Apple e Xiaomi: due storie di posizionamento opposte (ma di successo) | Video

07 Febbraio 2021 561

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Nel mondo tecnologico (ma non solo) c’è un termine che non passa mai di moda: posizionamento. Non c’è brand che sfugga alla regola: tutti parlano di posizionamento, tutti vogliono posizionarsi al meglio, perché in fondo chi lo indovina è già a metà dell'opera.

Non tutti però lavorano con metodo (e pazienza) per arrivare all’obiettivo. Spesso si sopravvalutano le doti della comunicazione, come se bastasse un bel packaging e una spolverata di storytelling per fare di un prodotto normale un prodotto ben posizionato. Purtroppo però non è così.

Il fatto è che il posizionamento è qualcosa di molto più articolato, lo potremmo definire quel mix di componenti che distinguono una marca dall’altra, quei punti di forza che lo fanno apparire migliore rispetto alle alternative presenti sul mercato. Per dirla in parole povere potremmo dire che il posizionamento sia l’immagine del brand o del prodotto nella mente dei clienti a cui ci si rivolge.

GLI ATTRIBUTI NON BASTANO: L'IMPORTANZA DI PRENDERE POSIZIONE

Senza scendere troppo nel dettaglio (in rete ci sono moltissimi spunti scritti da esperti di marketing), è doveroso quantomeno sintetizzare gli aspetti salienti che compongono il posizionamento. Ci sono innanzitutto gli attributi, le caratteristiche maggiormente “funzionali”, quegli aspetti che rendono quella marca - o quel prodotto - superiore rispetto alla concorrenza sul piano delle specifiche misurabili.

In campo tecnologico potremmo pensare alla capacità di sviluppare pannelli ad alta risoluzione, alle prestazioni della fotocamera, al grado di protezione contro acqua e polvere. Costruire un posizionamento solo su questi fondamenti è sempre un po’ rischioso, per un discorso di difesa del vantaggio competitivo: gli attributi – soprattutto quelli che non prevedono brevetti e forte capitale intellettuale - sono generalmente facili da copiaeincollare dalla concorrenza (o, perlomeno, per chi ha i mezzi).

Per questo motivo le aziende di successo si concentrano anche su altri fattori. Ad esempio sulle questioni etiche, sociali, ambientali, quelli che potremmo definire gli aspetti più “astratti” del brand, caratteristiche che puntano a migliorare la qualità complessiva della vita e che in un certo senso rendono i brand più umani, più personali, con caratteri propri degli individui.

La sommatoria di questi aspetti è ciò che porta alla formazione di quello che Giuseppe Morici nel suo libro Fare Marketing e rimanere delle brave persone, definisce “radicamento”, qualcosa che è persino più stabile, immodificabile, unico, profondo e duraturo rispetto al posizionamento. Un rapporto che è simile a quello che lega i tifosi alle proprie squadre di calcio, una fede che spesso trascende da qualsiasi posizione razionale, persino dai risultati. Come dire che il consumatore non vuole essere solo colui che acquista ma qualcosa di più: un amico, un compagno di avventura, un tifoso del brand.

I VALORI (NON) HANNO PREZZO

Ok ma in tutto questo il prezzo che ruolo ha? In realtà più che del prezzo in sé bisognerebbe parlare del fatidico rapporto qualità-prezzo: si può puntare ad una maggiore qualità, praticando conseguentemente un prezzo più alto, oppure cercare di distinguersi attraverso un’offerta più semplice ed essenziale ottenendo così un prezzo inferiore rispetto a quello della concorrenza.

In ogni caso ha davvero poco senso parlare di prezzo alto o basso in valore assoluto; esiste semmai un prezzo più alto o più basso rispetto alla concorrenza. Né bisogna cadere nel tranello di pensare che la disponibilità all’acquisto sia figlia esclusivamente delle disponibilità in banca del singolo. Più semplicemente potremmo dire che il prezzo esprima ciò che le persone sono disposte a pagare per avere determinati prodotti.

Sì, ok, ma pagare per cosa? Le persone raramente scelgono alla leggera, solo per avere un prodotto o un prodotto “che funzioni”, questo può valere casomai per quei prodotti che sono considerati una commodity. "La verità è che gli utenti fanno una radiografia a tutti i livelli della marca e dei prodotti, hanno bisogno di rassicurazioni, a volte per risolvere un problema in molti altri casi per avere una garanzia di affidabilità o addirittura di distinzione sociale", ci spiega Lorenzo Incantalupo, Direttore Marketing BrandLotalty ex Direttore Marketing del gruppo Viacom con trascorsi in Nintendo e Disney. Gli utenti sono disposti a pagare per tanti valori: la bellezza, per esempio, oppure per qualcosa che li renda speciali, diversi, più attraente rispetto ad altri. Molte aziende lo sanno e capitalizzano su questi bisogni.

APPLE: L'ESCLUSIVITÀ COME RAGIONE DI BUSINESS

Su questo fronte, il caso che ha fatto scuola è sicuramente quello di Apple, una società che è riuscita nella missione – per certi versi impossibile - di vendere degli oggetti di lusso come fossero prodotti di massa. A livello di marketing, la società di Cupertino ha tracciato una strada che è diventata oggetto di studio persino nelle università, ma oggi vogliamo concentrarci su uno degli aspetti che rende il posizionamento di questa società così speciale: l’esclusività.

Per entrare subito nel vivo del contesto, consigliamo di andare a rivedere il discorso con cui Steve Jobs presentò a San Francisco nel 2007, perché lì - in fondo - c'è già tutto.

Di quel keynote colpisce innanzitutto il registro: Steve Jobs presenta il dispositivo che avrebbe cambiato la storia della telefonia (e non solo) senza quasi mai sottolinearne le specifiche tecniche. L’accento è semmai su due aspetti che Jobs ripete più e più volte: change (cambiamento) e revolutionary (rivoluzionario).

C’è un altro aspetto che non passa inosservato: il leader e fondatore di Apple non parla a tutti, ma parla ai suoi solo ai suoi, usa moltissimo il “noi”: Noi siamo quelli che abbiamo inventato il Mac, l’iPod, noi siamo quelli fortunati perché abbiamo avuto la possibilità di fare creazioni rivoluzionarie.

Rivedendo quel discorso si capisce perché Apple oltre ad avere una grandissima fanbase abbia anche molti haters. Perché non è mai stato un marchio inclusivo. Ad Apple non è mai interessato piacere a tutti. Fra le righe della sua comunicazione sembra quasi voler passare un messaggio che è tipico dei club: Sappiamo che il nostro mondo non è per tutti, sappiamo che abbiamo un modo di intendere la tecnologia che è differente dagli altri, non vi curate di chi ci critica per i connettori proprietari, il notch, l’assenza dell’alimentatore in confezione, se credete alle nostre promesse, ai nostri prodotti unici e a quei servizi che stanno sotto la Mela avrete accesso a un mondo di conoscenza che è unico.

Il celebre spot del Mac (1984) diretto da Ridley Scott con il martello scagliato da un'atleta (Apple) contro il Grande Fratello (un modo omologato di intendere il pensiero) è ancora oggi, anche a distanza di quasi 40 anni, la sintesi perfetta di questi messaggi.

Messaggi che vedono nell’ecosistema chiuso l'incarnazione di questo posizionamento esclusivo che per molti è tutto fuorché simpatico. Un ambiente proprietario fatto per garantire la comunicazione fra i dispositivi della Mela, e solo fra quelli. Qualcuno la chiama "la prigione dorata". Di sicuro è un ambiente in cui molte persone si sentono a loro agio, perché in fondo lì c’è tutto quello che serve.

Non è una strategia nuova, intendiamoci. Sull’ecosistema chiuso ci sono tante altre società che hanno costruito il proprio posizionamento, e il proprio successo. È il caso di Ikea, una società che potrebbe vendere i propri prodotti ovunque, in qualsiasi grande magazzino, e anche piuttosto bene. Ma non sarebbe la stessa cosa. Perché l’utente medio va all’Ikea anche per fare quel percorso guidato, obbligato e protetto che parte dalle cucine e finisce col portatovaglioli.

L'ALTRA STRADA DI XIAOMI: DALL'INCLUSIVITÀ ALLA COMMUNITY

Di società che in questi anni hanno cercato di imitare il modello di Apple ne abbiamo viste tante ma non tutte, bisogna dirlo, hanno riscosso successo. Per chi, come noi, è appassionato di questa materia è certamente più interessante analizzare il percorso di chi invece una strada opposto: Xiaomi, ad esempio.

Fin dalla nascita, Xiaomi ha costruito il suo brand sul concetto di inclusività. Per capirlo basta fare un piccolo salto all’indietro di 10 anni e tornare a quel 6 aprile 2010, giorno in cui fu gettato il primo mattone di quello che sarebbe stato il primo dispositivo della società, il Mi1.

Nel suo discorso commemorativo a proposito dei primi 10 anni dell’azienda, Lei Jun, Presidente, CEO e Fondatore di Xiaomi, ha ricordato quel momento paragonandolo a una manciata di miglio buttata in una pentola condivisa con una dozzina di persone. Xiaomi a quel tempo non aveva uno smartphone, lavorava sugli smartphone degli altri ma decise di costruire un sistema operativo proprio, open-source, dunque inclusivo. “Abbiamo aperto un forum, dove abbiamo reclutato volontari per flashare la ROM dei loro dispositivi. È stato un momento toccante quando abbiamo visto 100 utenti disposti a correre enormi rischi imprevedibili e ad aggiornare i loro dispositivi a MIUI. Per mostrare la nostra gratitudine a questi 100 coraggiosi utenti, abbiamo integrato i loro nomi nella schermata di accensione”.

L’approccio inclusivo è diventato uno degli aspetti fondanti del posizionamento di Xiaomi. Contribuendo in maniera sostanziale alla formazione di una community molto appassionata. Si potrebbe quasi dire che sia l’aspetto più importante nella relazione fra l’azienda e i suoi utenti. Lo dimostrano alcune scelte recenti, prima fra tutte la decisione – sancita prima della quotazione in borsa – di mantenere un margine di profitto complessivo, al netto delle imposte, mai superiore al 5% del costo reale. Una scelta, ci ha tenuto a sottolineare lo stesso Lei Jun, che si spiega con la volontà di non tradire quel patto fiduciario iniziale anche a fronte di una perdita di guadagno.

DUE SCELTE MIRATE (E VINCENTI)

Al di là degli schieramenti di parte, una cosa va detta: col senno del poi si può dire che sia Apple che Xiaomi abbia adottato una strategia di posizionamento vincente. Per la capacità di creare quella affezione, quell’identità, quella fiducia, quella credibilità che è spesso la chiave di successo delle aziende. Chiunque riconoscerebbe il marchio di fabbrica Apple guardando 10 affissioni di prodotti tecnologici dal quale sono stati scontornati tutti i loghi e tutti i riferimenti smaccati ai brand. Allo stesso modo sarà probabile, se non certo, che alla domanda “Che percezione hai di Xiaomi?” le persone rispondano tutte alla stessa maniera: è un marchio che non tradisce le attese, e i cui prodotti costano poco o comunque il giusto.

Il problema è un altro. E cioè: come si fa a mantenere un posizionamento vincente e soprattutto coerente in mercato che cambia e che cambia in modo così rapido. Su questo punto, va detto, sono cadute in tante. L’errore più eclatante è probabilmente quello fatto da Coca Cola con la Burn, la bevanda energetica che avrebbe dovuto spodestare la RedBull dal trono del mercato degli energy drink ma che invece è rimasta un’incompiuta. Proprio per un motivo di credibilità e posizionamento.

Red Bull ha costruito un trust coi suoi utenti, una storia, una motivazione. Se guardiamo i loro canali di comunicazione ufficiali, la parola bevanda non è quasi mai menzionata. Si parla invece di "sport estremi", "adrenalina", "energia", "avventura", insomma, tutto ciò che è eccezionale. Vendere non è mai l'obiettivo dichiarato (anche se ovviamente, lo è): si tratta di comunicare un messaggio chiaro a un pubblico di riferimento: vuoi ottenere molto, vuoi essere innovativo ed energico, bene, noi ti aiutiamo a fare di tutto per raggiungere l'obiettivo.

Coca Cola non ha fatto nulla di tutto questo. Voleva vendere più lattine, di un’altra bevanda. Non ha creato trust, non ha creato una storia, ha fatto quello che in gergo si chiama brand extension. E la brand extension, quando non è supportata da un buon posizionamento, è destinata a fallire.

COME SI CAMBIA (RIMANENDO COERENTI CON LE PROPRIE RADICI)

Il tema del cambiamento è sentito parecchio sia da Apple che da Xiaomi. Che infatti stanno lavorando in direzioni opposte per raccogliere risultati laddove non sono mai state forti. Apple da un lato sta cercando consensi nella parte più bassa del mercato, laddove è forte, fortissima la concorrenza dei produttori cinesi, Xiaomi compresa. Lo ha fatto in un primo momento con scelte poco felici, qualcuno si ricorderà l’iPhone 5C un iPhone che ha fallito perché semplicemente non era un iPhone. E, per dirla tutta, non era nemmeno economico. Quella classica via di mezzo che è apparsa assolutamente contraddittoria con le scelte tranchant a cui Apple ha abituato i suoi utenti. Da qui la decisione recente di cambiare strategia, passando da quella che potremmo definire una refurbishment sotto mentite spoglie. L’iPhone SE, l’unico iPhone nuovo che costa meno di 500 euro, è in fondo questo: un iPhone in tutto e per tutto ma in un corpo che è rimasto congelato al 2017.


Dall’altro lato c’è Xiaomi, una società che vorrebbe effettuare il percorso inverso, portandosi sulla parte alta del mercato, laddove si generano i profitti. E farlo senza però tradire quel patto fiduciario con gli utenti che, come abbiamo visto, è l’anima dell’azienda. Più facile a dirsi che a farsi, considerato il prezzo medio dei dispositivi della casa. “Il rapporto prezzo/prestazioni è la nostra arma più potente ma è anche il nostro tallone d’Achille”, ha ammesso lo stesso Lei Jun. “Perché tra i consumatori c’è questa radicata percezione per cui ciò che è economico, non è buono”.


Da qui il lancio del Mi10 Pro, quello che è stato ribattezzato il primo Xiaomi da 1000 euro, un prodotto che ha destato un certo scalpore, non tanto per il prezzo in sé ma per il timore che questo fosse il primo segnale di un cambio di rotta. In questo senso il messaggio della società è stato chiaro di subito: “Vogliamo diventare un luogo di pellegrinaggio ingegneristico”. Che significa in parole povere non tradire il patto con gli utenti, continuare a ragionare come una startup e con un approccio condiviso. Laddove ci saranno prodotti costosi sarà sempre in ragione di uno sforzo tecnologico fuori dal comune.

QUANDO IL MARKETING PUNTA AL CERVELLO ANTICO

Difficile dire ora se Apple e Xiaomi riusciranno a vincere le rispettive sfide del cambiamento ma di certo si può dire che il loro marketing non sarà mai guidato solo dalla necessità di convincerci che il loro prodotto è migliore di quello di chiunque altro. Più facile credere che prevarrà la volontà di coinvolgere gli utenti nelle pulsioni più istintive e irrazionali del comportamento d’acquisto.

Certo, il marketing non è una scienza esatta, ma la biologia sì. E la biologia ci dice che fra le tre aree del nostro cervello – quella corticale che corrisponde alla parte più razionale, quella limbica, responsabile dei nostri sentimenti, e quella antica (o rettiliana), dove risiedono gli istinti più animali dell’uomo, compresi quelli legati alla sopravvivenza e al soddisfacimento del piacere e degli altri bisogni elementari - sono proprio queste ultime le responsabili del processo decisionale.

In un celebre TedX, Simon Sinek ha spiegato benissimo perché le aziende di maggior successo sono quelle che puntano a questa parte del cervello, quelle che non guardano tanto al cosa ma al come e al perché.


Guardare al perché - sottolinea Sinek - significa guardare allo scopo, ai motivi più profondi che guidano la decisione di ogni utente. Ogni buona azienda dovrebbe chiedersi: "Perché un utente dovrebbe acquistare il mio prodotto? Perché dovrebbe scegliere la mia azienda? In cosa credo? E perché quello in cui credo dovrebbe interessare a qualcun altro? In fondo i concorrenti sono tutti ugualmente qualificati per fare tutti questi prodotti".

Arrivando sempre alla stessa conclusione: la gente non compra quello che fanno le aziende, la gente compra il motivo per cui lo fanno.

Foto Credits: Shutterstock

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Commenti

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fabrynet

Forse non è chiaro la possibilità di scelta ce l’ho eccome, infatti scelgo Apple.

Andrew23

Sei "libero" di utilizzare dispostivi castrati dal punto di vista dell'esperienza utente, e comprensibilmente scegli di non privarti dei vantaggi che questa offre, quindi non sei libero. Evidentemente abbiamo una diversa concezione della libertà, la mia consiste nel poter utilizzare al 100% le funzionalità del mio telefono (per esempio) indipendentemente dal SO o dal produttore del mio PC, la tua nella possibilità di non scelta. Ribadisco, buon per te, ma questa non è libertà. E se tutti facessero come Apple, dovremmo scegliere tra un "corredo" Apple, Microsoft, Google o chi più ne ha più ne metta.

fabrynet

Rimango sempre libero in fase di scelta e di acquisto, nessuno mi obbliga a fare nulla. Utilizzo di tutto sia per uso personale che per lavoro ma scelgo Apple per i motivi che ti ho già spiegato.

Andrew23

Sembra che parliamo lingue diverse. In tutto ciò, dov'è la libertà? Non hai risposto. Io non sto contestando che il suo ecosistema e i suoi dispositivi dialoghino egregiamente, io sto cercando di capire dov'è la libertà. Per godere di queste comodità incredibili (da come scrivi sembra che tu sia rimasto ad Android e/o Windows di una decina d'anni fa, ma vabbe') devi comprare TUTTO da loro. Più gabbia di questa e più privazione di libertà di acquisto e fruizione di questa io non so cosa ci possa essere. L'emblema di questa chiusura è l'ncaponimento nell'usare la Lightning Al posto della type C ancora oggi, nonostante il resto del mondo tecnologico (Apple compresa) utilizzi quello standard, per me, da utente che pretende la libertà di usare gli stessi cavi con tutti i dispositivi elettronici che possiede, questo è inconcepibile.

E ora, permettimi una riflessione filosofica che trascende l'elettronica di consuno. Lo so che nella vita è semplice affidarsi a qualcun altro, che magari decida per noi, che ci tracci la strada, lasciandoci solo la "libertà" di seguirla, ma appunto questa non è libertà, e nel '900 (ma anche adesso, non abbiamo ancora imparato) milioni di persone hanno messo in pratica questo "stile di vita", pentendosene amaramente. Comodo all'inizio, non lo metto in dubbio, ma quando ci sei troppo dentro non riesci ad accorgerti cosa c'è fuori.

fabrynet

Mi semplifica la vita sulle operazioni quotidiane permettendomi di concentrarmi sul lavoro, la produttività e lo svago e non perdere tempo dietro a configurazioni, bug o malfunzionamenti a causa dei diversi sistemi, servizi, tecnologie e protocolli utilizzati.
Semplice.

Andrew23

Come fai a dire che l'ecosistema (CHIUSO!) come quello di Apple offra "libertà"?! Libertà di cosa? Di acquistare solo iPhone, Mac e iPad?

fabrynet

Esattamente il contrario, l’ecosistema mi offre libertà non limitazione.
Non a caso tutte le aziende mirano a creare il proprio ecosistema senza però riuscire ad arrivare ai livelli di funzioni, affidabilità, integrazione, privacy e sicurezza di quello Apple.

Andrew23

Appunto, è questo è un successo solo per Apple, non per l'utente, che si vede costretto a compare solo ed esclusivamente suoi prodotti per godere appieno delle funzionalità del singolo dispotivo. Questo, da consumatori consapevoli, dovrebbe essere avversato in ogni modo, invece ... Apple sfrutta l'effetto gregge, e noi (io no, grazie) ci caschiamo con tutte le scarpe

Andrew23

Ti semplifica la vita se ti affidi totalmente ai loro prodotti, praticamente ti mettono il laccio al collo per non toglietelo più. Siccome ti trovi comodo poi non valuti nemmeno per un momento di provare il PC o lo smartphone della concorrenza, nonostante magari possa avere prestazioni e funzioni più avanzate, perché sai che senza i loro prodotti hai un ecosistema decisamente azzoppato. Questa è la "gabbia". Se a te piace stare in gabbia, buon per te. Peccato che se tutti la pensassero come te, ogni azienda farebbe la sua "gabbia" e una volta che ci entri è quasi impossibile uscirne, devi cambiare tutto il tuo parco dispositivi per entrare nella "nuova gabbia". E questo è il male assoluto per la libertà degli utenti di usare al meglio i dispositivi che acquistano, indipendentemente dal telefono, PC, smartwatch che già anno. Dovremmo pretendere sempre più inter-compatibilità, invece quelli come te osannano Apple perche, con la sua chiusura, "semplifica la vita".

Andrew23

Stai messo male sul serio se ci trovi "senso di comunità" nel comprare o utilizzare lo stesso hardware e/o software... Complimenti Apple, sei maestra nel lavaggio del cervello.

Andrew23

In realtà dovresti chiederti come ci riesce a risparmiare quelle risorse, sia in termini di memoria sia energetici. Be', non è solo questione di ottimizzazione ma di funzionamento diverso del sistema, basato sull'ibernazione delle app e non sull'esecuzione in background. Tuo cugino è sicuramente ingenuo e fa il classico celodurista della scheda tecnica (bene o male tutti lo abbia fatto nella vita, vantarsi per il nulla più assoluto), ma anche tu lo sei credendo che Apple sia "magica".

Simone Radice

Si...Ricordo gente dare anticipi ai Nokia Point per un N91 o un N92 che sarebbe uscito due mesi dopo.... Ecco, quella era esclusività. Non c'erano file, accampamenti al Day1, ma c'erano i "ricchi" della Milano bene (nel mio caso) in corso Magenta a staccare assegni o pagare in contanti. Anche perché ai tempi i contratti con gli operatori erano cose da UK o america.

Simone Radice

Dipende. Se vuoi un SOC che abbia le prestazioni di un i7 di 6/7 anni fa NO.
O iPhone (TUTTI, tranne SE) oppure Top di gamma Android con 888... Non hai alternative. E mi pare che quelli che montino 888 siano in due....;)

Simone Radice

Con Apple se ti riferisci all' iPhone Se2020, si il biglietto d'ingresso è un po' caro....
A quella cifra allora Xiaomi, ma anche OnePlus, Galaxy A, ecc....

Simone Radice

Ma quella si chiama percezione del Brand.. Sono condizionamenti psicologici. C'è molta più gente disposta a vendersi la nonna per un iPhone 12 Pro Max a 1600 euro, di quanta ce ne sia disposta a spenderne 1000 per un Galaxy/Xiaomi/Huawei/quellochevuoi...
;)

Simone Radice

Ti rispondo io, almeno ci provo. Compro iPhone per tre essenziali motivi:
1) Stabilità
2) Sicurezza
3) Assistenza e servizi.

Potrei anche aggiungere che di smanettare non ho più voglia e che un iPhone mi dà tutto ciò che cerco in un dispositivo mobile. Ovviamente anche i Top di Gamma Android sono oggetti che hanno la stessa qualità costruttiva ed in alcuni casi anche degli OS degni di nota. Hanno anche diverse idiosincrasie che NON MI PIACCIONO, ma fosse per me io userei tutto. Ho avuto per anni un "muletto" Android che adoravo e con il quale ci ho fatto di tutto...Ed era per i tempi un signor telefono (Huawei Mate S).
Basta stupide guerre, un vero NERD o GEEK usa (anzi, deve usare) tutto ciò che la tecnologia mette a disposizione. Non stiamo parlando di stupidi vestiti o Automobili!

Dark!tetto

Mi hai fatto pensare a quanto ho speso per il mio primo 9000 communicator e cosa avevo in cambio rispetto agli standard odierni e mi è preso un colpo hahahaha

Simone Radice

L'ideale sarebbe usarli tutti e due...Anzi, mi piacerebbe che ci fossero altri competitors... Che so, una bella distro Linux (mobile) ad esempio...

Simone Radice

^^ Io feci la tua stessa scelta 13 anni fa. Prima un iPod Nano (primo prodotto Apple personale), poi un iPod Touch, poi il primo Mac e una serie di iPhone.... Mai tornato indietro.. Anche se per lavoro e piacere il mondo "android" e "Pc" continua ad interessarmi....

Simone Radice

Esatto! Niente è esclusivo nel mondo della tecnologia...
Anzi, si, esiste l'esclusività... Forse rappresentata da una Nvidia da 1.500 euro, o da un Mac Pro da 40.000 o un Pc da altrettanti soldi.
E' però un'esclusività di nicchia. E quella dell' iPhone certamente non lo è. Non puoi essere una nicchia se vendi 100.000.000 di terminali ogni anno.
Ferrari è una nicchia, così come Lamborghini, Bugatti, Rolex, Dior e così via.... Non certo iPhone.
Anzi, per memoria storica ricordo quando Nokia lo era davvero esclusiva, con terminali (serie E, N o Communicator) che costavano 1.500 euro...

Simone Radice

Sono un utente Apple da molti anni ed ho un iPhone, ma ho sempre amato Xiaomi... Se dovessi prendere un terzo muletto fuori dalla mela mi rivolgerei probabilmente a loro....;)

pietro

O semplicemente non sei in grado tu

The Doom Slayer

O non ti spieghi bene o non hai capito nemmeno tu cosa hai scritto allora

androidev

Va bene tutto ma ora paragoniamo un brand che ha fatto la storia dell’informatica e delle innovazioni tecnologiche con un brand cinese che scopiazza qua e là ? Sono il primo a criticare i melafans ma questo è troppo...

pietro
The Doom Slayer

Scusa ma uno che mi parla dell'importanza del DSP e mi confronta smartphone con fotocamere...cosa ti dovrei dire io?
Cioè oltretutto parli di marketing e paragoni uno strumento per il punta e scatta con uno che richiede tempo, passione e tecnica.
Veramente puoi pensare che un fenomeno a caso, col suo telefono da 1200€, va su un monte la sera e si mette a scattare la città dall'alto con un treppiede per poi editare in formato JPEG?
Ma di cosa stiamo parlando?

Oltretutto secondo il tuo ragionamento chiunque acquisti un prodotto é schiavo del marketing. Io ho dato una risposta sensata alle mie esigenze: stop.

pietro

E che devo dire più, ti preferisco non infierire, credevi di essere quello furbo e ti ho fatto notare di essere schiavo del marketing quanto gli altri, e se non vuoi accettarlo è solo un problema tuo. Millantati competenze fotografiche e te ne sei uscito come gnorry, beh, cavolo, continuare è sparare sulla croce rossa

Il gio 11 feb 2021, 20:19 Disqus <notifications@disqus.net> ha scritto:

The Doom Slayer

Tanto un commento così sterile non ha senso...inutile continuare se non sai cosa dire

Drogba_11

secondo me è giusto, il paragone è azzeccato
apple nasce come prodotto di nicchia con margini elevati
xioami nasce come un prodotto di massa e margini risicati.

Dude, WTF?

Che mi tocca leggere........
Internet ha dato libertà di parola a troppa gentaglia

Rick Deckard®

Guarda se vuoi crederci credici.
Come vedi molti con Android preferiscono gli snap 7x piuttosto che la 8x perché anche se meno potenti danno alcuni vantaggi.
A livello di potenza siamo più o meno li, lo Snapdragon mi sembra più ottimizzato per alcune cose

pietro

Altre opere di autoconvincimento. Il marketing ha funzionato benissimo su di te

Dude, WTF?

Peccato che esiste un unico punto di riferimento assoluto e questo afferma che A14 è anni avanti

Rick Deckard®

Ho guardato un po' in giro articoli e ognuno ha un suo vincitore... Perché alla fine la realtà è che cambia poco.

The Doom Slayer

Io non giustifico nulla. Semplicemente il mio dispositivo é meglio proporzionato all'utilizzo finale della fotografia che scatto.
Potrei spendere le stesse cifre di un top di gamma acquistando una mirrorless apsc, con un sensore infinitamente più grande, e uno smartphone come RN7. Potrei fare le stesse cose di chi ha un top di gamma, sicuramente con una qualità inferiore ma si parla di microlag e di secondi di apertura di una app, e scattare foto infinitamente migliori.

Comprare 1200€ di telefono per condividere poi, i propri scatti a mano libera senza magari post produzione, su Instagram non ha molto senso.

The Doom Slayer

Continuo a rimanere interdetto in quanto non riesco a capire a cosa serva fotografare su smartphone se non a casaccio per poi condividere il tutto sui social.
Al giorno d'oggi si fatica trovare le differenze tra fotocamere professionali e smartphone, nel normale punta e scatta di tutti i giorni.
A meno che non devi stamparle (e quindi si rimane costretti addirittura ad avere una apposita fotocamera) continuo a chiedermi cosa possa farmene di un top di gamma con prestazioni fotografiche che si trovano in un limbo nel quale non possono essere usati per uso professionale ma non presentano nemmeno enormi differenze con la media delle fotocamere su mobile.

fabrynet

L’autonomia è molto soggettiva dipende da mille fattori, tra cui ricezione, app installate, tipo di app che si utilizzano, luminosità del display, ecc.

franky29

Guarda che a parte qualche piccolo bug non è che ci sia da gridare allo scandalo

Steven

e senza neanche averlo spedito

Steven

90 euro mi hanno chiesto questi st....i

Dark!tetto

Di massa non vuol dire per tutti, ma a differenza dell'esclusività del prodotto di lusso gli smartphone sono prodotti in massa e oggi ci sono più di 2 miliardi di dispositivi attivi al mondo. Tra l'altro il discorso era sulla categoria, che ormai ha anche una catena di produzione dedicata per i mercati emergenti, esattamente come altri elettrodomestici, auto e tante altre cose. Quindi possiamo ben dire che ci sono smartphone "alla portata di tutti" parlando di paesi con un certo grado di sviluppo, non credo che l'articolista si riferisse alle tribù africane in riferimento all'oggetto. Quindi contestualizzando, nel mondo tecnologicamente avanzato, Apple ha preso un oggetto di massa e fa credere di vendere un bene di lusso.

pietro

Se poi vuoi sapere a che serve il superprocessore, beh, a fare niente in più a quello che fa uno scarso. Semplicemente fa le stesse cose, meglio. Te che scimmiotti competenze sulla fotografia, hai idea di quanto faccia la differenza faccia il dsp nella sera fotografica? Parliamoci chiaro nessuno critica il tuo acquisto, ma se credi di essere un acquirente più furbo degli altri, beh, non lo sei

pietro

Tutto dipende dal software, parliamone. Hai detto tu che le dimensioni contano. Beh, passare da un sensore da mezzo pollice come quella scrauso del rn7, a uno da 1/1,33 dimmi se non fa la differenza. Cerchi solo di giustificare il tuo acquisto, proprio come fa chi ha speso 1000€

Ritornoalfuturo

Secondo te rimane anche un po di ricarica ?

Roberto Catania

Ciao fabrynet.
1) Nel mondo mediatico si parla spesso di "prigione dorata" per definire un modello a grande valore aggiunto ma chiuso. L'accezione non è necessariamente negativa. Molti lo adorano, perché è un ambiente protetto, sicuro e in fondo lì c'è tutto quello che serve. Altri lo detestano per la dipendenza da risorse proprietarie.
2) La lingua italiana (cito) definisce il lusso non solo per il solo prezzo ma come qualcosa che unisce costo, eleganza, distinzione. Mi pare che Apple ci rientri a pieno
3) 100%. E' come nelle relazioni personali. Ci vogliono n azioni corrette per conquistare la fiducia. Ne basta una sbagliata per perderla
4) Sì, ma come ho detto non sono gli attributi funzionali a fare la parte del leone nel posizionamento. Se guardiamo al caso specifico ci sono brand che lavorano in modo altrettanto qualitativo
5) Certamente. Interessante però capire come evolve la community. Nel caso di Xiaomi si è partiti dalla volontà di offrire soluzioni dal basso ma oggi l'azienda è decisamente più attrezzata di un tempo a fornire queste soluzioni in maniera indipendente. Anche questa è una sfida del cambiamento.
6) Molti ci provano, in pochi ci riescono. Puoi copiare le specifiche, non il posizionamento. Per quello serve una grande componente di trust che va costruita nel tempo. Imho la società tecnologica che meglio interpreta certi dogmi di Apple (riadattandoli al suo mercato) è Dyson

Vive

Hardware è buono, ma il software non è di qualità.

fabrynet

Lo smartphone è diventato quasi indispensabile al giorno d’oggi, è al centro della nostra vita, delle nostre attività, del nostro lavoro, delle nostre relazioni sociali.
Altro che “oggetti di comodità”.

Roberto Catania

Ciao sassi, ci piaceva l'idea di un parallelismo fra due modelli quasi agli antipodi

fabrynet

Si riesci tranquillamente a farlo. L’ho tenuto fino ad Ottobre 2019.

Dude, WTF?

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