Una ricerca smentisce l'esistenza di due degli esopianeti potenzialmente abitabili

04 Luglio 2014 6

La ricerca di esopianeti, ovvero pianeti che appartengono a sistemi solari differenti dal nostro, è sicuramente una delle branche più affascinanti della scienza. Purtroppo la ricerca deve fare i conti con i limiti tecnologici: ad oggi non ci è possibile individuare direttamente i pianeti, ed è quindi necessario procedere per via indiretta, ricercandone la presenza nell'influenza che potrebbero esercitare sulla stella intorno a cui orbitano. E' evidente che questo sistema non è a prova di errore, come dimostra il caso di Gliese 581. Questa stella, nota anche come GJ 581, aveva destato molto interesse: si riteneva, infatti, che nella sua orbita si trovassero sei pianeti: Gliese 581 b, 581 c, 581 d, 581 e, 581, f e 581 g. L'esistenza di Gliese 581e, 581 b e 581 c è comprovata con certezza. Sui restanti tre, invece, si è sempre dibattuto.

581 d e 581 g erano stati considerati molto interessanti, poiché rientravano nella cosiddetta zona abitabile, quella ristretta fascia di spazio che consente di ipotizzare la presenza di acqua allo stato liquido (condizione ritenuta necessaria per la presenza di vita, così come la conosciamo), per via di una distanza non troppo ravvicinata (l'acqua evaporerebbe) e non troppo lontana (l'acqua ghiaccerebbe) dalla stella. Gli scienziati avevano teorizzato l'esistenza di questi pianeti osservando un effetto sul campo gravitazionale di GJ 581. Questo effetto si riteneva causato dai due pianeti.


Come abbiamo accennato in precedenza, non tutti gli scienziati erano convinti della validità di queste rilevazioni: per confermare quale teoria fosse corretta, sono state effettuate ulteriori misurazioni, utilizzando degli spettrografi. Da queste ulteriori rilevazioni è emerso che Gliese 581 d e 581 g, con tutta probabilità, non esistono. Quello che è stato rilevato in precedenza, sostengono ora gli astronomi, non era l'azione del loro campo gravitazionale su GJ 581, ma un'intensa attività magnetica della stella stessa, una nana rossa distante circa 20 anni luce dalla Terra, nella costellazione della Bilancia.


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Commenti

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dariogemello

L'importante è comprovarlo prima di partire.

alystra

Eh si basterebbe dedicare a NASA un terzo (200 Miliardi) del budget del Pentagono per far ripartire stile anni '60 - '70 la macchina Spaziale Statunitense.

Giuseppe Di Spirito

Maledetto dio denaro che ferma lo sviluppo tecnologico...la NASA è sull'orlo della chiusura

Wreck

Bisogna solo aspettare :)

Andrea Barx

Attendendo il james webb

alystra

Complimenti per articolo. E chiaro che siamo ancora nel epoca di pietra per quanto riguarda le tecnologie impiegate nella ricerca di pianeti estrasolari ma forse un GIORNO troveremmo un modo per riuscire nel impresa di scoprire cosa succede in tempo reale (o quasi) su una essopianeta che si trova a venti ani luce senza dover aspettare 20 anni. Poco tempo fa ho letto un articolo in qual'è dice che la cosa sia fattibile (ovviamente non con le tecnologie attuali). Chissà, sarebbe una cosa semplicemente Straordinaria.

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