a tutta la categoria

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