Guida acquisto tecnologia all'estero. Quello che c'è da sapere #report #smartphone

13 Dicembre 2016 188

L'acquisto di prodotti tecnologici (e non) in Paesi differenti dall'Italia diventa un'opzione sempre più praticabile per il consumatore, in uno scenario di mercato in cui i flussi di merci sono agevolati dai moderni strumenti di comunicazione e i canali distributivi si espandono, grazie ad Internet ed agli store online.

Nell'approfondimento che segue evidenziamo i principali aspetti della vicenda, offrendo, alla fine dell'articolo, alcuni consigli sul se e sul come effettuare acquisti all'estero, contenendo i rischi connessi.

Perché? Risparmio e accesso a prodotti non disponibili in Italia

Le motivazioni che spingono l'utente italiano a valutare la possibilità di effettuare acquisti in un Paese diverso sono principalmente riconducibili a due ordini di ragioni: da un lato la prospettiva di entrare in possesso dell'oggetto a prezzi più vantaggiosi, sfruttando tassi di cambio favorevoli, dall'altro la possibilità di acquistare prodotti che non vengono distribuiti ufficialmente in Italia.

Obiettivi che il consumatore, oggi, ottiene con maggior facilità, grazie ad Internet, che consente di accorciare le distanze fisiche con gli acquisti online, e strumenti che permettono di superare le valutazioni, non sempre popolari, effettuate da importanti brand che decidono di commercializzare determinati prodotti solo in un ristretto numero di Paesi europei o extraeuropei.

Se, ad esempio, si riflette sulla tensione "usa-centrica" di aziende come Google e Microsoft, o su dispositivi particolarmente attraenti realizzati da aziende cinesi in forte crescita, come Xiaomi, si comprende perché l'appassionato di tecnologia può decidere di dedicarsi allo shopping oltre confine.

Dove? Europa o fuori dall'Europa?

Dire acquisto effettuato all'estero, come sinonimo di "fuori dall'Italia", vuol dire tutto e niente. La prima e più importante linea di demarcazione è quella che divide gli acquisti intra-europei, ovvero effettuati all'interno di uno dei Paesi membri dell'Unione Europea, da quelli extraeuropei.

I primi presentano minori criticità: l'Unione Europea, infatti, tutela l'utente italiano con una normativa molto dettagliata, che si snoda a partire dalla Direttiva 2011/83 sui diritti dei consumatori. Non solo, visto che l'Unione offre un quadro molto chiaro di tale normativa nel sito ufficiale, utilizzando un linguaggio semplice e scevro di tecnicismi giuridici. Basta visitare questo indirizzo per prendere visione dei diritti che il cittadino europeo, in qualità di consumatore, può vantare quando effettua l'acquisto di beni (e servizi) in uno degli Stati membri.

Più complesso è il discorso degli acquisti effettuati in un Paese extraeuropeo - nell'accezione giuridica di Europa, non in quella geografica; gli Stati membri sono QUESTI - in primo luogo, ma non solo, perché le importazioni sono soggette a dazi doganali che fanno lievitare il prezzo di acquisto del prodotto, in alcuni casi vanificando il risparmio di spesa reso possibile dal tasso di cambio. Altro punto critico dell'acquisto in un paese extraeuropeo è rappresentato dai servizi di assistenza e dalle norme che disciplinano la garanzia.

Come? Acquisto diretto online o tramite altri canali?

Individuiamo tre principali metodi di acquisto di un prodotto da un venditore comunitario ed extracomunitario: il primo, il più comodo e più alla portata di tutti, è quello online effettuato direttamente presso il rivenditore che spedisce la merce, servendosi di un corriere internazionale, mentre il secondo è riservato a chi può recarsi fisicamente all'estero o può servirsi dell'aiuto di un amico o di un parente che vive all'estero. Il terzo è una via di mezzo tra i due e si basa sul contributo di aziende che si interpongono tra venditore estero e consumatore italiano; si crea in tal modo un rapporto trilaterale in cui il venditore spedisce la merce presso un indirizzo fornito dall'intermediario, il quale, a sua volta, provvederà ad inoltrarla all'acquirente servendosi di corrieri internazionali.

Nel secondo caso è bene ricordare che, attraversando fisicamente il confine doganale, voi o il vostro parente potreste essere tenuti al pagamento dei diritti doganali, se il Paese in cui vi avete effettuato l'acquisto non fa parte della Comunità Europea. L'illusione di aver fatto l'affare, acquistando all'estero un prodotto ad prezzo inferiore rispetto a quello praticato in Italia può durare poco, quindi. Le regole chiarite dall'Agenzie delle Dogane e dei Monopoli sono sufficientemente semplici. Non si è tenuti a pagare i diritti doganali solo se si tratta di un acquisto occasionale, se i beni sono destinati all'uso personale e se il valore complessivo della merce non supera i 300€ per viaggiatore o i 430€ nel caso di arrivo via mare o via terra (con alcune eccezioni per tabacchi e alcolici).

Che poi tra il dire e il fare ci siano di mezzo la capillarità dei controlli ed alcune astuzie degli ''Italians'', che spesso ''non hanno nulla da dichiarare", non cambia la natura lecita o illecita del comportamento. Cliccate QUI, adesso non potete più dire di non conoscere la legge: è la Carta Doganale del Viaggiatore, elaborata ed aggiornata dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e contenente le regole base sui diritti doganali per chi si sposta da e verso paesi extracomunitari (esposte in lingua comprensibile anche dai non addetti ai lavori).

Nella seconda modalità di acquisto ricade un'ulteriore ipotesi: il parente residente all'estero, senza varcare il confine, si limita a spedire il prodotto al parente residente in Italia. Alla transazione si applica il cosiddetto dazio forfettario (aliquota del 2,5% del valore intrinseco delle merci - dice l'ente doganale italiano), ma, anche in questo caso, esistono precise condizioni da rispettare: carattere occasione dell'importazione (se il vostro parente vi spedisce xx prodotti al mese, qualche dubbio che non sia occasionale alla Dogana potrebbe venire), prodotti destinati all'uso personale o familiare, invio senza pagamenti tra mittente e destinatario e, da ultimo, valore (intrinseco) della merce per singola spedizione non superiore ai 700 euro. Se siete già entrati nel pallone, tranquilli, a breve la questione dazi doganali si complicherà ulteriormente.


Il terzo canale soddisfa un'esigenza specifica: consente di effettuare acquisti da rivenditori che non effettuano spedizioni internazionali o da aziende che scelgono di limitare la disponibilità di un prodotto ad una specifica area geografica (si pensi, ad esempio, alle già citate categorie di prodotti commercializzate da Google e Microsoft tramite i rispettivi store ufficiali solo in USA). L'offerta di tali soluzioni è quanto mai variegata e non è possibile tracciare un quadro unitario: ogni azienda offre specifici servizi e tariffe che dovranno essere esaminati nel dettaglio, prima di procedere all'utilizzo. Dei tre metodi è quello più scomodo, perché aggiunge un ulteriore anello nella catena di vendita, con un impatto sul prezzo finale, e l'inevitabile dipendenza dell'esito della transazione da un soggetto che si somma a venditore, corriere e operatori doganali.

Per avere una panoramica su tale tipologia di servizi è possibile consultare i siti ufficiali (in rigoroso ordine alfabetico e non di importanza/affidabilità) di Borderlinx, MyUS, Shipito e Viabox. Un dato è subito evidente, anche senza controlli approfonditi: tali aziende consentono superare un limite nell'acquisto internazionale ed il servizio, quasi sempre, ha un costo che si somma a quello di trasporto ed agli altri oneri doganali di cui parleremo a breve. Le comodità si pagano e pagare ha un senso solo se l'esborso è giustificato da un effettivo risparmio di spesa o se l'oggetto è effettivamente così introvabile in Italia.

Quanto? Il dazio, la spada di Damocle

Il primo ostacolo tra il consumatore e l'acquisto extracomunitario è rappresentato dagli oneri doganali - risorse della Comunità Europea, raccolte dai singoli Stati Membri, nel momento in cui varcano i confini di uno di essi merci provenienti da un Paese extraeuropeo. Le domande del consumatore sono istintivamente due: cosa è il dazio e perché lo devo pagare. Le risposte sono strettamente legate: il dazio doganale, tecnicamente, è un tributo riscosso dallo Stato, ma svolge anche una funzione commerciale, ovvero regola i flussi di merci importate.

Il motivo è semplice: senza una tassazione delle merci in ingresso, la domanda, in molti casi, si orienterebbe su quelle internazionali con effetti negativi per i consumi intra-comunitari. Si pensi, ad esempio, alla possibilità di acquistare in Italia un prodotto al prezzo praticato nel mercato di origine, maggiorato delle sole spese di trasporto. Vantaggioso in molti casi, ma non sempre praticabile. Chiarita anche tale natura del dazio, è più facile comprendere perché l'aliquota varia in relazione alla tipologia di merce: l'Unione Europea può decidere, ad esempio, di disincentivare in misura minore o maggiore prodotti per favorire i consumi intra-comunitari.

Passando dalla teoria alla pratica, e preso atto che è necessario sottostare al balzello, l'acquirente si pone un'altra domanda: a quanto ammonterà effettivamente la cifra finale del bene acquistato da un paese extracomunitario? Per rispondere, preliminarmente, è necessario stabilire come si calcola tutto ciò che esula dal prezzo e dalle spese di trasporto del bene e qui inizia una sorta di ''via crucis'' del consumatore, soprattutto se vuole ricorrere ad un calcolo fai-da-te. Per non perdere la via, si parte da un punto noto, ovvero ciò che la stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli afferma, con specifico riferimento agli acquisti via Internet:

Oltre il prezzo di acquisto l’acquirente, nel caso di merce proveniente da Paesi non appartenenti all’UE (es. Cina) può essere tenuto al pagamento di dazi e IVA ... Il vettore che cura la spedizione potrebbe, inoltre, richiedere il pagamento di un importo come saldo per i servizi di trasporto ed espletamento delle formalità doganali resi dal corriere stesso.

Schematizzando le principali componenti di spesa a cui il consumatore va incontro nel caso di acquisto extracomunitario, si ha quindi: prezzo del bene + dazio doganale + IVA + addebito amministrativo (spese di sdoganamento) del corriere. Quest'ultima voce varia in base alle tariffe praticate dai singoli corrieri, che vengono indicate nelle condizioni di trasporto.

Con gli acquisti extraeuropei il prezzo del bene può lievitare sino a comprendere dazi, iva e addebiti amministrativi

Per approfondire | DAZI AD VALOREM E VALORE DELLA TRANSAZIONE

Gli oneri doganali vengono riscossi dal primo Paese membro dell'Unione Europa che riceve il bene (non necessariamente coincidente con il Paese di destinazione). Il soggetto tenuto a corrisponderlo è l'acquirente del bene. La maggior parte dei dazi è di tipo ''ad valorem", ovvero l'entità del tributo è commisurata al valore della merce importata.

La base imponibile (il valore di riferimento su cui applicare l'imposta) per determinare oneri doganali (applicati in percentuale) è costituita dal valore della transazione Attenzione alle parole, perché nessun termine nel linguaggio giuridico è intercambiabile: con questa espressione l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli intende specificamente il prezzo della merce (da pagare o già pagato) - solitamente coincidente con quello riportato nella fattura - comprendente le spese di trasporto e assicurazione.

La base imponibile per l'applicazione dell'IVA al prodotto importato è rappresentata a sua volta dal Valore della transazione, più i dazi e le spese di inoltro sino al luogo di destinazione all'interno della Comunità.

Non sempre alle merci che attraversano la barriera doganale vengono applicate sia il dazio, sia l'IVA. Esistono, infatti, tre scaglioni indicati dall'Agenzia delle Entrate:

  • Valore sino a 22,00 euro: NO Dazio - NO IVA
  • Valore compreso tra 22,01 euro e 150,00 euro: NO Dazio - SI IVA
  • Valore oltre 150,00 euro: SI Dazio, SI IVA

Tutto chiaro alla fine, sembrerebbe. Le perplessità aumentano quando il consumatore si avventura concretamente nel calcolo del dazio doganale e si rende conto di trovarsi in un labirinto di cui può esser difficile intravedere l'uscita. Sempre per non perdere la bussola, è utile ricordare quanto afferma l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli:

L’aliquota di Dazio e IVA varia in funzione della merce che si sta importando. Maggiori informazioni sono disponibili su questo sito, alla pagina Home - Dogane - L'operatore economico - Tariffa doganale TARIC.

Il nostro labirinto è la sopra citata TARIC, ovvero la Tariffa Doganale d'uso Integrata. Sostanzialmente un enorme catalogo che elenca tutte le categorie e sotto-categorie di merci importabili (ed esportabili, ma questo è un altro discorso che esula dal tema) e che, per ciascuna di esse, individua l'aliquota del dazio, tenuto conto, tra l'altro del Paese di importazione.

In rete esiste un gran numero di guide che suggeriscono come utilizzarla, ma l'illusione di dominare completamente l'argomento dura poco. Basta iniziare ad usarla per comprendere che non si tratta di uno strumento destinato all'utente finale, quanto ad aziende e ad addetti ai lavori.

Per approfondire | COME CONSULTARE LA TARIC (TARIFFA DOGANALE)

Chi volesse cimentarsi ad individuare in autonomia l'aliquota doganale applicabile ad un bene proveniente da un Paese extracomunitario, può farlo seguendo questi passaggi:

  • Collegarsi al sito dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e selezionare Tariffa doganale TARIC nella sezione servizi online
  • Nella schermata principale [1] selezionare ''Consultazione"
  • Nella finestra successiva [2] seguire il percorso Nomenclature > Taric > Indice Taric
  • Dall'articolato elenco selezionare la Sezione[3] in cui rientra il prodotto e, poi, raffinare ulteriormente la ricerca selezionando il Capitolo[4] e la Voce[5] (nota il click deve essere effettuato sul numero accanto ad ogni descrizione) e i singoli Codici.

Es. per individuare uno smartphone, possiamo utilizzare la voce 8517. Il percorso completo sarà, quindi: Sezione XVI - Capitolo 85 - Voce 8517. Per il singolo codice si può utilizzare quello generico ''altri'', 1200 90

  • Dopo l'ultimo click sul codice, si passa alla schermata Nomeclatura TARIC [6] contenente ulteriori opzioni raggruppate in menu a sinistra. L'opzione rilevante corrisponde a Misure Importazione.
  • Bisognerà poi scegliere dal menu a tendina il Paese [7] da cui si importa il prodotto, nel nostro caso la Cina, e cliccare su OK
  • Nel caso specifico, in corrispondenza della voce Dazio paesi terzi (ERGA OMNES) [8] viene riportato il valore pari a 0. Si dovrà pertanto pagare l'IVA, ma non il dazio.

In teoria, la TARIC dovrebbe porsi come uno strumento semplice ed efficiente per calcolare le tasse doganali, in pratica chi proverà ad utilizzarla si troverà di fronte ad un'interfaccia stile anni '80, strutturata in menu e sottomenu in ''burocratichese'" e strumenti di interrogazione che sono tutt'altro che user friendly. Qui un po' di sforzo sarebbe richiesto alla Pubblica Amministrazione per offrire qualcosa di più 'easy' al consumatore: devo comprare un bene da un Paese extraeuropeo, lo indico (senza codici e sotto codici), inserisco il prezzo e il paese d'origine, ho un immediato riscontro di quanto devo pagare. A voler pensar male, sembra che la scarsa intuitività lato utente finale sia un modo per disincentivare la domanda di beni provenienti da Paesi extracomunitari.

Completa il quadro, la nota riportata nel sito: Tuttavia la tariffa doganale d'uso integrata, in quanto strumento d’informazione, non ha valore legale ed in caso di contestazioni o dubbi occorre fare riferimento alle fonti normative. Ok, nemmeno impegnandoci per orientarci tra le n-mila categorie avremo la certezza di calcolare correttamente il dazio. Eccezioni, esclusioni, regole specifiche per particolari categorie merceologiche potrebbero essere contenute in una delle normative di settore. La soluzione definitiva non sta qui, ma la prima certezza riguarda il fatto che il calcolo dell'imposta doganale tramite AIDA offre una prima stima del dazio

Le variabili, infatti, aumentano quando, passando dalla teoria alla pratica, si riflette su tutti i fattori che determinano il dazio doganale: Paese d'origine, tipologia di bene, valore della transazione e peso del collo. Si pensi al valore della transazione o alla tipologia di bene dichiarata. Basta poco, per concludere che nel calcolo dell'imposta di sdoganamento intervengono fattori che solo in parte possono essere previsti a priori e con certezza dall'acquirente - è il venditore, infatti, a dichiararli.

In altri termini, ciò che il consumatore finale pensa e fa classificando la merce per calcolare il dazio, potrebbe non coincidere con quello che pensa e fa il venditore e gli operatori doganali in sede di controllo. Basta variare anche di poco categoria per ottenere un'aliquota differente o per passare dall'obbligo di pagare il dazio alla non applicabilità del medesimo (chi volesse approfondire, rifletta, ad esempio, su come cambiano variano gli oneri doganali in presenza di un CD vergine o contenente dati). Diffidate, a maggior ragione, della informazioni sulle aliquote più o meno fisse diffuse in rete, perché lasciano il tempo che trovano - il calcolo va fatto volta per volta.

Per completezza di informazione, si ricorda, inoltre, l'importante provvedimento ratificato dal Parlamento Europeo nel mese di giugno 2016, che porterà all'eliminazione dei dazi doganali per 201 categorie di prodotti IT entro il 2019 e che dovrebbe, quindi, migliorare il traffico di merci in ingresso nel mercato europeo, tenuto conto che tra i membri firmatari figurano anche Stati Uniti e Cina. Bisognerà tuttavia attendere ancora un paio d'anni prima che il provvedimento trovi piena attuazione. I primi effetti sono già entrati in vigore a partire dal mese di luglio con una riduzione, per le categorie citate, dei dazi doganali in misura pari al 25%.

Chiariti i punti nevralgici della disciplina dei dazi, è corretto presupporre che un consumatore 2.0 sia ben disposto verso l'utilizzo delle nuove tecnologie non solo come strumento per effettuare acquisti online, ma anche come canale per reperire informazioni. Partendo da tale considerazione, il consiglio è quello di sfruttare i canali di comunicazione attivati dalla stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per chiedere chiarimenti sull'ammontare della tassazione e su qualsiasi altro aspetto relativo alla procedura di sdoganamento.

Ricordiamo che il dazio doganale è un tributo che viene riscosso dallo Stato e che la P.A. ha l'obbligo di fornire in maniera trasparente e chiara tutte le informazioni per adempiere gli obblighi tributari. A tal proposito, si invita ad utilizzare l'Ufficio Telematico delle Relazioni con il pubblico e/o di contattare uno degli uffici territoriali dell'Agenzia delle Dogane, attivi nelle principali città italiane - QUI trovate l'elenco completo. Meglio investire un po' di tempo in più, per avere riscontri da fonte diretta, quando ad essere in gioco sono i propri soldi.

E dopo? La Garanzia

Dopo qualche mugugno per gli esborsi più o meno previsti, il consumatore entra in possesso del bene ed inizia ad usarlo. Mentre lo fa, possono sorgere dubbi che è consigliabile aver chiarito prima dell'acquisto: come comportarsi in presenza di difetti del bene o di circostanze che rendono necessario la richiesta di un intervento in assistenza?. Acquistare in Europa, anche in questo caso, agevola il consumatore, mentre l'acquisto extracomunitario continua a porsi come quello più problematico. In caso di acquisto intra-comunitario, i cittadini degli Stati membri si trovano sotto l'ombrello unico della normativa che impone obblighi validi per tutte le aziende che vendono beni in in tale mercato..

Si ricorda, nello specifico, che l'acquisto di un bene effettuato in un Paese europeo gode della garanzia legale di due anni che può essere invocata in caso di prodotti difettosi o diversi da quelli pubblicizzati. Tale garanzia si somma, eventualmente, a quella convenzionale - ovvero quella che il venditore di sua iniziativa fornisce - ma non può essere sostituita da quest'ultima. In altri termini, la garanzia legale racchiude un nucleo di tutela minima e inderogabile che ciascun venditore è tenuto a fornire. Come ricorda esplicitamente la Commissione Europea:

Tutti i prodotti acquistati sono coperti da una garanzia di due anni. Se durante questo periodo smettono di funzionare correttamente a causa di un difetto presente al momento della consegna, si ha diritto alla riparazione. Se ciò non è possibile in un lasso di tempo ragionevole, si può chiedere il rimborso o una riduzione sul prezzo. Le garanzie proposte dal venditore non sostituiscono, ma possono integrare, la garanzia minima di due anni

L'acquisto del bene effettuato in un Paese extracomunitario, invece, espone automaticamente il consumatore alle n- normative nazionali del Paese da cui il bene proviene. L'asse, in tal caso, si sposta per forza di cose sul singolo venditore. E' quindi buona norma informarsi prima della conclusione dell'acquisto extracomunitario su quali sono i termini per l'eventuale recesso e, più in generale, quale tipo di copertura offre (se prevista) la garanzia convenzionale del venditore, consapevoli del fatto che la normativa comunitaria è inapplicabile.

A tali considerazioni si aggiunge un altro dato di cui è bene prendere coscienza: anche in presenza di diritti tutelati da una garanzia convenzionale fornita dal venditore, potrebbe risultare difficile farli valere nell'ipotesi di evoluzione patologica del rapporto contrattuale, ovvero nel caso di inadempienze da parte chi vende il bene. In tal caso, infatti, il consumatore potrebbe essere chiamato ad affrontare complesse procedure di arbitrato (commerciale) internazionale per far valere le proprie ragioni.

Facile comprendere che non è possibile tracciare una regola valida per tutti i venditori, né stilare un vademecum universale per l'acquisto extracomunitario. Un principio generale è che in caso di acquisto extracomunitario deve necessariamente prevalere nel consumatore il buon senso e la valutazione del rischio. Il primo aiuterà ad esaminare con maggiore attenzione le clausole contrattuali che si accettano effettuando l'acquisto - in ultima istanza, si conclude un contratto, che, come ogni contratto, va letto, compreso, sottoscritto e accettato in ogni sua parte - il secondo porterà a valutare se quanto il venditore propone è così introvabile in Italia o in Europa o è venduto ad un prezzo così basso da giustificare il rischio di incontrare maggiori difficoltà, nell'ipotesi in cui qualcosa non dovesse andare per il verso giusto (durante e) dopo l'acquisto.

In Italia come all'estero, la differenza la fanno i rivenditori affidabili

Per un consumatore la strada fai-da-te del calcolo esatto dell'imposta doganale può diventare presto un percorso in salita, lo stesso dicasi dell'individuazione di una politica unitaria di gestione dei servizi post-vendita in caso di acquisto extracomunitario. Quando le difficoltà aumentano, si iniziano a valutare sentieri alternativi, alla ricerca di una soluzione ''chiavi in mano'' che permette di prendere subito visione del prezzo finale del bene comprensivo di tutte le spese. Si effettua l'ordine e si ha un riscontro immediato sul prezzo totale comprensivo di tutti gli oneri. In questo caso l'asse si sposta in maniera marcata verso il venditore, chiamato ad offrire un servizio (pre)vendita chiaro e trasparente.

Monitorare tutti i venditori extra-europei è per forza di cose impossibile, ma non mancano alcuni esempi meritevoli di menzione. In primo luogo il programma Ebay Global Shipping destinato ai rivenditori statunitensi che vendono tramite Ebay e, di conseguenza, agli acquirenti italiani interessati all'acquisto di prodotti venduti negli States. Una delle parti più importanti del programma riguarda la necessità di indicare in fase di checkout l'importo finale con l'indicazione del prezzo del bene, più le spese di consegna, più tutte le spese di importazione (non si confondano le ultime due voci). Il tutto con una precisazione: in caso di beni venduti all'asta, le tasse di importazione possono essere calcolate solo alla chiusura della medesima (come detto, il valore del bene incide sull'ammontare e non può essere stabilito a priori).


Google Pixel 32GB viene commercializzato al prezzo ufficiale di 649 dollari tramite il Google Play Store. Su ebay.com troviamo un venditore affidabile che lo propone a 629,99 dollari. A tale importo devono essere sommate le spese di spedizione e gli ulteriori oneri, compreso il dazio doganale. Il prezzo finale viene indicato nella scheda prima di ultimare l'acquisto e - salvo spiacevoli sorprese - è il prezzo totale che l'utente italiano dovrà corrispondere - 796,45 dollari (di cui 144 per oneri diversi dalle spese di spedizione).

Passando dagli States alla Cina, altro mercato tenuto in considerazione dall'utente italiano, si può citare, l'esempio di Aliexpress del gruppo Alibaba - consideriamolo una sorta di Ebay cinese. In questo caso, ciascun annuncio di beni in vendita deve essere esaminato nel dettaglio, per stabilire come i singoli rivenditori hanno scelto gestire le politiche relative alle tasse doganali e al servizio post vendita: in alcuni casi, spulciando nella relativa scheda del prodotto (ved. screenshot a seguire), si trova conferma esplicita che i dazi dovranno essere calcolati a parte, altri ammettono apertamente che dichiareranno il prezzo più basso ai fini doganali (di fatto è un'evasione d'imposta, intendiamoci).

Aliexpress
Un'esterofilia realmente necessaria?

Evidenziati i principali ostacoli per portare a termine un acquisto intra e, soprattutto, extracomunitario, un dubbio di fondo rimane. E' veramente opportuno affrontare tutto il l'articolato iter descritto, costellato di dazi, gabelle, garanzie convenzionali, spedizioni da altri continenti, rischi di arbitrati internazionali e simili? Si sa, il tecnofan è disposto a tutto pur di entrare in possesso prima degli altri dell'ultimo prodotto hi-tech, ma riflettere su come spendere al meglio i propri soldi male non fa.

E' un dubbio quanto mai attuale, tenendo conto che, ad accorciare le distanze tra Paesi extracomunitari e i consumatori italiani sono numerosi store che operano in Italia ed in Europa. In altri termini, il lavoro ''scomodo'' lo fanno loro, il consumatore si limita ad effettuare l'acquisto, non deve calcolare dazi, non deve informarsi sull'esistenza di una garanzia del venditore, né di normative differenti rispetto a quella comunitaria.

Il mercato sta cambiando e i rivenditori hanno compreso che la richiesta per determinate categorie di prodotti è forte anche in Europa - torniamo a citare l'esempio degli smartphone cinesi. Ciò permette di accedere ad un catalogo di prodotti sempre più ampio, senza necessariamente essere costretti ad effettuare l'acquisto diretto dall'estero. Esiste, ad esempio, un consistente numero di rivenditori online, affiliati a distributori cinesi, che gestiscono servizi di logistica, spedizioni e assistenza tramite strutture situate nel nostro Paese. Acquisti, quindi, più semplici sotto i punti di vista più critici, compreso quello della Garanzia, che viene gestita, secondo le norme del Codice del Consumo - garanzia legale di due anni fornita dal venditore.

Ovviamente, i prezzi dei prodotti lievitano rispetto a quelli del Paese di origine, ma lo farebbero ugualmente anche senza l'interposizione di un distributore affidabile che opera in Italia, con la differenza che, in quest'ultimo caso, il consumatore ha maggiori garanzie sull'acquisto, a partire dall'indicazione esatta del prezzo comprensivo di tutti gli oneri doganali, e può accedere a strumenti di tutela oggettivamente più semplici da attivare nella fase "patologica" del rapporto contrattuale.

Ma alla fine è sicuro o no? Il consumatore 2.0 lo sa (o dovrebbe saperlo)

Facciamo un passo indietro. Si sceglie di acquistare all'estero per ottenere vantaggi che in Italia non si possono avere (prezzo più bassi, prodotti non disponibili), sfruttando i mezzi offerti dal commercio online e da un mercato globalizzato, in cui, tuttavia, esistono tuttora misure per regolare i traffici di merci tramite i dazi doganali.

Il consumatore 2.0 trova escamotage, diventa più ''scaltro'' per sfruttare gli spazi di libertà concessi dal sistema. Tutto questo ha un'inevitabile alea di rischio, nonostante tutte le precauzioni che è possibile adottare, ma è bene prendere atto che fa parte del gioco. Gioco del risparmio - che può riuscire o meno - gioco della caccia alla ''primizia tecnologica" che può essere fruttuosa o meno.

Se, arrivati alla fine dell'articolo, non tutti i punti sono ancora chiari, delle due l'una: o siete a tutti gli effetti consumatori 2.0, ed allora non sarà per voi difficile raccogliere in autonomia le informazioni mancanti per concludere una specifica transazione che ha ad oggetto merci acquistate fuori dell'Italia, o siete consumatori 1.5 (o 2.0 beta) ed avete quindi ancora bisogno di riflettere sull'opportunità di avventurarvi in un sentiero che il web fa sembrare semplice, accorciando la distanza tra i mercati fisici, ma che presenta molteplici insidie.

Chi rientra nella seconda categoria può continuare ad esplorare la prospettiva dell'acquisto di prodotti in mercati extraeuropei, tenendo a mente i principi sintetizzati di seguito.

Il nostro decalogo per gli acquisti all'estero
  1. Acquistare all'estero solo se il prodotto risulta non diversamente reperibile in Italia (certi di aver verificato attentamente?)
  2. Preferire l'acquisto intra-comunitario rispetto a quello extracomunitario perché offre maggiori garanzie
  3. In presenza di un prezzo praticato all'estero molto inferiore rispetto a quello italiano chiedersi quanta parte del risparmio verrebbe assorbito da tasse, oneri doganali e spese di trasporto
  4. Se avete dubbi sull'esatto ammontare del dazio doganale, non cercate la verità altrove, chiedete chiarimenti direttamente all'ufficio preposto dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
  5. Mettete in conto che qualcosa, nonostante calcoli e rassicurazioni, potrebbe non andare per il verso giusto nella fase di sdoganamento. Alcune variabili, come i controlli delle autorità doganali o le dichiarazioni rilasciate dal venditore, non sono sempre prevedibili a priori
  6. Privilegiate acquisti extracomunitari di modesto valore (non si applica il dazio agli acquisti dal valore inferiore ai 150 euro e, più in generale, si accetta un rischio relativamente contenuto)
  7. Preferire gli acquisti all'estero effettuati tramite network noti ed affidabili (es. Ebay per gli acquisti in USA)
  8. Documentatevi e chiedete informazioni sull'affidabilità di uno store estero, non limitandovi a prendere visione delle recensioni riportate in un network (esistono forum, blog, gruppi di discussione tematici che possono consentire di maturare autonomamente un giudizio)
  9. Prendere visione della disciplina contrattuale proposta dal venditore con particolare attenzione agli acquisti extracomunitari (la disciplina non è la stessa che opera a livello intra-comunitario e deve essere analizzata volta per volta)
  10. Frenare, ogni tanto, l'impulso all'acquisto ''compulsivo''. Un po' di attesa per l'arrivo di un prodotto hi-tech nel nostro Paese può far risparmiare molti soldi.

Trovate tutti i report pubblicati ad oggi nella pagina dedicata hdblog.it/report.

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Commenti

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Giuseppe Geraci

non voglio entrare in merito alla discussione...ma anche l'uso di semplici app come whatapp facebook o instagram(che definirei inutilizzabile nonché uscito 3 anni dopo gli altri sistemi)risulta un esperienza da terzo mondo...si bloccano in continuazione, ricevono aggiornamento mesi dopo le altre. WindowsPhone è il fiasco piu grosso di microsoft dopo windowsMillenium. O forse no. Lo hanno capito pure loro e di fatto abbandonato a se stesso. Qualcosa vorra pure dire.

Leon

sempre gentilissimo!
vedrò di seguire qualche tuo consiglio, sperando che ne esca fuori qualcosa xD
Bel riferimento a bomberman con il giochino, ci giocavo tanto da bambino :)

il Gorilla con gli Occhiali

Impossibile perchè qui si trova di tutto e se non la trovo in un negozio è disponibile in un altro.

ghost

Io non trovo più niente nei centri commerciali hanno 3 marche se gli chiedi ti diconi "quello che vedi è quello che c'è" e una marea di roba cinese da 5€ se cerchi qualità non esiste e ti parlo di mediaworld trony e simili

Tiwi

davvero un ottima guida..molto completa e dettagliata..tanto per riassumere..questa è l'idea che con il tempo mi sono fatto:

1) spesa grossa, di tel o tablet o pc o altro, dai 100-150 euro in su:
-se si vuole andare sul sicuro con il prodotto, la garanzia, l'acquisto, il post vendita etc..si spende qualcosa in più e si compra, anche online, da negozio italiani e/o europei..
-se si ha tempo da dedicare all'acquisto, alle magagne di eventuali rom-root da fare su determinati modelli di telefono..agli eventuali problemi con assistenza-garanzia..si può anche rifarsi a venditori esteri..che ormai hanno quasi tutti dei metodi per far arrivare il pacco in 2-3 settimane, senza pagare dazi o altro..

2)spesa piccola, di gadget o accessori in genera tra 1 e 40 euro e max 100:
-si può tranquillamente andare sui siti esteri-cinesi, con la consapevolezza che quando l'oggetto si rompe, si prende e si butta o si prova a chiedere rimborso, se offerta senza dover rimandare il prodotto in cina

ah..e non dimentichiamo che, i prodotti cinesi, non hanno marchio CE, che per quanto poco possa valere, garantisce standard di emissioni-funzionamento-radiazioni entro determinati limiti..limiti che molti prodotti cinesi, non venduti ufficialmente in europa, non rispettano

danitkd93

abbiamo moltissimi negozi in italia, vero, qualità superiore... mmm... per i prodotti hi-teck ormai vendono sempre piu roba cinese ma a prezzi assurdi. c'è poco da fare, comprare direttamente dalla cina tramite siti come gearbest ha spesso il suo perché.

Hahahah, infatti la mia risposta sarebbe stata quella :P

Anche io ho cominciato con un corso visual basic (nel '96) ed era talmente semplice che poi ci ho preso la mano.

Visual Basic sicuramente é uno dei linguaggi più semplici.

Poi c'è C# che é simile e ti permette di sviluppare programmi a finestre (semplice) fino ad apps (più difficile) - ma anche qua si può fare con VB al posto di C# se preferisci. C é il linguaggio più usato al mondo, quindi imparare un linguaggio che usa C non sarebbe male (C, C++, C#, Java, Javascript, ecc).

Poi c'è il linguaggio dei microprocessori. Grazie a degli Italiani oggi é diventato un gioco da ragazzi. Ti compri un Arduino da 3€ e programmando con Arduino puoi collegare un qualsiasi sensore capendo poco niente di programmazione, serve solo fantasia!

Per finire, e io infatti consiglio spesso questo sistema, sono le pagine web. Disegni la pagina in HTML (sono 50 comandi/TAG da imparare) e per la parte dinamica usi Javascript che é il linguaggio di programmazione.

Puoi guardare qua quello che avevo fatto 2 mesi fa (che però HDBlog non mi ha mai fatto un articolo :P):
www. petrucci. ch/_temp/bomberman/

Per il resto l'unico modo per imparare é andare avanti di esempi. E con C# Windows Forms é uno dei sistemi più belli per cominciare credo: puoi disegnare i componenti in una finestra e con un doppio click dici cosa deve eseguire quando ci clicchi sopra ad esempio.
C# UWP é più complicato e non lo userei per cominciare.

Leon

bel lavoro se ti piace, su cosa programmi?
Siccome la materia mi piace e nonostante la mia veneranda età xD vorrei provare a imparare qualcosa, tu che linguaggio mi consiglieresti?
Tempo fa stavo seguendo un piccolo corso basico di visual basic sul sito microsoft spiegato passo passo da un ragazzo italiano.
Poi ho visto che esiste Swift se non ricordo male di apple.. per il quale prenderei un libro magari per capirci qualcosa..
Tieni conto che io di programmazione ne so zero.. son cresciuto tra console e pc .. passando per gli amstrad, l'amiga 500 ecc.. sui pc ne capisco in generale direi discretamente.. ma di programmazione quindi sviluppare programmi zero assoluto

Programmatore informatico.
Per aprire una attività non saprei dirti, non so come funziona. Immagino che per aprire una azienda devi depositare sui 10000€, per il resto penso che dipende da che attività ti riferisci

Leon

Scusami se ti disturbo, posso chiederti tu che tipo di lavoro svolgi li?
A livello tasse per aprire un'attività li sai qualcosa?
E' un salasso come in Italia?

sì, il titolo di studio più che altro aiuta per avere una paga minima. Altrimenti ti impiegano come "manovale" con un salario più basso (ma questo ovunque). Inoltre deve essere riconosciuto come titolo anche in quel paese.
In Svizzera ti posso dire che i ristoranti italiani sono molto apprezzati (tutto quello che ha a che fare con il cibo in realtà). Se cerchi in questo settore, trovi facilmente anche conoscendo poco la lingua.

Leon

Non è tanto la lingua che comunque devi imparare a forza, ho dei ricordi di tedesco fatto a scuola, chiaramente valgono zero xD.
Devi comunque avere sicuramente anche un determinato titolo di studio sennò dubito ti facciano lavorare anche se sai la lingua.

xpy

Ci sono prodotti che semplicemente in Italia non ci sono

Ti tocca imparare il tedesco (come ho fatto io) e spostarti al nord :D
Opportunità di lavoro ce n'è tanta sia in Svizzera che in Germania. Il problema é la lingua (perché gli unici 2 posti in Svizzera dove si parla italiano, non sono messi tanto bene :P).

Leon

praticamente invece di avere tutte cose separate e una cosa unica e nella "targa" ci sono dentro bollo, assicurazione e costi di ampliamento strade.
Un po' difficile per me fare i conti su questa tassa senza sapere esattamente come funziona e le variabili che ne decretano il prezzo finale.
Comunque se anche li danno la tredicesima diciamo che è una cifra che aiuta a coprire vari costi che mi hai detto.
Certo è che per chi come me non sta attualmente lavorando, certe cifre pari allo stipendio netto risultano sempre e comunque buone.

Per macchina intendevo benzina, tasse stradali (bollo) e multe di velocità :P
Le targhe contengono l'assicurazione (responsabilità civile) in caso di incidente e costa dai 1000€ in su a dipendenza di cosa vuoi assicurare (solo i danni a terzi, danni parcheggio e vandalismo oppure che ti pagano la vettura se la distruggi). Inoltre ci sono 400€ circa di tasse da pagare per l'ampliamento delle strade, sempre pagate tramite targhe della vettura.

Leon

La macchina intendi le rate? xD
Certo le tasse sanitarie ecc.. se hai famiglia va tutto ricalcolato.
Io facevo il conto sul singolo individuo senza figli.
Le targhe costano 1000-1600 all'anno? Posso sapere cosa sarebbe questa cosa delle targhe? Scusa la mia curiosità!
E ti ringrazio per la disponibilità.

Insider

Grazie per le informazioni, Arrivato il messaggio da BRT domani consegna https://uploads.disquscdn.com/...

La macchina :) E i 300€ per le tasse sanitarie se sei solo. Se hai moglie e 2 figli sono circa 1000€.`
Inoltre la macchina (anche se i costi sono uguali all'Italia credo). Le targhe costano dai 1000 ai 1600€ all'anno.
Comunque sì, bene o male ci sei. Poi c'è chi guadagna 3500€ (che però riceve sussidi federali per pagare le tasse sanitarie ad esempio) e chi guadagna 8000€ all'anno. Ma la media si aggira sui 5000€ al nord e a 4000€ al sud.

Leon

Buono a sapersi ;)

Leon

Grazie per le info, beh tutto sommato comunque non sembra male.
Facendo 2 calcoli generici
togliendo da 60.000 annui, 10.000 di tasse sono 50.000 netti, dai quali mi dici vanno tolti 300 al mese per tasse sanitarie, rimangono 46400 annui
Poi diciamo che va tolto il canone della tv che mi pare stia sui 360 euro circa.
Diciamo che al mese restano 3800 euro circa..
Togliamo pure i 1500 di un locale, rimangono circa 2300 euro al mese.. poi ci son bollette varie, non so come siano i costi di gas, corrente e telefono.
Pensando di stare largo butterei li un 300 euro di costi mensili..
Alla fine restano 2000 euro al mese per mangiare ecc..
Ho sbagliato qualcosa?

simone

E invece non esistono negozi non seri? Online intendo..

Bellerofonte

...leggere prima è meglio che dopo, ma certe affermazioni non sono una garanzia! La realtà è molto diversa quando ci si trova nella condizione di dover usare certi fantomatici strumenti di tutela....

Squak9000

Bah... quelle penso erano offerte del momento o scelte di marketing, magari si, ci salvi 10€ massimo.
Onestamente sono in Svizzera minimo 3 giorni al mese tra Ginevra/Zurigo/Lugano/Berna.

E' tutto relativo... La paga media é di 5000€ in Svizzera. Però mancano diverse deduzioni che non ci sono rispetto ad altri paesi.
Esempio:
- A fine anno si pagano le tasse ed equivalgono a 2 mesi di salario circa.
- Un appartamento 3,5 locali costa mediamente 1500€ al mese
- Tasse sanitarie sono obbligatorie e costano 300€ al mese per ogni persona.
Per finire, rimangono circa 1500€ per mangiare e altro. Non é male, ma moolto meno rispetto alla paga mensile :P

Ma anche con il cambio sfavorevole i prezzi sono comunque più bassi! Tipo il Lumia 950 in CH si pagava 450€ al day 1. Mentre i Italia si partiva dai 550€ in su. Stesso discorso per le TV, macchine fotografiche ecc.
Poi sì, se hai la possibilità di comprare in UK forse é ancora meglio ora.

Dipende molto dalla marca. Una VW Golf ad esempio costa dai 25.000€ ai 45.000€ in Svizzera. La stessa identica Golf costa tra i 12.000€ ai 25.000€ in Italia. Qui é la casa che guarda affinché un Italiano faccia fatica a comprare una vettura all'estero ad esempio (minacciando appunto i rivenditori se lo fanno). Avendo preso una vettura giapponese non ci sono queste "repressioni" dalla casa e quindi sei libero di comprarlo dove vuoi. E' l'importatore di quel paese a fissare un prezzo e non la casa.
Per la Lexus, il paese più conveniente era l'Italia. Però sono sempre più Svizzeri a comprare vetture all'estero. In Italia hai il vantaggio che anche comprando la vettura in Austria o Francia, hai la stessa identica garanzia e quindi il concessionario italiano dovrebbe ripararti qualsiasi cosa senza chiederti niente durante la garanzia.
Spesso vale la pena confrontare i prezzi dei vari paesi :)

sì, i negozi "seri" danno questa possibilità. Tolgono l'8% di IVA e durante lo sdoganamento ti vengono aggiunti i 22% di IVA italiana.
La pagina più frequentata per i prezzi é toppreise[.]ch qui trovi i prezzi anche in €.
Però conviene sempre andare di persona in quel paese, per non dover pagare poi il 22% di IVA italiana (se hai la possibilità). Non per niente negozi come Benetton e Spar lavorano molto bene sul confine svizzero :P

Pininpela

Proverò, grazie!

il Gorilla con gli Occhiali

Esattamente.

Shrek

Perché se LG (esempio) per venderti uno smartphone ufficialmente qui in Italia deve pagare le tasse all'Italia, anche uno smartphone Xiaomi (esempio) non venduto ufficialmente in Italia, ma importabile, deve essere tassato. Se così non fosse chi vende ufficialmente in Italia avrebbe uno svantaggio fiscale e concorrenziale rispetto a chi invece non vende ufficialmente.

Shrek

Se vuoi acquistare un prodotto non venduto ufficialmente in Italia devi necessariamente ricorrere all'importazione. Non è una questione di risparmio.

BlackSharky

Non è così.
i samsung garanzia europea sono pagati spesso un 40% in meno del prodotto in italia (e sinceramente è una fesseria questa distinzione tra garanzia italiana e europea)

Squak9000

é tutto proporzionato in base agli stipendi naturalmente.... anche se, di recente, sento molta gente che si lamenta.

Squak9000

No.... poi il cambio adesso è praricamente 1:1... fino a 4 anni fa qualcosa era ok ma adesso proprio no.

Per l'elettronica si compra bene ora in UK.... per via del cambio.

Squak9000

Acqua esclusa... (e siamo sui 6 euro in più minimo)

AlphAtomix

wot infinito, segnalo che da luglio i dazi su pc & co non ci sono più.
Se si compra da gearbest il più delle volte fanno figurare il pacco come acquisto sotto i 25€ quindi si evitano (in teoria) ispezioni doganali.
Il che si traduce in zero iva, zero dazi e zero spese.

Carburano

devi avere un sito con più di 5000 utenti unici al mese, fare review ecc...

ErCipolla

Hanno qualche trucco per non pagare lo sdoganamento, forse a che fare con gli accordi commonwealth? So che spediscono da Hong Kong che ha accordi particolari con londra da quel che ricordo (non sono esperto in materia)

Lorenzo

Questi sono i contenuti che ci piacciono di Hdblog!

Mister chuck revenge

Credimi...le foto sono tranquillamente comparabili alla miglior concorrenza.
Il suo unico problema é il parco app, ma chi ne fa un uso basico non dovrebbe soffrirne.

Breus

Non dimenticherò mai il vestitino da scolaretta sexy pagato 3,50€ in Malesia ritrovato uguale identico in un sexy shop italiano a 79€.

Mister chuck revenge

Non puoi dire in assoluto se conviene o meno.
Va analizzato caso per caso.
Ci sono affari epici, meno affari e acquisti improbabili.

Mister chuck revenge

Perché sarebbe carta straccia? Con quella hai garanzia presso qualsiasi punto lg, non fa alcuna differenza se Italia o europa.

psycoscin901

Spesso si trova lo stesso identico prodotto ad un prezzo nettamente inferiore.. come può un prodotto della stessa casa produttrice essere di qualità superiore? La distribuzione in Italia aumenta la qualità del prodotto? Ahah

Matteo Bottin

Coooome?? :O come funziona?

Steen

Verissimo, l'anno scorso una margherita era intorno ai 18€ al cambio..

topogigio

io da ebay non ho ancora comprato nulla, quindi il mio non è un suggerimento XD
ebay non tutela il consumatore in qualche modo come fa amazon?

il Gorilla con gli Occhiali

E cosa c'era da capire? Si parla di importate prodotti dall'estero e non conviene.

xpy

Congratulazioni, non hai capito nulla. Yeahhhhh

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