Le fotografie di Lippmann: il sottile filo che unisce i colori alle onde gravitazionali

20 Aprile 2021 6

Cosa c'entrano le onde gravitazionali con la fotografia? Niente, apparentemente, ma non per il team di ricercatori presso l'Audiovisual Communications Laboratory dell'École polytechnique fédérale di Losanna, in Svizzera, che hanno avuto l'opportunità di studiare in profondità alcuni scatti effettuati a fine '800 da Gabriel Lippmann. Occasione più unica che rara, considerando che queste lastre sono solitamente custodite nei caveau dei musei, e soprattutto perché si tratta delle primissime fotografie a colori mai fatte nella storia.

Qual è il senso di questo studio? Perché andare ad esaminare delle foto "antiche" solo perché non in bianco e nero? L'intento dei ricercatori è stato innanzitutto quello di fare un salto indietro nel tempo, analizzando la percezione che si aveva allora delle tinte che coloravano il mondo. E poi, ancor di più, si è voluto scoprire quale fosse stata la rivoluzionaria tecnica applicata da Lippmann sulle sue lastre. Non stiamo infatti parlando di una persona qualsiasi: lo scienziato e inventore Gabriel Lippmann è stato Premio Nobel per la fisica nel 1908 proprio per il suo metodo di riproduzione dei colori nella fotografia.


Cerchiamo dunque di dare risposta alla domanda iniziale: ebbene, se le tecniche fotografiche attuali si basano sulla misurazione di soli tre colori - rosso, verde, blu - Lippmann ha sviluppato un approccio interferometrico di misurazione della luce multispettrale che prevede la possibilità di catturare tra 26 e 64 campioni spettrali di informazioni nella regione visibile. E pensare che proprio a questa tecnica gli scienziati Kip Thorne, Rainer Weiss e Barry Barish si sono affidati per rilevare le onde gravitazionali. Non solo: a Lippmann si devono anche le fondamenta dell'olografia, tant'è che una tipologia di ologramma realizzata da DNP porta proprio il suo nome.

Le immagini impresse sulle lastre mostrano colori ben definiti all'occhio umano, ma che le strumentazioni rilevano invece contenenti distorsioni estremamente difficili da riprodurre. "Queste sono le prime misurazioni di luce multispettrale mai registrate, dunque ci siamo chiesti se fosse possibile ricreare con precisione la luce originale di queste scene storiche", spiega uno degli autori dello studio pubblicato nel Proceedings della National Academy of Sciences. "Il modo in cui le fotografie sono state realizzate era molto particolare, quindi eravamo anche molto interessati a creare copie digitali e capire come funzionava la tecnica".

Mettendo così a confronto la luce rappresentata dalla lastra con quella originale - o, meglio, confrontando i relativi spettri - sono state riscontrate così quelle incongruenze che hanno reso difficile tanto la comprensione della luce reale originale quanto l'eventuale possibilità di riprodurre la foto in digitale. Si è dunque resa necessaria una modellazione del processo che ha permesso ai ricercatori di misurare la differenza tra i due spettri e, tramite un algoritmo in grado di ripulire lo spettro dalle distorsioni e di riprodurre lo spettro - e dunque la luce - originale.


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Commenti

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Pure new wool

Molto interessante!

GinoGinoPilotino

Consiglio la lettura dell’articolo originale che è splendido !!!! A voi invece do un bel 5 per aver riportato male il pezzo.
Ieri invece le vostre 861’000 erano da 3! Visto che un bambino delle elementari/ medie capirebbe da solo che il numero riportato era fuori di un fattore 1000.
Parlate di Delta E delle tv e degli smartphone ma poi vi perdete in task da scuole inferiori!
Ragazzi errare è umano ma se in tanti vi segnaliamo le cose, potreste ascoltarci !

GinoGinoPilotino

Morale : qui dice che hanno compreso come l’acquisizione di più spettri di radiazioni elettromagnetiche nel visibile (luce) di Lippmann è più complessa di quanto ci si aspettava e che nonostante il lavoro di analisi e i modelli sviluppati, non si riesce a ricostruire il setting originale delle scene catturate

GinoGinoPilotino

Questo l’abstract che fa capire qualcosa : Since the original work of Lippmann, the process has been predominately understood from the monochromatic perspective, with analogies drawn to Bragg gratings, and the polychromatic case treated as a simple extension. As a consequence, there are misconceptions about the invertibility of the Lippmann process. We show that the multispectral image reflected from a Lippmann plate contains distortions that are not explained by current models. We describe these distortions by directly modeling the process for general spectra and devise an algorithm to recover the original spectra. This results in a complete analysis of the Lippmann process. Finally, we demonstrate the accuracy of our recovery algorithm on self-made Lippmann plates, for which the acquisition setup is fully understood. However, we show that, in the case of historical plates, there are too many unknowns to reliably recover 19th century spectra of natural scenes.

GinoGinoPilotino

Onestamente il pezzo sarebbe interessante ma per come l’avete messo giù si capisce nulla anche per chi qualcosa ne sa.... vediamo cosa dice la fonte

T. P.

non ci ho capito molto ma penso sia dovuto alla mia ignoranza sull'argomento... :(

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