Recensione Deadly Premonition 2: A Blessing in Disguise. Che passo falso!

09 Luglio 2020 20

Deadly Premonition 2: A Blessing in Disguise è un titolo che una discreta nicchia di giocatori aspettava da diverso tempo. Si tratta del prequel/sequel del primo Deadly Premonition, un gioco uscito nel 2010 su PlayStation 3 e Xbox 360 che al tempo spaccò in due le opinioni del pubblico.

Da un lato troviamo coloro che hanno bocciato sonoramente il titolo in virtù delle sue evidenti carenze tecniche, mentre dall'altro ci stanno tutti quelli che hanno amato alla follia le atmosfere pescate a piene mani dalla serie Twin Peaks di David Lynch, i continui riferimenti alla cultura cinematografica fatti dal protagonista Francis York Morgan (un agente del FBI) mentre dialoga con il suo amico immaginario Zach, la presenza di due mondi di gioco, uno ambientato nella cittadina di Greendale e l'altro nella sua versione oscura e corrotta, popolata da mostri e altre creature demoniache.

Insomma, il primo capitolo aveva tanti motivi per farsi amare e altrettanti per risultare insopportabile. A 10 anni di distanza, Hidetaka Suehiro (in arte Swery) torna sulla sua creatura per darle nuova linfa vitale attraverso un titolo in esclusiva (temporale) per Nintendo Switch. Sarà riuscito Deadly Premonition 2 a conservare gli elementi fondamentali del suo predecessore e ad arricchirli con un comparto tecnico degno di questo nome? Purtroppo no: il nuovo capitolo fallisce nell'impresa e offre un prodotto finale qualitativamente inferiore al primo sotto ogni punto di vista, ma vediamo perché.

LE CARRÉ: LA CITTÀ PIÙ NOIOSA DEL PIANETA

Deadly Premonition 2 è ambientato in due diversi periodi storici. Inizialmente ci troviamo nel 2019, quando un Francis Morgan ormai stanco e in pensione viene interrogato nella sua abitazione da due ex colleghi dell'FBI, in quanto sospettato di aver preso parte ad alcuni degli omicidi sui quali aveva investigato in passato. Nel 2019 impersoneremo l'agente Aaliyah Davis, accompagnata dal collega Simon Jones, durante le indagini sul caso che sembra coinvolgere Morgan.

L'altra linea temporale ci porta direttamente nel 2005, più precisamente nella cittadina di Le Carré, in Louisiana (quindi prima degli eventi del primo Deadly Premonition). Il continuo saltare avanti e indietro nel tempo è dovuto al fatto che le vicende del 2005 vengono narrate dal Morgan del 2019, quindi il giocatore potrà viverle in prima persona, mentre i due agenti ascolteranno increduli alle assurdità sperimentate Morgan qualche anno prima.

York si è ritrovato quasi per caso a Le Carré, tuttavia il suo arrivo coincide con il ritrovamento del cadavere di Lise Clarkson, una giovane rampolla della famiglia più importante e misteriosa della città. Tutto a Le Carré ruota attorno ai Clarkson e il fatto che la giovane sia stata uccisa e smembrata nel corso di un rituale di magia nera provoca sgomento all'interno della comunità, ma allo stesso tempo attira l'attenzione di York, il quale capisce sin da subito di essere l'unico a poter risolvere veramente il caso.


La caratterizzazione di York è forse il miglior aspetto del gioco, in quanto i suoi dialoghi e le interazioni con gli abitanti della cittadina (tutti rappresentati in maniera esageratamente caricaturale, trasformandoli spesso in macchiette) ci lasciano capire sin da subito il suo modo di vedere e affrontare la realtà da una prospettiva che manca del tutto alla gente comune.

York riesce sempre a trovare la logica in azioni apparentemente senza senso, il tutto a patto di sospendere il nostro giudizio nei confronti di ciò che sta accadendo sullo schermo. Se decidiamo di affidarci alla sicurezza palesata da York in quasi ogni situazione - mettendo quindi in atto la sospensione di incredulità -, le vicende dell'agente speciale filano quasi senza intoppi.

Questo è ciò che hanno apprezzato maggiormente i fan del primo capitolo e questo secondo episodio sembra saperlo molto bene, in quanto tutta la sua attrattiva si basa su questo unico elemento: l'amore che si può provare nei confronti di un personaggio sopra le righe come Francis York Morgan.

Mettendo da parte la sua figura, infatti, quello che resta è un titolo impossibile da consigliare, povero dal punto di vista tecnico, ancorato a meccaniche e espedienti che risultavano superati anche 10 anni fa. Per fare qualche esempio, il titolo adotta una struttura open world che non solo non viene sfruttata in alcun modo produttivo, ma diventa superflua non appena si può accedere all'utilizzo del taxi per spostarsi da una zona all'altra.


La cittadina di Le Carré è quanto di più vuoto e anonimo si potesse concepire, nonostante le premesse per renderla interessante ci fossero tutte. Il primo capitolo, infatti, sfruttava l'orario in game per regolare la vita di ognuno dei personaggi giocanti, dandoci la possibilità di osservare lo scorrere delle loro vite a prescindere dalla nostra presenza. Il secondo capitolo riprende questa meccanica, ma non riesce a metterla a frutto in modo produttivo: i personaggi seguono i loro binari in base allo scorrere delle ore senza aggiungere qualcosa alla formula di gioco (se non la seccatura di dover dormire per far avanzare il tempo per entrare in un negozio o parlare con un determinato personaggio) e si spostano all'interno di una città ampia ma desolata, completamente priva di zone attrattive o di situazioni che possano invogliare il giocatore ad esplorarla.

Come in tutti gli open world realizzati male, il tutto si traduce nel cercare di andare dal punto A al punto B nel minor tempo possibile, evitando di entrare in edifici non necessari al proseguimento della trama per non doverci scontrare con i lunghissimi caricamenti e per non essere costretti a girare in skateboard per la città ad una media di 20 fps.

Durante la notte Le Carré si anima un po' grazie alla comparsa di creature demoniache che potremmo affrontare facendo uso di una pistola (che spara proiettili anti alligatore e che assume una forma diversa durante le ore notturne) dotata di un quantitativo spropositato di munizioni. Ogni scontro diventa quindi privo di alcun mordente o difficoltà, visto che si risolvono nel giro di pochi colpi e, nella maggior parte dei casi, senza subire alcun danno. Del tutto inutile la presenza di amuleti e altri potenziamenti che dovrebbero potenziare le statistiche di York, ma che nell'atto pratico non portano alcun reale beneficio.

D'altronde il giocatore è fortemente incentivato all'evitare ogni scontro che non sia indispensabile, in quanto il sistema di mira è atroce e legnoso, degno dei peggiori titoli dei primi anni 2000. Insomma, combattere non ci offre alcun senso di soddisfazione o appagamento, così come avviene con la fase esplorativa.


A ciò si aggiungono gli aspetti assurdi del sistema di quest. Da un lato il gioco ci guida per mano in tutte quelle fasi in cui sarebbe interessante non ricevere alcun aiuto, come ad esempio quelle investigative e l'identificazione dei messaggi misteriosi che ci vengono affidati dall'Oracolo (un deus ex machina che ci dirà sempre qual è il nostro obiettivo successivo). In questo frangente il gioco non ci lascia neanche il brivido di sperimentare, in quanto la soluzione agli enigmi ci viene sbattuta in faccia da York quasi al primo tentativo.

Le missioni secondarie, invece, possono risultare incredibilmente dispendiose (in termini di tempo) in quanto spesso e volentieri veniamo mandati a caccia di oggetti senza alcun indizio sul come reperirli. Questo non sarebbe male se ci fosse un nesso logico tra l'oggetto che cerchiamo e il luogo in cui si trova, se non fosse che nella maggior parte dei casi li troveremo disseminati in punti casuali della mappa, facendoci perdere tempo inutile nella loro ricerca.

Non è chiaro il motivo per cui il tutto sia così sbilanciato, ma il risultato è quello di avere delle missioni principali abbastanza noiose e delle quest secondarie frustranti. Insomma, come anticipato prima, tolto York dall'equazione, Deadly Premonition 2 non ha nulla di attrattivo da offrire al giocatore e si presenta come un'occasione mancata per poter portare la serie tra le mani di un pubblico più ampio.

Prima di passare alle conclusioni vorrei menzionare la presenza di diversi problemi nel bilanciamento dell'audio - con le ruote dello skate che producono un rumore così elevato (solo in alcuni frangenti) da rendere difficile l'ascolto dei monologhi di York -, la ripetitività di questi ultimi (ci sono due dialoghi precisi che vengono costantemente ripetuti ogni volta che ci spostiamo da una zona all'altra), la presenza di glitch grafici di ogni genere, pezzi di interfaccia che si bloccano a caso, compenetrazioni di poligoni e modelli poligonali di bassa qualità. Si salva la longevità accettabile (siamo sulle 15 ore circa, cercando di evitare molte delle quest e delle attività secondarie - dopo la prima volta - come il bowling, il lancio dei sassi sul lago e i giri in barca).

CONCLUSIONI

Deadly Premonition 2: A Blessing in Disguise è il gioco che i fan della serie non meritavano di ricevere. Se il primo episodio ha creato una nicchia di appassionati che sono stati in grado di andare oltre le debolezze del comparto tecnico, apprezzando fortemente la genialità dell'opera di Swery, questo secondo episodio sarebbe dovuto essere un vero atto d'amore nei confronti di questa nicchia; avrebbe dovuto ripagare la loro fiducia con un titolo in grado di rispettare almeno gli standard qualitativi minimi di questo settore.

Ciò che invece traspare è il voler continuare a giocare con la consapevolezza che quella nicchia ha perdonato certi errori una volta e quindi sarà disposta a farlo per sempre. Per portare in commercio un titolo di così basso livello qualitativo (sotto il profilo tecnico, del gameplay e del quest design) è necessaria una forte dose di superbia e sfacciataggine, senza le quali è impossibile non fermarsi, riflettere e chiedersi "è questo ciò che voglio offrire a chi mi ha supportato sino ad ora"?

È davvero un peccato dover prendere una posizione così dura nei confronti di un gioco, in quanto da un lato emerge la volontà dell'autore di provare a regalare ai suoi fan le atmosfere e i personaggi (IL personaggio) che hanno tanto amato, ma dall'altro tocca fare i conti con un'esecuzione pigra, svogliata e menefreghista nei confronti del tempo speso dai giocatori (specialmente quello buttato nel cercare oggetti dislocati casualmente nella mappa).

La scusa del basso budget è appunto una scusa; avere poche risorse a disposizione non giustifica lo sviluppo di un prodotto scadente, bensì dovrebbe spingere gli autori a ridimensionare le proprie ambizioni e a confezionare il pacchetto migliore possibile dato il determinato vincolo di bilancio. La bocciatura del gioco è quindi più una presa di posizione nei confronti di un'idea sbagliata e di un cattivo modo di fare videogiochi: non si può portare sul mercato un prodotto di basso livello qualitativo, piagato da bug che inficiano l'esperienza di gioco e pensare di farla franca solo perché si tratta di un gioco autoriale.

VOTO: 4


20

Commenti

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Winner.IT

Con 123-Switch forse, già Arms ha difficoltà, per non parlare delle grosse produzioni: ingiocabili, ance a detta dello sviluppatore (per adesso). Comunque il passaggio dalle OpenGL alle Vulkan ha sensibilmente migliorato la situazione, soprattutto per che ha GPU ATI.

Arturo Smeraldo

Faccio bene io a giocare su emulatore,risparmio soldi e mi diverto!

DefinitelyNotBruceWayne

L'emulatore funziona benissimo in realtà.

Winner.IT

Fa senso al mondo quello attuale, passeranno anni prima che sia decente...

Winner.IT

O di seconda mano von quei 2-3 giochi inclusi. Qualche volta spunta qualcuno che mette tutta sta roba a 200-250 euro, e a quel punto sarebbe un affare per te.

Winner.IT

I giochi Nintendo sono opere d'arte, sono unici in questo settore, e seguono regole proprie anche come andamento dei prezzi. Di contro, proprio perché non si svalutano, rivenderli di seconda mano ti consente spesso di non perdere quasi nulla del capitale iniziale, invece di quanto succede per esempio ai titoli ps4 che dopo un po' vanno bene per portarli a 3 a 3 da GS per farti fare uno sconto di 15 euro se tutto va bene.

Winner.IT

Non c'entra niente Nintendo né la Switch che è un capolavoro di console per quello che consente di fare. Sono scarsi loro.

Nicola Ramoso

Da quel poco che vedo dagli screenshot la grafica di questo gioco non avrebbe impensierito nemmeno una PS3, quindi come col capitolo precedente si tratta di pessima ottimizzazione.

Pip

La grafica non conta nulla nella fruizione e divertimento di un gioco. Qua è tutta la base che è un problema, se fosse uscito per pc con grafica fotorealistica sarebbe stato comunque noioso

Castoremmi

Riproporre dopo 10 anni gli stessi problemi che aveva il primo gioco e addirittura peggiorare le uniche cose che aveva di bello è veramente da folli

Nuanda

Anche no...

Nuanda

Non si svalutano manco quando li vendi però...lo devi mettere in conto.....

Vergo

botw

Sara Vignali

emulatore al limite.

pietro

yep, i know. Onestamente mi sale spesso la scimmia di prendere una switch per giocare a 2-3 titoli in particolare, ma avrei paura di farle poi prendere polvere perché onestamente di tempo per giocare ne ho veramente poco

Sara Vignali

presente, ma solo se hai una switch del 2017 e primi mesi del 2018.

Sara Vignali

Non sono neanche furbi, se la switch con le frequenze limitate da mamma nintendo risulta essere un cesso a pedali bisogna che il gioco lo adatti all´ hardware. Fai si un "open world" ma a corridoi o comunque metti tante pareti scenografiche per ridurre la roba da mostrare su schermo. Dragon Quest XI e´ un chiaro esempio di questo concetto. Meglio caricamenti tra un area ed un altra che una costante tortura per gli occhi.

pietro

io ad esempio non rivendo i giochi, perché ogni tanto mi piace rigiocarci e credo che alla stessa maniera gran parte della gente. Onestamente, brutto a dirsi, ma la mod è quasi obbligata

Ken

per me il costo alto dei giochi nel tempo è un pregio non un difetto
lo prendi usato lo giochi e lo rivendi usato alla stesso prezzo o quasi. in pratica a parte qualche euro ti spari tutti i giochi che vuoi. discorso diverso se vuoi collezionarli

lnzs_1

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