HDblog incontra Inbot, la startup che ottimizza la rubrica e le relazioni con i clienti

14 Aprile 2015 14

Parlare di startup non è mai semplice, tutti conoscono le più blasonate che attingono miliardi dalle colossali venture capital della Silicon Valley, ma in Europa la situazione è ben diversa ed emergere non è cosa facile. Anche nel Vecchio Continente ci sono differenze sostanziali a seconda della zona, del paese o della stessa città, con l'Italia che ha ancora tanto da imparare e fatica ad attirare grandi investimenti.

Nei mesi scorsi sono stati svelati i dati sull'ecosistema startup in Europa e in Italia nel 2014, numeri contrastanti per il nostro paese che i media hanno letto in modo differente a seconda della prospettiva: investimenti complessivi in calo a 118 mln di euro (-9% rispetto al 2013), ma aumento delle startup (2716) e dei finanziamenti da acceleratori, incubatori e soggetti non istituzionali (+17%). In poche parole, secondo Italia Startup e il Politecnico di Milano, a pesare sul bilancio con un -23% è stata solo la flessione dei contributi istituzionali.

Per avere un'idea della distanza che ci separa dalla Germania, paese leader in Europa nell'attirare questo tipo d'investimenti (€1.3 mld nel 2014) basta citare un dato, quello relativo alla sola Berlino che nello scorso anno ha messo insieme circa 900 milioni di euro. La capitale tedesca si è confermata vero Hub high-tech nel Vecchio Continente, e in tanti la scelgono per tentare la fortuna e fare il grande salto.


Premessa dovuta prima di cominciare a parlare di vere startup che, con parte di questi finanziamenti, si stanno facendo largo sul mercato o semplici realtà emergenti che cavalcano buone idee prima di mettersi in fila davanti la porta degli investitori. Proprio Berlino è la città da cui cominciamo ad affrontare il tema da più vicino, un punto di vista preferenziale che speriamo possa offrire spunto alle realtà nostrane.

Abbiamo incontrato già alcune di queste startup 'berlinesi' e altre le continueremo a conoscere nel corso dei prossimi mesi, cominciamo da qui:

INBOT

Il mio primo approccio a questa realtà è avvenuta tramite Olga Steidl, Growth and Marketing Exec alla Inbot cresciuta a pane e startup. Poco da scherzare, la sua esperienza a cavallo di svariati paesi europei e qualche progetto Kickstarter di successo alle spalle da la perfetta idea di quali siano le possibilità di crescita per un giovane di talento, qualora ci siano persone pronte a scommetterci, questo è ovvio.

Inbot non è una dilettante alle prime armi, dopo la sua fondazione nel gennaio 2013 con il nome di Linko sono arrivati infatti diversi investimenti (prima $1.5 mln e poi altri $400 mila) che hanno permesso al team di crescere, espandere gli orizzonti e scegliere proprio Berlino come base. Mikko Alasaarela, CEO e fondatore, ci ha raccontato qualche aneddoto proprio su questo tema, sulla scelta della città: dopo un periodo a San Francisco lui e parte del team sono tornati in Europa, con un meeting a Helsinki (sia lui che altri sono finlandesi) hanno così messo ai voti la scelta della destinazione finale. Vinse Berlino per i motivi spiegati nella premessa, anche perchè all'interno di un ambiente simile è facile trovare le competenze che servono per espandersi, senza troppa fatica.

L'applicazione è disponibile al momento solo su iOS, è definita come un CRM (Customer Relationship Management) automatizzato che facilita la raccolta dei dati tramite smartphone e tablet, una sorta di agenda (e rubrica) con gli steroidi che da una prospettiva a 360 gradi sulle nostre comunicazioni con i clienti.


Questa è un'applicazione strettamente dedicata al mondo professionale, a quello delle vendite che fa delle relazioni con i clienti una delle fasi più importanti. Inbot punta a mettere ordine nella gestione dei propri contatti e creare allo stesso tempo una grande mole di dati facili da consultare tramite la stessa App, uno strumento in più per chi gestisce vendite e lavora in gruppo. La nostra rubrica viene dunque organizzata con criterio, mettendo prima i contatti più importanti e frequenti, allertandoci automaticamente quando è passato troppo tempo dall'ultimo SMS/email/messaggio/telefonata con un dato soggetto.

Tramite Inbot è possibile creare gruppi, interagire contemporaneamente con loro e sfruttare un dato #hashtag per consultare liste sull'argomento. Tutte le nostre azioni sono salvate sul dispositivo e raccolte nello storico, ciò significa che potremo avere una visione precisa dello stato della conversazione con un cliente con un semplice click: potremo infatti consultare a che punto siamo arrivati (se siamo all'offerta o già alla vendita) o i diversi modi d'interazione intrapresi per arrivare a questo contatto.


Non manca l'integrazione con le App più utilizzate per facilitare l'acquisizione, assicurata quindi la sincronizzazione con Gmail, Google Calendar e Microsoft Exchange. Non importa dunque aprire la rubrica o il client di posta, quel che ci interessa è la gestione in un solo posto delle dirette interazioni con i nostri contatti, poco conta da dove arrivino.

L'approccio non è dei più semplici, lo ammettiamo, d'altronde l'intendo non è quello di offrire una 'piattaforma per teenager' di comprensione immediata, Inbot è un CRM professionale con innumerevoli funzioni che bisogna imparare a sfruttare. E una volta fatto fa la differenza. L'applicazione è già più che operativa, ma il team sta lavorando duro per migliorare ulteriormente l'interfaccia, semplificarla laddove possibile e offrire sempre nuove funzioni.

Mikko ha tenuto a specificare che tutti dati creati da un'utenza rimangono sul terminale, Inbot non raccoglie alcune informazioni e non ha intenzione di cambiare approccio neanche in futuro, sicurezza e privacy sono in prima fila. Prossimo passo l'applicazione Android, in arrivo entro il 2015.

Mikko Alasaarela, CEO e fondatore

Quello che vi vogliamo raccontare non si ferma tuttavia alla sola applicazione, per comprendere meglio queste realtà bisogna infatti vedere come lavorano, dove lavorano e quali sono i ritmi giornalieri. Quello che mi ha stupito maggiormente è infatti l'approccio all'ufficio, la totale mancanza di formalità e umiltà che questi ed altri ragazzi coltivano: conta qui quello che produci, non certo quando hai timbrato il cartellino (entità sconosciuta).

La sede di Inbot rispecchia questo modello, attico nel centro della città dove i 10 dipendenti lavorano nella pace dei sensi, sui divani, in ciabatte, in piena libertà. D'altronde qui non contano le apparenze, contano i fatti, e Inbot ha già dimostrato di aver imboccato la strada giusta.

Una comune giornata di lavoro per i ragazzi di Inbot
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Commenti

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Alessandro

Be no.. X il lavoro che svolgo io no... Cmq in linea di massima si

Fabio Lanzoni

Tipo diritti di segreteria e menate simili per fare cassa o giustificati per mantenere tale servizio..

Fabio Lanzoni

infatti ho detto in certi settori; per la semplice reperibilità ti basta anche un classico "nokia" gsm chiamate ed sms.

Filarono

Perché devo pagare una cosa che dovrebbe essere pubblica per legge?

Daniele Lanza

Ma dove li hai presi sti dati?

Alessandro

col cavolo. Apple piace, perchè fa scena, alla dirigenza. Per la plebaia (tipo me) il cellulare aziendale è un misero galaxy s4 (all'epoca top di gamma)

Fabio Lanzoni

vai sul sito delle camere e anche online puoi cercare informazioni tramite la p.iva poi per fare la visura paghi il servizio e scarichi la documentazione che ti interessa e che deve essere pubblicata per legge come il bilancio e non so che altro.

Filarono

come si fa?

Filarono

voglio saperlo anch'io

gabrielearestivo

da qualche parte bisogna pur partire, investire da subito su due (o più piattaforme) costa, loro hanno ritenuto di puntare per il debutto su iOS .. ma l'App Android arriverà nei prossimi mesi

Fabio Lanzoni

probabilmente in certi settori, iphone è maggiormente utilizzato

Fabio Lanzoni

fai una visura alla camera di commercio e vedi

VaDetto

Economicamente quando realizza Hdblog all'anno?

Daniele Lanza

L'applicazione è anche molto interessante ma non capisco il senso di farla unicamente per Iphone che a livello aziendale ha una penetrazione decisamente modesta rispetto all'ambito consumer, mah

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