Facebook: i "mi piace" possono portare al licenziamento, lo dice il giudice!

09 Maggio 2012 2


Un giudice della Corte Distrettuale in Virginia ha dato il suo verdetto. E' stato il primo a decidere su tale questione davanti ad una corte federale. Come avrete capito il caso è avvenuto in America ed è stato alquanto singolare.

La causa davanti al giudice Raymond Jackson era questa: uno sceriffo locale aveva licenziato sei dei suoi dipendenti a causa delle loro azioni che avrebbero "ostacolato l'armonia e l'efficienza dell'ufficio", almeno secondo il New York Times. In seguito, si è scoperto che uno di questi dipendenti aveva cliccato sul pulsante "mi piace" nella pagina dell'avversario politico dello sceriffo.

Per chiarire la questione, bisogna specificare che i dipendenti pubblici in Virginia sono liberi di esprimersi su questioni politiche, anche se questo significa sostenere colui che vuole sostituire il vostro capo. Ma il pulsante"Like", per ora, non costituisce un modo di esprimersi verbalmente e quindi, in questo caso, la libertà di parola non può essere considerata tale. Si tratta di premere semplicemente un pulsante, nulla di più.

La "simpatia per una pagina Facebook, ha scritto il giudice. "Non è il tipo di affermazione sostanziale che garantisce la protezione costituzionale".

Nel frattempo, gli avvocati stanno già pensando al ricorso. Resta da capire quali siano i motivi del licenziamento e se essi sono effettivamente corretti a livello giuridico, anche perchè si discute del fatto che, su Facebook, gli amici della persona licenziata potrebbero essere stati in qualche modo condizionati dal pensiero del dipendente pubblico . Per ora, l'opinione pubblica sembra più concentrata sul fenomeno sociale che sulla questione vera e propria.

Cosa pensate di questa strana vicenda? E' giusto interpretare un "mi piace" come "pensiero personale"? Si può essere licenziati per gradire o sostenere il proprio pensiero anche con Facebook?

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Commenti

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Mauro Fiacco

A volte si tocca proprio il fondo.....

Marco Parisi

"Mi piace" è un pensiero personale, ma questa sentenza rasenta il ridicolo.
Con i Social Network e con Facebook nello specifico, abbiamo leso, in un certo senso, la libertà individuale.
Si è lottato tanto per la cosiddetta "privacy", e ce la siamo letteralmente giocata.

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