Chang'e 4: la missione cinese svela possibili tracce del mantello lunare

16 Maggio 2019 9

Una nuova e potenzialmente entusiasmante scoperta arriva dagli scienziati cinesi che stanno portando avanti la missione Chang'e 4: analizzando i primi risultati provenienti dalla sonda - che, lo ricordiamo, ha effettuato con successo un allunaggio sul lato nascosto della Luna proprio all'inizio del 2019 - sembra siano state rilevate tracce di materiale appartenente al mantello lunare.

Il rover Yutu-2, dopo essersi separato dalla sonda Chang'e 4, ha infatti rilevato un suolo ricco di minerali che potrebbero essere riconducibili al mantello lunare, secondo quanto riferito dai ricercatori nell'articolo comparso su Nature in questi giorni. Tali dati, se confermati, potrebbero fornire informazioni decisive sullo sviluppo del nostro satellite naturale: infatti, comprendere la composizione del mantello lunare potrebbe essere la chiave per capire come si sia formata ed evoluta la Luna.

Proprio a questo scopo, la sonda cinese è atterrata nel più grande bacino d'impatto lunare: si ritiene infatti che la collisione sia stata abbastanza potente da perforare la crosta lunare ed esporre così le rocce del mantello.


Una volta giunto nel punto programmato, il rover Yutu-2 ha utilizzato il proprio spettrometro per analizzare la luce riflessa dal suolo lunare: ne sono scaturiti dei risultati parecchio diversi rispetto a quelli derivanti dall'analisi spettrometrica del normale materiale presente sulla superficie della Luna. I dati hanno infatti rivelato la presenza di olivina e pirosseno a basso contenuto di calcio, silicati che potrebbero essere riconducibili proprio al mantello lunare.

Per confermare quanto rilevato saranno necessarie ulteriori ricerche, soprattutto perché sulla Luna sono presenti altri materiali, come il plagioclasio, che possono restituire risultati simili a quelli dell'olivina. Certo, l'ideale sarebbe poter analizzare dei campioni in laboratorio; in ogni caso, il rover continuerà a studiare ciò che ha trovato sulla Luna anche in vista di una eventuale missione futura che permetta di portare i campioni sulla Terra.


Come anticipato, se fosse possibile approfondire la conoscenza della composizione chimica del mantello ne deriverebbero dati importanti per chiarire la storia della formazione della Luna, argomento sul quale sono stati elaborati molti modelli diversi. Inoltre, un quadro più dettagliato potrebbe far luce anche sull'evoluzione planetaria in generale, poiché la Luna - a differenza della Terra - non presenta placche tettoniche in grado di "cambiare le carte in tavola", offrendo così un'opportunità unica di studiare il funzionamento interno di un corpo planetario molto diverso dalla Terra.

E voi, state seguendo l'appassionante missione cinese volta a scoprire il lato nascosto della Luna? Avete visto la notevole foto scattata dal satellite che immortala il cosiddetto Dark Side of The Moon di floydiana memoria con la Terra sullo sfondo? Qui invece potete trovare i primi video della missione Chang'e 4.

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Commenti

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Antsm90

Conta che il mantello lunare è abbastanza simile a quello terrestre, per cui quello che puoi estrarre qui lo puoi estrarre anche lì (fatta eccezione per metano e petrolio ovviamente)

daniele

Per estrarre cosa?

Antsm90

Tanto ci penseranno i cinesi e gli americani a farla sparire prima del tempo con cave varie

Antsm90

Che c'entra la luna con la durata delle giornate?

E le giornate si allungano, è un bene e un male nello stesso tempo.

GTX88

Più che allontanando sta perdendo pezzi e in un futuro lontano lontano sarà molto più piccola fino a sparire

Luigi Fontanella

"Per confermare quanto rilevato saranno necessarie ulteriori ricerche, soprattutto perché sulla Luna sono presenti altri materiali, come il plagioclasio, che possono restituire risultati simili a quelli dell'olivina"... ah beh allora , potevi dirlo prima....

BLERY

Nessuno ha mai provato a capire se la Luna è molto sferica, contrariamente alla Terra?
Ci sono studi però che indicano che il nostro satellite era molto più vicino alla superficie del pianeta con la conseguenza che i giorni duravano molto meno.
Addirittura in tempi remotissimi, troppo vicino per non risultare formato da un impatto con un altro pianeta quando il mantello terrestre era ancora piuttosto fluido.

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