Riforma europea del copyright: un disastro per la libertà in Rete #prospettive

20 Settembre 2018 482

ll 3 luglio scorso, per 24 ore, tutte le voci della versione italiana di Wikipedia sono state oscurate. Non si trattava di un attacco hacker, bensì di una protesta radicale contro la nuova EUCD, la direttiva sul copyright che il Parlamento Europeo avrebbe votato di lì a due giorni.
Tutte le pagine dell’enciclopedia libera rimandavano in quell’occasione a un comunicato ufficiale che spiegava le ragioni dell’oscuramento:

“Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l'approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet. Anziché aggiornare le leggi sul diritto d'autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell'informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all'accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.”

Due giorni più tardi l’Europarlamento in seduta plenaria ha bocciato la direttiva, con l’intento di apportare modifiche al testo in vista di un nuovo voto a fine estate.
Quella del 5 luglio, però, è stata solo una vittoria di Pirro per Wikipedia e tutti gli attivisti che si oppongono alla nuova direttiva: il 12 settembre il Parlamento di Strasburgo ha infatti votato e approvato un nuovo testo privo di cambiamenti sostanziali rispetto a quello di luglio, che per altro non include nessuno dei (legittimi) suggerimenti avanzati dai critici della proposta. Oltre a Wikipedia e alla Wikimedia Foundation, a criticare la riforma sono “70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee (qui), 169 accademici (qui), 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica (qui)”.


Ma per quale motivo chi si occupa di Internet e Web da molto tempo si oppone questa nuova direttiva (comunque necessaria, visto che le norme dell’Unione sul copyright sono ferme al 2001)? Ed è vero che questa riforma, così come è stata scritta e approvata, potrebbe mettere a repentaglio la libertà della Rete e limitare il libero scambio delle informazioni online?
La risposta alla seconda domanda è “potenzialmente sì”, mentre per rispondere alla prima bisogna guardare al contenuto della direttiva e soprattutto a due sezioni cruciali: l’articolo 11, che regola il diritto d’autore sui contenuti linkati e aggregati in rete; l’articolo 13, che determina nuovi parametri per il controllo del caricamento di contenuti protetti da copyright.

L’articolo 11, ovvero la “link tax”

L’articolo 11 introduce quella che i critici della riforma hanno definito “link tax”. È un nomignolo infelice per una norma che formalmente non è una tassa (il termine è usato in senso lato) e soprattutto non riguarda solo i link, ma più che altro gli snippet, cioè gli estratti di un articolo che includono una porzione di testo e, in alcuni casi, un’immagine estrapolati dal contenuto originale.
In estrema sintesi, l’articolo prevede che per pubblicare queste snippet di contenuto giornalistico una piattaforma online debba dapprima ottenere una licenza dal detentore dei diritti (cioè l’editore della testata o del sito).

L’articolo crea, di fatto, una nuova forma di diritto d’autore che dovrebbe favorire i grandi editori. Non è un mistero che questa norma sia frutto del lavoro delle lobby dell’industria editoriale, in primis quella dei grandi gruppi tedeschi. È una norma che qualcuno ha definito “contra Google News”, che ha l’intento di riequilibrare i rapporti tra i grandi gruppi giornalistici e le grandi piattaforme online che ne aggregano i contenuti. Questo non lo dicono i critici della riforma, ma lo ammette con estremo candore il testo stesso della direttiva. In un paragrafo già emendato e votato poi il 12 settembre si legge infatti che:

“Il crescente disequilibrio tra potenti piattaforme ed editori, comprese le agenzie di stampa, ha già portato ad una sensibile regressione del panorama mediatico a livello regionale. Nella transizione da stampa a digitale, gli editori e le agenzie di stampa si trovano ad affrontare il problema di licenziare correttamente i contenuti per far fronti ai propri investimenti. La mancanza di un riconoscimento degli editori come detentori di diritti rende complesso e inefficiente il processo di concessione e di applicazione delle licenze”.

Il problema dell'iper-abbondanza

La lettura che in molti hanno dato di questo passaggio denuncia la natura politica e la base ideologica del provvedimento. Una natura che, a parere del sottoscritto, è comprensibile: il disequilibrio di cui parla il testo della riforma esiste ed è un problema reale, che si è andato inasprendo negli ultimi anni con l’avvento delle grandi piattaforme social ed è probabilmente alla base di alcune delle maggiori problematiche sociali del nostro tempo.

Più del tentativo di cucire una norma a misura di editori, però, andrebbe evidenziato l’errore epocale nella lettura della crisi che ha investito il settore. Sostenendo che il disequilibrio in questione sia legato all’impossibilità di far valere una forma di diritto d’autore finora non riconosciuta, la riforma prova a risolvere un problema che si ritiene banalmente di natura burocratica. In realtà, come scrive egregiamente Ben Thompson su Stratechery, il disequilibrio è un problema puramente economico ed è legato al cambiamento dei rapporti di forza e nel passaggio da un mercato caratterizzato dalla scarsità (quello della carta stampata) a un mercato dove domina l’iper-abbondanza (il Web).

Scrive Thompson:

“In un mondo definito dalla scarsità, coloro che controllano le risorse hanno il potere di determinare il prezzo di accesso a suddette risorse. Nel caso dei giornali, la risorsa di cui vi è scarsità è l’attenzione del lettore, e gli acquirenti erano gli inserzionisti pubblicitari.
Internet è un mondo di abbondanza e c’è un nuovo potere che conta: la capacità di dare un senso a quell’abbondanza, di indicizzarla, di trovare il proverbiale ago nel pagliaio. Perciò, mentre le attenzioni del pubblico sono frazionate ormai tra un numero di fatto infinito di editori, i lettori che essi cercano di raggiungere partono tutti dallo stesso posto - Google - e di conseguenza è là che sono finiti i soldi della pubblicità.”

In altre parole cercare una soluzione burocratica al problema, inventando una nuova forma anacronistica di diritto d’autore sugli snippet, è una strategia suicida. Impone una forzature che finirà per penalizzare l’intero settore, compresi quegli editori indipendenti che il nuovo modello l’hanno abbracciato, capito, saputo sfruttare, aggirato con forme nuove e più snelle di monetizzazione dei contenuti.

La memoria corta degli editori

La conseguenza più grave di una “snippet tax” è infatti la potenziale chiusura di una delle fonti di accesso che portano i visitatori dal “centro di smistamento” di Google alle pagine dei giornali online: Google News.
La nuova norma costringerebbe infatti Mountain View a stipulare nuovi contratti di licenza con gli editori al fine di poter rilanciare i contenuti. Semplici calcoli di pura convenienza suggeriranno a Google che è molto più semplice chiudere un servizio da cui ricava quasi zero anziché impelagarsi in onerosi e complessi accordi pluriennali.

Non si tratta di un’ipotesi campata in aria, ma semplicemente di quanto è già successo in quei paesi dove la snippet tax è già state sperimentate. Quello della Spagna è l’esempio più lampante: un mese prima dell’entrata in vigore di una nuova legge per l’introduzione di una snippet tax nel gennaio 2015, Google ha chiuso di gran carriera il suo servizio News nel paese iberico. Gli editori - già in difficoltà - hanno così visto calare di colpo il numero degli accessi ai propri siti, con un colpo ulteriore alle proprie finanze.

Lo stesso era già accaduto dopo l’approvazione di una legge analoga in Germania, nel 2014. Anziché chiudere Google News, in quel caso, l’azienda californiana aveva semplicemente deciso di escludere gli snippet degli editori - per i quali avrebbe dovuto pagare - dai risultati di ricerca e dal servizio di aggregazione delle notizie. Un’operazione che provocò un crollo delle visite sui siti del gigante Axel Springer (il più grande gruppo editoriale tedesco e primo sostenitore della norma) talmente disastroso e repentino da convincere l’editore a tornare a concedere i propri contenuti a Google in forma gratuita.

È difficile capire come sia possibile che i grandi editori abbiano già dimenticato quelle disastrose esperienze. L’articolo 11, se recepito così come è scritto dagli stati nazionali, creerà situazioni analoghe a quelle di Germania e Spagna. E se Google, sulla base di questa normativa, decidesse di chiudere Google News in Europa il danno non riguarderebbe soltanto i grandi gruppi editoriali ma anche soggetti più piccoli che non hanno alcuna intenzione di estorcere a Google qualche spicciolo per l’uso dei contenuti sui suoi aggregatori di notizie.

Ovviamente la norma non riguarderà soltanto Google e il suo servizio News. Come andranno regolate infatti le citazioni - più che legittime - tra pubblicazioni concorrenti o da parte di blogger indipendenti? Che dire delle anteprime dei link generate da Facebook, Whatsapp o Telegram? Su questi punti non c’è chiarezza e troppo viene demandato al recepimento della norma su scala nazionale.

Ulteriori implicazioni

Ci sono infine ulteriori implicazioni negative legate alla formulazione attuale dell’articolo 11 della riforma. Le riassume bene Julia Reda, Europarlamentare eletta nelle file del Partito Pirata tedesco e principale oppositrice della nuova direttiva.​​

La riforma, spiega Reda, è un attacco alla natura stessa del “link”, perché gli snippet sono un elemento importante che permette all’utente di conoscere in anteprima la natura del contenuto a cui rimanda un collegamento. C’è anche il rischio di favorire le fake news: “rendere costosa o rischiosa la pubblicazione di un link potrebbe disincentivare la condivisione di fonti di informazione attendibili”. Al contrario, coloro che pubblicano propaganda o notizie false non avranno alcun problema a non farsi pagare per la condivisione dei propri contenuti e godranno per altro della minor concorrenza di fonti legittime sulle piattaforme di aggregazione.
A voler essere pignoli, infine, l’articolo 11 violerebbe pure la convenzione di Berna, “un trattato internazionale che garantisce il diritto di citazione dei contenuti giornalistici e la creazione di sommari degli articoli pubblicati a mezzo stampa”.

Julia Reda, Europarlamentare eletta con il Partito Pirata tedesco
L'articolo 13 e i filtri sull'upload

Se l’articolo 11 è di per sé un capolavoro di ignoranza delle dinamiche della Rete che potrà danneggiare gli stessi soggetti che punta ad aiutare, l’articolo 13 della nuova direttiva sul copyright riesce a fare ancora di peggio: introduce nuove norme sull’individuazione dei contenuti protetti da copyright che potrebbero minare il flusso dei contenuti e dei dati online. Se l’articolo 11 serve a “ribilanciare” i rapporti tra grandi editori e i colossi del digitale, l’articolo 13 punta invece a rivedere le norme sul diritto d’autore a favore dei giganti dell’industria musicale e cinematografica.

Questa controversa sezione della riforma costringerà le grandi piattaforme che ospitano “grandi quantità” di contenuti a monitorare i materiali caricati dagli utenti per bloccare tempestivamente i contenuti protetti da copyright. Finora l’onere di individuare le opere caricate illegalmente spettava ai detentori dei diritti, che in alcuni casi possono già avvalersi di sistemi algoritmici automatizzati, come il Content ID di YouTube (che funziona però su video già caricati). La riforma sposterà questo onus direttamente sulle piattaforme che ospitano i contenuti, con conseguenze potenzialmente disastrose, sia per gli utenti, che vedranno limitata la propria libertà di condivisione, sia per le piattaforme, che in molti casi si troveranno costrette ad implementare sistemi di controllo antieconomici e difficili da gestire.

Una tecnologia che non esiste

Come spiega ancora il sito della parlamentare Julia Reda, i rischi per la libertà degli utenti Internet sono molteplici. I sistemi automatizzati di controllo dei contenuti difficilmente riusciranno a distinguere tra l’uso illegittimo di un contenuto e il “fair use” implicato dall’uso di materiale protetto da diritti a scopo di satira o parodia. Non a caso l’articolo 13 è stato definito “ammazza meme”, perché renderà formalmente impossibile il caricamento di un’immagine scherzosa e ironica basata su una foto protetta da copyright.

Va specificato che nella versione della direttiva votata il 12 settembre il riferimento esplicito ai filtri sui contenuti è stato emendato. Gli obblighi per le piattaforme previsti dall’articolo 13 però rimangono gli stessi e per ottemperare alla norma le aziende che gestiscono contenuti caricati dagli utenti non potranno far altro che integrare sistemi automatici di controllo capillare, visto che un controllo umano di questo tipo non è semplicemente possibile da attuare. Il testo della riforma, a onor del vero, qualche dubbio sulla natura dei sistemi da implementare. I critici dicono che non potrà che trattarsi di filtri preventivi, i sostenitori applaudono invece alla possibilità di estendere a livello globale sistemi come il già citato Content ID di Youtube (che piace molto alle major).

Quale che sia la soluzione tecnologica definitiva, le soluzioni per il controllo dei contenuti hanno dimostrato a più riprese un tasso di fallibilità inaccettabile e altissimo. Già oggi non sono rari i casi di contenuti caricati in maniera legittima che vengono cancellati illecitamente, a causa dei limiti del sistema o per un “claim” improprio da parte dei detentori dei diritti. Un caso recente che dimostra come questi sistemi danneggino in prima battuta gli artisti che dovrebbero difendere, è quello del pianista James Rhodes. A inizio settembre Facebook ha silenziato un video con un’esecuzione di Bach, registrata a casa propria dal musicista, sulla base di un “claim” di violazione dei diritti da parte di Sony Music. Una richiesta totalmente infondata, dato che il gruppo non detiene alcun diritto sulle partiture del compositore, “morto 300 anni fa”, né tantomeno sull’esecuzione originale del brano da parte del pianista. Il video è stato infine ripristinato solo quattro giorni fa, a seguito di un tweet storm scatenato da Rhodes grazie all’aiuto dei suoi followers su Twitter.


Quello del pianista che si vede bloccato Bach è solo l’esempio più lampante, punta di un iceberg fatto di rimozioni illecite di contenuti, strapotere delle major e frustrazione da parte degli utenti, spesso imbelli contro sistemi algoritmici volutamente “stupidi”, programmati per favorire i grandi gruppi di potere (non per questioni ideologiche, ma perché sono quelli che hanno i soldi per intentare cause alle piattaforme).
Chiunque si occupi di tecnologie internet è d’accordo nell’affermare che una tecnologia capace di filtrare tutti i contenuti che viaggiano in rete in ogni singolo momento semplicemente non esiste.
Rischio sorveglianza
Anche in questo caso, come per l’articolo 11, il legislatore è partito da un problema esistente (tutelare i diritti di un creatore dell’opera nell’era della sua riproducibilità libera e istantanea) ed è arrivato a creare una norma fallata, che creerà più problemi di quanti non contribuisca a risolverne, limitando innovazione, concorrenza e libertà di espressione.
Soltanto piccole e micro imprese, cioè quelle che non superano i 50 dipendenti o i 10 milioni di fatturato, saranno esentate dall’obbligo di setacciare preventivamente tutti i contenuti caricati. Decisamente non abbastanza per evitare di disincentivare nuove startup innovative basate sugli user-generated content. I filtri suggeriti dalla normativa sono sistemi complessi, costosi da implementare e soprattutto da gestire.
L’obbligo è inoltre un fardello economico eccessivo sulle aziende, comprese quelle di medie dimensioni che controllano basi di utenza larghissime.
Per riuscire a ottemperare alla normativa le aziende non potranno che rivolgersi a chi vende soluzioni software già pronte, aprendo così la strada ad un diffuso rischio di sorveglianza. Lo spiega bene ancora una volta Julia Reda sul suo sito:
“La direttiva prevede l’installazione di sistemi che non sono altro che tecnologie di sorveglianza. A causa degli alti costi di sviluppo le tecnologie di monitoraggio dei contenuti finiranno per essere realizzate in outsourcing da pochi grandi fornitori statunitensi, rafforzando così la loro posizione di mercato e dando loro accesso ai dati sul comportamento degli utenti europei sulla maggiori piattaforme internet”.
Il caso di Wikipedia

L’articolo 13 ha infine un’ulteriore ramificazione che riguarda direttamente Wikipedia. Nella revisione del testo votata il 12 settembre c’è un emendamento che punta ad escludere l’enciclopedia online dall’obbligo di filtrare i contenuti, come invece avrebbe dovuto fare se fosse stata approvata la versione del 5 luglio della direttiva sul copyright. Un’eccezione basata sulla gratuità e la natura open-source dei contenuti della piattaforma.
Non è ben chiaro se l’esenzione sia sufficiente, però, perché molti dei contenuti caricati sui server di Wikipedia sono soggetti a licenze che ne permettono il successivo utilizzo a fini commerciali. La direttiva ignora inoltre le richieste della Wikimedia Foundation, che puntava ad esempio a far inserire una norma sulla “libertà di panorama”, cioè l’esenzione dei diritti sulle foto di monumenti o opere d’arte pubbliche.
In una dichiarazione rilasciata a The Verge la fondazione ha riassunto tutto il proprio disappunto per l’approvazione della riforma.

“Il Parlamento Europeo ha votato nuove regole che impongono policy sul copyright obsolete e impongono barriere ancora più alte all’accesso alla conoscenza online. Nonostante il dilagante supporto dei cittadini europei, inclusa la comunità di volontari di Wikimedia, il Parlamento ha passato degli emendamenti che richiederanno il pre-filtraggio dei contenuti [...] e non ha incluso alcun tipo di protezione per la libertà di panorama sul suolo dell’Unione Europea. Siamo amareggiati per questo risultato e per l’opportunità mancata per modernizzare il copyright per l’era digitale”.

L'iter della riforma (e come provare a fermarla)

L’approvazione del testo della riforma avvenuta il 12 settembre è solo un primo passaggio. Ora la riforma entra in una fase “di trilogo”, cioè di dialogo trilaterale di negoziato tra i deputati, la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa. La versione finale della riforma verrà poi votata a inizio 2019. Secondo gli esperti di questione europee, se la riforma arriverà così come è già stata scritta al voto del Parlamento il prossimo anno ci sono buone possibilità che possa passare.
In quel caso rimane ancora qualche speranza perché, trattandosi di una direttiva, saranno poi gli Stati membri a doverla recepire trasformandola in legge. In questo passaggio qualcosa potrebbe cambiare, ma gli Stati non potranno rifiutare di implementare la norma a meno di incorrere in costose procedure di infrazione.​​

La battaglia, insomma, non si è ancora conclusa. Chi volesse esprimere la propria opinione sulla riforma del copyright ai Parlamentari europei di riferimento può farlo con una telefonata o un’email. I sostenitori della campagna #saveyourinternet hanno allestito un sito che rende molto semplice questa operazione. È il minimo che si possa fare a difesa della libertà della Rete e per esprimere il proprio disappunto verso una riforma che rischia di ledere i diritti civili di tutti per il beneficio di pochi.


Andrea Nepori è un giornalista freelance esperto di tecnologia e culture digitali.
Scrive per La Stampa, HD Blog e altre testate. Vive a Berlino.
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Commenti

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Paolo Busi

Ho un ecommerce, per praticità il 90% delle foto prodotto e delle informazioni sulle pagine prodotto vengono direttamente dai fornitori. Così è per la maggior parte degli ecommerce mondiali. Fatta eccezione per i potenti che producono e vendono i propri prodotti e per quegli ecommerce che hanno investito grandi capitali nel copywriting e set fotografici che come tutti sappiamo richiedono risorse umane, tanto tempo e denaro.
Detto ciò, se una legge come questa dovesse passare....cosa facciamo? Chiudiamo il sito web? E i prodotti esposti nel negozio? Anch'essi sono soggetti a copy...li mettiamo in cantina? Bendiamo i clienti quando indossano le giacche per non infrangere la legge sul copy?
Questo sta davvero raggiungendo la demenza.

Av8921w

Internet libero fa paura ai padroni del vapore, quindi con una scusa o con l'altra bisogna impedire ai piccoli blogger e fonti alternative al mainstream di diffondere visioni della realtà sgradite a chi comanda. Cina docet. Evviva la censura preventiva, grande conquista di libertà, e domani la razione di cioccolato aumenta.

LowRangeMan

Ma infatti... E' proprio il concetto ad essere assurdo.

A parte il cartello dei big dello streaming, che si dividono il materiale in modo da obbligarti ad avere decine di insostenibili abbonamenti.

franky29

Ahahah lol l'errore è stato fatto all'inizio ora uscire dalleuro é un suicidio pure salvini lo ha capito

franky29

Si calmi

franky29

Che poi c'è già la tassa della Siae sulleventualita di download di materiale illegale, ergo la tassa sta e io scarico che me frega

franky29

Grande così si fa io non ho mai fatto abbonamenti quindi non ho niente da disdire

Gian01

Che la situazione politica italiana sia in degrado da anni è un dato di fatto, ma il governo attuale ha tutte le carte in regola non solo per essere il più ridicolo, ma anche per essere il più deleterio degli ultimi. Si sono fatti carico di promesse utopistiche che non potranno essere mai realizzate (reddito di cittadinanza e flat tax) e la gente li ha votati solo per la speranza di avere soldi senza muovere un dito. Per non parlare poi del caso autostrade. Ormai i "competenti al governo" parlano solo per slogan (FAREMO PAGARE TUTTO AD AUTOSTRADE) ma per ora gli unici cambiamenti che ci sono stati sono quelli della commissione ispettiva. Poi si critica tanto l'Europa, ma sai dove saremo adesso senza l'UE e tutti i prestiti che ci hanno dato per restare a galla o per supportare le aziende italiane? Sai quanti benefit hai solo per il fatto di essere cittadino europeo? E sai quanto ci costerebbe uscire adesso? Probabilmente il default.
Ed infine ci tengo a riportarti la definizione esatta di populismo (visto che ti definisci populista, ma probabilmente non sai cosa significa): atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi.
Spero di esserti stato d'aiuto a fare un po' di chiarezza, visto che di confusione ce n'è tanta.

P.S. Se ho usato termini troppo difficili scrivimeli e provvederò a fornirti le definizioni.

M3r71n0

Avevo usato il termine "giornalisti" perchè ho letto molti del tuo settore pensarla allo stesso modo. Lungi da me generalizzare.
Comunque, da buon amante della tecnologia, con una certa età sulle spalle e lavoratore in un settore che per sopravvivere deve adeguarsi ai cambiamenti che la tecnologia fa ogni giorno, la penso esattamente come te.

Andrea Nepori

"I giornalisti" non sono mai - come nessun gruppo - un unicum con un solo pensiero, per fortuna. E il punto è che questa normativa non difenderebbe il mio lavoro. Per come la vedo io l'articolo 11 farebbe peggiorare ancora di più le cose per un settore complicato, che non ha ancora trovato la quadra degli sconvolgimenti epocali e delle trasformazioni che hanno cambiato i media nel corso degli ultimi trent'anni.
Il Web è il mezzo più potente di dis-intermediazione che sia mai esistito. E questo in qualsiasi settore ha portato a conseguenze completamente in aspettate. E ha sconvolto tutti i business che sulla mediazione e sull'intermediazione avevano costruito il proprio potere - a volte secolare, come nel caso dell'editoria e del giornalismo.

Andrea Nepori

Personalmente ritengo che questo non c'entri nulla con la questione.
L'Unione Europea è un gigante complesso, con molte visioni e dimensioni differenti.
Capace di fare (molte) cose buone ma anche di essere preda del lobbismo più sfrenato. Va riformata, bisogna combattere contro le leggi sbagliate? Si.
Va fatto uscendo dall'Europa? Assolutamente no. L'isolamento nazionale oggi è quanto di più anacronistico ci possa essere, perché ci rende deboli nei confronti del resto delle potenze globali.
Ovviamente parere personale. Spero si possa ancora discuterne con toni pacati e senza tifo da stadio, grazie.

Andrea Nepori

Condivido la perplessità. Il problema è che questa legge è un autogol clamoroso proprio in quell'ottica.
Julia Reda, l'europarlamentare che cito nel pezzo più volte, è stata eletta con il partito pirata. Le posizioni del partito pirata tedesco (Piratenpartei) non potrebbero essere più lontane dai meccanismi e-capitalistici di Facebook e Google.
Il problema è che questa direttiva, per come è stata scritta e per come potrebbe essere interpretata rischia di fare molto peggio.

Andrea Nepori

Avrei piacere di conoscere il suo parere a riguardo, sig. ErMercenario

Daniel Ocean

Non stavo mettendo in discussione questo, comunque...

StriderWhite

Questo è quello che succede quando fai soliloqui per caso? :P

masluigi

Filtro = Censura
D' altronde l' informazione giornalistica è sempre stata di parte a favore di questo e quel partito politico come la rai, d' altronde non possono scrivere contro chi li paga.
Invece in rete tutti possono dire liberamente la propria, ci sono professori, docenti che liberamente in video dicono le cose come stanno, non filtrate da nessuno, basta farsi un giro su youtube, la gente tramite internet puo' sentire anche quello che i partiti e i governi non dicono perchè gli risulta scomodo, questa legge e questi programmi che filtreranno (censureranno) l' informazione,senza che venga caricata in rete, chi li controlla? chi li scriverà? chi ci assicura che saranno giusti e imparziali?, essendo fatti dall' uomo non possono essere infallibili. Chi mi dice che non mi censureranno un video scomodo solo perchè non "conforme" a loro. Mi sembra proprio che parliamo di restringere la libertà di espressione e parola, la libertà di internet, se gli editori non guadagnano perchè il loro modello di business stà diventando obsoleto si adeguino, come facciamo tutti quando un lavoro praticamente sparisce per via dell' economia e della concorrenza.

masluigi

Sono meglio i governi che c'erano prima che stavano portando l' italia al Default, lecchini dell' europa che hanno privatizzato tutto anche autostrade e i risultati li abbiamo visti tutti, gli altri paesi ci hanno messo i piedi in testa e noi glielo abbiamo permesso.
Se populista significa a favore del popolo allora meglio i populisti, ci sono in italia milioni di persone povere e senza lavoro e non ne parla nessuno, l' europa difende i poteri forti come gli editori e le multinazionali, siamo l' ultima ruota del carro abbiamo sempre obbedito, ci siamo pronati, e ce lo hanno messo nel didietro. Criticano l' Italia che siamo razzisti ma gli immigrati non li vogliono. A queste condizioni restare in Europa stà divenendo insostenibile, i governi se ne stanno accorgendo e per fermare questa tendenza, cercano di bavagliare l' informazione. Io spero che questi buffoni che governano l' "Europa" alle prossime elezioni vadano tutti a casa e che il nuovo parlamento pensi un po' piu' alle persone che ai poteri forti. Evidentemente difendete i giornali e l' editoria perchè prendete come vangelo quelle idiozie che scrivono. I giornali sono come i dinosauri, che vedono avvicinarsi l' asteroide quasi estinti, come certi partiti politici. Alleluja.....

Rospy

Che bello interloquire con chi non è, forse, in grado di esprimersi. E' come parlare al telefono a un audioleso. Solo rumore?

ErMercenario

Articolo sconclusionato ed approssimativo, la riforma pur non essendo perfetta ha enormi pregi, diciamo che avete un giudizio estremamente di parte essendo una testa che aggrega contenuti leggendo in qua ed in la perchè di lavoro proprio ne fate veramente poco e spesso così e così.

StriderWhite

Prego, del resto se nessuno te lo fa notare poi rischi di ripetere all'infinito le stesse boiate! :D

Bastia Javi

come le 5 stelline che sano dire solo ''no'' per ogni cosa, solo a salvieta dicono si

Signor Citrus

Ma infatti non è la moneta a stabilire l'economia di uno Stato. E' la sua popolazione a stabilire se si vive bene o male, a seconda delle sue esigenze.
Ecco perché, euro o lira, non fa differenza. Ma essere vincolati ad altri Stati si. Eppure l'Italia ha dei pensatori eccellenti, che potrebbero mantenere questo Stato senza troppi problemi e senza troppe dipendenze.

Rospy

Ti ringrazio per aver argomentato in maniera positiva ed esaustiva la tua posizione. Si sente sempre la mancanza di cotanta supponenza.

Paolo Giulio

Il web sta RINC0GLIONENDO la gente! Altro che "svegliarla"... guarda un po' che manica di lMBECILLI ci sono al governo: gente inadatta, populista, laureata a suon di like su post che raccontano solo quello che si vuol far credere al popolino sempre più ign0rante e senza cultura... altro chè! ...
Ma andate a STUDIARE e a LAVORARE... altro che web e social.. ziocan

Andrej Peribar

Io non credo che il tuo concetto sia valido.
Concordo invece che sia semplice nell'accezione di semplicistico.

Basi la convinzione sul credere che tornando alla lira si ritorni al boom economico degli anni '50 '60 '70.

Ma quel benessere economico non era dovuto alla lira ma ad un'economia atta alla industrializzazione dell'Italia che passava da un economia prettamente agricola ad una potenza industriale mondiale.
Ma persino questo boom fu favorito da una serie di congiunture internazionali.

Era quella economia che rese forte la lira (moneta allora tra le più solide) e non la lira che rese possibile quell'economia.

Situazione cht tra l'altro subì anche l'altra sconfitta la Germania.

Solamente che da noi quell'eredità economica la prese la democrazia cristiana e Craxi.
E sappiamo come è andata a finire.

La valuta è un metro di misura dell'economia.

Se l'Italia può far bene lo può fare anche con l'euro, anzi riuscire ad essere forte con l'euro sarebbe meglio.

Cmq non parlo con piacere di politica sul web ed ho abbondante superato la voglia di farlo.
Grazie cmq dello scambio di opinioni e di aver usato toni civili come chiesto.
Buon fine settimana.

uncletoma

BWAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
Internet sta dando voce a b30t1 di ogni forma e colore: no-vax, nazivegani e co. Punto.

masluigi

Questa è una legge bavaglio, perchè il web stà svegliando la gente, basta vedere quante idiozie pubblicano i giornali, che sono nettamente di parte, di questo o quel partito, per cui con la scusa dei diritti di autore cercano di censurare l' informazione libera sul web, che gli stà scomoda, inoltre l' anno prossimo ci sono le elezioni europee e hanno paura che i cittadini, sempre piu' consapevoli grazie a internet, li mandino tutti a casa, ecco perchè verrà approvata e in fretta prima delle elezioni.

Signor Citrus

Ormai il danno é fatto.
E quello che tu mi hai elencato sono solo problemi giudiziari e burocratici.
Il mio concetto é semplice e valido invece. Così come prima si stava bene, lo si sarebbe stati anche dopo.
Ci sarebbero indubbiamente numerosi problemi da affrontare ma causati dall'uomo stesso. Al contrario una comunità come quella della penisola, ha tutti i mezzi necessari per essere quasi completamente autosufficiente.

nicole

ma anche no

Daniel Ocean

Personalmente condivido i dubbi dell'autore sull'effettiva possibilità di applicare dei filtri per tutto il materiale caricato, sia dal punto di vista tecnico che, soprattutto, da quello economico

Tiwi

insomma

mashiro84

Il debito pubblico nel periodo di crescita economica è aumentato principalmente a causa dell'aumento della spesa corrente (tipo "M3 di Milano che costava 190 miliardi di lire al KM nel 1987 quando nel 2018 la M4 costa 60 milioni di Euro).

mashiro84

Hai mai visto i ducati d'Italia non farsi la guerra l'uno con l'altro?
Ah, si... quando c'è stato un governo centrale forte.

Quello serve per evitare che i paesi si facciano la guerra a livello commerciale e si limitino a competere.

PS. L'Italia unita esiste da 150 anni, prima sulla mia città hanno battuto bandiera austriaca, francese e spagnola. Le migliorate condizioni di vita del popolo non sono in alcun modo legate ai colori della bandiera ma alla rivoluzione economica e culturale avvenuta in Europa nel XX secolo.
L'Italia Unita è un concetto assolutamente immaginario, come l'Europa unita. Non mi è chiaro perché dovrei privilegiare Roma e non Bruxelles.

Rospy

Mi spiace non ti sia espresso sul perché Google & C ha fatto lobbying e sulle ragioni economiche che sono sempre alla base dei "conflitti".
Sono d'accordo che alcune informazioni non raggiungono il grande pubblico ma stabilire cosa sia d'interesse generale è argomento complesso. In termini generali Google & C profilano gli utenti e gli forniscono tramite gli snippet (cioè lavoro di giornalisti ed editori) ciò che è conforme alle aspettative degli utenti ed infarcito di pubblicità che a loro porta ricavi immensi. Le fonti "tradizionali" richiedono una componente di lettura "attiva" anche quando uno si limita al giornale che più gli si avvicina in termini politici. In ogni caso le info di nicchia possono circolare con le catene di sant'antonio fino a quando, se verificate, diventano di interesse generale. Non mi pare che gli snippet abbiano mai portato alla luce informazioni di nicchia. Ci vorrebbe una "mente" dietro al bot che compone in automatico le notizie!

giuseppe9000

Così è solo un impalcatura, ma a Google fa comodo non doversi proprio sedere al tavolo, tanto ti quanto agli editori fa comodo portarcelo.

virtual

Speriamo, perché messa così non andiamo per niente bene, anzi!

giuseppe9000

La cosa buona è che il prossimo step della normativa è la trattativa con le parti, quindi legislatore e industria decideranno come ottenere entrambi il risultato ottimale.

unodeitanti

p.s. anche tu a scuola da cottarelli? Lo Stato è un'azienda/famiglia? Poveri voi...

unodeitanti

I popoli uniti d'europa? Ma quando mai si sono visti?
Con l'esempio modello degli stati uniti d'america vi hanno fatto il lavaggio del cervello e rincoglioniti più di quanto si aspettassero.....

unodeitanti

Come si finanzia uno Stato?

Il settore bancario europeo detiene almeno il 50% del debito pubblico, che NON dev'essere rimborsato.

"Si tratta del risultato inevitabile prodotto dall’art 123 TUE comma 1 che impedisce ai Governi di finanziarsi tramite ricorso diretto alla banca centrale. In altre parole, questo debito nasce a fronte di emissione di moneta fiat – creata dal nulla – che la banca centrale ha prestato alle banche commerciali affinché queste sottoscrivessero titoli del Tesoro. A livello di settore bancario aggregato (BCE + Bankit + banche commerciali) possiamo affermare che la moneta impiegata per acquistare i titoli del debito italiano è in larga parte frutto di nuova emissione. Tale moneta avrebbe potuto essere immessa dal Tesoro sia direttamente con biglietti di Stato che tramite una Banca Centrale ad effettivo controllo pubblico (come era la Banca d’Italia in passato).

Questo spiega perché il debito pubblico può solo crescere nel tempo, e lo fa sia che l’economia sia in espansione (1981-2004) e sia che l’economia sia in recessione (2007-2017) "

mashiro84

Sono gli inserzionisti ad essere i clienti dei social network e siamo noi siamo "la merce". Ma possiamo spostarci quando e dove vogliamo.

virtual

L'articolo però dice:

Non è ben chiaro se l’esenzione sia sufficiente, però, perché molti dei contenuti caricati sui server di Wikipedia sono soggetti a licenze che ne permettono il successivo utilizzo a fini commerciali.


E, dato che Wikipedia non è soddisfatta, può usare sé stessa come vetrina sul provvedimento, come ha fatto in precedenza.

mashiro84

Il debito non esiste. Quindi nessun investitore privato mette i propri risparmi sui titoli di stato, quindi possiamo stare tranquilli e non pagarli... ehehe, mi auguro che anche tu abbia investito qualche soldo in "cose che non esistono come i titoli di stato".

Io sono lombardo, non ho nessun sentimento italianista perché nulla mi lega a Palermo più di quanto la mia città, Milano, sia legata a Lione o Monaco di Baviera. Viva l'Europa, viva i popoli uniti d'Europa. Fin da quando sono nato sogno di vedere un'Europa unita che ragiona per grandi obiettivi perché è la culla della civiltà e della cultura moderna.

L'Italia da sola è un paese destinato a fallire miseramente di fronte alle grandi forze internazionali (come durante la guerra fredda, dove USA e URSS combattevano giorno dopo giorno per le strade del nostro paese vestiti da Brigate, NAR...).

Ma combattiamo per restare da soli... andremo lontano...

Frank

se non ti cancellano la musica pirata loro prendono sanzioni, quindi è normale che se c'è una segnalazione si prendano del tempo è un loro diritto. E tu sei ospite devi stare alle loro regole, se non ti va bene smammi è chiaro ma non avrai piu la loro visibilità e sparisci nel limbo

LucaP

Chi è a favore va bannato da disqus mi pare ovvio

unodeitanti

https:// albertomicalizzi. com/2018/02/21/strategia-di-uscita-dal-debito-pubblico-parte-2/

Paolo Giulio

... ma davvero avete avuto il coraggio di pubblicare 'sto mare di str...considerazioni di parte??? E SENZA CONTRADDITTORIO, tra l'altro ...

Al netto di una legge che NON ESISTE (ancora) e che CMQ deve essere SUCCESSIVAMENTE recepita da OGNI legislazione nazionale (che può apportare modifiche parziali nel merito, ma ovviamente non nella SOSTANZA... ma che ve lo dico a fare; sapete già tutto come l'estensore del pezzo, verooooo???????), si sta facendo PROPAGANDA contro il più che giusto potere che certe piattaforme (FB e Google in primis) hanno nei confronti di CHI PRODUCE I CONTENUTI e che non vengono remunerati per questo (o voi lavorate e vi va bene se il vostro lavoro viene "svenduto a gratis" o mortificato da terzi???)

L'esempio del pianista, poi, non c'entra una BENAMATA FAVA con la proposta in corso, poichè è un qualcosa di già successo e non in ragione di questa legge (che ancora NON è legge...), ma di uno sciocco algoritmo di YT ...

Inoltre si SORVOLA ampiamente sul fatto che questa riforma non affligge l'open source (wikipedia e affini per intendersi, al netto di lamentele di PRETESTUOSO di parte e DI CHIARO CONFLITTO DI INTERESSI) e NEMMENO IL MICROBLOGGING (il vostro fot**to sitarello personale, per capirsi) ...

Ma che i player mondiali come FB e BigG GUADAGNANO MILIARDI non sulla vostra fotarella al mare, ma sull'articolo che PINO condivide e che scatena una ridda di commenti... tutto il tempo che passate sul social a commentare lo passate bombardati di pubblicità che FACEBOOK FATTURA a chi PAGA per gli ADV... e NIENTE RICONOSCE a chi ha prodotto l'articolo che PINO e AMICI stanno dibattendo...

Ora, anche ad un microcefalo questa situazione dovrebbe risultare schifosa nella sua "vampiresca" impostazione... chiedere che PARTE dei guadagni vadano anche a CHI HA PRODOTTO il CONTENUTO lo trovo SACROSANTO...

ORA: che ci sia MOLTO da LAVORARE su questa NORMATIVA è INDUBBIO...
Ci sono diversi punti che possono portare a contraddizioni o a "fatti spiacevoli", incomprensioni o quant'altro... ma ANCHE C'E' STATO UN MOMENTO NEL QUALI SI E' PASSATI DAL FAR WEST ALLA CIVILTA' ... nel web sarebbe solo che ora che da qualche parte si inizi...

https://uploads.disquscdn.c...

Dartagnan92

Il debito pubblico non è solo questo, ma è generato anche dal fatto che la moneta è a tutti gli effetti a debito, emessa da una banca privata, quando c'era la lira, e la banca d'italia era statale e collegata al tesoro, non c'era tutto sto debito.

unodeitanti

Eh, il fatto è che non sono stati "nostri politici".
Non abbiamo più "nostri politici" da un sacco di anni ormai.....

E comunque il debito PUBBLICO è NATURALE che debba crescere.
È la spesa pubblica (i soldi che lo Stato spende per i suoi cittadini) che si traduce in risparmio privato, cioè quanti soldi hanno in tasca le famiglie....

unodeitanti

Infatti, studia l'economia di paesi come il Giappone, a quanto ammonta il suo debito pubblico?

Se per comprarti i gessetti delle scuole devi andare a farti prestare soldi stranieri con interessi che decidono artificiosamente secondo te puoi ancora chiamarti Stato?

Poi, dato che hai nominato salvini, vai a vedere di quanto sia aumentato il debito con i governi imposti di monti letta renzi..

A me sembra sempre di più che non fate altro che ripetere a pappagallo quello che leggete sul sole24ore.........

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