Per Facebook Cambridge Analytica non è come tutti gli altri scandali #prospettive

13 Aprile 2018 88


Con questo articolo inauguriamo la rubrica #prospettive, un nuovo spazio giornalistico con cui vogliamo offrirvi uno sguardo d’insieme sui grandi temi del mondo digitale e connesso. Un’opinione esterna sulla tecnologia e sul suo impatto sulla società al netto delle specifiche e dei dettagli tecnici. Per unire quei puntini che, se osservati singolarmente e solo da vicino, non rivelano l’immagine nella sua interezza.
Niccolò

Alla fine di marzo, mentre già infuriava lo scandalo Cambridge Analytica, è emerso un memo datato 2016 e firmato da Andrew “Boz” Bosworth, top manager di Facebook a capo della divisione hardware. Nella nota il dirigente suggeriva una visione machiavelliana della mission aziendale: connettere sempre più persone è l’unica cosa che conta, anche a costo di impiegare pratiche scorrette, anche se gli strumenti che l’azienda mette a disposizione degli utenti possono rivelarsi pericolosi o fatali, fomentare l’odio, favorire comportamenti antisociali. Non c’è confine etico che tenga, insomma, se il risultato ultimo è un mondo più connesso.

Dopo la pubblicazione del memo su Buzzfeed, Boz si è affrettato a spiegare che quel testo era stato scritto a fini provocatori, per scatenare un dibattito interno. Presa fuori contesto, ha aggiunto, la nota dipinge un quadro distorto, che non rispecchia realmente il credo dell’azienda. Il CEO Mark Zuckerberg, dal canto suo, ha subito precisato di non condividere nulla di quelle posizioni e che no, per Facebook il fine non giustifica i mezzi. “L’intento del post era provocatorio”, ha scritto poi Boz in un tweet. “È stata una delle cose più impopolari che io abbia mai scritto e il dibattito che ne è seguito ha contribuito a migliorare i nostri strumenti”.

Dalla data di pubblicazione interna del memo è passato comunque un anno denso di polemiche e crisi mediatiche globali perché l’imperatore Marcus Zuckerbergus (come lo aveva dipinto l’Economist in una famosa copertina) si convincesse a ripensare il diktat “coniunge et impera” che il memo di Boz aveva riassunto così bene. La mission di Facebook, da giugno 2017, è cambiata. Non più connettere il mondo (e basta), ma “bringing the world closer together”, cioè ravvicinarlo, con l’intento dichiarato di conciliare e unire nelle differenze. Un’intenzione ottima e lodevole, che tuttavia non ha modificato di una virgola le dinamiche di fondo di Facebook. Le politiche discutibili di acquisizione e gestione dei dati con cui noi tutti - inconsapevoli prodotti - paghiamo il nostro obolo al gigante di Menlo Park sono rimaste le stesse.

Facebook è un dispositivo (nell'accezione filosofica del termine) senza precedenti nella storia dell’umanità. Una piattaforma usata da due miliardi di persone (più del numero dei musulmani nel mondo, quasi il doppio dei cattolici, se mi passate la comparazione), capace di quantificare e rendere misurabili le relazioni e i legami interpersonali, gli interessi e le emozioni, le nostre aspirazioni e le nostre delusioni. Eppure fino ad oggi Marco il Grande non è mai stato costretto a rendere conto - davvero e fino in fondo - di due criticità fondamentali del suo impero: da una parte la superficialità nel considerare le responsabilità derivanti dall’enorme potere che detiene; dall’altra la convinzione che la profilazione pervasiva a fini pubblicitari sia l’unico modo per garantire l’accesso universale alla sua piattaforma (come ha ripetuto anche di recente, in risposta alle frecciate di Tim Cook).

Sono i nodi venuti finalmente al pettine grazie allo scandalo di Cambridge Analytica. Facebook si trova di fronte un’impasse esistenziale senza precedenti. Una crisi che la divisione PR dell’azienda non ha potuto controllare come al solito con un paio di comunicati ben scritti e il post fiume di un ghostwriter sulla bacheca del fondatore. Il tema della responsabilità sociale è controverso.

Nonostante il suo ruolo nella società contemporanea, Facebook rimane una compagnia quotata che opera su un libero mercato. Già nel 1970 l’economista Milton Friedman sosteneva che l’unica responsabilità sociale di un’azienda è - semplificando molto - quella di aumentare i profitti (nel rispetto delle regole) per il bene dei propri shareholders. Se prendiamo per buona questa visione, sposata con convinzione dal capitalismo americano nei decenni successivi, l’unica ipotesi possibile per inchiodare Facebook alle proprie responsabilità rimane una revisione delle regole. Riusciranno i parlamentari e i senatori americani a mettersi d’accordo e a produrre una regolamentazione efficace? La risposta, molto probabilmente, è no.

Sul fronte della profilazione selvaggia - il secondo nodo - Facebook sembra però intenzionata a far seguire i fatti alle dichiarazioni. Zuckerberg ha ammesso che i cambiamenti che l’azienda apporterà alla piattaforma per prevenire gli abusi e migliorarne la sicurezza “avranno un impatto sui profitti”. In altre parole le modifiche tecniche e la revisione dei permessi delle applicazioni eserciteranno un effetto tangibile sulla spesa degli inserzionisti. (L’ammissione implicita, invece, è questa: Zuckerberg sapeva benissimo che le politiche lassiste sulla gestione dei dati hanno favorito la bottom line della sua azienda).

La possibiltà di una flessione dei ricavi non preoccupa gli investitori: nel corso dei due giorni di udienza al Congresso, le azioni di Facebook hanno guadagnato il 5,28%. Eppure il peggio non è ancora passato: la FTC, la Commissione federale del Commercio, sta investigando Facebook per capire se nel caso Cambridge Analytica è stato violato un patteggiamento concesso all’azienda nel 2011. Già allora Facebook era stata richiamata all’ordine per le policy ingannevoli con cui venivano gestiti i dati degli utenti. Per evitare una multa, l’azienda aveva promesso che avrebbe corretto il tiro. Se la FTC riscontrerà una violazione del patteggiamento la sanzione che si profila all’orizzonte potrebbe essere di portata storica.

Come Wall Street non sembra curarsi del rischio di un intervento federale né di nuove regolamentazioni (i lobbisti servono pur sempre a qualcosa), così gli utenti non sembrano toccati dalla gravità dell’accaduto. Colti da una sorta di sindrome di Stoccolma digitale torniamo tutti nel panopticon di Mark, a conferma che può più il network effect di qualsiasi scandalo. Ma se i recenti scandali non hanno avuto effetti tangibili sugli iscritti alla piattaforma (Zuckerberg lo ha confermato ufficialmente davanti al Congresso), il danno culturale e d’immagine c’è già stato.

Come raccontano Erin Griffith e Fred Vogelstein su Wired, durante l’ultima edizione del TED Facebook era sulla bocca di tutti, e non in termini positivi. L’intervento chiave è stato quello di Jaron Lanier, autore e tecnologo, considerato il padre della realtà virtuale. L’errore di fondo delle culture digitali degli anni novanta, ha detto, è stato pretendere che i contenuti diffusi su Internet rimanessero “puramente pubblici” e gratuiti, in modo che tutti potessero accedervi, senza ineguaglianze di sorta. L’unico modo per sostenere quella visione sul lungo termine in un sistema capitalista è stato il ricorso al modello pubblicitario. “Ma ciò che è nato come pubblicità non si può più chiamare tale”, ha ammonito Lanier. “È diventato un sistema per la modificazione comportamentale. Io non li chiamo più Social Network. Li chiamo imperi per l’alterazione del comportamento. Non sono imperi del male, però: abbiamo solo fatto un errore".

Parlare male di Facebook e del modello di business che ne alimenta il successo, insomma, è ormai in voga anche nei cyber-salotti buoni della Silicon Valley. Il rischio (o la speranza, a seconda dei punti di vista) è che questa percezione culturale si diffonda e possa influenzare non tanto l’uso della piattaforma da parte delle masse, quanto la capacità dell’azienda di attrarre le élite di talenti (programmatori, tecnologi, project manager), vera linfa vitale dei grandi imperi digitali contemporanei. In quel caso gli effetti sarebbero ben più devastanti di una sanzione federale o di un rivoluzionario impianto legislativo sulla protezione della privacy.

L'autore

Andrea Nepori è un giornalista freelance esperto di tecnologia e culture digitali.
Scrive per La Stampa e Rivista Studio. Vive a Berlino.
È suddito, suo malgrado, di quasi tutti gli “imperi per l’alterazione del comportamento”, ma preferisce questi due:

Twitter: @andreanepori
Instagram: @andreanepori

Per approfondire

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Commenti

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AlessandroBaroni

Strane prospettive...

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Valentina

Tutti sapevano, però a nessuno è fregato nulla

Squak9000

“da tempo” ho detto.

ilmondobrucia

Sei uscito in tempo in che senso? Pensi che i tuoi dato non rimangono in memoria?

Maxim Castelli

Anche. Perfetto.

Antonio Mariani

credo siano costretti ad annunciare almeno almeno le scandenze dei mav o le conferenze sul sito
quei server vengono pagati del resto
ci sarebbe da discutere anche sui file >8mega che non possono essere caricati su talune piattaforme
purtroppo e vero che spesso se non si ha wa o fb si viene esclusi dalle chiacchiere.

Alex Dimax

certo, ovvio che c'è, ma il trand è comunicare su fb, poiché ormai tutti guardano quello, e non il sito

Antonio Mariani

scusa ma non hai un sito dell'universita cui accedere? non e obbligatorio fb

Squak9000

Più che altro ki stupisce il fatto che abbiamo impiegato tutto questo tempo a indagare su tutte queste info che gli utenti regalavano alle multinazionali.

Jon Snow

Il requiem è composto da (in ordine di sequenza):
- introitus
- sequentia (di cui fa parte Lacrimosa)
- offertorium
- sanctus
- benedictus
- agnus dei
- communio.
Non capisco il senso della polemica. Lacrimosa fa comunque parte del requiem che rappresenta l'intera composizione.

Babcock&Wilkox

Benissimo. Vuol dire che se uno non ha facebook non può laurearsi? Mi sa che se perdi un esame o una lezione perchè la notizia sta solo su facebook gli puoi fare causa e vivere di rendita.

Conan

Non sono mai stato iscritto a Facebook proprio perché è sempre stato noto (per chiunque avesse la buona volontà di studiarlo e capirlo) come usano i dati personali, la profilatura etc, ma meno male che esiste e che esistono anche tutti gli altri social network, siti e blog perché sennò a quest'ora saremmo ancora con il monopolio dell'informazione in mano a pochi gruppi e magari in molti paesi con il monopolio statale.

ora è Facebook a farlo, un domani sarà un altro, non è che "via fb via problemi"

Matteo Menozzi

Da un parte vendeva dati a cambridge analytica dall altra parte oscurava pagine con milioni di fan solo per il reato di essere a favore dei conservatori ma questo non si dice ...

Dark!tetto

Anche così facendo non evitava questo "scandalo", ma come dice lui alla fine se te ne freghi o sai a cosa vai inconto o no, ma non hai diritto di lamentartene, non in questo caso ovviamente, ma in generale è così.

Dark!tetto

Concordo sulla leggerezza di accettare condizioni d'uso infiniti e posso concordare sulla stupidità di chi crede in una sicurezza inesistente su internet. Ma in questo caso anche utenti inconsapevoli sono stati profilati, e questa è colpa di Facebook, che ha dato libero accesso all'app a dati che dovevano essere solo usati per a scopi interni. Non si parla di pubblicità o Adv, potresti esserne stato colpito anche senza essere iscritto a FB.

Dark!tetto

Oddio, fermati che fai solo brutte figure, i dati raccolti non sono solo di quei pochi migliaia che hanno istallato l'app, ma di millioni di utenti. Quindi tutti il tuo discorso è ridicolo, FB ha tutte le colpe del caso perchè non rispetta i dati di suoi utenti. Come se metti i soldi(Dati personali) in banca(FB) e loro li tengono tutti insieme in cassaforte(Database), poi un cliente(user FB) della banca dà libero accesso alla cassaforte ad un ladro(Camb.an) e quello si prende tutto. La colpa è si del cliente, ma la responsabilità è della banca.

Dark!tetto

Purtroppo per l'utente medio non è cambiato veramente nulla, a parte lo sdegno iniziale e la sfiducia. Anzi ora c'è un pericoloso senzo di sicurezza, del tipo se lo hanno fatto e li hanno beccati, posso stare tranquillo che non succede più -.-

Dark!tetto

Buona parte, le campagne pubblicitare su FB, palesi o occultate, rendono molto più che volantini e spot TV vari, gli investimenti dal piccolo al grande sono molto alti. Certo è che per essere più appetibile devi appunto avere dati specifici della tua utenza e mettere nel piatto pure quelli.

Dark!tetto

Io salterei la 11.3 su SE

Il problema è che la maggioranza degli utenti FB non ne sa e non gli interessa sapere, figurati se vanno a formarsi per farne un uso consapevole, c'è troppa leggerezza.

Dark!tetto

Interessante, non del tutto condivisibile, ma sicuramente dipinge bene il quadro generale. Personalmente, scopi lavorativi a parte, l'unico social che uso è twitter per seguire un pò dei miei interessi. Sfortunatamente FB è la piattaforma più usata nel nostro paese, e twitter è totalmente snobbato (non che sia "santo" twitter eh) e se voglio seguire qualche gruppo italiano FB è l'unica via. Condivisibile o no ben vengano articoli del genere scritti bene, bravo

apps accaunt

giusto cosi tanto per visto che cmq tra Mozart e Zacapa hai fatto un post colto...il Lacrimosa è l'ultima parte (la 6) della Sequentia che a sua volta è parte del Requiem di Mozart, non è un Requiem di per se

Alex Dimax

spesso è necessario, la mia università ormai comunica con gli studenti tramite la pagina fb. lo so è una merxxda , ma è cosi

Alex Dimax

ormai non noto più le differenze...mi ha peggiorato un pochettino la fluidità di ipad pro :/

Alex Dimax

Cambridge Anal ittica...pesce al cuxxlo

the dark 21

Inquietante...

Dani

Guarda quelle della Spigen,

Ikaro

Fake news

Ikaro

Il fatto è che anche leggendosi I termini di contratto non c'è nessun punto in cui si dice che quei dati possono andare in mano a terzi ANZI si dice che quei dati rimangono interni a fb... Non si dice in nessun punto che da un app scaricata da 10.000 persone si possano raccogliere i dati di 90 milioni di persone... Non si dice in nessun punto che fb raccoglie dati anche fuori da fb... Anche di utenti non di fb DUNQUE che non hanno firmato nessun contratto

Ikaro

Peccato che non ne sono a conoscenza gli utenti (e i non utenti), dato che nel contratto stesso di fb viene detto che quei dati sono ad uso interno e non andranno mai in mano a terzi... Dunque di cosa stiamo parlando? Ancora con la favoletta di "ehm ma si sapeva?"

Dr. Freudstein

Ci mancavano soltanto gli editoriali politici in questo sito, personalmente non condivido nulla ma non importa.
La frase grave attribuita a Zuckerberg di cui bisognerebbe parlare è quando ha detto che sarebbero diventati i poliziotti del web, questo si inquietante, e della spietata censura politica che porta avanti da molto tempo come gli ha fatto notare il senatore Cruz.
(Chi osa citare il grande Milton Friedman dovrebbe perlomeno conoscerlo e comprendere la sua dottrina, cosa non facile perché richiede grande preparazione e dedizione).

Walter

Notizie false.

SONICCO

Non ci scommetterei.
Questi super-uomini di potere non escono nulla di proprio, è tutto un poema imparato a memoria da avvocati, a quest'ora sarebbero tutti nella popò

Marcomanni

Facebook è PERFETTAMENTE a conoscenza che un app del genere può raccogliere quei dati. Ne sono a conoscenza anche io che ho lontanamente idea di come funziona. Ne potrebbe essere a conoscenza chiunque voglia perderci 5 minuti e vedere che permessi richiede quellapp.
Scrivere un algoritmo che a seconda dei like di un tizio gli indirizza una certa idea nella testa per cambiare il suo voto è tutt'altra cosa.

Jon Snow

mi immagino zuckerberg seduto sulla poltrona di casa sua con le gambe accavallate, rivolto verso la grande vetrata del suo attico, con un bicchiere di Zacapa riserva che fa lievemente roteare e il giradischi che riproduce il requiem lacrimosa di Wolfgang Amadeus Mozart

Maxim Castelli

Bufale.

Ikaro

Si e la marmotta incartava la cioccolata... Pensavo fosse finita settimane fa sta favoletta...
Cambridge analitica ha avuto accesso a dati in possesso di Facebook (non di un app) solo un folle penserebbe che in Facebook non ne fossero a conoscenza

M3r71n0

Hai capito Andrèa Nèpori, sembra tanto "giocherellone" nei live... anche se in un intervista al MWC18 fatta da Nicc (se non erro), si capiva il perchè scrivessi per la Stampa.
Davvero bravo.Ottimo articolo e ottime riflessioni sull'accaduto.

Ps.: Se posso, ora sinceramente non so se è perchè è venerdi sera quindi sono reduce da una settimana di lavoro, la lettura dell'articolo richiede un bel pò di concentrazione per "afferrare" ogni singolo argomento. Ripeto, magari sono io.

BLOW

Sono i banner di Google e hdblog ci guadagna se ci clicchi!

Davide

11.3 non mi ha convinto per niente, con la 11.4 beta leggero miglioramento autonomia e maggiore fluidita'.

turbognu

ma perchè mi viene lo sfondo rosso anche avendo solo l'estensione antitracciamento di duckduckgo??

LoneWolf®

Così male?

Davide

Installa il profilo beta e salta alla 11.4.

LoneWolf®

Ot: scopro ora che è arrivato iOS 11.3, me l'ero prorpio perso. A distanza di qualche settimana, su iPhone SE come si comporta? Aggiorno tranquillo?

Nickever Professional™

ti consiglio whatsapp

Nickever Professional™

mark zuckerberg era strano, secondo me non ragionava ma ripeteva esattamente ciò che tutti i suoi avvocati gli avevano detto di dire....si comportava in modo troppo meccanico

BLOW

https://uploads.disquscdn.c...

BLOW

Tutti, ma sono tantissime le aziende che spendono piu su fb che in tv

BLOW

Ot: chi mi consiglia una cover per s8 tipo new hybird non 360?

Tk Desimon

Da qualsiasi #prospettive voi guardiate, ci saranno sempre gli ads... XD

Tk Desimon

Ed io mona che aspettavo il caricamento dell'immagine...

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