Le Nubi di Magellano come non le avete mai viste, grazie ai raggi cosmici

06 Settembre 2018 11

Le Nubi di Magellano sono due piccole galassie irregolari che orbitano come satelliti intorno alla nostra Via Lattea, da cui distano meno di 200mila anni luce. Proprio per questo motivo sono visibili a occhio nudo nel cielo notturno dell'emisfero australe, dove Ferdinando Magellano le avvistò nel corso della sua cinquecentesca spedizione intorno al globo.

Ma nemmeno l'esploratore portoghese avrebbe mai potuto immaginare di vederle così in dettaglio come è stato possibile grazie al Murchison Widefield Array (MWA), radiotelescopio piazzato nell'entroterra dell'Australia Occidentale che per la prima volta ha permesso di mappare finemente le Nubi di Magellano, mostrandone eccezionalmente le aree di formazione stellare e gli echi di passate supernove.

Come è stato possibile arrivare a un tale risultato? Il merito, oltre che del MWA, è di un gruppo di ricercatori dell'International Centre for Radio Astronomy Research dell'University of Western Australia che, osservando il cielo a frequenze molto basse, ha rilevato nelle due galassie raggi cosmici e gas caldi, individuando le regioni dove nascono nuove stelle e i resti dell'esplosione di supernove.

Immagini composite della Grande Nube di Magellano (a sinistra) e della Piccola nube di Magellano (a destra) ricavate da osservazioni prese a lunghezze d’onda radio di 123 MHz, 181 MHz e 227 MHz. A queste lunghezze d’onda sono visibili emissioni da raggi cosmici e gas caldi appartenenti alle regioni di formazione stellare e dei resti di supernova nelle galassie. Crediti: Icrar/Media Inaf

Come ha spiegato l'astrofisico dell'ICRAR Lister Staveley-Smith, i raggi cosmici sono particelle molto energetiche provenienti dallo spazio, che interagiscono con i campi magnetici creando una radiazione che è possibile intercettare con i radiotelescopi. In questo caso, i raggi osservati nel corso della ricerca avevano origine nei resti delle supernove, ovvero residui di stelle molto massicce la cui vita si è conclusa, molto tempo fa, con una gigantesca esplosione: il numero dei raggi cosmici che vengono prodotti dipende dal tasso di formazione di queste stelle massicce.

La possibilità di mappare per la prima volta le Nubi di Magellano a frequenze molto basse ha quindi permesso di stimare il numero di nuove stelle prodotte in queste galassie, come ha chiarito Bi-Qing For, autrice della ricerca che è stata pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society:

"Osservare le Nubi di Magellano a frequenze così basse - tra i 76 e i 227 MHz - significa che abbiamo potuto stimare il numero di nuove stelle che si formano in queste galassie. Il tasso di formazione delle stelle nella Grande Nube di Magellano è di circa una nuova stella della massa del Sole ogni dieci anni, mentre nella Piccola Nube di Magellano ci vogliono quarant'anni perché si formi una stella del genere".

Il Murchison Widefield Array (MWA)

Nello studio sono state incluse anche le osservazioni di alcune aree note del cielo australe, come 30 Doradus (altrimenti detta la Nebulosa Tarantola), un'eccezionale regione di formazione delle stelle all'interno della Grande Nube di Magellano, più luminosa di qualsiasi altra regione analoga nella Via Lattea, e la supernova 1987A, la più brillante mai osservata da quando è stato inventato il telescopio. Risultati eccezionali, ma secondo gli studiosi non sono che uno scorcio di quanto sarà possibile osservare con i radiotelescopi di prossima generazione, dall'aggiornamento del MWA fino al progetto dello SKA (Square Kilometer Array).


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Commenti

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Nicola Pedonese

Abbiamo un concetto di tempo e spazio che è relativo alla quotidianità delle nostre vite... È normale che l'universo ci appaia follemente spettacolare in ogni nuova cosa che scopriamo....

Jawdj Dijadj

il caso non esiste, figliolo

Juanito82

non ho mai capito il perchè del motore a curvatura, essendo una piega dello spazio/tempo potrebbe essere anche un "portale a curvatura" che piega tutto l'universo :D

sudo apt-get install humor ®
Luca vincastri

Mi spiace deludere le tue spettative ma quelle che vediamo sono le crepe della cupola che ci sovrasta. Dove gli alieni la colpiscono si crepa, e quando la illuminano con le torce per vedere cosa cè dentro, passano i raggi che noi crediamo stelle. O qualcosa di simile. Almeno questo è quello che il mio amico dino mi ha detto...

TheDukeMB

Principio di conservazione di energia: una volta generato il fotone (o quanto energetico) si propaga nello spazio fino a quando non viene assorbito da qualcos'altro, per cui se non ci sono ostacoli lungo il percorso, si riesce a captare anche se ha viaggiato per così tanto tempo.

namazonija1
paniamosina
Me.Tano

Il concetto di “tempo” in queste cose perde totalmente di significato. O per lo meno, per come lo conosciamo noi.

ilcrudoeilcotto

boh, per quanto io mi sforzi, sfugge alla mia mente la comprensione di come sia "possibile" che una partcella (beh, miliardi..) viaggi per 20.000 anni alla velocità della luce per essere "vista" da noi, o come sia possibile a tale distanza riuscire a "vedere" una mappa.... incredibile

Aster

Grazie al disordine e le irregolarità siamo qui.

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