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Oliver Taylor, da deepfake a "giornalista": la nuova frontiera delle fake news

17 Luglio 2020 30

Il fenomeno dei deepfake diventa sempre più grave e diffuso, al punto che le grandi aziende del mondo della tecnologia sono già scese in campo per realizzare strumenti in grado di contrastarlo. Sebbene possano essere utilizzati anche per realizzare contenuti divertenti e leggeri, i deepfake rappresentano un potente strumento attraverso il quale veicolare disinformazione, come ci dimostra l'ultimo caso riportato da Reuters.

Al centro della vicenda troviamo Oliver Taylor, uno studente dell'Università di Birmingham che si diletta a scrivere articoli amatoriali che vengono pubblicati da testate come il Jerusalem Post e il Times of Israel. Taylor è infatti molto vicino al tema dell'antisemitismo e alle comunità ebraiche - essendone un appartenente - e la sua attività online si basa principalmente sulla preparazione di piccoli editoriali e articoli d'opinione. Sin qui nulla di strano, se non fosse che Oliver Taylor non è mai esistito (almeno in questa forma, probabilmente ci sarà un omonimo a cui fischiano le orecchie), in quanto si tratta di un deepfake montato ad arte.

La foto di Oliver Taylor e una heat map utilizzata per verificarne l'autenticità. Le zone più chiare sono quelle riconosciute come modificate dal software utilizzato per generare il deepfake

La scoperta arriva in seguito alla pubblicazione di un articolo di Taylor su una testata ebraica pubblicata negli USA, il The Algemeiner, nel quale attacca direttamente due personaggi famosi all'interno della comunità, Mazen Masri e la sua compagna Ryvka Barnard (attivista per i diritti dei palestinesi), definendoli "noti simpatizzanti dei terroristi".

Masri è un accademico inglese che è divenuto famoso nel 2018 in seguito alla sua collaborazione nel caso che ha coinvolto la società israeliana NSO Group Technologies e il suo software di spionaggio Pegasus, accusata da un gruppo di utenti messicani che avevano scoperto l'utilizzo dello strumento sui propri dispositivi. La posizione di Masri e della Barnard era quindi perfetta per portare un attacco diretto alla coppia, facendo insinuare il dubbio che potessero essere in qualche modo legati a dei gruppi terroristici.

Accuse respinte sia da Barnard che da Masri, i quali hanno subito cercato di capire il motivo di tale attacco e da chi provenisse realmente. Masri è quindi riuscito a recuperare qualche informazione su Taylor - inclusa la sua foto, quella che trovate poco sopra - ma sin dal primo momento gli era chiaro che qualcosa non tornasse; l'immagine aveva qualcosa di sospetto ma non era chiaro cosa. Ciò ha portato Masri a esporre il caso a Reuters e l'agenzia di stampa ha prontamente condiviso l'immagine con 6 diversi esperti del settore che hanno confermato la natura artificiale dell'immagine.


Questo è stato il momento a partire dal quale l'intera identità di Oliver Taylor ha cominciato a sgretolarsi, in quanto - andando a scavare in profondità - ogni elemento legato alla sua persona è completamente falso. Ovviamente è impossibile ottenere dati sensibili come data e luogo di nascita, ma ciò non vale per quanto riguarda la verifica del presunto percorso di studi del deepfake.

Nessun Oliver Taylor è presente nei registri dell'Università di Birmingham, nessuno dei giornali per cui ha lavorato è stato in grado di confermarne l'identità - in quanto il giovane non ha mai richiesto pagamenti per i suoi articoli -, l'indirizzo Gmail utilizzato per le sue comunicazioni è in silenzio radar da ormai diverso tempo e il numero telefonico che era solito fornire non è più funzionante. Insomma, tutti i chiari segnali di un'identità creata a tavolino con un unico scopo: seminare disinformazione attraverso la pubblicazione di articoli in grado di polarizzare l'opinione pubblica.

Ma smascherare Taylor non è stato semplice, in quanto gli strumenti utilizzati per analizzare la sua foto profilo non sono certo alla portata di tutti, visto che è stato impiegato del software solitamente utilizzato dalle forze dell'ordine. Per avviare questo tipo d'indagine, inoltre, occorre anche capire - o averne il fondato sospetto - che il proprio avversario non sia una persona reale, bensì un'identità completamente falsa.

Ed è proprio su queste difficoltà che si basa il sistema utilizzato da chi ha creato Oliver Taylor, la cui reale identità non è ancora stata scoperta. La vicenda ha comunque portato alcune delle testate che in passato hanno pubblicato gli articoli di Taylor ad adottare criteri più stringenti per la verifica dell'identità dei propri collaboratori, dal momento che i metodi precedentemente usati hanno permesso che ciò accadesse.


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Commenti

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Theta

Ma infatti quello intendevo
Mica userei il deepfake per fare remake di cui non c’è bisogno

Zazzy

Come al solito, si portano esempi che non c'entrano nulla col discorso di sopra. Fino a che è per finire le riprese, va bene pure.

Ma continuare a tenere in vita un attore ben dopo la sua morte solo per fare cassa, è macabro e senza senso. Come a dire, ora faccio il prequel di Apocalypse Now usando le fattezze di Brando giovane, ma ovviamente non sarebbe mai Brando a recitare. Bella m3rda, no?
O anche questo ragionamento ti lascia le parole a mezza bocca?

Theta

Cos.
In Star Wars: l’Ascesa di Skywalker (film del 2019), il generale Tarkin è stato interpretato grazie al deepfake dal suo attore principale, deceduto nel ‘94.
Stessa cosa Leia Organa, l’attrice originale è morta nel 2016 ed è stata portata su schermo nel 2019 grazie al deepfake.
Se ragionassero come te allora se un attore morisse durante le riprese di un film che si fa? Si cancella il film perché l’attore è morto?

Zazzy

perché se un attore è morto, è morto. Basta. Che senso ha tenerli artificialmente in vita?
Oltretutto non sarebbe l'attore a recitare, ma la persona che dà il corpo. Quindi un lavoro non originale e solo di maniera. Nessuna ricerca del personaggio fatta dall'attore, ma qualcuno che scimmiotta quello che il pubblico vuole vedere da quella persona. Orrendo e inquietante.
Discorso diverso per le controfigure. Lì ha sicuramente più senso...

mr.business

e sempre la stessa storia...destra contro sinistra...pro migranti anti migranti pro razzismo antirazzismo fascisti antifascisti...e dipendenti pubblici che non lavorano e sempre privilegiati rispetto al privato

Theta

Perché

Zazzy

quello deve smettere ancora prima di iniziare

asd555

Gli estremi per la trama di un thriller psicologico di stampo cyberpunk ci sono tutti.

ghost

Praticamente si comporta come un normale giornalista non capisco lo scandalo

random

abbastanza inquietante

Cri85

Dobbiamo ricordarci tutti colui che fece iniziare tutto questo.
https://uploads.disquscdn.c...

Gabriele Gabry

Chissà come si chiama il suo milionesimo account

Quanta invidia che percepisco. ;)

Gabriele Gabry

Fanpage no?

Neuzzo

Chissà se nei suoi articoli verificava le fonti..

Ibenfeldan

Quello si chiama Deepfuck...

Theta
Gabriele_Congiu

Articoli reali associati ad un'identità fittizia

IlFuAnd91

Sappiamo tutti di che "ambito cinematografico" stiamo parlando, vero?
Scherzi a parte mi hai fatto appena venire in mente che potrebbe essere utilissimo per gli stuntman.

MaxFremps

ahahah hai vinto tutto

Un pò come i giornalisti che lavorano in la repubblica

Estiquaatsi

Ma hanno usato software deep fake solo per la foto o anche per scrivere gli articoli che inviava ai giornali?

Theta

Come qualsiasi cosa se usata male...
Il deepfake in ambito cinematografico sarà utilissimo

B!G Ph4Rm4

Questa cosa è un giochino da ragazzi, se scoprissero cosa fa santosssssssss rimarrebbero scioccati.

mdwll

Su DisQus stiamo a livelli Blade Runner da anni ormai

Aster

Perfetto!

loripod

Questo fenomeno del deepfake è sicuramente pericoloso.

rsMkII

Dovrebbero fare un giro qui su DisQus allora! XD

giuseppe millotti

agli amici di salvini pure, anche se non capiscono l articolo

Danyeleee

A Salvini piace questo elemento

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