Spotify, Tile e Match accusano Apple e Google di pratiche anticoncorrenziali

22 Aprile 2021 5

Tile, Spotify e Match contro Apple e Google, accusate di addebitare tariffe elevate oltre a copiare le loro idee. Nelle scorse ore, l'antitrust statunitense ha interrogato dei funzionari di Apple e di Alphabet relativamente alla posizione dominante dei loro store di applicazioni e in merito al possibile abuso di potere a scapito dei concorrenti chiamando a testimoniare diverse società.

Secondo la senatrice Amy Klobuchar, l'App Store di Apple è un letteralmente un "monopolio" e che sia la società di Cupertino che Google possono usare il loro potere per "escludere o sopprimere le app che competono con i loro prodotti" e "addebitare commissioni eccessive che influiscono sulla concorrenza".

Dal canto loro, i rappresentanti delle due società hanno affermato che lo stretto controllo e le regole che impongono sui loro store sono dei requisiti necessari affinché vengano applicate e mantenute attive le misure di sicurezza utili a proteggere i consumatori.

Horacio Gutierrez, Chief Legal Officer di Spotify, ha affermato che gli sviluppatori di terze parti sono ciò che rende l'iPhone di successo e che Apple "abusa della sua posizione dominante per isolarsi dalla concorrenza e svantaggiare servizi rivali" come quello che offre Spotify imponendo tariffe che l'hanno resa meno competitiva. Secondo Gutierrez, sarebbero diversi gli esempi in tal senso.

Jared Sine, rappresentante legale di Match, ha testimoniato raccontando una storia relativa al rifiuto da parte di Apple di un aggiornamento per Tinder che conteneva funzionalità volte a migliorare la sicurezza degli utenti.

Il nuovo AirTag di Apple

Kirsten Daru di Tile, infine, ha puntato il dito contro gli AirTag appena annunciati definendoli come un tentativo da parte di Apple di "entrare nel mercato" e "prenderne il controllo". L'app Dov'è, afferma Daru, è installata nativamente sui device di Apple e non può essere eliminata:

"Accogliamo favorevolmente la concorrenza, ma deve essere una concorrenza leale e il modo in cui Apple compete è palesemente ingiusto. Apple ha sfruttato ancora una volta il suo potere di mercato e il proprio dominio interrompendo efficacemente la nostra esperienza utente e indirizzando i nostri utenti a Dov'è"

Secondo Apple, invece, gli AirTag sono una naturale evoluzione della sua app utilizzata per localizzare i dispositivi Apple smarriti, per condividere le posizioni degli utenti ed è stata introdotta nel 2010, prima della fondazione di Tile. Il mese scorso, Apple ha aperto l'accesso a questa applicazione anche a oggetti di terze parti e Chipolo, una startup competitor di Tile e degli AirTags, la sta già utilizzando.


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Commenti

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Alcmaeon

Qualsiasi servizio o prodotto che Apple e Google rilasciano su proprie "piattaforme" sono inevitabilmente migliori degli altri: da una parte perché hanno risorse finanziarie infinite e dall'altra perché quelle piattaforme sono interamente sotto il loro controllo e si possono integrare le funzioni direttamente nel sistema operativo.

Da AirPods a Google Pay/Apple Pay passando per i Pixel e per "Dov'è", è tutto in nettissimo vantaggio sui concorrenti.

Non può esistere concorrenza leale in questo modo.

Gabriele Porcu

Ridicoli

iTunexify

Questi di Tile stanno attaccando Apple da due anni riguardo gli AirTag, e sono usciti solo adesso, già questo è abbastanza ridicolo. Mettessero anche loro la compatibilità con Dov’è, visto che è aperto alle terze parti, e probabilmente il problema di cui parlano non si porrebbe. Aggiungiamoci che hanno prodotti meno concorrenziali, e che forse è questo il problema, visto che Tile funziona tramite bluetooth e che sei stai fuori dal raggio ti attacchi.

matteventu
Stefano Bortoletto

Diciamo che c’è sempre stato una sorta di tacito accordo, “noi vi lasciamo il monopolio degli store da cui guadagnate e voi non ci mettete i bastoni tra le ruote coi nostri servizi” ed è sempre andata bene così finché Google e Apple non hanno deciso di invadere i territori non di loro competenza...

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