Francia: entro fine anno un motore di ricerca sull’attualità. Inizia la lotta contro Google degli editori transalpini
iNicc0lo | lug 26, 2010
L’Spqn, l’organismo di rappresentanza degli editori dei principali editori Francesi ha annunciato in un recente comunicato che entro la fine del 2010 lanceranno un motore di ricerca sull’attualità alternativo a Google News e creano un fronte comune che potrebbe portare all’uscita dei loro contenuti dall’indice del motore. Insieme con la nuova piattaforma, partirà anche una serie di offerte di “bouquet di abbonamento trasversali per più testate. La monetizzazione dei contenuti sarà al centro delle priorità”.
La decisione arriva al termine di una lunga trattativa condotta nei mesi scorsi tra società editrici e Google. A gennaio una delegazione francese aveva incontrato anche il vicepresidente per l’Europa di Google, Carlo d’Asaro Biondo, senza raggiungere un accordo.
La posizione francese è un altro indicatore di quella che sta diventando una vera e propria controversia tra produttori di contenuti e Google. Proprio per far fronte all’aumentare delle pressioni per ridistribuire in modo più equo i ricavi pubblicitari generati su web, il mese scorso Repubblica aveva rivelato come Google stia lavorando a Newspass, un sistema di pagamento integrato con la ricerca per permettere agli utenti di acquistare con un solo click e agli editori di utilizzare una sola infrastruttura per monetizzare i propri contenuti.
Sicuramente il fituro dell’informazione è sempre più digitale e creare contenuti esclusivi non basta per poterne trarre dei ricavi. Aggregatori, rss, social e molto altro permettono di “prendere” notizie senza dare un reale benefit a chi le ha create. Google, con i suoi aggregatori Google News è sicuramente il primo in ordine di importanza, ma questo tipo di “motori di ricerca” o siti di informazione che aggregano notizie, nell’ultimo anno sta spopolando in rete.
Leggi a tutela dell’informazione digitale, in Italia sopratutto, sono praticamente inesistenti e la violazione di copyright è praticamente all’ordine dell’ora (non del giorno) in rete, proprio per una mancanza di qualsiasi forma di tutela che sicuramente è difficile da applicare.
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