Google continua a crescere nel 2018 e traina tutta Alphabet

05 Febbraio 2019 9

Si conclude bene il 2018 finanziario di Alphabet, la holding che controlla dal 2015 (tra le altre) Google: la crescita è solida, anche se rallenta un pochino rispetto al passato, e il costo degli annunci pubblicitari online continua a scendere. Il fatturato complessivo dell'anno ammonta a 136,8 miliardi di dollari, una crescita del 23 per cento rispetto al 2017; per il solo quarto trimestre si parla invece di 39,3 miliardi di dollari, il 22 per cento in più rispetto ai 32,3 del Q4 2017. I guadagni netti ammontano a 8,9 miliardi di dollari, in controtendenza rispetto alle perdite di 3 miliardi dell'anno precedente. I dipendenti sono passati da 80.110 a 98.771.

Analizzando un po' meglio i dati finanziari, si scopre che sostanzialmente è Google l'unica società che porta profitto. La sezione "Other Bets", che raggruppa tutte le altre imprese, è in perdita - in effetti, più che l'anno scorso: da 748 milioni a 1,328 miliardi. Tuttavia, alcune società come Waymo e Verily hanno incrementato il proprio fatturato rispetto all'anno scorso - di circa il 17,5 per cento. Interessante osservare che anche la voce "Other Revenues" di Google, che include la divisione hardware e quella cloud, è cresciuta da 5 a 6,5 miliardi di dollari di fatturato.

Il valore degli annunci pubblicitari (cioè quanto Google fa pagare agli inserzionisti per pubblicare annunci sui suoi servizi software) continua però a scendere, ed è probabile che sia stato un fattore determinante nella contrazione del titolo in borsa nelle ore immediatamente successive alla comunicazione dei risultati fiscali. È sceso di ben il 27 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, e del 9 per cento rispetto al trimestre scorso. L'advertising rappresenta la stragrande maggioranza del fatturato per Google, e la sua continua perdita di valore lascia qualche timore per il lungo termine.


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Commenti

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mds

Ti offrono servizi personalizzati proprio per continuare a tenerti legato a loro...
Però capisci anche tu che non sono una onlus e vogliono qualcosa in cambio per guadagnarci ;)

Moveon0783 (rhak)

Esatto. Qua dentro in molti sono convinti che Google sia piu corretta di Facebook, ma in realtà non lo è.

Cerbero

Proprio sabato sera mi è arrivata una mail di Google riguardo G+ avvertendomi che in aprile a causa della sua chiusura sarebbe stato disattivato il mio account. Peccato che G+ non l'h abbia mai utilizzato e quando si permisero di attivarlo per tutti i possessori di Gmail mi precipitai a disattivarlo....peccato non aver conservato lo screenshot della stessa perché probabilmente sarebbe scattata una bella denuncia.
Ora qualunque azione a danno di questi farabutti da parte della legge vigente e' da intendersi come intervento a garanzia della libertà dei diritti di ciascuno. Svegliamoci!!

Freerider

"non si sono accorti" oppure "hanno fatto finta di non accorgersene"? Quando si tratta delle "malefatte" di Google chissà come mai queste passano sempre in secondo piano. Ultima tra queste è che anche Google ha un programma come quello di Facebook e che anche questa utilizzava un certificato che era stato tolto dall'apple store proprio come Facebook e che tracciava di tutto e di più degli utenti che accettavano di essere "spiati" in cambio di crediti. Però, Facebook è sul banco degli imputati per questo, Google no.

ghost

A me da fastidio usino i miri dati perple pubblicità se invece li ussano per integrare e personalizzarmi i servizi mi sta bene

Crebelo

Apple schifo da fanboy buuuuuuu

la gravitò dipende se la legge è rispettata e a quali mercati è estesa questa modifica.

in europa con il gdpr non dovrebbero avere molto spazio di manovra e fidati che se google sgarra lo sai in pochi mesi in quanto l'unione europea non aspetta altro (giustamente).

mediamente google è in un tribunale europeo 365 giorni all'anno, non penso si azzardino a fare cose che violino apertamente le leggi del gdpr

Moveon0783 (rhak)

Sarebbe bello farci un articolo, dato che non è meno grave delle recenti vicende Facebook.

Moveon0783 (rhak)

Da MisterGadget .Tv

Google combina i dati di navigazione con le info personali

Senza grande clamore, c’è stata una rivoluzione silenziosa su internet, perché da qualche mese Google combina i dati di navigazione con le info personali, cosa che in passato aveva promesso di non fare.

Nel lontano 2007, infatti, nel momento in cui Big G acquisì Double Click la promessa di Sergei Brin fu di mantenere i dati di navigazione anonimi, con l’obiettivo di preservare la privacy degli utenti.

In effetti, la promessa è stata mantenuta per molti anni, ma è venuta a cadere la scorsa estate, quando è cambiata una semplice parola nelle condizioni che gli utenti accettano quando sottoscrivono un account di Google, mentre ai vecchi utenti è stata sottoposta una revisione delle condizioni.

Curiosamente, le diverse testate giornalistiche che hanno controllato i nuovi termini, non si sono accorte subito della variazione in arrivo.

Cosa è cambiato

Double Click traccia le vostre abitudini di navigazione e quindi vi propone contenuti pubblicitari correlati: voi cercate su Google “pesca a mosca” e per tre settimane vi verranno sottoposte canne da pesca nei banner che appariranno sulle pagine web che visiterete.

Ad oggi, Google non combinava quei dati con la vostra identità e con i contenuti che voi scrivete nelle caselle di posta elettronica Gmail.

Ora, invece, specifica nelle condizioni contrattuali che i vostri dati “May be combined” quindi potrebbero essere abbinati alle vostre abitudini di navigazione.

Non è detto che capiti, ma accettando le nuove condizioni contrattuali permettete comunque a Google di farlo.

Questo significa che Google può capire, conoscendo ogni dato che vi riguardi se la pesca a mosca è davvero una vostra passione o se avete fatto una ricerca occasionale, magari per qualcun altro.

Ma sapendo chi siete, potrebbe trovare nella lista dei vostri amici il soggetto che va a pesca e può intuire che sta cercando un nuovo prodotto o forse che voi volete fargli un regalo e la catena può diventare infinita.

Gli esperti di privacy ci dicono che è caduto l’ultimo confine, labile, che preservava ancora un po’ della nostra riservatezza.

Come anticipato, né il New York Times né Wired si erano accorti la scorsa estate di questa modifica tanto piccola quanto sostanziale.

Entrambi avevano analizzato i termini e avevano parlato di un controllo più granulare dei contenuti pubblicitari, senza però notare questa novità così rilevante.

Come sempre, quando il tema è la privacy, il mondo si divide tra coloro che considerano il tema fondamentale e coloro che semplicemente pensano di non avere nulla da nascondere.

Ma il mondo non è mai bianco o nero, ci sono molte sfumature che possono fare la differenza e quando si parla di privacy possono essere tantissime e diversissime tra loro.

La vostra vita probabilmente non cambierà se il vostro nome viene agganciato alle vostre abitudini di navigazione, ma è importante che ne siate consapevoli.

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