Recensione Sony HT-G700: la soundbar 3.1 canali compatibile con tutti i formati

10 Ottobre 2020 0

Le soundbar sono sicuramente tra le categorie di prodotti che hanno conosciuto una consistente crescita nel corso degli ultimi anni. Questi dispositivi sono nati inizialmente per fornire una soluzione più semplice e compatta per chi vuole migliorare la qualità audio dei TV piatti. Il successo riscontrato ha portato ad una notevole espansione dell'offerta tanto che ormai praticamente tutti i principali marchi (anche quelli più storici e blasonati) hanno in catalogo vari modelli.

A crescere non è stato solo il numero di soundbar in commercio: chi si approccia oggi a questa tipologia di sistema audio è chiamato anzitutto a scegliere tra configurazioni più o meno sofisticate. Si parte da soundbar stereo, le versioni più basilari, per poi salire con modelli 2.1 dotati di subwoofer integrati o esterni e si arriva a dispositivi capaci di portare l'esperienza su di un livello superiore, grazie a funzioni quali l'audio "tridimensionale" e l'aggiunta di ulteriori canali.

Il modello di cui parliamo in questa recensione, la Sony HT-G700, si posiziona su una fascia media e cerca di coniugare qualità, prezzo senza dimenticare alcune funzionalità più avanzate come il supporto a Dolby Atmos e DTS:X. La presenza di un canale aggiuntivo dedicato ai dialoghi promette prestazioni migliori in tutte quelle situazioni che rendono più complicato seguire il parlato. Nel corso dell'articolo andremo a sviscerarne il comportamento analizzando le prestazioni pure e le elaborazioni che si prefiggono lo scopo di espandere il suono anche in verticale.

SOMMARIO

CARATTERISTICHE TECNICHE E DOTAZIONE

HT-G700 è composta da due elementi: il corpo della soundbar e un subwoofer esterno che si collega in wireless. Le misure sono 980 x 64 x 108 millimetri per la soundbar (3,5 chilogrammi) e 192 x 387 x 406 millimetri per il subwoofer (7,5 chilogrammi). All'interno del corpo centrale sono ospitati tre altoparlanti ovali a larga banda da 45 × 100 millimetri. Il subwoofer è invece provvisto di un trasduttore da 160 millimetri posto sul lato frontale subito sopra al tubo bass-reflex. La configurazione è pertanto a 3.1 canali (destro, sinistro, centrale, subwoofer). Da notare che l'emissione del suono è diretta interamente verso la parte anteriore, non vi sono altoparlanti collocati ai lati o sulla parte superiore.

Sul frontale, collocato circa a metà tra il canale sinistro e quello centrale, è presente un piccolo schermo a matrice di punti che riporta le informazioni essenziali sul funzionamento, quali ad esempio l'ingresso selezionato o la tipologia della traccia audio in riproduzione. Il display garantisce un'ottima leggibilità anche dalla distanza; l'unico appunto che si può fare riguarda le dimensioni: quando il testo occupa più di qualche lettera è necessario attendere che il testo scorra per completare la lettura.

Il design è caratterizzato da linee semplici e morbide (tutti gli spigoli sono arrotondati). La finitura sul lato superiore è in plastica opaca trattata per ricreare un effetto simile a quello della pelle sintetica. Sul davanti è stata inserita una griglia metallica che copre l'intera superficie e protegge tutti gli speaker. Il logo Sony è riportato in alto a sinistra mentre in alto, nella porzione centrale, si trovano i pulsanti a sfioramento utili per controllare le principali funzioni: acceso/spento, selezione dell'ingresso, Bluetooth e volume. Il colore dominante è il nero.


Anche il subwoofer è realizzato con vari elementi in polimeri plastici. Il cabinet è quasi tutto opaco ad eccezione della parte che circonda il tubo bass-reflex, realizzato in plastica lucida (attenzione alle ditate). Il trasduttore da 16 centimetri è protetto da una griglia metallica. La sincronia tra i due elementi che compongono il sistema audio avviene generalmente in modo totalmente automatizzato. Nel caso in cui occorra è comunque possibile avviare l'abbinamento in modalità manuale. Complessivamente la costruzione è solida: non si avverte mai la sensazione di avere sotto mano un prodotto costruito al risparmio.

La scheda tecnica parla di una sezione di amplificazione capace di erogare un massimo di 400 W ripartiti in 100 W per ogni canale e altri 100 per il subwoofer. Tra le caratteristiche più interessanti troviamo un'ampia compatibilità con i formati audio: HT-G700 supporta tracce in Dolby Digital, Dolby Digital Plus, Dolby TrueHD, Dolby Dual Mono, DTS, DTS HD High Resolution Audio, DTS HD Master Audio, DTS ES, DTS 96 / 24, DTS:X e LPCM. L'elaborazione virtuale dei canali surround e altezza è affidata alla tecnologia Vertical Sound Engine, capace di ricostruire fino a 7.1.2 canali partendo da qualsiasi tipo di sorgente. Con l'Audio Enhancement questa possibilità si applica anche all'audio stereo. Viene inoltre supportata la tecnologia DTS Virtual:X, un'altra tecnologia per il surround virtuale. S-Force PRO si occupa invece di espandere il fronte sonoro per adattarlo agli schermi di più ampie dimensioni.


Le connessioni disponibili includono il Bluetooth 5.0 (con SBC e AAC), una porta USB (solo per gli aggiornamenti), un ingresso e un'uscita HDMI con eARC e un ingresso digitale ottico. Tramite HDMI si possono gestire segnali con risoluzione fino a Ultra HD 60 Hz e HDR nei formati HDR10, HLG e Dolby Vision. L'utente ha inoltre a disposizione varie modalità di ascolto pre-impostate: Cinema, Standard, Music, Vocale, Notturna e Immersive Audio Enhancement (AE), la funzione che abilita l'espansione verticale del suono mediante il Vertical Sound Engine.

Il telecomando è un'unità di dimensioni relativamente ridotte dotato di tutti i pulsanti per accedere alle principali impostazioni. L'ergonomia è abbastanza buona: il pollice tende a posizionarsi nel punto in cui è stata inserita la regolazione del volume, molto semplice da trovare anche al buio per via delle dimensioni molto superiori a quelle ti tutti gli altri tasti.

Sony HT-G700 viene proposta al prezzo di 450 euro. In rete si può acquistare a partire dai 350 - 360 euro circa.

LA PROVA DI ASCOLTO

La messa in opera della soundbar è molto semplice. È sufficiente collegare i due cavi di alimentazione forniti in dotazione e premere il pulsante di accensione (solitamente l'abbinamento non richiede interventi manuali). Non ci sono altri passaggi poiché questo modello non è provvisto di connettività Wi-Fi o di funzioni multi-room che richiederebbero qualche operazione in più. L'inserimento in ambiente è parimenti molto semplice: il corpo centrale si può posizionare su un ripiano o si può fissare a parete. L'emissione unicamente frontale dei tre altoparlanti permette di collocare HT-G700 anche all'interno di un ripiano basso. Anche il subwoofer non impone particolari vincoli: si può posizionare a destra o a sinistra del televisore anche in prossimità di pareti o con mobili in prossimità dei lati (il trasduttore e il reflex sono sul lato frontale, basta non chiudere quello per evitare effetti indesiderati).

Per collegare le sorgenti e il TV consigliamo di sfruttare eARC, il canale di ritorno audio evoluto che è stato introdotto con la HDMI 2.1 (qui ne parliamo in dettaglio). In alternativa, per chi non dispone di un televisore con eARC, è possibile sfruttare l'ingresso presente per far passare il segnale, tenendo presente che però in questo modo è possibile sfruttare tutte le caratteristiche (soprattutto la compatibilità con i formati audio più avanzati) con un solo dispositivo, a meno di non aggiungere a cascata uno switch HDMI.


Le possibilità di intervento sono numerose, come del resto abbiamo in parte già lasciato intendere nel capitolo riguardante la dotazione. Qui emerge quel limite derivante dalle dimensioni ridotte dello schermo. I menu non vengono infatti visualizzati sul TV ma sul piccolo display integrato. In alcuni casi è quindi necessario far scorrere tutto il testo per capire esattamente quali siano i parametri su cui si va ad intervenire. Non è sicuramente una problematica tale da rendere ostico il funzionamento del prodotto ma poter disporre di una maggiore estensione in orizzontale avrebbe sicuramente giovato all'usabilità.

Per la prova di ascolto abbiamo utilizzato varie tipologie di sorgenti, dai film su Blu-ray e Ultra HD Blu-ray con tracce in formato lossless, Dolby Atmos e DTS:X, passando poi per i vari servizi streaming in Dolby Digital Plus e, ove presente, il Dolby Atmos. Le prove sono state effettuate sia utilizzando il collegamento diretto tramite l'ingresso HDMI sia sfruttando eARC (fondamentale per lo streaming). Iniziamo con "Operazione U.N.C.L.E.", da noi selezionato per la qualità della traccia audio Dolby Atmos in lingua originale. La colonna sonora curata da Daniel Pemberton e il ritmo serrato imposto dal regista Guy Ritchie rendono questo titolo un ottimo banco di prova.


Una delle scene migliori per testare la resa degli impianti audio è costituita dall'inseguimento che coinvolge i due co-protagonisti, Napoleon Solo (Henry Cavill) e Ilya Kuryakin (Armie Hammer), il cattivo della situazione, Alexander Vinciguerra (Luca Calvani) e la co-protagonista femminile Gabriella Teller (Alicia Vikander). HT-G700 riesce a restituire una buona gamma dinamica (ovviamente nei limiti di un prodotto di questa fascia: pretendere l'esperienza di un sistema a canali separati da migliaia di euro non sarebbe logico) e un buon equilibrio. Le basse frequenze gestite dal subwoofer sono ben armonizzate con i medi e gli alti affidati alla soundbar. Non vi sono momenti in cui il sistema sembra "sedersi" per l'evidente incapacità di tenere il passo con il rapido incedere degli eventi e non si avverte mai un senso di affaticamento durante l'ascolto. Effetti sonori (specialmente i motori, molto presenti in alcuni passaggi) e la musica sono ugualmente ben interpretate dal prodotto Sony.

Le impressioni positive vengono confermate anche proseguendo l'ascolto per l'intera durata del film. A colpire sono soprattutto i dialoghi: l'aggiunta del canale centrale ha decisamente giovato. Le voci sono sempre chiare anche in presenza di rumori o fonti di disturbo che potrebbero coprirle. Se la lavorazione sulla traccia audio è stata eseguita correttamente non capita mai quell'effetto, estremamente fastidioso secondo l'opinione di chi scrive, che si manifesta con la necessità di regolare continuamente il volume quando si passa da scene piene di dialoghi a momenti più concitati. Questa limitazione è spesso presente nei prodotti audio economici per via dell'incapacità di trattare adeguatamente il parlato. Quando il volume è regolato più in basso le voci vengono spesso coperte da qualsiasi rumore e risultano quindi troppo basse e poco intelligibili. Nel momento in cui partono le scene d'azione ecco però che il livello del volume, regolato a puntino per i dialoghi, diviene invece troppo alto, tanto da risultare fastidioso per l'ascoltatore. Sulla HT-G700 non abbiamo fortunatamente rilevato nulla di tutto ciò.


Si tratta dunque di un prodotto perfetto in ogni situazione? Come tutti i dispositivi sul mercato, ovviamente la risposta è no, non è perfetto. La visione del film "Rocketman" ha evidenziato il primo limite, la separazione tra i canali stereo. La colonna sonora, ovviamente incentrata sui brani musicali di Elton John, ci ha permesso di valutare con attenzione questo aspetto. Il fronte sonoro non è sicuramente stretto: per un prodotto di questa fascia il risultato è sicuramente apprezzabile e più che discreto. Le tecnologie messe in campo da Sony non sono state però effettivamente efficaci nell'ampliare il coinvolgimento. L'ampiezza del palcoscenico ricreato dalla soundbar corrisponde più o meno alla larghezza del corpo centrale, né più né meno.

Passando ad "Altered Carbon" su Netflix, con traccia Dolby Atmos in inglese, possiamo invece valutare il comportamento sulle basse frequenze. Come abbiamo già menzionato la sinergia tra il subwoofer e la soundbar è molto buona. I bassi non tendono a prendere il sopravvento e non c'è uno mai scollamento tra i due elementi, che procedono sempre all'unisono per assicurare un'esperienza di ascolto appagante. In alcune scene di azione, dove si odono esplosioni o comunque frequenze particolarmente basse, avremmo però preferito un maggiore contributo da parte del subwoofer. A scanso di equivoci ci teniamo a sottolineare che l'impatto c'è, non parliamo di una resa simile a quella di tanti televisori con soundbar integrate (ma senza subwoofer esterno) o di tanti sistemi economici (con o senza subwoofer). I bassi si sentono e conferiscono pienezza e quel "colpo" che il cinema richiede per assaporare l'esperienza di un home cinema. Non si arriva però alla piena soddisfazione e non è del resto sorprendente, date le dimensioni del trasduttore integrato nel subwoofer (per scendere davvero in basso e coprire tutte le frequenze serve un diametro maggiore). Va però detto che in questo caso si potrebbe forse parlare di eccessiva puntigliosità, dato che nella fascia di prezzo della HT-G700è davvero molto difficile chiedere di più.


La prova non sarebbe completa senza un test specifico per le tracce audio a oggetti, quelle che ampliano l'esperienza aggiungendo la "verticalità" del suono. Il banco di prova è un film che usiamo spesso in queste occasioni: "Mad Max: Fury Road". Tra le scene più utili, in questo senso, vi sono quelle in cui le voci nella testa del protagonista fluttuano al di sopra dello spettatore. La soundbar Sony può sfruttare il Vertical Surround Engine per riprodurre questi suoni tramite la virtualizzazione dei canali. L'efficacia di tale soluzione ci è però sembrata limitata. In alcuni momenti si percepisce effettivamente un'espansione del suono ma senza raggiungere mai un'esperienza davvero avvolgente. La mancanza di canali dedicati si fa quindi sentire e l'elaborazione a carico dell'elettronica non è in grado di sopperire. Molto dipende anche dalla traccia audio e dal posizionamento in ambiente: quando i suoni dovrebbero provenire da punti molto specifici o quando l'ambiente non offre determinate caratteristiche (quelli molto ampi tendono a disperdere i suoni, ad esempio), gli algoritmi sviluppati da Sony non riescono a creare quella sorta di "bolla sonora" che dovrebbe inglobare l'ascoltatore. In questo senso avrebbe probabilmente giovato la presenza di un sistema di calibrazione acustica, una caratteristica che da tempo riteniamo essenziale su tutte le soundbar con Dolby Atmos e DTS:X.

Sempre restando in tema di ambiente di ascolto, HT-G700 riesce a riempire anche stanze di dimensioni generose grazie al volume che è in grado di raggiungere. Occorre però non esagerare: quando ci si avvicina alla massima pressione sonora la distorsione inizia inevitabilmente a fare capolino. Chiudiamo infine con l'ascolto di musica: la soundbar Sony, pur disponendo di connettività Bluetooth, è evidentemente una soluzione pensata prima di tutto per il cinema, non a caso sono del tutto assenti le funzionalità legate al multi-room o l'accesso ai servizi musicali in streaming tramite Wi-Fi. Ascoltare brani musicali è naturalmente possibile ma consigliamo di avere aspettative realistiche: il profilo sonoro tende a enfatizzare le basse e le alte frequenze, caratteristiche che per alcuni potrebbero risultare più affaticanti. La qualità complessiva è comunque più che sufficiente

CONCLUSIONI
Supporta molti formati audio, anche quelli di alta qualitàPuò riempire stanze di ampie dimensioniI dialoghi sono sempre chiari e intelligibiliIl subwoofer è ben integrato con la soundbarLa messa in opera è davvero sempliceBuona resa con i film e le serie TVBuon rapporto qualità/prezzo
La separazione tra i canali stereo non è eccezionaleLe tecnologie per ampliare il suono in verticale non sono molto efficaciMancano funzioni aggiuntive come multi-room e Wi-Fi

HT-G700 si è rivelata un prodotto molto buono per i cinefili e gli appassionati di serie TV. La soundbar nasce evidentemente per portare il cinema in casa a tutti coloro che cercando un prodotto compatto e semplice da utilizzare. La messa in opera e l'installazione in ambiente richiedono poco tempo e nessuna particolare competenza. I passaggi da completare sono pochi e molto facili da completare.

Le caratteristiche migliori consistono nell'ampissima compatibilità con le tracce audio (sono supportati praticamente tutti i formati), nella resa del parlato e nell'equilibrio generale. Il canale centrale si è rivelato fondamentale per la gestione dei dialoghi: la differenza rispetto ai modelli 2.1 di pari fascia è davvero netta: non c'è mai bisogno di alzare o abbassare il volume a seconda della scena e tutti gli scambi tra gli attori sono sempre chiari. Il subwoofer è molto ben integrato con il resto del sistema; non "si siede" nelle scene più concitate, non tende a prevaricare gli altri canali, limitandosi a svolgere il suo compito in modo tendenzialmente neutro. Avremmo preferito ancora un po' più di spinta sulle frequenze più basse ma ci rendiamo conto che inserire un'unità di dimensioni più generose in questa fascia di prezzo non sia così semplice.

La separazione tra i canali stereo non è eccezionale, un fatto del resto non sorprendente poiché si tratta di un limite fisico che tutte le soundbar devono affrontare: gli altoparlanti sono collocati all'interno di un unico corpo e non distano più di qualche decina di centimetri gli uni dagli altri. Le tecnologie utili per espandere il fronte sonoro e ampliare il palcoscenico ci sono, ma di fatto non hanno un impatto significativo sulle prestazioni.

La pressione sonora generata è molto buona: HT-G700 suona bene anche in ambienti di dimensioni generose, a patto però di non esagerare. Se ci si avvicina al massimo volume disponibile la distorsione diventa inevitabile e la qualità del suono ne risente. Non ci hanno invece convinto le tecnologie sviluppate per ricostruire gli effetti generati dalle tracce in Dolby Atmos e DTS:X. L'espansione verticale del suono è qui solo virtuale: mancano infatti canali dedicati rivolti verso l'altro. Gli algoritmi, quando vengono attivati, modificano effettivamente la resa ma non riescono mai a ricreare quella "bolla sonora" che dovrebbe avvolgere l'ascoltatore in tutte le direzioni. Dobbiamo però dire che questo aspetto è spesso critico anche su prodotti più avanzati dal prezzo ben più alto. Ottenere un effetto "pieno" senza usare diffusori acustici ben posizionati in ambiente è davvero molto difficile.

L'ascolto di musica è senza particolare infamia o lode: la sufficienza piena c'è ma non si va molto oltre, complice la già citata separazione tra i canali stereo e un profilo sonoro dalla personalità piuttosto spiccata che difficilmente accontenterà gli utenti con l'orecchio fino. Complessivamente il prodotto è assolutamente consigliato per l'home cinema, grazie anche ad un rapporto qualità/prezzo favorevole che può diventare difficile da battere qualora si dovesse trovare il prodotto intorno ai 300 euro.

Un ringraziamento ad Audio Quality per il supporto logistico.


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