LightSail 2: il "veliero spaziale" spinto dai fotoni solari è pronto al lancio

16 Maggio 2019 22

Si avvicina il lancio di LightSail 2: il veicolo spaziale approntato dalla Planetary Society lascerà la Terra il prossimo 22 giugno a bordo di un razzo Falcon Heavy dell'azienda aerospaziale statunitense SpaceX (attualmente impegnata su più fronti, tra cui il lancio di 60 satelliti previsto per domani mattina ora italiana), partendo dal Kennedy Space Center in Florida.

Potrebbe sembrare una missione come un'altra, ma non è così: LightSail 2 è un veicolo spaziale unico nel suo genere. Come suggerisce anche il nome infatti - che allude alla navigazione a vela basata sulla luce - LightSail 2 è un vero e proprio "veliero spaziale": è stato insomma progettato per "navigare" attorno al nostro pianeta sfruttando la spinta che i fotoni del Sole imprimono sulle sue vele dispiegate; a differenza di altri veicoli spaziali, dunque, non farà affidamento sul carburante.

Com'è fatto questo "veliero spaziale"? Le specifiche sono riportate sul sito della Planetary Society: si tratta di un veicolo spaziale dalle dimensioni simili a quelle di un tostapane, e pesa appena 5 kg. La sua struttura è modulare, formata da quattro unità essenziali: quella principale è un satellite miniaturizzato che può condurre esperimenti scientifici in orbita, accompagnato da un modulo contenente telecamere, sensori e sistemi di controllo e da altre due unità che servono a dispiegare le vele solari.


Sono proprio queste ultime che, una volta aperte, permetteranno al veicolo spaziale di raggiungere e mantenere la sua orbita grazie alla pressione di radiazione proveniente dal Sole, ovvero alla pressione esercitata su un corpo (in questo caso le vele solari) esposto a una radiazione elettromagnetica (in questo caso proveniente dalla nostra stella). Infatti, le onde elettromagnetiche non trasportano solo energia, ma anche quantità di moto.

Grazie a questa "spinta fotonica", LightSail 2 non necessiterà di carburante: infatti, per quanto la forza propulsiva dei fotoni provenienti dal Sole sia piccola (nell'ordine dei micro newton per metro quadrato di vela, come ricorda Media Inaf), si tratta di una fonte inesauribile. O, almeno, garantita per qualche miliardo di anni.

Come mostrato nel video promozionale, LightSail 2 arriverà nello spazio viaggiando all'interno di un P-Pod (Poly Picosatellite Orbital Deployer), cioè un "contenitore" che si occuperà di portare in orbita e poi sganciare il "veliero spaziale" vero e proprio sette giorni dopo il lancio. Una volta lasciato "solo" nello spazio, LightSail 2 dispiegherà i suoi quattro pannelli solari, su cui quattro braccia metalliche srotoleranno, il giorno successivo, altrettante vele solari triangolari che gli permetteranno di giungere a 720 km di distanza dalla Terra.

Se la missione avrà successo, LightSail 2 sarà il primo veicolo spaziale a raggiungere la propria orbita sfruttando la luce solare. Ma anche la storia relativa alla Planetary Society che sta portando avanti la missione è assolutamente degna di nota: si tratta di una fondazione americana non governativa, non profit e attiva a livello internazionale finanziata unicamente da comuni cittadini. A fondarla, nel 1980, tre scienziati, tra cui il celebre astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan.

Come ricorda Bill Nye, CEO della fondazione nonché divulgatore scientifico e conduttore televisivo statunitense, il lancio sarà l'acme di un progetto nato ormai parecchi anni or sono:

Quarant’anni fa, il mio professore Carl Sagan ha condiviso con me il suo sogno di utilizzare veicoli spaziali dotati di vele solari per esplorare il cosmo. Egli, insieme a Bruce Murray e Louis Friedman, fondò la nostra organizzazione per permettere a chiunque nel mondo di promuovere le scienze spaziali e l’esplorazione. Migliaia di persone si sono riunite e hanno sostenuto questa missione, senza di loro non avremmo potuto farcela. Ora siamo pronti per il lancio!

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Commenti

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RIC 5 stelle

Il suo discorso sul "pale blue dot" penso sia il più significativo della storia dell'umanità.

Alessio Ferri

Definisci "attorno", a una certa distanza questo diventa ininfluente

Lu

È un'ottima domanda. Alcuni hanno ipotizzato l'uso delle vele nelle future navicelle spaziali con uomini a bordo per viaggi interstellari. Uno dei problemi sarebbe proprio come frenare. Banalmente girando le vele in direzione della stella di arrivo la navicella inizierebbe a frenare ma ci metterebbe probabilmente decone di anni per arrivare a velocità basse o per fermarsi del tutto. Quindi il processo di frenata va iniziato molto prima di arrivare alla meta allungando il tempo del viaggio perché, chiaramente, la velocità media sarà di molto inferiore a quella massima consentita.

Boronius

Grande Carl Sagan, ancora ricordo una trasmissione dove parlava delle sonde Viking in partenza o appena partite e ipotizzava l'esistenza di animali marziani a forma di roccia e con delle radici che scavavano sotto terra alla ricerca di tracce di umidità. Visionario e geniale. Magari aveva anche ragione....

Maurizio Mugelli

la cosa piu' importante in assoluto e' la massa di scambio, se elimini la necessita' di usarla per accelerare puoi ridurre la massa totale del mezzo di circa il 70-80% e quindi decelerare diventa molto piu' facile.

Maurizio Mugelli

tecnicamente parlando la prima sonda con lightsail (improvvisata) e' stata kepler, nel suo piccolo...

Norman Tyler

esce un omino e soffia in senso contrario

Doom

Bello ma e a frenare come fa

Norman Tyler

l'inquinamento ordbitale nsè po sentì

Otto

Non attorno all'orbita terrestre, dove l'atmosfera continua ad esistere anche se molto rarefatta. Per questo motivo i satelliti hanno una 'vita' che è dovuta al carburante che hanno a bordo.

kroato11

Magnifico

Carlo

Ma bbasta tiriamo su un muro da Formia a Termoli

LaVeraVerità

Ssshhh... non dirlo a Salvini che è sempre a caccia di nuove emergenze.

ZeroSen

beh questo è il primo lancio, è un esperimento di una organizzazione no profit, quindi con fondi limitati, è ragionevole pensare che vogliano andare piano

inoltre c'è un'altra organizzazione che vuole mandare un satellite simile su alpha centauri, la missione si chiama Breakthrough Starshot

Cristian Louis Watta

Avrebbe più senso se lanciato verso qualche pianeta invece di ruotare attorno alla terra cmq vada buono per la sperimentazione

Alessio Ferri

Bello, ma dovete ricordare che la spinta è importante fino ad un certo punto nello spazio, il punto è che una volta ricevuta rimane in moto e continua ad accelerare

Carlo

Hai proprio ragione i rifiuti spaziali infatti stanno diventando un'emergenza

Carlo

E fu così che il ciclo orbitale fu cancellato con un colpo di spugna

Virkash

Lo spazio è GRANDE. Immagine qualche migliaio di automobili, distribuite su tutto il pianeta che viaggiano a quote diverse. La probabilità di uno scontro sono molto basse. Beh, lo spazio è ancora più grande. Se poi ci aggiungi che sono quasi tutti oggetti controllati e che possono evitarsi, la ISS qualche volta ha manovrato per diminuire il rischio di colpire qualcosa, vedrai che non si scontrano.

Norman Tyler

quando si dice che lo spazio è grande ..... il concetto di grande è DAVVERO grande

Andhaka

Sono relativamente piccoli in uno spazio relativamente grande (oltre che con orbite ben calcolate). ;)

Ma in futuro la proccupazione che hai sollevato non sarà una cosa da poco e anzi, già ora si sta ragionando sul problema dell'inquinamento orbitale.

Cheers

kayoshin

ma alla fine, tra satelliti, vele, stazioni orbitali e tanti rifiuti mi chiedo come facciano a non scontrarsi in orbita....

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