Diritto all'oblio, può essere esercitato anche senza riferimenti a nome e cognome

23 Luglio 2019 5

Il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che il diritto all'oblio può essere esercitato anche se i dati che permettono di identificare il soggetto interessato sono diversi dal nome e dal cognome. Se tali informazioni la rendono comunque identificabile indirettamente, la persona può ugualmente chiedere la cancellazione delle medesime.

Si ricorda che il diritto all'oblio, sancito nel 2014 dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, bilancia il diritto alla privacy e alla riservatezza con l'altrettanto legittimo diritto di informazione: in concreto, gli utenti possono chiedere ai gestori dei motori di ricerca di eliminare i risultati che appaiono inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati. In breve, si può sparire da Internet, se ne sussistono le condizioni.

IL CASO

La recente pronuncia dell'Autorità Garante rappresenta un ulteriore strumento a tutela dei titolari di suddetti dati; il principio è stato affermato in relazione al caso di un professionista che ha chiesto inutilmente a Google che un url venisse deindicizzato: si poteva raggiungere non cercando il nome e cognome del soggetto, quanto lo sua qualifica di Presidente di una cooperativa - è questo l'elemento che indirettamente permette di risalire al soggetto.

La richiesta di cancellazione era motivata dal fatto che l'url conduceva ad una notizia non più attuale, né aggiornata e lesiva della reputazione del sopraccitato professionista - parlava del rinvio a giudizio avvenuto dieci anni prima, seguito poi dalla sentenza definitiva di assoluzione. Il rifiuto da parte di Google, invece, era giustificato dalla circostanza che la deindicizzazione non è consentita se la chiave di ricerca non include il nome e il cognome. Un'interpretazione che va oltre quanto stabilito dalle norme.

In base alla normativa europea, infatti, viene definito dato personale: qualsiasi informazione riguardante una persona fisica indentificata o identificabile. Anche una carica astratta, come quella di Presidente di una cooperativa può pertanto ricondurre in maniera inequivocabile ad un soggetto, in determinati casi. Sul punto il Garante precisa:

l'Url che riportava la qualifica di Presidente di quella determinata cooperativa, si riferiva in maniera inequivocabile alla persona del reclamante - visto che quest'ultimo rivestiva quella carica da moltissimi anni, tanto da essere ormai, specie nell'ambito della realtà di riferimento, univocamente messo in correlazione con essa.

L'altra ragione per cui l'Autorità ha ritenuto di accogliere la domanda del professionista è riconducibile proprio alla data della notizia - 10 anni prima della richiesta di rimozione - e alla sua inattualità. In questo caso l'interesse della collettività a conoscere informazioni, ormai datate e non attuali, non era tale da giustificare il danno a carico del soggetto interessato. La vicenda si è conclusa con l'ingiunzione rivolta a Google di rimuovere l'url, ma si tratta di un episodio destinato a rappresentare un importante precedente qualora dovessero riproporsi situazioni analoghe.

Credits per le immagini: Pixabay

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Commenti

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Andrea Pantaleo

No aspe', quindi adesso ho il diritto di costringere WhatsApp a non mostrare il mio numero quando uno sconosciuto vede le info di un gruppo in cui mi trovo? (Perché alla fine te lo metti in memoria, apri Insta o FB e puoi sapere vita, morte e miracoli. Meno male che non ho mai dato alcuna autorizzazione)

persson

E non ha anche chiesto il risarcimento per danno di immagine? per lo meno per il lasso di tempo che va dalla richiesta di cancellazione alla sentenza ( che immagino non siano proprio due giorni)

5tev

Ottimo

Alessio Ferri

Visto che è stato assolto faccia pure

H92

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