AI, Microsoft e Google la indicano agli investitori come fattore di rischio

11 Febbraio 2019 17

Google e Microsoft, due delle aziende maggiormente coinvolte nel settore dell'intelligenza artificiale, hanno iniziato a citarla come un fattore di rischio nella documentazione dedicata agli investitori. I documenti cosiddetti 10-K sono volutamente molto generici e comprendono un po' di tutto, e con vari livelli di probabilità: per esempio Google cita una concorrenza sempre più agguerrita, le possibili necessarie modifiche al business degli annunci pubblicitari dovuti a cambiamenti di leggi sulla privacy, la decisione di alcune piattaforme operative di non adottare i suoi servizi. Ma è curioso che entrambe le società inizino a citare l'AI proprio adesso - o meglio, nelle ultime versioni dei rispettivi 10-K (quello di Microsoft risale allo scorso ottobre, quello di Google a qualche giorno fa: la data ha a che fare con le tempistiche diverse con cui terminano i rispettivi anni fiscali).

In aggiunta, nuovi prodotti e servizi, inclusi quelli che incorporano o sfruttano intelligenza artificiale e machine learning, possono sollevare nuove sfide (o rinnovarne di vecchie) a livello tecnologico, etico, legale e altro...

- Google, 10-K 2019 (FONTE)

Gli algoritmi AI potrebbero essere imperfetti. I Set di dati potrebbero essere insufficienti o contenere informazioni di parte. Pratiche controverse sulla gestione di Microsoft o altre aziende potrebbero compromettere l'accettazione pubblica di soluzioni basate sull'AI. Queste mancanze potrebbero indebolire le decisioni, previsioni e analisi che le applicazioni AI producono, causandoci danni a livello competitivo, responsabilità legali e danni d'immagine. Alcuni scenari AI presentano problemi etici. Se avvalliamo oppure offriamo soluzioni AI che sono controverse a causa dell'impatto su diritti umani, privacy, posti di lavoro o altre questioni sociali, potremmo soffrire un danno d'immagine e reputazione.

- Microsoft, 10-K 2018 (FONTE)

L'AI ormai è tra noi, sempre più in casa nostra. E iniziano a sorgere i primi problemi concreti

Entrambe le società lavorano nel campo AI da diversi anni ormai, ma solo adesso le implicazioni diventano talmente grandi da meritare una citazione nei documenti ufficiali. Dopotutto, in questi mesi abbiamo visto emergere diversi problemi legati ad essa: alcuni innocui come Alexa che ride da sola, altri più preoccupanti, come il dibattito sulla fornitura di sistemi di riconoscimento facciale ai governi, i progetti segreti sulle armi intelligenti come Project Maven, e in un certo senso pure lo scandalo Cambridge Analytica.

Ormai è naturalmente impossibile pensare di tornare indietro, di far finta che l'AI non esista. Non è così che funziona il progresso. Ma è chiaro che ci vogliono regole ben precise che sappiano mettere i giusti paletti - come d'altronde auspicano le grandi società del settore, Amazon per esempio. A questo proposito, il New York Times riporta che presto Donald Trump dovrebbe firmare un ordine esecutivo a questo riguardo - per la precisione, l'obiettivo è "spronare lo sviluppo e la regolamentazione dell'intelligenza artificiale".

Secondo indiscrezioni, tuttavia, l'iniziativa AI governativa sarà poco incisiva rispetto alle aspettative di molti. L'ordine punta ad aumentare la formazione per i lavoratori, migliorare l'accesso ai servizi cloud e ai dati necessari per istruire gli algoritmi AI, e promuovere la collaborazione con i paesi esteri; ma non sono previsti nuovi fondi per la ricerca, né ci sono dettagli concreti su come queste iniziative saranno implementate.

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Commenti

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Jam

Blockchain is the new grafene.

Jam

Tutti i libri di un certo Uriel Fanelli, ma nello specifico "altri robot". Lo trovi a pochi spicci su play store o Amazon.
Comunque la critica non è sulla letteratura scritta, ci mancherebbe. Certi autori sono precursori ma la loro immaginazione è figlia dei loro tempi.
Il problema è chi la usa oggi per descrivere come potrebbe essere domani.

Federico

Intendo i datacenter e le infrastrutture di rete geografica, parliamo di costi di decine e decine di miliardi per anno.
Questi costi vengono ammortizzati dai fatturati, che sono possibili proprio dal controllo sui contenuti e sull'utenza.

Questo è il mondo reale, il mondo fisico... non una favoletta.
Mantenere in vita Internet costa miliardi per mese.

GianL

Boh, nè Asimov nè Philip K. Dick mi sembrano dei cogli0ni qualunque.
Hai qualche risorsa da condividere per approfondire il tema? denghiu

GianL

ma quali costi intendi?
-banda: ma quella già ognuno si paga la sua (30GB/mese oramai sono sotto i 10€ un po dappertutto); le società Telco coi nostri canoni si pagano l'infrastruttura (backbone + punti d'accesso);
-potenza di calcolo su server di terze parti? non serve molto oramai, tutti abbiamo potenze di calcolo più che sufficienti nei nostri smartphone che volendo si possono anche condividere;
-spazio di colo per storage? coi DB distribuiti le necessità sono ridotte al minimo.

Lascio un link per approfondire (non grullino nè sovranista):
https://medium. com/@zonto/web-3-0-is-an-evolution-of-user-interaction-with-web-technologies-83c34c38f526

Federico

E perchè mai le grandi aziende che adesso sostengono i costi del web dovrebbero continuare a farlo qualora non disponessero più della proprietà dei suoi contenuti?
Se desideri il controllo sui contenuti di qualcosa devi anche essere disposto a pagartela.

Apus

Sono molto più inefficienti di qualsiasi database distribuito. La linked list è terribilmente inefficiente eppure tutti la osannano, bah

I<3Microsoft

Ok, cioè roba praticamente impossibile ora come ora.

Joseph Aloisius Ratzinger

Abortitela prima che nasca!
Anzi no, spargete il seme prima che sia fecondata!

GianL

Si intendeva proprietà dei contenuti ;-)
Dei costi ci saranno, ovviamente; immagino soprattutto a quelli sulla bolletta dell'Energia Elettrica.
Eppoi: c'è gente che paga per per avere un account ProtonMail quindi perchè non.
Oppure, cambiando metafora: c'è chi preferisce andare al cinema o teatro invece che accontentarsi del guano delle TV generaliste.

Io sinceramente ci spero.

ghost

Ia attualmente è capire quello che dici e magari pure farlo

I<3Microsoft

Ma quale ia?

ale

Non se ne può più di gente che non ha la minima idea di cosa è ma deve infilare la parola blockchain ovunque.

Federico

Sicuramente.
Immagino che dopo aver riconquistato la proprietà del web, provvederanno anche a finanziarlo.

Jam

Adoro quando si parla di AI e, l'unica cosa che viene in mente come termine di paragone, sono i film di Hollywood.
E' come quando parlando di robotica di citano le leggi di Asimov.
Bellissime quanto irrealistiche.
Purtroppo è colpa di una cattiva fantascienza. O meglio, di un cattivo uso ed abuso che viene fatto di essa.
Però ok, se temiamo le AI perchè ce lo dice Terminator va tutto bene.

Apus

blockchain -> HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

GianL

Fra le loro più grandi minacce metterei il web 3.0: col web always-on a prezzi abbordabili oramai dappertutto, il calcolo distribuito e le blockchain gli utenti torneranno a riappropiarsi del web: questo non sarà più terreno di caccia per multinazionali che, alla gestione caratteristica (vendita merci /servizi) aggiungono i proventi che derivano dalla profilazione più o meno spinta, più o meno dichiarata delle persone.

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